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Killer instinct

Killer Instinct. E ‘un attributo che tutti i campioni  di tennis hanno – innato o appreso che sia. Mite, gentile e umile, Rod Laver, è stato probabilmente il più grande giocatore di tennis di tutti i tempi, l’aveva e l’ha usato per diventare l’unico giocatore a vincere due volte il Grande Slam di tennis. Nel suo libro di memorie di recente aggiornato e ripubblicato LA FORMAZIONE DI UN GIOCATORE DI TENNIS ($ 19.95, nuovo capitolo Press, www.NewChapterMedia.com) Laver parla del killer instinct (un estratto qui di seguito).

Di Rod Laver

Quando ero un ragazzino,  cominciando a giocare bene, un po ‘meglio dell’ordinario, ho sperimentato il piacere di giocare di fronte a un pubblico. E ‘stata una bella sensazione di essere ammirato per i miei colpi, ed io non aveva fretta di uscire dal campo. Come risultato ho lasciato troppi avversari nei guai. Ho scoperto che si deve giocare con l’intenzione che sia un viaggio breve,  fare il lavoro rapidamente e completamente.

Non voglio dire in fretta. Tutt’altro. Ma quando si ha la possibilità di colpire allora ti rendi conto che nessun vantaggio è grande come sembra. Se il tuo avversario è sotto di 1-4, ci si sente abbastanza bene: tre giochi di vantaggio. Ma sono solo una pausa di servizio, e se non si desidera mantenere la pressione  si andrà incontro a delle difficoltà. Non è certo il momento di sperimentare nuovi colpi.
Ho sentito dire che o sei uno nato con l’istinto assassino o non lo sei. Non sono d’accordo con questo. Mi sento che ho dovuto sviluppare questa visione assassina che, per me, significa fare il tiro richiesto per vincere il punto. Non ci si complica la vita quando si ha un colpo facile e il tuo avversario è fuori posizione.
Le buone occasioni non sono frequenti, e il killer sicuramente le prende quandosi presenta l’occasione. L’assassino non molla. Questo si può imparare. Bisgna essere certi dei tiri facili – concentrarsi duramente in più su quelli. Tutti hanno problemi con i colpi difficili, ma l’assassino ottiene il suo scopo perché è meticoloso.
Non bisogna elogirsi quando si è in vantaggio. Concentrati su stare lì. Quando Charlie Hollis, il mio allenatore, ha deciso che non ero abbastanza omicida, mi ha allenato con l’intento di vincere ogni partita 6-0, 6-0. Forse vi sembra strano, ma l’idea di Charlie era buona e precisa: corri e non lasciare che nessuno si senta a suo agio.

Barcellona e Real Madrid misurano la loro volontà di vincere

Le due partite che il Barcellona e il Real Madrid dovranno giocare saranno una misura della loro volontà di vincere. La volontà consiste nel potere di un gruppo di scegliere e realizzare un comportamento idoneo al raggiungimento di fini determinati. Solo alla fine dei due incontri si saprà chi ha vinto ma sin da subito si può sapere chi vuole vincere. Per squadre come il Barcellone e il Real Madrid ciò che conta da subito è l’atteggiamento con cui si comincerà la partita, non dovranno mai trasmettere agli avversari la sensazione che per loro sarà facile e che hanno la finale in tasca. Ecco perchè dovranno entrare in campo con la volontà di vincere nonostante il risultato molto negativo della partita di andata. Questo è l’Everest da scalare: giocare al massimo delle proprie capacità e vincere, sapendo che sarebbe molto più facile giocare una partita mediocre sul piano dell’orgoglio e della volontà e non qualificarsi. Sono sfide quasi impossibili come lo è scalare l’Everest senza ossigeno, ma qualcuno ci riesce.

La resilienza di Woods and Snedeker

Dopo tre giorni di gara al 77° Masters Tournament di Augusta Tiger Woods ha dimostrato cosa vuole dire in concreto essere resilienti. E’ stato penalizzato di due punti per un’involontaria scorrettezza tecnica, penalità grave quando si gioca a questo livello. Al ritorno sul campo per un nuovo giro, all’inizio Woods ha commesso errori dovuti al nervosism0 provocato da questa situazione, poi si è subito ripreso, concludendo in 7° posizione a +4 dalla coppia di testa (Snedeker e Cabrera, 209) e con l’opportunità di continuare a gareggiare per la vittoria.

Anche Snedeker, 5° al mondo, non lì in vacanza. L’americano ricorda di essere stato in testa ad Augusta cinque anni fa nel giro finale ma crollò sotto la pressione. E’ un altro aspetto di resilienza:

Ha detto: “Ho passato 32 anni della mia vita per essere pronto per domani ed è stato un processo di apprendimento … Non sono qui per fare un buon finale. Non sono qui per finire fra i primi 5. Sono qui per vincere”.

 

 

 

 

 

Come la Juve ha perso la volontà di vincere

Quanto è successo domenica alla Juventus, e cioè perdere una partita essendo in vantaggio di una rete, contro un avversario meno forte e che giocava in 10 è spiegabile se si prende in esame le caratteristiche che determinano la volontà di competere per vincere. Sono tre i fattori che la costituiscono:

  1. desiderio di avere successo – è la spinta a volere dare il meglio di sé come squadra
  2. probabilità di avere successo – valutazione della squadra della possibilià di vincere
  3. valore incentivo del successo – valutazione di quanto sia importante vincere
A mio avviso la squadra è stata carente sul primo e il secondo punto. I giocatori hanno pensato che sarebbe stato molto probabile vincere, soprattutto nella condizione superiorità che avevano raggiunto, 1 a 0 per loro e avversari in 10. In tal modo si è ridotta la motivazione a impegnarsi al massimo. Tradotto nelle parole di Conte, l’allenatore, vuol dire non essere presuntuosi e tornare ad avere voglia di zappare la terra.

Come mantenere elevata la motivazione di squadra

Qualcuno mi ha chiesto cosa deve fare un allenatore per mantenere elevata la motivazione della squadra dopo una serie di prestazioni vincenti. E’ ad esempio il caso dell’Inter che dopo nove vittorie consecutive, ha ottenuto due sconfitte e un pareggio. Bisogna dire che successi ripetuti possono portare  a un calo di motivazione e che compito dell’allenatore è di evitare il diffondersi di questo atteggiamento. Cosa dovrebbe fare il tecnico. Per prima cosa, mantenere elevata l’intensità fisica e mentale degli allenamenti. Secondo, deve parlare con la squadra. Le squadre sono forti se entrano sempre in campo con la voglia di vincere e per fare questo non devono sprecare neanche un minuto dell’allenamento. L’allenamento permette di esercitare continuamente questo atteggiamento e ogni esercitazione deve avere questo scopo, altrimenti tanto varrebbe starsene a giocare una partita a carte. Pertanto, l’allenatore ha il tempo durante le sedute di verificare quali sono i giocatori che hanno cali di motivazione e deve, pure lui, non entusiasmarsi per 9 risultati vincenti, perché se ciò avviene lui stesso inizierà a pensare che la squadra può vincere con facilità e comincerà a comportarsi in modo meno attento a come  allena i suoi giocatori.

Tanto vinco io

“Tanto vinco io” non sono le parole di un campione dello sport. Lo sono invece di Federica una donna di 30 anni che lotta contro il cancro e che lo vuole raccontare e farcene parte per dirci che non bisogna nascondersi ma condividere e fare tutti i giorni qualcosa per vincerlo. E’ una storia incredibile quella di chi deve fare la chemioterapia, che cura ma esaurisce fisicamente e mentalmente chi ci si sottopone. Parlarne non è mai abbastanza, serve a noi che non abbiamo il cancro e serve a chi ce l’ha per condividere la propria lotta. Questa è una gara di valore assoluto perchè in palio c’è la vita.

(Leggi: http://www.tantovincoio.com/Tanto_Vinco_Io_IT/Home_IT.html)

Stress da prestazione: quando è positivo e quando è negativo

Durante i Giochi parlare di stress da prestazione significa capire l’atteggiamento e le speranze di tutti questi giovani che sono lì a Londra impegnati a raggiungere i loro obiettivi. La trappola in cui possono cadere è quella di restare mentalmente prigionieri del risultato da ottenere: vincere, salire sul podio, migliorare il proprio record personale o qualificarsi per un turno successivo. Concentrarsi sul risultato da ottenere è l’errore più grave che possano fare, soprattutto perché non è in potere di nessuna persona. Il risultato è l’effetto della prestazione e questa dipende completamente dall’atleta. Nessuno può decidere di vincere, tutti possono decidere di fare il loro meglio. Il primo atteggiamento genera uno stress incontrollabile, il secondo invece determina quel grado di stress che serve a ognuno per esprimersi al massimo. Avere questo atteggiamento orientato a restare concentrati sulla propria prestazione anziché sul risultato è un passaggio indispensabile per chiunque voglia gareggiare con successo. Altrimenti il rischio è di non riuscire a gareggiare al proprio livello. L’allenamento mentale è il sistema per imparare a sviluppare questo atteggiamento efficace.

Immaginare di vincere

Immaginare di vincere aiuta a vincere. Non è retorica, è ciò che dicono i grandi campioni. Usain Bolt ha detto:  ”Nella mia testa non ho mai avuto alcun dubbio che sarebbe andata a finire così”. Lo stesso ha fatto la ventenne Jessica Rossi quando ancora il giorno prima della gara si allenava immaginando di vincere e di fare il record del mondo. E’ stato infatti dimostrato più volte dagli studi di psicologia della prestazione che l’ottimismo è una delle cause del successo. Essere ottimisti significa essere convinti che con la giusta concentrazione e determinazione la vittoria è lì che ti aspetta. Stato d’animo che di solito non hanno coloro che non salgono sul podio, perché prima e durante la gara non sentono questo feeling con la loro prestazione. Questi stati d’animo non sono di certo frutto di una magia ma si allenano e chi vince le olimpiadi vuol dire che li ha allenati più degli altri.

Bisogna sognare per vincere

Napoleone ha detto: “Vinco le mie battaglie anche con i sogni dei miei soldati”. I campioni da Phelps a Bolt a Serena Williams a Wiggins c’insegnano che bisogna sognare e lavorare duro, quindi alziamo la testa e diamoci da fare.
  •     (Au dessus des vents, di René e Radka)

Basket: è ora di vincere

“A prescindere da assenze e defezioni – sottolinea il tecnico degli azzurri Simone Pianigiani – vogliamo presentare una Nazionale che sia sempre più vincente”.  Di poche parole ma estremamente chiaro è l’obiettivo che l’allenatore della nazionale pone ai suoi giocatori. Per una squadra che spesso ha perso giocando di malavoglia questo obiettivo si presenta come particolarmente sfidante. E’ inutile nascondersi dietro frasi fumose o diplomatiche che parlano d’impegno e di bel gioco. Avere messo sul tavolo questo scopo significa innanzitutto allenarsi per vincere; lo ha appena insegnato la nazionale US di basket contro il Brasile, ha giocato male ma quello che contava era vincere e ci è riuscita. Bene, sono molto contento che anche una squadra italiana non abbia paura di pensare di vincere, di rendere pubblico questo scopo e di lavorare per raggiungerlo. La partita di basket non è un’attività barocca fatta di mille schemi. Uno vince l’altro perde, deve essere chiaro per tutti da che parte è necessario stare. Si potrà anche perdere ovviamente ma si deve avere lottato come dei leoni … come recita il famoso detto secondo cui “Che tu sia leone o gazzella … comincia a correre.” In bocca al lupo.