Archivio per il tag 'Tennis'

La gestione dello stress nel tennis

Scopri come gestire lo stress sul campo di tennis – e nella vita – in maniera facile e rapida con la tecnica del “Centering” e conoscendo il tuo “Stile Attentivo Personale”. Questo nuovo “corso rapido” di Tennis World Italia ti offre spiegazioni e una tecnica semplice e rapida per gestire le situazioni di stress.

Usalo sul campo di tennis, in altri sport e nella vita di tutti i giorni: i risultati che ti stupiranno.

Killer instinct

Killer Instinct. E ‘un attributo che tutti i campioni  di tennis hanno – innato o appreso che sia. Mite, gentile e umile, Rod Laver, è stato probabilmente il più grande giocatore di tennis di tutti i tempi, l’aveva e l’ha usato per diventare l’unico giocatore a vincere due volte il Grande Slam di tennis. Nel suo libro di memorie di recente aggiornato e ripubblicato LA FORMAZIONE DI UN GIOCATORE DI TENNIS ($ 19.95, nuovo capitolo Press, www.NewChapterMedia.com) Laver parla del killer instinct (un estratto qui di seguito).

Di Rod Laver

Quando ero un ragazzino,  cominciando a giocare bene, un po ‘meglio dell’ordinario, ho sperimentato il piacere di giocare di fronte a un pubblico. E ‘stata una bella sensazione di essere ammirato per i miei colpi, ed io non aveva fretta di uscire dal campo. Come risultato ho lasciato troppi avversari nei guai. Ho scoperto che si deve giocare con l’intenzione che sia un viaggio breve,  fare il lavoro rapidamente e completamente.

Non voglio dire in fretta. Tutt’altro. Ma quando si ha la possibilità di colpire allora ti rendi conto che nessun vantaggio è grande come sembra. Se il tuo avversario è sotto di 1-4, ci si sente abbastanza bene: tre giochi di vantaggio. Ma sono solo una pausa di servizio, e se non si desidera mantenere la pressione  si andrà incontro a delle difficoltà. Non è certo il momento di sperimentare nuovi colpi.
Ho sentito dire che o sei uno nato con l’istinto assassino o non lo sei. Non sono d’accordo con questo. Mi sento che ho dovuto sviluppare questa visione assassina che, per me, significa fare il tiro richiesto per vincere il punto. Non ci si complica la vita quando si ha un colpo facile e il tuo avversario è fuori posizione.
Le buone occasioni non sono frequenti, e il killer sicuramente le prende quandosi presenta l’occasione. L’assassino non molla. Questo si può imparare. Bisgna essere certi dei tiri facili – concentrarsi duramente in più su quelli. Tutti hanno problemi con i colpi difficili, ma l’assassino ottiene il suo scopo perché è meticoloso.
Non bisogna elogirsi quando si è in vantaggio. Concentrati su stare lì. Quando Charlie Hollis, il mio allenatore, ha deciso che non ero abbastanza omicida, mi ha allenato con l’intento di vincere ogni partita 6-0, 6-0. Forse vi sembra strano, ma l’idea di Charlie era buona e precisa: corri e non lasciare che nessuno si senta a suo agio.

Lo scarso controllo emotivo delle tenniste

Oggi ho assistito a una partita di tennis tra due ragazze numero 300 nel ranking mondiale che ha avuto il seguente punteggio: 6/2 0/6 e poi al 3° set 0/3, 2/4, 4/4, 6/6, 7/5. E’ un punteggio da manuale e frequente fra le tenniste che mostra lo scarso controllo emotivo delle due avversarie, di come si può perdere con facilità un set senza manifestare alcuna forma di reazione. Poi chi ha vinto il 2° set a zero e dopo 9 game vinti, commette due errori da cui non si riprende, permettendo all’avversaria di portarsi in parità e alla fine di vincere il match. Secondo coach e genitori questa difficoltà emotiva delle giovani tenniste è una difficoltà molto diffusa mentre è assolutamente assente una qualche forma di preparazione mentale. Il consiglio più frequente dei coach è quello di dire alle ragazze che giocando molti tornei impareranno a gestirsi in modo migliore, se non ci riescono passano a dire “con te non c’è proprio niente da fare”. Certamente non tutte possono diventare una campionessa, ma sono convinto che la maggior parte potrebbe migliorare se venisse allenata mentalmente. Il mio consiglio è che i coach comincino a collaborare con gli psicologi dello sport nella costruzione di programmi di allenamento che abbiano lo scopo d’insegnare alle tenniste ad acquisire una mentalità vincente. Oggi nemmeno più nel calcio l’allenatore è l’unico a lavorare con la squadra ma pur mantenendo la sua leadership lavora con una squadra di esperti, nel tennis al massimo c’è il preparatore fisico; un po’ poco per chi vuole raggiungere l’eccellenza.

Il ruolo dell’educazione mentale nel tennis

Guardando le partite di qualificazione per gli Internazionali d’Italia di Tennis che sono iniziate oggi appare subito evidente la scarsa educazione mentale al gioco delle giovani tenniste. La routine tra un gioco e l’altro è spesso assente, si può vedere che le tenniste non si servono della ripetizione mentale del servizio prima di eseguirlo, spesso non fanno neanche lo stesso numero di rimbalzi con la palla prima di servire. In tal senso posso dire che non solo non seguono un programma di allenamento mentale ma che neanche s’impegnano a servire in una condizione di prontezza mentale adeguato. Spero di non essere stato troppo negativo ma se continuano a fare in questo modo non possono andare molto lontano.

Cristiano Ronaldo tennista?

Fenomeno indiscutibile col pallone tra i piedi ma, secondo qualcuno, ipotetico big anche con la racchetta in mano. Cristiano Ronaldo viene scelto da Boris Becker come un giocatore di calcio che potrebbe esprimersi bene anche nel tennis: ”Il tennis è uno sport molto impegnativo - ha detto Becker alla Cnn -dove ci vuole fisico. Per questo penso che Ronaldo sia tagliato per questo sport anche per la prontezza nei riflessi”.

La spettacolarità del Badminton uno sport poco diffuso in Italia

Il badminton è uno sport quasi sconosciuto alla maggior parte degli italiani. E’ uno sport olimpico in cui primeggiano gli asiatici, gli inglesi e i danesi. Oltre all’abilità tecnica richiede prontezza fisica e mentale. E’ uno sport che permette di raggiungere l’alto livello internazionale anche se viene iniziato tardi, tra 16-20 anni.

In questo caso può essere praticato soprattutto da tennisti e pallavolisti che decidano di cambiare sport perchè non sono più soddisfatti di quel gioco o perchè non hanno ottenuto i risultati che speravano. Ad esempio, in relazione alla pallavolo ho in mente quei giovani che sono competitivi ma che se pur dotati fisicamente non hanno però raggiunto l’altezza necessaria per giocare in una squadra di alto livello, ecco che il badminton potrebbe rappresentare per loro un’opportunità per esprimere il loro talento agonistico e magari ottenere anche un posto in nazionale. Dico questo perchè molte esperienze effettuate in altre nazioni dimostrano come gli atleti evoluti imparano molto rapidamente uno sport che ha delle affinità con quello di origine (ad esempio pallavolo/tennis e badminton)  e se vi dedicano un tempo significativo nel giro di 3/4 anni possono partecipare a gare internazionali. 

Questo non significa sottrarre atleti ad altri sport ma permettere ai giovani che lo vogliono di valorizzare il loro talento sportivo in discipline in cui possono ottenerlo lasciando quelle in cui, per motivi diversi, non sono riusciti a emergere come avrebbero voluto.

Chi vuole avere notizie di questo progetto può scrivere a: http://www.badmintonitalia.it/la-federazione/contatti.html

Non va dimenticato che il badminton è pure molto spettacolare e adrenalinico come si può vedere in questo video:

Julien Maio badminton amazing shot

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=4r6H9mUgcA8

 

Serena Williams è la nuova e più anziana n.1 del tennis

Serena Williams

Complimenti a Serena Williams che è ritornata a essere la numero 1 del tennis mondiale all’età di 31 anni. E’ la prima tennista di questa età ad avere raggiunto nuovamente il vertice assoluto della classifica. Non ci credeva neanche lei che ci sarebbe riuscita o che avrebbe di nuovo vinto un torneo del Grande Slam. La Williams è un esempio di come si possa restare ai vertici per 15 anni e di come si possono superare in modo vincente infortuni anche gravi. Dal punto di vista mentale è un formidabile esempio di perseveranza e di tenacia che le hanno permesso di uscire con successo dai problemi fisici che ha avuto.

Il finto infortunio della Azarenka

Nella semifinale degli Australian Open, l’Azarenka sul 5-3 per lei al secondo set ha sbagliato 5 match point. Tornata a sedersi per il cambio campo ha accusato un dolore al collo, è interventuo il medico e l’incontro è ricominciato solo dopo 10 minuti. La sua avversaria Sloane Stephens si è lamentata dicendo che l’Azarenka non è contravvenuta alle regole ma certamente le ha piegate a suo favore. Nella dichiarazione subito dopo la partita, che poi ha vinto, ha detto che aveva avuto un blocco mentale. Nella conferenza stampa successiva ha sostenuto che aveva male al collo e che per questo ha chiesto le cure mediche che le hanno permesso di rientrare in campo e vincere. La cultura della vittoria a ogni costo determina questi comportamenti anche da parte dei campioni. Infatti, usufruire nei momenti di maggiore stress di una pausa lunga aiuta a ritrovare il self-control e impedire all’avversario di continuare a esercitare pressione. Non credo sia un modo corretto di agire, perchè manca di rispetto verso l’avversario e fornisce un lungo extra time a chi si trova in difficoltà per riprendere in mano la propria mente e quindi la partita.

Allenare le sensazioni nel tennis

Ho assistito a una seduta di ‘allenamento di una giovane tennista basato sulla ricerca delle sensazioni connesse all’esecuzione ottimale del suo servizio. E’ stato un allenamento intenso in cui concentrazione sul gesto corretto, sensazioni e esecuzione sono state sollecitate in modo contemporaneo, per determinare un miglioramento di questo fondamentale. Nell’insieme è stata una sessione in cui la componente mentale e quella tecnica sono state impegnate in modo costante.

Un primo effetto di questo tipo di esercitazione risiede nel rendere consapevole la tennista delle sensazioni connesse al movimento sbagliato e a quello corretto. L’allenatore non ha mai detto all’atleta: “Fai così perché è meglio.” Al contrario l’ha guidata a provare nei due diversi modi e a valutare da sola quale determinava il servizio migliore. Lo sviluppo di una consapevolezza diversa da quella avuta sino a quel momento è stato il tema principale su cui questo allenamento si è sviluppato. La tennista ha potuto così sviluppare un’opinione personale su quale movimento era migliore, convincendo se stessa in funzione del risultato che otteneva.

E’ chiaro che in questo modo la memorizzazione degli elementi nuovi del gesto tecnico è stata molto più profonda poiché si è basata non tanto sul seguire le istruzioni dell’allenatore quanto piuttosto sulla presa di coscienza che il gesto suggerito era più vantaggioso. Allenamenti di questo tipo dimostrano quanto sia importante stimolare i processi mentali dei giovani atleti, servendosi delle sensazioni fisiche che provano nel fare in un modo piuttosto che in un altro e, successivamente,  della valutazione da parte della tennista dell’efficacia del tiro.

L’allenamento mentale nel tennis

Nel tennis la componente mentale della prestazione è uno degli aspetti che ne determina la qualità.

Gli errori che si commettono hanno sempre un valenza tecnica o tattica; si manda fuori una palla di un niente, si commettono sbagli di anticipazione di millisecondi, si perde per avere ritardato troppo una risposta.

E’ la mente che guida queste azioni e l’allenamento è la fase in cui s’impara e si raffina questa abilità a “fare la cosa giusta” nei momenti che contano. Il mental coaching è un sistema che aiuta gli atleti a mettersi in questa condizione ottimale; è l’allenamento a sentirsi pronti non solo fisicamente ma anche mentalmente prima dell’inizio di una gara e a gestire l’evento agonistico stesso nel modo migliore.

Il mental coaching è un allenamento sistematico e costante di abilità psicologiche e atteggiamenti mentali.

Basta pensare al proprio servizio: quante volte lo si effettua senza essere pronti, ad esempio si accelera la preparazione del tiro perché si vuole subito recuperare oppure si rallenta il servizio perché al contrario si ha paura di sbagliare.

Sono situazioni che il tennista vive quotidianamente e che non passano solo lavorando sulla tecnica dl servizio o giocando tante partite.

Queste due soluzioni sono molto utili ma devono essere affiancate da un cambiamento nell’atteggiamento che il giocatore ha prima di servire.

Altrimenti non riuscirà mai a dimostrare il suo valore tecnico-tattico.

La maggior parte dei tennisti e questo vale anche per i giocatori dei Circoli passano ore e ore ad allenarsi a migliorare tecnicamente e non spendono neanche 5 minuti a migliorare la loro testa.

Quali sono le ragioni di questa dimenticanza.

Perché non lo sanno?

Perché vogliono solo divertirsi?

Perché pensano di non potere cambiare la loro mente?

Perché sono cose che fanno solo i campioni?

Perché non hanno tempo?

Perché, come disse Cesare Maldini, “Non sono mica pazzo?”
I tennisti dei Circoli non lo fanno probabilmente per tutto questo insieme di ragioni, ma l’effetto è che non migliorano tanto quanto vorrebbero.

Sono in pochi a pensare che il tennis può essere un’esperienza avvincente di miglioramento della propria capacità per migliorare il funzionamento della mente e con esso il proprio modo di giocare.

Talvolta manca anche qualcuno che possa consigliare in modo professionale quali siano i benefici di una preparazione mentale.

Mio caro lettore è con questo pensiero che ti voglio lasciare: “Pensa, se lo vuoi, alle partite che hai giocato e alle difficoltà che hai incontrato e prova chiederti se un atteggiamento mentale diverso ti avrebbe aiutato a giocare meglio, a vincere più di frequente o semplicemente a divertirti di più.”

(Leggi l’articolo completo su http://www.tennisworlditalia.com/Perch%25E9-allenarsi-mentalmente-nel-tennis—parte-1-artt755.html).