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Pistorius può andare a gareggiare all’estero?

Inizia la nuova stagione dell’atletica e il mondo dello sport è di fronte a un nuovo problema etico: Pistorius potrebbe gareggiare in un meeting se venisse invitato?  Sappiamo che è accusato dell’omicidio della sua fidanzata e che lui si difende sostenendo che pensava fosse un ladro. Da punto di vista legale il giudice che segue il caso ha detto che può uscire dal Sud Africa purchè presenti il piano di viaggio. Qualcuno lo inviterà per fare pubblicità al suo meeting? Pistorius vuole gareggiare? Il suo manager, Van Zyl, sostiene che la prossima settimana parlerà con lui e il suo allenatore del suo futuro.

Mi auguro che si faccia prima il processo.

E’ morto Pietro Mennea

E’ morto Mennea uno dei miti dello sport mondiale. Qualcuno ha scritto che non dovremmo avere bisogno di miti, personalmente sono convinto del contrario. I miti per me rappresentano quelle terre sicure a cui ritornare quando mi sento incerto. Sono quei pensieri che non hai tutti i giorni, perchè sarebbe come sprecarli, ma che si presentano nei momenti difficili e ti danno la convinzione a continuare. E’ chiaro che te li rappresenti a modo tuo ma lo sono diventati miti per le loro caratteristiche intrinseche di dedizione, tenacia, forza, idea assoluta di riuscire a essere come si vuole. Naturalmente poi ci riescono a fare quello che vogliono, come è stato per Mennea vittorie indimenticabili e un record strabiliante sui 200m. Una vita assoluta, un vero e positivo blade runner.

record del mondo 200m: http://www.youtube.com/watch?v=2sczSLGRXDY

Quando l’allenatore non è un leader

Le storie di Schwazer e quelle del nuoto ambedue ancora oggi sui quotidiani dimostrano quanto sia difficile oggi fare l’allenatore anche negli sport individuali. Il ruolo del capo branco non è una prerogativa solo dei nostri simili a quattro zampe, deve esserlo anche per noi. Quando l’allenatore non svolge questo ruolo e gli atleti gli sfuggono di mano può succedere di tutto ed è ciò che è realmente accaduto Bisognerebbe imparare da Cerioni l’allenatore delle ragazze d’oro del fioretto che è riuscito a mantenere il gruppo unito sull’obiettivo da raggiungere indipendentemente dai rapporti personali fra le atlete oppure ascoltare gli sprinter giamaicani che se pur avversari hanno sempre dimostrato tra di loro cordialità e rispetto. Ripeto che un consulente psicologo avrebbe potuto aiutare in modo significativo questi allenatori e molti altri di cui non si parla sui giornali ma che commettono gli stessi errori.

Follia Schwazer

Una cosa che va male può anche peggiorare. E’ il caso dell’atletica italiana dopo l’esclusione di Schwazer trovato positivo all’EPO. Il ragazzo non ha ancora capito che non ha rovinato solo la sua carriera ma tutta la sua vita.

Il disastro dell’atletica

La forzata rinuncia di Antonietta De Martino alle olimpiadi è l’ultimo fatto negativo che ha colpito l’atletica italiana. E’ uno sport che in Italia  fornisce risultati positivi solo perché ogni tanto emerge in modo del tutto casuale un campione . Le ragioni che la federazione italiana di atletica leggera utilizza per spiegare questo disastro riguardano di solito la mancanza di sport nelle scuole (vero) e il disinteresse dei giovani verso uno sport che è fisicamente molto faticoso (falso). Questo è uno sport in cui dai tempi di Sara Simeoni gli allenatori degli atleti più forti sono stati i mariti o i genitori e dove spesso i direttori tecnici (tranne alcune eccezioni) svolgono una funzione del tutto marginale. Inoltre la maggior parte degli atleti si allena pressoché in solitudine avendo come unico supporto il proprio allenatore. Nel terzo millennio siamo fermi ai tempi dei precettori che gli aristocratici mettevano accanto ai loro figli per fornirgli una cultura adeguata. Come possono aggiornarsi nei metodi di allenamento questi allenatori pur se bravi? Come si può avere un confronto con i sistemi usati dai più forti al mondo? Per non parlare del supporto psicologico così indispensabile nello sport di livello assoluto e del tutto ignorato dalle organizzazioni dell’atletica. Insomma qui non si fa nulla mentre la federazione degli Stati Uniti ha organizzato un workshop per i suoi allenatori per capire come bisogna allenarsi per evitare di arrivare quarti e non salire sul podio, naturalmente è emerso che accanto ad aspetti legati alle biomeccanica e alla nutrizione il terzo elemento decisivo è il miglioramento dell’attenzione in gara. Qualcuno lo dirà mai alle organizzazioni dell’atletica italiana?

Vincere o perdere per un niente

Spesso mi viene chiesto a cosa serve lo psicologo a un’atleta che è già forte se non addirittura fra i primi del ranking mondiale. Si possono fornire diverse risposte a questa domanda ma la più significativa è per me riguarda l’aiuto dato al raggiungimento del l’obiettivo della sua gara. Partecipare a una competizione in cui vuole fornire il massimo di cui di cui è capace, confrontandosi con altri avversari che hanno la stessa preparazione, lo stesso livello e la stessa volontà. Quindi non solo devo correre 100metri il più veloce possibile ma devo farlo in competizione con altri che sono bravi quanto me. La situazione è poi ulteriormente resa complessa dal contesto in cui la gara si svolge: la sua importanza della gara, il numero di spettatori (che talvolta sono decine di milioni se non di più), le aspettative che il mio paese ripone su di me la mia popolarità, le aspettative dei finanziatori, degli amici, della famiglia e di tutti i sostenitori. Restiamo però a ciò che avviene sul campo : l’atleta e gli avversari.
Competizione    Differenza percentuali nei tempi    Differenza percentuali nei tempi

                                     fra primo e quarto posto                  fra primo e quarto posto
                                                  Uomini                                                        Donne
Sprints                                     1.83%                                                          1.70%
Distance                                  1.09%                                                             .98%
Throws                                     3.07%                                                          5.35%
Jumps                                     1.98%                                                            3.21%
Fonte: R. Chapman, E-Magazine, 2011, Comitato Olimpico Stati Uniti.

Per quel che mi riguarda l’allenamento della concentrazione deve essere l’obiettivo essenziale dell’allenamento mentale e i dati qui sopra riportati ne sono una conferma. La loro rilevanza è tale che sono stati discussi durante un workshop dell’atletica leggera USA allo scopo di fornire indicazioni su come migliorare le prestazioni dei loro atleti. I temi affrontati hanno riguardato la biomeccanica, la psicologia dello sport e la nutrizione. Il dato evidente è che il 2% di miglioramento in uno sprinter porta al 75% di probabilità di vincere contro tre avversari che hanno le stesse abilità. Lo stesso è valido in senso inverso la riduzione del 2% elimina ogni opportunità di vittoria. La ricerca su questo tema mostra che variazioni dello 0,3%-0,5% incrementano/riducono drasticamente la possibilità di salire sul podio. Quindi cambiamenti molto piccoli nella prestazione hanno un impatto rilevante sul risultato che si ottiene. Gli psicologi americani si sono orientati nel fornire indicazioni su come ridurre le distrazioni e allenare la concentrazione sulla prestazione da effettuare poichè è una abilità allenabile come le abilità fisiche e tecniche. Questo è valido in tutti gli sport. Giovanni Pellielo, nel tiro a volo, non è andato in finale agli europei e ai mondiali perché ho preso solo 122 su 125 piattelli anziché 123 (differenza di 0,8%) e Josefa Idem è arrivata seconda a Pechino per meno di 1cm dal primo.

C’è ancora molto da fare per migliorare nella concentrazione

I mondiali di atletica ci stanno insegnando che per un campione la vittoria o la sconfitta sono decise da piccoli particolari o sono divise da una manciata di centesimi di secondo. Nei 10.000m maschili, il secondo che era stato in testa nella fase finale è giunto dietro al primo per molto meno di un secondo. Nella finale dei 110 ostacoli, due manate hanno impedito al primo di vincere, perchè è stato squalificato. Di Bolt si è già detto, l’ansia non dominata gli ha fatto commettere una partenza falsa. Sono dettagli che hanno annullato mesi di allenamento. Una migliore gestione della concentrazione avrebbe con probabilità ridotto il rischio di questi errori. Allenarla non è facile, intanto perchè questi sono atleti ovviamente molto concentrati, ma questo non è bastato. Per primo, quando si è in forma, pronti e forti, bisognerebbe essere consapevoli  che questi piccoli dettagli  possono fare la differenza, poichè rappresentano delle crepe che si aprono nella mente, magari piccole ma tali da ostacolare la prestazione. Si potrebbe fare molto per lavorare su questo aspetto della prestazione e non so cosa abbiano fatto questi atleti, in ogni caso non a sufficienza. Suggerirei loro più allenamento mentale per dare alla mente gli strumenti necessari per gestire il corpo in maniera ottimale.

Psicologia nei grandi eventi e nelle grandi squadre

Ho lavorato in multinazionali in cui i manager inviati in altri paesi venivano formati da psicologi e antropologi sulla necessità di comprendere la cultura e la mentalità del paese e delle persone che avrebbero dovuto guidare e questo non certo per buonismo, ma per consentire il migliore e più rapido inserimento del manager in un nuovo ambiente psicologico e sociale. Significa volere comprendere il punto di vista degli altri allo scopo di massimizzare le proprie prestazioni. Avviene anche nello sport di livello internazionale o professionistico che sono ambiti in cui s’incontrano individualità e gruppi tra loro anche molto diversi? Direi di no! Alcuni esempi. Il nuovo allenatore della Roma: è pronto a dare un ruolo a Totti, conoscendone l’influenza sulla squadra e sui tifosi, portandolo a svolgere un ruolo positivo per la squadra. Questo richiederebbe la conoscenza della mentalità di un calciatore che non è mai voluto andare via da Roma. Ciò non vuole dire farlo giocare, bensì conoscere per servirsene: non credo venga fatto. Secondo, la IAAF, in relazione alla decisione di squalificare un atleta dopo una partenza falsa, ha mai chiesto ai diretti interessati: direi di no. Infine, Bolt si è mai chiesto come convivere felicemente con il suo obbligo di vincere a ogni costo: direi di no. Esperti in relazioni umane avrebbero potuto fornire loro informazioni e conoscenze tali da farli decidere per il meglio, limando i personali egocentrismi e la presunzione di avere sempre una risposta giusta per la semplice ragione che si occupa un ruolo importante.

Botl partenza falsa. W Bolt

Il fatto: partenza falsa di Bolt e sua esclusione dalla finale. Bolt ha così mostrato a tutti che anche il più forte, nonostante sappia che vincerà, è soggetto a tensioni psicologiche che gli possono impedire di ottenere il successo che le sue qualità gli dovrebbero consentire. Evviva non comanda solo il colore delle fibre ma ciò che conta è le mente. Alla TV italiana sono tutti contenti perchè “il guascone Bolt” ha finalmente perso per colpa della sua superficialità. Nessuno che provi a spiegare come la tensione e l’obbligo di vincere determinino pressioni che possono fare perdere la testa anche a chi è evidentemente più forte. La lezione è che nulla è mai scontato, piange ha ragione Bolt, deve ora buttare giù e digerire una rabbia fortissima. Entra a fare parte di quel club di fortissimi che hanno sbagliato quando non avrebbero dovuto, come Baggio contro il Brasile quando sbagliò il rigore o il Milan che perse la Champions dopo essere stata in vantaggio di 3-0 alla fine del primo tempo o quando Carl Lewis dopo tre salti in lungo incredibili perse perchè superato da un unico eccezionale salto di Powell. Quanto è bello lo sport che ci regala emozioni impreviste e imprevedibili.

Bianchi e bravi

W Christophe Lemaitre ma non tanto perchè è bianco, sprinter e corre veloce ma soprattutto perchè dimostra che i talenti in atletica esistono anche in Europa. Noi sono anni che non facciamo niente per trovarli e quei pochi che sono bravi si allenano con il proprio coach ma in modo isolato senza coordinamento. Non sono i giovani che non vogliono più sacrificarsi, è la Federazione che non ha più idea e con la scusa che la scuola trascura lo sport ha trovato una giustificazione apparentemente valida alla propria mancanza di progettualità.