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L’etica nello sport: quali sono le condizioni che favoriscono la frode

Il fenomeno dell’inganno è stato particolarmente indagato nel mondo del business. Sono state  indagate le ragioni che conducono alla frode finanziaria, Sono state identificate  tre ampie e diverse categorie: condizioni, struttura dell’organizzazione e scelta, e possono essere applicate anche a  questo particolare tipo di frode che è il doping.

La prima condizione, riguarda le motivazioni e le pressioni a servirsi della frode. Le  pressioni esercitate  sull’azienda perché raggiunga gli obiettivi previsti giocano un ruolo importante nell’intraprendere questa strada. In questa situazione, gli executives deliberatamente commettono azioni illegali per ingannare gli investitori e i creditori in relazione alle scarse o non favorevoli performance finanziarie.  Nel mondo dello sport, la necessità di ottenere risultati a ogni costo e le pressioni esercitate in tal senso sugli atleti rappresentano situazioni analoghe a quelle evidenziate nel mondo della finanza, e non ultime anche quelle che si riferiscono  alla possibilità di vedere lievitare i propri compensi in virtù dei successi sportivi.

La seconda riguarda la struttura organizzativa che può favorire lo sviluppo di un ambiente in cui la frode abbia buone probabilità di affermazione. A questo proposito, nei casi che sono stati scoperti è stato riscontrato che si trattava di ambienti caratterizzati da una direzione irresponsabile e non efficace. Ciò è potuto avvenire in quanto era coinvolto direttamente il livello aziendale più elevato. Gli attributi di governo aziendale che caratterizzano queste situazioni illegali sono l’aggressività, l’arroganza, la coesione, la lealtà, la fiducia cieca, l’inefficacia dei controlli e la gamesmanship. Le prime due  riguardano atteggiamenti e motivazioni dei manager  che vogliono essere i leader in quel tipo di business o addirittura oltrepassare le aspettative di guadagno formulate dagli analisti. Coesione, lealtà e gamesmanship aumentano la probabilità di non guardare i libri contabili, di non avvertire i segnali di pericolo. Questi ultimi uniti alla fiducia cieca in se stessi e all’inefficacia dei controlli possono inficiare il lavoro degli stessi controllori interni e bloccare il loro ruolo di prevenzione e di scoperta della frode. Nello sport ciò è stato riscontrato in quei casi che sono stati denominati “doping di Stato” ma questo ha riguardato anche le omertà e le connivenze che sono state evidenziate all’interno di specifici ambienti sportivi.

La terza categoria riguarda il processo decisionale e l’intenzionalità del manager nell’attuare la frode. La scelta è tra il perseguire in maniera corretta ed etica gli obiettivi di business e l’uso, invece, di strategie illegali per gonfiare a dismisura la stabilità e la crescita dell’azienda. Il management può essere sollecitato ad esercitare azioni illegali in presenza di alcune condizioni favorenti che riguardano:

  • Il vantaggio economico personale – il guadagno del management è collegato alle prestazioni aziendali attraverso una condivisione dei profitti, compensi in azioni o altre forme di benefit.
  • La volontà di assumersi dei rischi – desiderio di prendere decisioni che possono comportare anche rischi penali o civili.
  • L’opportunità di frodare – l’organizzazione aziendale è tale per cui sembra possibile attivare procedure di frode finanziaria.
  • La pressione da parte di terzi – internamente ed esternamente all’organizzazione vengono esercitate pressioni al fine di massimizzare  il valore degli azionisti.
  • I controlli inefficaci -  le probabilità di venire scoperti sono molto scarse

Pure nello sport gioca un ruolo essenziale l’intenzionalità dell’atleta di volersi servire di sostanze illecite per migliorare i propri risultati sportivi. Soldi, fama e successo sono alla base di questo tipo di frode e se a ciò si aggiunge l’inefficacia dei controlli e la pressione da parte di terzi … è veramente difficili resistere.

Gli effetti negativi della pandemia sull’attività motoria dei giovani

Global Changes in Child and Adolescent Physical Activity During the COVID-19 Pandemic. A Systematic Review and Meta-analysis

Ross D. Neville, Kimberley D. Lakes,Will G. Hopkins, Giampiero Tarantino, Catherine E. Draper, Rosemary Beck, Sheri Madigan.
JAMA Pediatr. Published online July 11, 2022.

Questa meta-analisi fornisce stime aggiornate dei cambiamenti nell’attività fisica dei bambini e degli adolescenti durante la pandemia COVID-19. Mettendo insieme le analisi di 22 studi condotti in diversi contesti globali e che hanno incluso 14.216 partecipanti, abbiamo dimostrato che la durata dell’impegno nell’attività fisica totale giornaliera è diminuita del 20%, indipendentemente dai livelli di base pre-pandemici. Abbiamo dimostrato che questa riduzione era maggiore per l’attività fisica a intensità più elevata. In particolare, la riduzione media dell’attività fisica moderata-vigorosa al giorno durante la COVID-19 (17 minuti) rappresenta una riduzione di quasi un terzo della dose giornaliera di attività fisica moderata-vigorosa raccomandata per i bambini piccoli (~3-5 anni) e per i bambini e gli adolescenti in età scolare (~5-18 anni) per promuovere una buona salute fisica e il funzionamento psicosociale.

È possibile che il tributo cumulativo della pandemia si sia aggravato nel tempo per influenzare negativamente i bambini e gli adolescenti, compresi i loro livelli di attività fisica. Ciò è in linea con una recente meta-analisi sulla salute mentale dei giovani, che ha rilevato che la prevalenza di sintomi depressivi e di ansia è aumentata nel tempo durante la pandemia. L’aspetto temporale dei nostri risultati è anche ampiamente in linea con la ricerca sulla psicologia dell’abitudine, che suggerisce che le abitudini dipendono dagli stimoli di stabilità che sono stati significativamente interrotti durante la pandemia. La maggior parte dei meccanismi multicomponenti di supporto familiare, sociale e comunitario all’attività fisica di bambini e adolescenti non erano disponibili durante il COVID-19. Questo ha indubbiamente creato una “tempesta perfetta” per la discontinuità delle abitudini nel contesto dell’attività fisica dei bambini e degli adolescenti.

La ricerca ha anche dimostrato che i bambini con un accesso costante e il permesso di utilizzare gli spazi all’aperto durante il COVID-19 hanno avuto risultati migliori in termini di attività fisica. Questi bambini hanno mostrato riduzioni minori nell’attività fisica moderata-vigorosa e hanno avuto circa 2 volte più probabilità di soddisfare quanto previsto dalle linee guida per l’attività fisica durante il COVID-19. Nel complesso, i cambiamenti nelle restrizioni e l’imprevedibilità dell’accesso ai luoghi tipici dell’attività motoria per i bambini e gli adolescenti hanno probabilmente contribuito a modificare i loro livelli di attività motoria e ad aumentare il coinvolgimento in altre attività (ad esempio, il tempo trascorso davanti allo schermo) che rischiano di promuovere una “nuova normalità” sempre più sedentaria.

Questo risultato è coerente con i dati precedenti alla pandemia che dimostrano che i giorni estivi non strutturati durante le vacanze scolastiche possono avere associazioni negative con i comportamenti di salute. Una recente stima di tale riduzione estiva dell’attività motoria moderata-vigorosa, pari a 11,4 minuti, è tuttavia sostanzialmente inferiore (~ 50%) rispetto alla stima aggregata della nostra meta-analisi. Ciò suggerisce un’intensificazione sostanziale, durante la pandemia, del consueto scivolamento estivo verso l’inattività motoria, che merita un’attenzione particolare da parte dei responsabili politici che cercano di aiutare i bambini a “stare meno seduti e giocare di più”, poiché saranno necessarie iniziative mirate quando i bambini entreranno nei mesi estivi.

C’è un’urgente necessità di iniziative di salute pubblica per ravvivare l’interesse dei giovani per l’attività motoria e sostenere la loro domanda di attività motoria durante e dopo la pandemia di COVID-19. In termini di implicazioni pratiche, la ricerca sulla promozione e il mantenimento dell’attività motoria durante l’infanzia mostra costantemente che gli interventi multicomponente, multimodali e con più risultati funzionano meglio. Pertanto, le campagne di salute pubblica possono avere un effetto maggiore se sono incentrate sul bambino, mirano a una varietà di modalità di attività motoria e incorporano l’unità familiare e la comunità in generale come co-costruttori di cambiamenti duraturi nel comportamento di attività motoria.

Com’è cambiato lo sport negli ultimi 40 anni

Lo sport è cambiato in modo radicale negli ultimi 40 anni e credo che la sua diversa organizzazione abbia molto influenzato la motivazione e lo sviluppo della personalità dei giovani.

Una volta erano i giovani a organizzarsi e questo approccio li stimolava ad assumersi delle responsabilità riguardanti la scelta del gioco, le sue regole, l’arbitraggio e la scelta dei compagni. Oggi la maggior parte di questi temi non li sfiora poiché giocano solo in strutture organizzate e guidate da adulti. Lo sport ovviamente non tornerà indietro verso una organizzazione gestita dai giovani, si potrebbero però quali abilità questo modo di praticare sport sviluppava e in che modo si può oggi sviluppare lo stesso tipo di abilità.

40 anni fa: Si giocava ogni giorno fra bambini del quartiere per ore e ore, qualsiasi sport.

Oggi: I bambini giocano e praticano lo sport solo quando gli adulti li organizzano formalmente. Il resto del tempo giocano a versioni video dello sport su Playstation. Raramente si vedono i bambini organizzare giochi informali e reali per conto loro.

40 anni fa: I bambini di tutte le età andavano a giocare in cortile, all’oratorio o in un terreno libero nelle vicinanze di casa.

Oggi: I bambini giocano su campi perfettamente curati e allineati.

40 anni fa: I bambini giocavano contro altri bambini del quartiere di tutte le età e dovevano migliorare per competere con i più grandi. Spesso giocavano da soli o tra di loro, lanciando una palla contro un muro di mattoni per migliorare.

Oggi: I bambini frequentano strutture sportive dedicate dove un istruttore gli insegna solo uno sport. Frequentano diversi campi estivi.

40 anni fa: I bambini sceglievano le loro squadre scegliendo per primi i migliori e poi gli altri.

Oggi: La squadra è composta dall’allenatore.

40 anni fa: I ragazzi inventavano le loro regole per adattarle al luogo dove giocavano.

Oggi: Tutte le regole sono elencate nel regolamento ufficiale della Federazione.

40 anni fa: Dovevi sviluppare capacità di leadership per influenzare chi era nella tua squadra, ricevere i passaggi ed essere riconosciuto come uno da avere in squadra.

Oggi: Gli adulti prendono le decisioni negli sport giovanili: scelgono le squadre e come giocare.

Master in Psicologia dello Sport

La salute mentale nello sport: un tema da noi ignorato

Leggiamo questo testo e cerchiamo di capire che la salute mentale anche nello sport è un tema da affrontare senza nascondersi dietro le medaglie vinte e una cultura machista o più semplicemente dietro l’indifferenza della filosofia del “a me non interessa”.

CHICAGO, Sept. 30, 2021 /PRNewswire/ – Hilinski’s Hope Foundation (H3H), founded by Mark and Kym Hilinski to honor the legacy of their son Tyler, today announced that 50+ schools around the country will be participating in the second annual College Football Mental Health Week. The week will focus on a series of mental health initiatives, beginning October 2, which will honor Tyler, those lost, and those suffering, and will culminate on October 9.

To date schools from around the country are participating including:

Hilinski's Hope 2021 Schools

 

Hilinski’s Hope 2021 Schools

 

• Baylor University • Northwestern University • University of Colorado-Boulder
• Brigham-Young University • North Carolina State • University of Dayton
• Claremont-Mudd-Scripps • North Dakota State University • University of Georgia
• Clemson University • North Greenville University • University of Massachusetts
• Drake University • Northern Arizona University • University of Miami
• Duquesne University • Oklahoma State University • University of Missouri
• Eastern Washington University • Oregon State University • University of Mississippi
• Florida State University • Pomona College • University of San Diego
• Georgetown University • Sacramento State • University of South Carolina
• Georgia Southern University • Southern Methodist University • University of South Florida
• Idaho State University • Stanford University • University of Southern California
• Kansas State University • Stetson University • University of Tennessee Knoxville
• Lamar University • Stevenson University • University of Utah
• Lehigh University • Texas A&M • University of Washington
• Liberty University • Texas Tech University • Washington State University
• Louisiana State University • Tufts University • West Virginia University
• Louisiana Tech University • University of Alabama • Whitworth University
• Mercyhurst University • University of Arkansas
• Middlebury College • University of Arizona
• Mississippi State University • UC Berkeley
• University of Buffalo

“We are so honored that more than 50 schools nationwide will be participating in this year’s mental health awareness week,” said Mark Hilinski. “This year, more than ever, student-athlete mental health has been in the spotlight and while conversation around mental illness can be tough and even at times uncomfortable, it is absolutely critical for the overall health and well-being of our student-athletes. Throughout the last year, we’ve continued to see support from schools, fans, students and parents as they join us in the fight against mental illness and that is a major piece of the puzzle that will help destigmatize mental illness and increase mental health resources. We miss Tyler every single day, but we are grateful to know that what we are doing is making a difference and that he would be proud of us.”

“The College Football Playoff Foundation is happy to support Hilinski’s Hope during College Football Mental Health Week to eliminate stigma and increase mental health resources across the county,” said Britton Banowsky, Executive Director of College Football Playoff Foundation. “We see teachers and coaches often taking on responsibilities related to the basic needs of their students and student-athletes, and this includes mental health. We hope these mental health resources can make a difference in providing what they need to better support their students.”

Participating schools have committed to at least one of the following during the week: showcasing a lime green ribbon on all players helmets with a “3″ in the middle to honor Tyler Hilinski and remember those lost and those suffering in silence; encouraging students, parents, alumni, and fans to participate in showing solidarity, eliminating stigma around mental health by holding three fingers in the sky during the first play of the third quarter; participating in an internal assessment to evaluate how universities are following best practices in terms of mental health programs and include talks and trainings on campus for players, coaches, and staff.

Additionally, on Wednesday, Oct. 6 Hilinski’s Hope will host a mental health training open to student-athletes nationwide. Registration link: https://register.gotowebinar.com/register/7124947916045695501.

To learn more and/or get involved with Hilinski’s Hope Foundation please visit https://www.hilinskishope.org/cfb-mental-health-week.

Nuovo ebook: La pandemia nello sport


Il 2020 se ne sta andando e sarà ricordato come l’anno peggiore degli ultimi 75 anni, per avere coinvolto il mondo intero in una crisi inizialmente sanitaria, diventata una pandemia planetaria che ha sconvolto la vita di ogni persona, provocando milioni di vittime, distruggendo parte significativa dell’economia mondiale e cambiando radicalmente il nostro modo di lavorare e d’interagire con gli altri. Sono psicologo e mi occupo di sport e del benessere di coloro che lo praticano siano essi campioni e professionisti o individui che svolgono questa attività come stile di vita. La pandemia ci ha obbligati a restare a casa, al distanziamento fisico e a eliminare l’attività sportiva per come la conoscevamo. La gestione del movimento e dell’attività sportiva sono diventate una fonte di stress aggiuntivo che ha prodotto effetti psicologici negativi sulle persone che svolgono anche solo un’attività ricreativa, fra gli atleti che praticano sport a livello professionale e le persone con disabilità che traggono giovamenti così evidenti dall’impegno sportivo svolto in maniera continuativa.

Partendo da queste considerazioni, ho iniziato a parlare di questa situazione sul mio blog, per capire meglio gli effetti della pandemia sulle persone e per fornire indicazioni su come poter praticare sport, rispettando le regole per fronteggiare e ridurre le possibilità di contagio. Il libro rappresenta un tragitto partito all’inizio di marzo, che mi ha portato a parlare di questo tema sino ad oggi che ci avviciniamo all’inizio del nuovo anno. Si parla della mentalità di chi non rispetta le regole, di come si può affrontare l’angoscia determinata da questo cambiamento radicale della vita quotidiana, di come si può allenarsi stando a casa e delle ragioni per cui è bene essere attivi e non subire questa situazione. Inoltre, vengono fornite indicazioni agli allenatori per non rinunciare al loro ruolo di guida e agli atleti per allenarsi in assenza delle gare. Infine, presento suggerimenti pratici e modi di pensare e di vivere questo periodo unico e totalmente imprevisto.

 

Risultati a ogni costo?

Cerchiamo di non essere tra quelli che trascurano la vita degli atleti e non si occupano del loro benessere.

 

Storia degli inizi della consulenza psicologica nello sport

I primi programmi di consulenza psicologica nell’ambito dello sport possono già essere rintracciati durante gli anni 20 del secolo scorso grazie al lavoro pionieristico di Coleman Griffith negli Stati Uniti e di Avksentii Puni in Unione Sovietica, ma bisogna giungere sino agli anni 70 perché le scienze dello sport siano riconosciute come un ambito conoscitivo in grado di fornire informazioni utili a migliorare l’allenamento e la prestazione sportiva e considerate ,nello stesso tempo, come un ambito di ricerca interessante per il mondo accademico (Weinberg e Gould, 2019; Ryba, Stambulova, e Wrisberg, 2005).

Nello sport di livello assoluto le prime esperienze codificate di preparazione psicologica risalgono al 1962 quando il comitato olimpico giapponese in preparazione delle Olimpiadi di Tokyo istituì al suo interno un settore dedicato ad affrontare la tematica dell’allenamento mentale degli atleti (Tomita, 1975).  La prima massiccia presenza di psicologi ai giochi olimpici si è avuta comunque solo a partire dalle Olimpiadi di Los Angeles dove per il Canada vi parteciperanno ben 20 psicologi dello sport. E’ dal 1988, Olimpiadi di Seul, che la maggior parte dei paesi industrializzati ma anche nazioni in via di sviluppo (Nigeria, Cuba, Colombia, e Algeria) ha iniziato a servirsi in maniera sistematica di servizi di consulenza psicologica (Salmela, 1992).

Inizialmente, a partire dagli anni 60, l’allenamento mentale si è prefigurato come sistema basato sull’uso di tecniche per la gestione dell’ansia agonistica e sull’utilizzo della ripetizione mentale per migliorare la prestazione sportiva. In Nord America i primi programmi sono stati realizzati a partire dal 1971 da Richard Suinn con la squadra di sci alpino, elaborando un programma di preparazione psicologica proprio basato sull’integrazione tra tecniche di rilassamento e d’immaginazione mentale.

In Europa, le ricerche iniziali relative all’allenamento psicologico sono state condotte, così come in Nord America, sul ruolo della ripetizione mentale a opera degli studiosi tedeschi, dandogli il nome però di allenamento ideomotorio, ed evidenziando che nella regolazione psicologica dell’azione sportiva questo tipo di attività svolge tre funzioni (Frester, 1985). La prima è una funzione programmante l’azione motoria che si manifesta attraverso le ripetizioni effettuate; la seconda è rappresentata dalla funzione allenante, poiché favorisce il processo di perfezionamento e stabilizzazione della prestazione; la terza è la funzione regolante che favorisce il processo di controllo e correzione dell’azione motoria. Viene riconosciuto, analogamente a quanto proposto da Suinn, che la riproduzione ideomotoria è migliore se la disponibilità alla rappresentazione mentale viene incrementata in precedenza con metodi di rilassamento.