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I nostri peggiori avversari

Jack Nicklaus continua a essere, dopo molti anni dal suo ritiro dal golf, una fonte ineguagliabile d’ispirazione per gli atleti di ogni sport. Qui ci ricorda che i due nostri principali avversari sono il campo, il contesto situazionale in cui si sviluppa la gara, e noi stessi.

Quanto tempo dedicate ad allenare l’abilità a controllarli e a ridurne gli effetti negativi?

Il successo dipende dalla preparazione

Nella preparazione a grandi eventi sportivi è decisivo arrivare al giorno d’inizio con la convinzione di essere pronti e che nulla potrà distogliere l’attenzione dalla prestazione che si dovrà compiere. Raggiungere questa condizione mentale è già un risultato importante per ogni atleta. Non vuol dire sentirsi calmi, ma comporta invece la convinzione di avere fatto tutto quello che serviva per raggiungere quell’appuntamento nel modo migliore. E’ come dire: “Sono preparato per esprimermi al meglio in questa competizione, lo so fare”.

La preparazione finisce in quel momento, il passo seguente è farlo. A questo punto emergono con decisione le ansie e le paure che l’atleta deve sapere gestire ma che comunque trovano un limite proprio nella convinzione di sentirsi pronti.

Fra poco più di 10 mesi vi saranno le olimpiadi e le paralimpiadi, i migliori atleti sono impegnati nelle qualificazioni e per tutti sarà importante giungere a quei giorni sentendosi preparati al meglio. Il lavoro dello psicologo dello sport sarà per loro molto importante nel costruire questo tipo di mentalità.

Il successo dipende dalla preparazione precedente e senza tale preparazione è sicuro il fallimento. (Confucio)

 

 

Cosa vuoi da te? 4 domande per capirlo

Tre domande sono importanti per chi vuole ottenere il meglio da se stesso.

  • Cosa ho fatto sinora per ottenere il meglio da me?
  • Cosa sono disposto a fare per migliorare di più?
  • Cosa voglio fare da domani?
  • Quali frustrazioni sono disposto ad accettare?

Queste domande sono importanti per tutti. Se sei un allenatore sono utili per conoscerti meglio e per guidarti nella tua professione. Se sei un atleta sono utili per prendere la tua vita nelle tue mani e decidere se vuoi avere successo e quanto vuoi sfidarti per ottenerlo. Se sei un professionista (psicologo, medico, fisioterapista, dirigente) sono utili per sapere cosa rappresenta per te lo sport; un hobby o una parte essenziale della tua realizzazione come persona e quanto sei disposto a vivere una condizione alla ricerca del continuo miglioramento.

Nello sport italiano vincono le donne

Lo sport italiano è sempre più dominato dalle donne, tennis, scherma, nuoto, atletica ne sono un esempio. E’ un fenomeno che riflette quanto accade nella società, infatti anche a scuola le ragazze ottengono risultati migliori dei ragazzi e nel lavoro è sempre più difficile limitarne il successo. Era ora che accadesse, finalmente il 50% del mondo non è più escluso.

Siamo una società impersonale: individui privi di coscienza di sé e del rapporto con la collettività

Siamo un paese in arretramento e ancora una volta il Censis ha evidenziato alcuni fra i principali difetti:

  1.  Il 31% dei genitori gioca quotidianamente con i videogiochi per più di due ore.
  2. Non più del 20% degli italiani possiede le competenze minime per orientare e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita quotidiana.
  3. Siamo terzi al mondo per numero di interventi di medicina e chirurgia estetica in rapporto alla popolazione. Nel 2012 in Italia gli interventi di medicina estetica sono aumentati del 24,5%.  Vi sono 900 centri per il tatuaggio (costo variabile da 40 a 2.000 euro l’uno). Ogni settimana aprono in Italia 4 nuovi centri specializzati in tatuaggi.
  4. Cresce il pessimismo sul futuro e si prevede un ulteriore degrado etico: per il 55% aumenteranno le tangenti, come l’evasione fiscale (58,6%) e la pratica di accettare affari di dubbia committenza (59,8%).
  5. Aumenta il consumo di psicofarmaci: +16,2% di antidepressivi in 6 anni.

Ecco quindi che il successo è stato già ridefinito. Piuttosto che la saggezza dello sviluppo di nuove  competenze si cerca la fortuna al videogioco; il benessere lo si ricerca con gli psicofarmaci, i tatuaggi e la chirurgia estetica; al posto dell’idea di restituzione/condivisione cresce la passività e il senso di impotenza rispetto al futuro e all’etica; la voglia di stupirsi lascia il posto a uno stile di vita impersonale copia delle vite raccontate tramite il gossip delle celebrità.

Abbiamo bisogno di una nuova definizione di successo

Abbiamo bisogno di una definizione di successo più umana e sostenibile. Stiamo vivendo da molti anni in un società in cui tutti i giorni vediamo gli effetti disastrosi dell’idea che l’unica cosa che conta è vincere. Le grandi truffe finanziarie e la diffusione del doping nello sport sono lì a dimostrare la pervasività di questa mentalità.

Solo in questi giorni abbiamo la confessione di un ex-ciclista, Jan Ulrich, di essersi dopato, l’esplosione di nuovi particolari sul caso del marciatore Schwazer e le proteste di massa in Brasile contro la politica del governo che impiega troppe risorse per i mondiali di calcio e per le olimpiadi.

Sono questioni gigantesche che sovrastano le stesse nazioni ma a cui si dovrà trovare delle risposte altrimenti, non è inverosimile immaginare che fra qualche decennio ci saranno le olimpiadi dei dopati e chi truffa, in qualsiasi campo, non penserà di sbagliare perché si discolperà così come ha fatto Ulrich dicendo: “Penso ci sia una truffa nel momento in cui uno si avvantaggia indebitamente. Ho voluto favorire la pari opportunità”.

I leader da sempre sanno che bisogna parlare il linguaggio delle emozioni, e talvolta l’hanno fatto per suscitare quelle più negative e brutali. Quindi bisogna sapere come supportare le emozioni che suscitano reazioni positive in noi stessi e nelle nostra comunità. Nella direzione di giungere a una nuova definizione di successo – oltre i soldi e il potere – Arianna Huffington ha organizzato per parlare di questo tema Third Metrics Conference.

Una delle idee discusse è stata questa: le persone vogliono impegnarsi in qualcosa con tutto il cuore al fine di trovare un significato (Ryumon Gutierrez Baldoquin). Non è solo un’idea filosofica ma è alla base della motivazione, per cui ognuno di noi vuole migliorare grazie al proprio impegno. Il problema è che l’idea del successo a ogni costo sta distruggendo questo concetto base; è il momento di contrastarla, altrimenti avremo un futuro sempre più dopato.

Non si può vivere una vita con la paura di sbagliare, non c’è motivazione che possa sostenere a lungo questo stile di vita, il risultato è solo un aumento dello stress e del disagio a vivere. Bisogna che impariamo a pensare e a parlare in termini di noi e non di io e loro. Usciamo dalla logica io vinco e tu perdi, se ci serviremo del noi non avrà più senso la logica del vincitore, perché avremo perseguito l’interesse della comunità. Quindi impegniamoci a tradurre in pratica i capisaldi che ci faranno uscire da questa visione di successo nefasta per la nostra comunità, ridefinendolo in termini di: benessere, saggezza, restituzione, empatia e capacità di stupirci.

(http://www.huffingtonpost.it/alberto-cei/una-nuova-definizione-di-successo_b_3491068.html?utm_hp_ref=italy)

 

Ridefinire il successo

“Le persone vogliono impegnarsi in qualcosa con tutto il cuore, al fine di trovare un significato”.

(Ryumon Gutierrez Baldoquin)

http://www.huffingtonpost.com/2013/05/19/arianna-huffington-smith-college-commencement-speech_n_3299888.html

Le regole del successo nel caso Amstrong

Circa 50 anni fa due illustri studiosi Jurgen Ruesch e Gregory Bateson parlando del significato del successo nella cultura nordamericana hanno scritto:

“Il fine giustifica i mezzi, e il successo assolve le azioni malvagie e disoneste. Se si profila una possibilità, essa viene automaticamente avvertita come una sfida, anche se rispondere a questa sfida potrebbe portare a trasgredire la legge; ma se un individuo viene colto sul fatto mentre si serve di scorciatoie illecite è considerato un fallito. L’importante quindi non è ciò che fa ma il fatto che gli altri gli permettono di farla franca” (La matrice sociale della psichiatria, 1976, p.136).

E più avanti:

“Il popolo americano possiede una ricca mitologia di persone che hanno ragiunto il successo: i miti di Ford, Rockefeller e Carnegie idealizzano la libera iniziativa e la possibilità della pesona povera di diventare ricca e potente. Questa ammirazione per il successo va però di pari passo con la condanna delle attività disoneste dei furfanteschi magnati dell’industria. Il pubblico è tuttavia pronto a chiudere un occhio sui discutibili modi di agire di una persona di successo se il suo comportamento è in seguito temperato da opere buone, offerte per beneficenza, stanziamenti per fondazioni e altre istituzioni pubbliche”. (p.137)

Quindi si truffa o nel caso di Amstrong ci si dopa perchè c’è l’opportunità. L’importante  è non essere presi e lui c’è riuscito per tutta la sua carriera. Ora per non essere considerato un fallito (e magari fallire anche finanziariamente) ha deciso di ammettere quanto aveva negato sino a quel momento. Non c’è nessun ravvedimento in questa confessione fatta nell’intervista televisiva, solo la constatazione pubblica di quello che ha commesso e di quanto la condanna gli è costata (75milioni in un giorno). Neanche i suoi sponsor sono stati interessati a sapere se era un ciclista pulito, perchè per loro ciò che contava era il ritorno dell’investimento (vedi articolo di Claudio Gatti: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-15/caso-armstrong-doping-213438.shtml ). Anche per loro l’importante è che il loro atleta vinca, se poi verrà scoperto potranno anche fare bella figura mostrandosi indignati.  Forse l’unico momento in cui Amstrong è in difficoltà è quando sta con i suoi figli a cui ha dovuto dare spiegazioni che coinvolgono gli affetti personali e verso i quali ha la responsabilità del padre che deve per primo seguire le regole se vuole che anche loro imparino a rispettarle.

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2013/01/21/news/i_miei_anni_con_armstrong_brutta_favola_del_ciclismo-50962378/?ref=HRERO-1

Gli effetti del suicidio di Gary Speed

Gli effetti del suicidio di Gary Speed, allenatore della Scozia e mito per questo paese, non si sono fatti attendere. Infatti alla “Sporting Chance Clinic” che si occupa di atleti e atlete che soffrono di alcoolismo, depressione e altri disturbi psicologici sono arrivate una decina di telefonate di giocatori che chiedono di essere aiutati a superare i loro problemi prima che la loro condizione peggiori. Anche il direttore della Clinica non avanza una spiegazione per il gesto di Gary Speed, mette però in evidenza che i calciatori soffrono degli stessi problemi delle altre persone ma spesso sono distanti dalla realtà esterna a causa dei soldi che guadagnano e questo li rende più vulnerabili. Inoltre, L’Associazione Professionale dei Calciatori inglesi ha commissionato un libro di 36 pagine per aiutare i suoi componenti a capire la depressione. Sono previste anche testimonianze come quella di Paul Gascoigne e di altri che hanno avuto problemi psicologici. Sarà inviata a 4.000 giocatori e potranno riceverla anche i 50.000 che hanno in passato giocato a calcio.

 

Emozioni, successo e morte

Gary Speed, ct della Scozia e mito nazionale, sembrava felice ma ieri si è tolto la vita nel garage di casa sua. Bisogna riflettere su come sia possibile coniugare insieme il successo raggiunto attraverso l’autoaffermazione e il desiderio di morte. Successo e benessere mentale non vanno a braccetto e le storie di Maradona, Paul Gascoigne, George Best, Gianluca Pessotto e De Bartolomei fra molte altre sono lì a testimoniarlo. Questa morte è una ulteriore conferma che il male di vivere può colpire chiunque e manifestarsi, almeno per noi spettatori, in maniera improvvisa. In Inghilterra questa vicenda ricorda quella dell’exportavoce di Blair che convive da anni con la depressione e che dice di essersci salvato grazie all’aiuto della famiglia, degli amici e di bravi dottori. Gary Speed aveva amici, moglie e due figli ma evidentemente questo non gli è bastato. Inutile cercare le motivazioni di questa scelta, perchè come diceva Camus “ciò che si chiama ragione di vivere è allo stesso tempo un’eccellente ragione di morire .”