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Usiamo l’estate per uscire dalla pigrizia motoria

Quando si fa sport dopo i 60 anni ci si trova a combattere con molte idee preconcette che a questo punto della vita appaiono quasi d’improvviso si presentano nella nostra mente, perchè siamo immersi in una cultura che se da un lato vuole promuovere il benessere ciò avviene in prevalenza attraverso azioni di marketing delle aziende che vengono i più disparati prodotti dall’abbigliamento sportivo ai prodotti per la cura della persona. Dall’altra però questa tipo di cultura non comprende il concetto di fatica, di continuità dell’allenamento, di prevenzione attraverso esercizi di corpo libero. In sostanza la nostra società promuove un’idea di benessere basata su aspetti esteriori (abbigliamento, attrezzatura sportiva e prodotti per cura di sé) e al massimo suggerisce, ovviamente, di consultare un nutrizionista (perchè il sovrappeso è un problema endemico) e la camminata come attività motoria principe.

Uno degli insegnamenti della pandemia consiste nell’aumento della sedentarietà e nell’insorgenza dei problemi che ad essa si collegano dall’aumento di peso al mal di schiena e a tutti quei problemi articolari che si generano stanno fermi per ore e ore, per citarne solo alcuni. Quando questa manifestazioni negative si affermano nella maggior parte delle persone scatta l’idea che non posso più fare sport a causa di questi problemi, senza per altro avere comprese che ne sono invece gli effetti.

Personalmente faccio cura 10 ore alla settimana di attività sportiva ma è chiaro che come mi alleno oggi è diverso da come lo facevo quando er più giovane. C’è molta attività di prevenzione ed esercizi a corpo libero, ho allungato il tempo di recupero e questo mi consente di correre e di andare in bicicletta. Faccio questo perchè mi piace e sono contento mentre sono attivo. Anche pensare a quest’attività e vedere altri farla mi fa piacere.

Non ho consigli per gli altri perchè ognuno dovrebbe perseguire ciò che lo rende felice. Capisco che intraprendere uno stile di vita notoriamente attivo richieda almeno inizialmente uno sforzo di volontà per superare l’abitudine a stare fermi. Si dovrebbe comunque essere consapevoli che l’obiettivo resta quello di sentirsi bene con se stessi e non certo quello di competere con gli altri.

La sedentarietà degli italiani è grave

In questi giorni sui quotidiani si continua a parlare di quanto sia diffusa la sedentarietà. Di seguito alcune slide per capire il problema di questa mancanza di movimento.

Come l’uso del computer favorisce la sedentarietà

Shirin Panahi and Angelo Tremblay, 2018, Sedentariness and Health: Is Sedentary Behavior More Than Just Physical Inactivity? Front. Public Health, 10 September 2018      

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che gli adulti dai 18 anni in su partecipino ad almeno 150 minuti di attività moderata-vigorosa alla settimana o l’equivalente di 30 minuti di attività quotidiana. Attualmente, poco più del 15% degli adulti canadesi soddisfa queste linee guida.

I problemi di sedentarietà possono essere attribuiti non solo alla mancanza di movimento, ma anche alla stimolazione fornita dalla cambiamenti nelle nostre attività quotidiane. Oltre ai cambiamenti nell’attività umana, la globalizzazione e i cambiamenti tecnologici hanno favorito un progressivo passaggio da compiti fisicamente impegnativi a lavori basati sulla conoscenza o attività mentali che sollecitano una maggiore domanda cognitiva. Le attività di svago basate sullo schermo (ad esempio, guardare la televisione, i videogiochi e l’uso di Internet) e le attività lavorative basate sullo schermo (ad esempio, l’uso del computer per scopi lavorativi) sono state spesso considerate insieme mentre potrebbero non innescare la stessa risposta allo stress. Inoltre, da una prospettiva fisiologica, i requisiti e gli effetti biologici del lavoro fisico e cognitivo non sono gli stessi. Il lavoro mentale, per esempio, può aumentare significativamente l’instabilità glicemica (cioè, ampie fluttuazioni nelle concentrazioni di glucosio nel sangue) portando ad un aumento del desiderio di mangiare e quindi, un maggiore consumo di energia.

Così, i problemi di sedentarietà possono essere attribuiti non solo alla mancanza di movimento, ma anche alla stimolazione fornita dalla sostituzione delle attività. In un contesto in cui c’è esposizione al lavoro cognitivo, sono necessarie nuove strategie per aumentare l’attività fisica e migliorare la regolazione del bilancio energetico. Come è stato precedentemente suggerito, da una prospettiva fisiologica, i requisiti biologici del lavoro fisico e mentale sono diversi perché il lavoro basato sulla conoscenza è un tipo di attività che si basa sul cervello che utilizza il glucosio per il metabolismo energetico, rispetto all’attività fisica che utilizza il muscolo scheletrico e si basa principalmente sul metabolismo dei grassi, a seconda del tipo di attività fisica.

Tuttavia le soluzioni potenziali che considerano gli approcci per contrastare l’impatto negativo del lavoro mentale possono essere possibili con il riadattamento degli orari di attività fisica quotidiana. Nel contesto di un ambiente scolastico o lavorativo, dati recenti hanno suggerito che la combinazione di lavoro mentale e fisico (ad esempio, pause attive/riunioni), può essere una strategia per ridurre il tempo sedentario in un contesto in cui il potenziale stress neurogenico può essere elevato. Un periodo di esercizio intenso a intervalli dopo il lavoro mentale ha dimostrato di diminuire il consumo di cibo rispetto a una condizione di non esercizio, suggerendo che può essere utilizzato come approccio per compensare il bilancio energetico positivo indotto dai compiti mentali.

Sul posto di lavoro, le scrivanie sit-stand sono risultate efficaci nel diminuire il comportamento sedentario sul posto di lavoro negli impiegati con obesità addominale, senza cambiamenti nel comportamento sedentario o nell’attività fisica al di fuori delle ore di lavoro; tuttavia, questi cambiamenti non hanno alterato i marcatori del rischio cardiometabolico in questi individui. Inoltre, l’uso di scrivanie sit-stand in lavoratori d’ufficio sedentari è stato anche associato a un senso generale di benessere ed energia, diminuzione della fatica, e riduzione dell’appetito, assunzione di cibo e minori livelli auto-percepiti di fame.

 

10 atteggiamenti per essere attivi

La sedentarietà dei canadesi è grave

Se pure i canadesi hanno smesso di fare sport … è un indice di gravità del fenomeno sedentarietà.

 

La sedentarietà sta aumentando

Vedere persone che in questo periodo fanno sport può illudere che sia aumentata la percentuale di chi sceglie uno stile di vita fisicamente attivo. Purtroppo è un errore

Una ricerca condotta da Sport England ha scoperto che i livelli complessivi di attività sono scesi drasticamente sia per gli adulti che per i bambini.

Nel Regno Unito, in cui si fa molto più sport che in Italia, il 40% è così sedentario da rischiare la propria salute a lungo termine. Circa il 25% è quasi completamente inattivo, significa che si esercita per meno di 30 minuti a settimana. Per i bambini la situazione è ancora peggiore, quasi l’80% non non è attivo per almeno un’ora al giorno.

In tempi non-Covid, la sedentarietà  determina uno smorto ogni sei decessi, circa 100.000 all’anno e circa 5 milioni a livello globale. Se un ventenne vive tra una sedia da ufficio e un divano, potrebbero passare diversi decenni prima che si manifestino disturbi associati come malattie cardiache, diabete di tipo 2 o cancro.

 

 

Continua il declino dello sport per tutti

10 anni fa ho scritto questo blog e direi che le previsioni negative che facevo si sono avverate.

Non è un tema di attualità perchè è un fatto costante della nostra vita quotidiana. Si tratta dello sport per tutti. Quello che è stato chiamato: lo sport a misura di ciascuno. Gli anni 80 e 90 sono stati quelli dell’incremento degli sportivi attivi e le grandi associazioni di sport hanno raggiunto milioni di aderenti. Fu un successo incredibile e una grande esperienza sociale e di ricerca del benessere da parte degli italiani che erano sempre stati una popolazione di sedentari. Oggi però questa spinta si è ormai persa, il numero massimo di praticanti si ha nella scuola media e poi decresce costantemente: a 20 anni fanno sport, anche in modo irregolare, il 40% delle ragazze e il 60% dei ragazzi; a 30 anni il 30% circa delle donne e il 50% degli uomini, che a 50 anni si riducono al 20% e 30%.

Allora che fare?

Non basta evidentemente organizzare nelle nostre città migliaia di gare podistiche ogni domenica, perchè questo non aumenta la pratica fisica. Se non vogliamo trovarci tra pochi anni con una percentuale di obesi e di problemi sanitari crescenti è necessario che chi si occupa dello sport per tutti esca dai canoni tradizionali che sono stati così efficaci più di venti anni fa. Ci vogliono nuove idee, nuove forme di collaborazione tra le organizzazioni sportive per evitare di finire a condurre una vita divisa tra casa, mezzi di trasporto, scuola o lavoro, mezzi di trasporto e casa. Bisogna uscire dalla fase di denuncia e passare a quella delle scelte.

Italiani sempre più grassi e sedentari

La piaga della sedentarietà continua a perseguitarci siamo già da sempre fra gli europei meno attivi in termini sportivi e soprattutto in 17 anni la percentuale dei praticanti è aumentata solo del 5,7% mentre i sedentari sono diminuiti del 2%.

Non c’è alcuna speranza concreta che nei prossimi 10 anni s’inverta questa tendenza in modo positivo, in assenza di qualsiasi tipo di politica governativa.

L’anno che è appena iniziato non sarà di certo l’anno dello sport, quello che spingerà a intraprendere una qualsiasi attività motoria in modo continuativo.

L’unico dato che aumenta in Italia è la prevalenza di persone in sovrappeso e con obesità cresce al crescere dell’età, tanto che se l’eccesso di peso riguarda 1 minore su 4, la quota quasi raddoppia tra gli adulti, raggiungendo il 46,1 per cento tra le persone di 18 anni e oltre. La prevalenza maggiore si riscontra in entrambi i generi nella classe 65-74 anni (61,1 per cento) e, mentre la maggioranza degli uomini presenta un eccesso ponderale già a partire dai 45 anni, per le donne ciò si verifica dopo i 65 anni.

Negli ultimi 30 anni, inoltre, è stato registrato un aumento di incidenza dell’eccesso di peso pari al 30 per cento ed emerge prepotentemente il ruolo del territorio di origine.

10 ragioni per essere sedentari

In Italia vi sono 25 milioni di sedentari!

10 ragioni per non fare sport

  1. E’ più divertente stare sui social o fare un videogame
  2. L’ho fatto per un po’ di tempo, poi era troppo faticoso
  3. Ho perso peso e misure di vestito e ho dovuto spendere per rinnovare il guardaroba
  4. E’ una moda, sto bene così!
  5. Sono così stanco del lavoro, che ho solo voglia di riposarmi
  6. Sono troppo grasso e mi vergogno
  7. Non ho più l’età
  8. Incontravo persone che parlavano solo di esercizi fisici e di abbigliamento sportivo
  9. Se lo fai per un po’ di tempo non serve a niente e non sono una persona costante.
  10. Il mio partner non è sportivo e così preferisco stare con lui

Siamo ancora un paese di sedentari

Lo sport per tutti in Italia è considerato come l’ora d’aria per i carcerati, per scaricare un po’ delle frustrazioni che ci affliggono. Per cui a scuola non si va oltre le due ore settimanali e l’insegnante di educazione fisica è il meno considerato nei consigli di classe. Per fortuna ci sono i genitori che sono disposti a pagare affinché i loro figli pratichino sport presso una società sportiva. Non parliamo poi degli adulti verso i quali non è mai stata fatta alcuna politica per avvicinarli a un approccio attivo all’attività fisica. E’ uno discorso ormai vecchio e ripetitivo che è ritornato alla ribalta al convegno organizzato dal Coni e Istat sul tema “Lo Sport in Italia – Numeri e Contesto 2014”. E’ emerso che i sedentari sono oltre 24 milioni, pari a quasi il 42% della italiani. Percentuale che è un Everest al Sud, 56,2%,  mentre al Nord scende al 31,7% e al Centro al 41%.  Per capire la drammaticità di questi dati, basta ricordare che in Europa i paesi con maggiori praticanti sono, secondo l’indagine Eurobarometro sullo sport e l’attività fisica  quelli del Nord-Europa: la Svezia dove il 70% delle persone dichiara di fare ginnastica o sport almeno una volta a settimana, superando di poco la Danimarca (68%) e la Finlandia (66%) seguita dai Paesi Bassi (58%) e dal Lussemburgo (54%).

Più di un quarto dei cittadini europei non fa assolutamente alcun tipo di esercizio fisico al di fuori dall’orario di lavoro. In Italia questo dato sale al 43%. Lo rivelano le ultime statistiche Eurostat. Secondo questo dataset il 28% degli europei nel 2017 non ha fatto alcun tipo di moto nel tempo libero.

Ranked bar chart of share of population who exercise outside work, 2017

All’estremità negativa della graduatoria, ci sono il Belgio, la Bulgaria, la Croazia, Cipro, Malta, il Portogallo l’Ungheria e l’Italia. Anche se lo sport, inteso come stile di vita fisicamente attivo, non è parte dell’agenda politica si deve però passare dalla semplice denuncia a proposte concrete. Ne evidenzio qualcuna fra quelle formulate negli USA da 50 associazioni scientifiche, accademiche e professionali:

  • Programmi di educazione pubblica per assicurare che vengano compresi i benefici di stile di vita salutari e come utilizzare le opzioni che gli vengono proposte.
  • Educazione professionale, in modo che i professionisti della salute considerino l’attività fisica come un segno vitale alla stregua dei livelli pressione del sangue e del colesterolo, così da essere monitorati e tracciati con regolarità.
  • Electronic Medical Records che includano i campi dell’attività fisica così da potere facilmente iniziare a registrare l’esercizio fisico come segno vitale.
  • Curricula della scuola medica che forniscano a tutti i medici un’adeguata conoscenza di come parlare con i pazienti in relazione a uno stile di vita salutare.
  • Incremento delle opportunità offerte alla popolazione di praticare esercizi e attività fisica, con particolare riguardo alle disuguaglianze e altre barriere.