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Come vincere la nostra pigrizia

Sono passati 19 anni da questa intervista sulla sedentarietà ma direi che i consigli suggeriti per diventare più attivi sono ancora validi.

 

170 milioni $ per combattere la sedentarietà

Unfortunately, the vast majority of Americans don’t get enough exercise and a growing segment doesn’t get any exercise. Technology has allowed us to get by with less and less physical activity. Seventy-five years ago, it was very difficult to even make a living sitting down, but nowadays more and more people work sedentary jobs where they are seated a big portion of the day—and their bodies are rebelling for it!

  • Diabetes is on the increase and predicted to affect 1 in 3 people by 2050.
  • 70.7% percent of Americans aged 20 and older are overweight
  • 37.9% of Americans aged 20 and older are obese
  • Heart disease is still the leading cause of death in America. One in three deaths is related to heart disease

In 2017, US-NIH will launch a huge study to document in detail exactly what is happening in the body when exercising and prove that exercise is medicine.

The six-year, $170 million study will follow 3,000 sedentary people ranging from children to the elderly as they embark on an exercise program. A control group, who will remain sedentary, will also be tracked for comparison.

Giornata Mondiale dell’Attività Fisica

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I terribili numeri dello sport italiano: Vince la sedentarietà!

I numeri dell’indagine sulla pratica sportiva in Italia presentati da Coni e Istat, dimostrano purtroppo che i sedentari continuano a essere troppi e che la percentuale degli attivi non mostra significativi miglioramenti in tutte le fasce di età rispetto al passato.

In Italia:

  • 25% popolazione pratica sport in modo continuativo
  • 9,7% talvolta
  • 25% qualche attività fisica
  • 39,2 sono i sedentari
  • 30,5% popolazione attiva nel NordEst
  • 17,5% popolazione attiva nel Sud
  • 52,7% degli abitanti del Sud sono sedentari
  • 5,7% del tempo libero della popolazione tra 3-24 anni è dedicato allo sport per 2h13m per settimana
  • dal 2000 al 2016 la % di praticanti in modo continuativo è aumentata dell’7%
  • dal 2013 al 2016 l’incremento è del 3%
Non si può certo essere soddisfatti di questi dati che continuano a evidenziare un Italia spaccata in due in termini di pratica sportiva e in cui negli ultimi 18 anni l’incremento è stato veramente ridotto (8%). Questo evidenzia la carenza di politiche nazionali per lo sviluppo di uno stile di vita fisicamente attivo. Lo sport e l’attività fisica continuano a essere considerate come attività del tempo libero e non come fattori primari per lo sviluppo del benessere individuale e sociale. D’altra parte questi dati sono stati presentati senza che le principali organizzazioni sportive abbiano denunciato la loro gravità e l’influenza nefasta che producono sulla salute dei cittadini.

Epilessia e sport

Epilessia e sport è ancora un rapporto poco indagato e soprattutto poco praticato. Questo avviene poiché molti continuano a credere che lo sport possa rappresentare uno stress che scateni le convulsioni. La ricerca ha invece dimostrato che questa probabilità è minore in relazione all’attività motoria rispetto a quanto lo sia nelle comuni attività quotidiane. La questione non riguarda se praticare sport, riguarda piuttosto quali sono le attività consigliate e quelle da evitare e come ottenere l’idoneità sportiva almeno alla pratica non-competitiva. Inoltre, bisogna ricordare che la sedentarietà forzata determina l’insorgere di altri problemi, tipici in chi non fa sport e che si riferiscono ai problemi cardio-circolatori, al diabete di tipo 2, ai tumori al seno e al colon nonché disturbi psicopatologici (depressione e ansia). La Giornata mondiale dell’epilessia dovrebbe essere un momento di riflessione e proposizione su questi temi, che comunque potranno essere affrontati con efficacia non in modo individuale ma solo con la corruzione di reti di collaborazione fra le famiglie di questi pazienti, il sistema socio-sanitario, le società sportive e gli esperti psicologi e medici.

Esiste in Italia una cultura sportiva diffusa?

Può un Paese con il più alto tasso di bambini in sovrappeso e obesi d’Europa, nonché con una elevatissima percentuale di adulti sedentari essere considerato un Paese con una cultura sportiva diffusa, definita e condivisa?

Non sarà che è proprio il modello rappresentato dal genitore sedentario a determinare il sovrappeso del bambino?

Non sarà che è l’assenza dell’attività motoria negli asili nido e nella scuola elementare a determinare la convinzione che lo sport e il movimento sono qualcosa di periferico nello sviluppo del benessere di un giovane?

Non sarà che portare i propri figli a giocare all’aperto sia considerato come faticoso, mentre è più facile lasciarli a guardare i cartoni in TV o a giocare con la play station?

Non sarà che considerare il laureato in scienze motorie e il prof di educazione fisica come laureati e insegnanti di valore minore rispetto agli altri colleghi della scuola, non serva a continuare a svalutare il valore dello sviluppo dell’essere umano tramite il movimento?

Non sarà che considerare lo sport come un’attività del tempo libero e non come un’attività che serve anche a migliorare il rendimento scolastico porti a una sua sottovalutazione cronica da parte della scuola e dei genitori?

Non sarà che non condividere lo sport con i figli e i loro amici sia un modo per non portarli a svolgere attività all’aria aperta?

 

 

 

 

Anche uno studio dimostra che lo sport fa bene all’economia

Si sono appena concluse le Olimpiadi di Rio, la stagione del calcio è già iniziata, siamo alla vigilia dell’inizio dei Giochi Paralimpici e in Tv c’è poco tempo da sprecare per non perdere le migliaia d’ore di sport che vengono trasmesse. Sembra di vivere in un mondo popolato da sportivi, da individui in buona forma psicofisica. Invece, non è così perché lo sport viene molto più visto rispetto a quanto sia praticato. Non a caso la sedentarietà o inattività fisica oggi rappresenta nel mondo la quarta causa di morte, sebbene sin dal 1950 vi siano dati di ricerche che dimostrano i benefici di uno stile di vita fisicamente attivo.
Ora sappiamo anche quanto costa a ogni Stato questo modo vivere. Lancet ha pubblicato a luglio uno studio condotto in 142 Paesi rilevando che il costo globale della sedentarietà è di 67,5 miliardi di dollari. È la prima volta che uno studio economico si occupa di una popolazione così ampia, che racchiude il 93,2 di quella mondiale. Questa stima globale si suddivide in: 31,2 miliardi di spesa sanitaria, di cui 12,9 pagati dai privati (assicurazioni) e 9.7 miliardi spesi dalle famiglie, mentre 13,7 miliardi derivano dalla perdita di produttività. Secondo i dati Coni-Istat del 2014 in Italia i sedentari sono oltre 24 milioni, pari a quasi il 42% della italiani. Percentuale che ha il suo picco al Sud con il 56,2%, mentre al Nord scende al 31,7% e al Centro al 41%. La ricerca appena pubblicata su Lancet rileva che nel nostro Paese i costi diretti sono 906.680.000 milioni di dollari (di cui 707.210.000 a carico del sistema sanitario, 32.267.000 dei privati e 163.202.000 sostenuti dalle famiglie) mentre quelli indiretti sono 498.021.000.
Sono cifre enormi che devono obbligare in Italia a valutare appieno il valore del movimento: nell’elaborare le strategie e le politiche sociali di questo paese, chi ne ha la diretta responsabilità deve essere pienamente consapevole che l’inattività fisica è ancora oggi un problema misconosciuto, associato principalmente alle malattie cardiovascolari, al diabete, al cancro al seno e al colon richiede un’azione globale a lungo termine, se non per amore di una buona salute dei cittadini almeno per ragioni di buona economia. I risultati di questo studio dovrebbero servire a stimolare lo sviluppo nel nostro Paese di una politica di promozione e diffusione dell’attività motoria in ogni età, riducendo così in modo evidente i 24 milioni di sedentari.

Gli sportivi in Italia non crescono: sono il 33%

Da 10 anni il numero di persone che in Italia praticano sport non cresce e continua a essere tra i più bassi in Europa. Non è solo una questione economica, manca un’adeguata cultura dello sport e del valore del movimento.

Persone di 3 anni e più che praticano sport, qualche attività fisica e persone sedentarie per Regione Anno 2015 (valori percentuali)

 

REGIONI
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
Praticano
sport
di cui in modo: Praticano
solo qualche
attività fisica
Non praticano
sport né
attività fisica
continuativo saltuario
Piemonte 35,8 24,7 11,2 33,8 30,0
Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste 45,0 31,5 13,5 30,0 24,5
Liguria 32,7 24,1 8,6 30,8 36,2
Lombardia 40,7 28,5 12,2 27,2 31,4
Trentino-Alto Adige/Südtirol 50,9 34,0 16,9 35,4 13,5
Bolzano/Bozen 56,6 36,2 20,4 32,1 10,8
Trento 45,4 31,9 13,5 38,6 16,0
Veneto 40,3 27,9 12,4 32,6 27,0
Friuli-Venezia Giulia 38,5 28,1 10,4 31,6 29,8
Emilia-Romagna 36,0 25,7 10,3 31,7 31,9
Toscana 34,9 25,0 9,9 31,1 33,6
Umbria 31,6 23,0 8,6 28,0 40,0
Marche 35,6 26,5 9,1 27,6 36,4
Lazio 34,8 27,3 7,5 20,6 43,9
Abruzzo 31,7 21,8 9,9 25,7 42,5
Molise 25,4 19,2 6,2 19,0 55,1
Campania 19,5 13,0 6,5 23,1 57,2
Puglia 27,4 19,4 8,0 21,2 51,1
Basilicata 23,9 18,2 5,7 24,0 51,7
Calabria 24,5 17,9 6,6 18,4 56,7
Sicilia 24,4 18,0 6,4 17,5 57,3
Sardegna 34,0 24,6 9,4 29,3 36,3
Nord-ovest 38,6 27,0 11,6 29,4 31,5
Nord-est 39,4 27,7 11,8 32,4 28,0
Centro 34,7 26,2 8,5 25,3 39,5
Centro-Nord 37,7 27,0 10,7 29,0 32,9
Mezzogiorno 24,9 17,7 7,2 21,5 53,2
Italia 33,3 23,8 9,5 26,5 39,9
Fonte: Istat, Indagine multiscopo sulle famiglie “Aspetti della vita quotidiana”

E’ rischioso fare vivere i bambini al chiuso

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In Canada:

  • Il 41% dei bambini va a scuola in auto
  • Solo il 5% dei giovani fa attività fisica con la frequenza necessaria
  • I giovani di 15-17 anni camminano mediamente 11 minuti al giorno

Il disastro della sedentarietà italiana

Lo sport per tutti in Italia è considerato come l’ora d’aria per i carcerati, per scaricare un po’ delle frustrazioni che ci affliggono. Per cui a scuola non si va oltre le due ore settimanali e l’insegnante di educazione fisica è il meno considerato nei consigli di classe. Per fortuna ci sono i genitori che sono disposti a pagare affinché i loro figli pratichino sport presso una società sportiva. Non parliamo poi degli adulti verso i quali non è mai stata fatta alcuna politica per avvicinarli a un approccio attivo all’attività fisica. E’ uno discorso ormai vecchio e ripetitivo che è ritornato alla ribalta al convegno organizzato dal Coni e Istat sul tema “Lo Sport in Italia – Numeri e Contesto 2014”. E’ emerso che i sedentari sono oltre 24 milioni, pari a quasi il 42% della italiani. Percentuale che è un Everest al Sud, 56,2%,  mentre al Nord scende al 31,7% e al Centro al 41%.  Per capire la drammaticità di questi dati, basta ricordare che in Europa i paesi con maggiori praticanti sono, secondo l’indagine Eurobarometro sullo sport e l’attività fisica  quelli del Nord-Europa: la Svezia dove il 70% delle persone dichiara di fare ginnastica o sport almeno una volta a settimana, superando di poco la Danimarca (68%) e la Finlandia (66%) seguita dai Paesi Bassi (58%) e dal Lussemburgo (54%). All’estremità negativa della graduatoria, ci sono la Bulgaria, Malta, il Portogallo, la Romania e l’Italia. Anche se lo sport, inteso come stile di vita fisicamente attivo, non è parte dell’agenda politica si deve però passare dalla semplice denuncia a proposte concrete. Ne evidenzio qualcuna fra quelle formulate negli USA da 50 associazioni scientifiche, accademiche e professionali che hanno inviato una lettera a Barack Obama per sostenere l’urgenza di interventi in questo campo per prevenire il diabete, l’obesità, i problemi cardiocircolatori e alle ossa e altre condizioni croniche. La lettera prende in considerazione alcune questioni strategiche quali:

  • Programmi di educazione pubblica per assicurare che vengano compresi i benefici di stile di vita salutari e come utilizzare le opzioni che gli vengono proposte.
  • Educazione professionale, in modo che i professionisti della salute considerino l’attività fisica come un segno vitale alla stregua dei livelli pressione del sangue e del colesterolo, così da essere monitorati e tracciati con regolarità.
  • Electronic Medical Records che includano i campi dell’attività fisica così da potere facilmente iniziare a registrare l’esercizio fisico come segno vitale.
  • Curricula della scuola medica che forniscano a tutti i medici un’adeguata conoscenza di come parlare con i pazienti in relazione a uno stile di vita salutare.
  • Incremento delle opportunità offerte alla popolazione di praticare esercizi e attività fisica, con particolare riguardo alle disuguaglianze e altre barriere.