Archivio per la categoria 'Giovani'

Come gestire gli stereotipi soggettivi

Le principali interferenze soggettive che un allenatore può commettere nel valutare un suo atleta o squadra
  • Stereotipi. Gli stereotipi sono pregiudizi di gruppo che tendono a confermare determinare caratteristiche di un gruppo: Le squadre italiane giocano bene solo in casa, mentre all’estero subiscono le avversarie.
  • Influenza dei sentimenti personali. Simpatia e antipatia sono variabili che devono essere controllate da parte dell’allenatore: Quando quel giocatore mi chiede qualcosa non so mai dirgli di no.
  • Equazione personale. Tendenza a valutare gli altri nel modo in cui valutiamo noi stessi, e conseguente tendenza a esaminare positivamente chi ha le nostre stesse caratteristiche e negativamente chi ha caratteristiche diverse: In lui mi rivedo io da giovane.
  • Prima impressione. ”La prima impressione è quella che conta” è una frase che si sente spesso dire: E’ inutile, sin dalla prima volta non mi era piaciuto.
  • Effetto alone. Consiste nell’attribuire un valore ad un individuo sulla base di un solo criterio o di una singola competenza: Ci tiene così tanto a quello che fa, che non mi aspettavo che facesse questi errori.
  • Effetto di contrasto. Quando in una squadra o in gruppo sportivo composto da atleti di medio livello, arriva un giovane anche solo leggermente di livello superiore, la sua valutazione rischia di diventare eccessivamente positiva e ridurre la coesione del gruppo: quel ragazzo è sicuramente superiore, è sprecato con noi; per le capacità che mostra dovrebbe giocare a un altro livello.

Auguri a Chris Froome

Auguri a Chris Froome che sta recuperando dopo il terribile incidente dell’anno scorso e che tornerà a gareggiare il prossimo mese al Tour UAE.

Abitudini quotidiane della vita

51 studenti iscritti a Oxbridge da una scuola pubblica

E se fossero insegnanti entusiasti che appassionano i propri allievi a determinarne la motivazione a impegnarsi al massimo?

La risposta potrebbe essere positiva se si prende in considerazione l’ammissione di 51 studenti di una scuola inglese, totalmente gratuita, di uno dei quartieri più poveri di Londra. Infatti nel 2014 solo 1 era riuscito a entrare a Oxbridge, acronimo delle due migliori università inglesi, mentre quest’anno sono diventati 51. Molti di loro sono figli di immigrati e appartengono a minoranze etniche.

Sam Dobin, direttore della sesta sezione della scuola, attribuisce il successo ancora insolito agli insegnanti che lavorano per “sfatare attivamente il mito che bisogna guardare o parlare in un certo modo per ottenere un posto a Oxford o Cambridge” tra il loro variegato corpo studentesco.

Ha detto: “Oxbridge vuole semplicemente che gli studenti abbiano il massimo delle capacità e del potenziale accademico, e noi instilliamo nei nostri studenti la fiducia di poter fare domanda sapendo che il loro talento e il loro duro lavoro saranno ricompensati”.

Questo dato conferma, inoltre, una tendenza che ha portato il 69% degli iscritti a Oxford da scuole pubbliche e gratuite a cui si accede in base a risultati, mentre solo il 31% proviene da allievi di costose scuole private, che hanno un costo annuale di circa 35mila euro.
Brampton Manor Academy in East Ham opened its sixth form in 2012 with the specific aim of transforming progression rates to Oxbridge and Russell Group universities

Quando Muhammad Ali mandò al tappeto il razzismo

In quello che sarebbe stato il giorno del suo 78esimo compleanno riviviamo un ricordo del leggendario pugile statunitense tramite uno degli episodi più significativi della sua vita.

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Il calcio inglese promuove la salute mentale

Il calcio inglese si muove per promuovere una campagna nazionale per promuovere la salute mentale.

(L to R) Jesse Lingard, Harry Maguire and Jordan Pickford

Negli stadi prima della partita verrà trasmesso un video in cui Frank Lampard, manager del Chelsea, ammetterà che la sua famiglia “ha immagazzinato un sacco di emozioni, sentimenti e a volte ansie”, e il suo ex compagno di squadra Joe Cole descriverà come ha praticato lo yoga quando si sentiva ansioso, “centrando se stesso e tornando in quella zona”.

Molti calciatori hanno sviluppato il desiderio di volere aiutare gli altri come Dele Alli, del Tottenham: “ Ci sono così tante persone che lottano con la loro salute mentale, così voglio aiutare le persone a capire che non devono affrontarla da soli”.

In particolare i tifosi delle squadre sono in larga parte uomini, circa 15 milioni, che con grande difficoltà ammettono di avere problemi mentali e s’impegnano ad affrontarli. Il messaggio dei calciatori raggiunge con facilità un pubblico molto numeroso e potrà essere di grande aiuto proprio perché proviene da altri uomini che fanno parte della squadre di cui sono i tifosi e che ogni vedono giocare sul campo.

Analoghe affermazioni vengono da manager come Slaven Bilić,  West Bromwich Albion, che ha dichiarato che senza una buona condizione mentale non sarebbe in grado di trasmettere energia e idee ai suoi giocatori. Lo stesso spiega Rosella Ayane, giocatrice del Tottenham: “ Spegnere il cellulare, Twitter e Instagram consente di vivere pienamente il tuo tempo e solo in questo modo si determina una grande differenza”.

Il mediano di Mauthausen

Ci sono storie straordinariamente autentiche, che il tempo consegna all’oblio, fin quando, nei meandri della memoria, qualcuno trova il coraggio di inabissarsi per riportarle alla luce. E’ il caso del giornalista cosentino Francesco Veltri che con un libro, intenso ed emozionante, dal titolo Il mediano di Mauthausen edito da Darkos (casa editrice che fa parte del prestigioso Gruppo Rusconi), racconta del calciatore Vittorio Staccione.

Ma Staccione non è un calciatore qualunque, non perché abbia militato nel Cosenza, oltre che Torino e Fiorentina. Questo piccolo grande campione, infatti, appena trentunenne lascia il calcio per non chinare la testa davanti all’orrore che stava devastando il mondo. Una scelta coraggiosa che, purtroppo, si rivelerà fatale per la sua vita poiché in breve tempo lo condurrà nel terribile campo di sterminio di Mauthausen dove verrà ucciso dai nazisti.

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Il corso dei giorni, da ragazzo, cambiarono in meglio in un freddo pomeriggio d’inverno del 1915. Aveva da poco compiuto undici anni e stava giocando a pallone insieme ai suoi amici in un campo dissestato del quartiere operaio di Madonna di Campagna, quando venne notato da Enrico Bachmann, il mitico capitano del Torino.

In pochi anni, quell’umile ometto tutto corsa e sacrificio che di ruolo faceva il mediano, diventerà un elemento importante della compagine della sua città, fino alla conquista dello scudetto insieme a campioni assoluti come Libonatti, Baloncieri e Rossetti.

Ma alla passione per il calcio, Vittorio alternava anche quella per la politica. Le lotte sociali all’interno delle fabbriche e la povertà dilagante portarono il giovane e puro calciatore torinese a non chinare il capo di fronte a ogni genere di sopruso, specie negli anni in cui il fascismo iniziava a diventare sempre più presente nel nostro Paese.

Cosicché finirà nel mirino. Nel 1927 venne ingaggiato dall’ambiziosa Fiorentina del marchese Luigi Ridolfi, amico intimo del Duce, amato dai tifosi, ma ciò non gli impedirà di subire innumerevoli intimidazioni. Nel 1931, e per tre stagioni, giocherà con la maglia rossoblù del Cosenza calcio.

Il libro scritto da Francesco Veltri è un’appassionata indagine giornalistica che si mescola con la Storia, una pubblicazione arricchita da foto inedite fornite dalla famiglia Staccione per onorare il grande Vittorio con la collaborazione, in particolare, di Federico Molinaro, pronipote del calciatore. A rendergli omaggio anche Eraldo Pecci che del libro ha scritto la prefazione

Come vivere il momento secondo Maria Sharapova e Serena Williams

Alcune regole per eccellere secondo Maria Sharapova e Serena Williams.

Maria Sharapova

 Quando sei in una situazione competitiva e sei a terra, cosa fai o dici a te stessa?
“Mi prendo il mio tempo nel mezzo dei miei giochi di servizio. Cammino fino alla linea di fondo. Muovo le corde. Faccio un piccolo discorso di incoraggiamento, ed è molto automatico. Penso che sia più che altro mettere gli occhi sulle corde e avere questa ripetizione che non importa se ho vinto il punto o ho perso il punto. Sono su questo fiume che va dove deve arrivare, non importa quale roccia sia in mezzo, non importa quale tempesta sia in arrivo. L’acqua, alla fine, scenderà lungo il fiume. È un posto sicuro per me, perché nel tennis i momenti cambiano molto, proprio come nella vita. Un secondo, tutto è positivo, e subito dopo si ricevono cattive notizie. Vedo quelle corde, e vedo le mie dita che giocano con quelle corde, e penso di essere lì con la testa e di non essere eccessivamente eccitata o abbattuta. Ma di essere in questo stato mentale intermedio”.

Serena Williams

Il mio gioco è la mia tenacia mentale - “Non solo per poter giocare, per vincere, ma per poter riemergere quando sono a terra. Sia in campo che dopo dure sconfitte, per ritornare e continuare a lottare, è qualcosa che richiede molta tenacia”.

Allenarsi sotto pressione - Williams crede che il tennis sia “al 70% mentale”, per questo cerca di replicare le situazioni di gara durante le sessioni. Ad esempio: sotto 15 a 30 e secondo servizio. La simulazione competitiva è un metodo di allenamento molto efficace.

Restare nel momento - molti tennisti affogano sotto pressione e tendono a sciogliersi quando stanno perdendo. È importante rimanere lì, usando la nostra forza mentale per vincere. Si raggiunge questo obiettivo vivendo il momento: “Anche se stai attraversando un brutto momento della vita, non puoi affrettarti a superarlo all’istante. Devi vivere un momento alla volta. È lo stesso su un campo da tennis. Devi giocare un punto alla volta”. Vivi il qui e ora.

Dimentica gli errori - “Un’altra cosa che mi fa giocare male è se penso troppo alla mia ultima partita. Potrei averla vinta, ma non sono contento di come l’ho vinta … Se ti arrabbi davvero per gli errori, il miglior consiglio che mi sia mai stato dato è quello di dimenticarlo. Non puoi riavvolgere il tempo, non puoi cancellare quell’errore, ma puoi migliorare e non farlo in futuro”.

La mentalità vincente nel tennis tavolo

Nato a Huangshi City in Cina; il 54enne Chen Bin è l’allenatore personale di Ding Ning, campionessa olimpico e mondiale. Ecco le sue regole principali per essere un giocatore di tennis tavolo vincente.

Imparare dagli errori - Ding Ning è stata sconfitta da Feng Tianwei nella gara che ha visto la vittoria di tre a uno per Singapore. Coerentemente, Ding Ning ha dichiarato che la sconfitta a Mosca è stata uno dei motivi principali per cui è diventata campione del mondo a Rotterdam l’anno successivo.

Tenacia - “È sicuramente la sua perseveranza, la sua prestazione stabile e anche il suo coraggio nel provare nuove abilità e tecniche”.

“Il livello dei giocatori è molto diverso, le squadre asiatiche ed europee sono più forti, mentre quelle africane e dell’Oceania sono più deboli. La differenza principale sta nella comprensione che i giocatori hanno dello sport e della palla stessa, i giocatori più deboli sanno giocare, ma non sanno interpretare bene le partite, il tennis tavolo  non è solo colpire la palla sul tavolo, devi restituire la palla, devi avere la sensazione di come la palla viene verso di te, e visualizzare come la tua palla finirà sul tavolo dell’avversario quando la colpisci di nuovo”.

Preparazione pre-partita - “Ho fatto loro un discorso sulla preparazione pre-partita, che penso sia una parte importante della competizione”, ha detto Chen Bin. “Prima di una partita, l’allenatore e il giocatore devono essere ben preparati, tutto può succedere; i giocatori devono sapere come affrontare le diverse situazioni che potrebbero verificarsi. Bisogna pensare al “Piano B” o al “Piano C” per aiutare il proprio atleta a essere mentalmente preparato a tutti i tipi di scenari e difficoltà in campo”.

Mindset - C’è più della preparazione tecnica prima di una partita.

“La mentalità è fondamentale, la preparazione pre-partita e la mentalità dei giocatori in diverse situazioni in campo. i giocatori europei, hanno un buon fisico e una buona forza, ma non sanno come liberare questa forza nel loro gioco”.

Interview With Chen Bin – Coaches Grow Together With Their Players

Ibrahimovic: il Grinta

Cosa vuoi dire di più di quest’uomo? Ibrahimovic è la rappresentazione vivente della grinta. E’ il Grinta, il John Wayne del Milan. I giovani giocatori del Milan possono diventare adulti sotto la sua guida.

Zlatan Ibrahimovic celebrates after scoring the second goal in their away victory over Cagliari.