Archivio per la categoria 'Olimpiadi'

Perdere fa parte del gioco

Perdere fa parte del gioco in cui gli atleti sono coinvolti. Tutti lo sanno, pochi lo accettano. Si chiudono per la vergogna di non essere stati capaci di vincere una gara, per evitare di valutare con freddezza cosa dovranno fare la prossima gara.

Perdere viene vissuto come una ferita alla propria persona: “Allora vuol dire che nonostante mi alleni, poi non riesco a fare ciò che so fare”. In questo modo, non si sviluppa fiducia in se stessi e questa spiegazione della sconfitta continua a pesare anche nella gara successiva. La mente non è libera, non è concentrata sul presente ma è presa da vedere cosa succederà questa volta: “Sarò capace di fare quello che so fare oppure cadrò di nuovo negli stessi errori?”.

Si stabilisce un circolo vizioso che limita l’atleta e le sue prestazioni, perché questo atteggiamento negativo non gli permette di stare concentrato sul compito e si vive in attesa della catastrofe che a un certo punto arriverà.

E poi le giustificazioni: ero stanco, non ho dormito bene, sentivo il peso della responsabilità, tutti si aspettano che faccia bene, “Sì, potrei … però è difficile … in quei momenti non reagisco”.

C’è una consolidata abitudine a trovare degli alibi alle proprie prestazioni negative e non c’è l’umiltà di dire a se stessi “Ok , ho sbagliato questo e quello; bene la prossima volta voglio impegnarmi trovare le soluzioni a queste difficoltà”.

Le gare non sono una passeggiata di salute. Per gli atleti le gare sono delle prove estreme e chi è più capace ad affrontare le difficoltà che la situazione estrema propone, di solito è vincente.

Noi psicologi dello sport possiamo svolgere un ruolo importante nel determinare questa consapevolezza e nell’insegnare modi positivi di vivere queste situazioni estreme. Non è un problema sbagliare, è un fatto fisiologico perché vince chi sbaglia di meno. Commettere errori è parte della gara, anche chi vince commette errori. Probabilmente ne commette di meno e si fa influenzare meno dai propri errori.

Non si può non sbagliare: solo chi è presuntuoso può pensare diversamente. Si sbaglia e l’istante dopo si pensa adesso mi correggo in questo modo. Quante volte si deve fare in questo modo? Non lo so, dipende dalla durata della gara ma una cosa è certa:

“Non importa quante volte cadi ma quanto in fretta ti rialzi”.

Madre e 32 anni con l’obiettivo di rompere le barriere

‘I’m 32, I’m a mum and here I am breaking barriers’ says Fraser-Pryce after 100m winRisultati immagini per frasey-price doha

Salazar, Nike coach, è stato squalificato per doping

L’americano Alberto Salazar, controverso allenatore dell’atleta britannico Mo Farah fino al 2017 e di altri atleti impegnati ai Mondiali di Doha, è stato sospeso per quattro anni per “incitamento al doping”, ha annunciato l’Usada, l’agenzia antidoping americana. Salazar, 61 anni, è l’ideatore dell’Oregon Project, gruppo di allenamento di alto livello con base nel nord est degli Stati Uniti e finanziato dalla Nike, che accumula successi da diversi anni nel fondo e nel mezzo fondo. La superstar britannica Mo Farah, 4 volte campione olimpico e sei volte mondiale nei 5000 e 10000, ha fatto parte del gruppo fino al 2017 insieme all’americano Galen Rupp (doppia medaglia olimpica). Alberto Salazar, chiacchierato da diversi decenni per la sua capacità di giocare ai limiti del regolamento, ha negato tutte le accuse e annunciato il ricorso.

Guarda questo video: un’indagine educativa e informativa sul presunto doping nell’atletica leggera.Risultati immagini per salazar doping documentary

I 10 errori più comuni degli atleti

Lista degli errori più comuni commessi dagli atleti partendo dalle loro frasi
  1. la tecnica risolve ogni situazione di difficoltà
  2. basta allenarsi molte ore e se non bastano ne aggiungiamo altre
  3. è importante fare come dice l’allenatore
  4. ho fatto tutto quello che dovevo per essere pronto, ora vediamo come va
  5. l’avversario era troppo forte
  6. non è possibile che continui a commettere questi errori
  7. sono fatto così, dopo un po’ perdo la testa
  8. oggi non era proprio giornata, lo sapevo che sarebbe andata male
  9. quando faccio un errore stupido, mi arrabbio con me stesso e ne commetto un altro
  10. E’ andato tutto bene sino a quel momento, poi è stato un disastro

 

 

4 lezioni di vita da Roger Federer

Lezioni di vita per tutti gli atleti che vogliono avere successo nella loro carriera!

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4 life lessons from Roger Federer

10 buone ragioni per eseguire un respiro profondo

10 buone ragioni per imparare a eseguire un respiro profondo

  1. migliora l’autocontrollo nelle situazioni di stress
  2. migliora la gestione della fatica fisica e mentale
  3. prima azione da effettuare quando ci si vuole rilassare
  4. precede la visualizzazione di un’azione tecnica o di gara
  5. riduce la tensione mentale e stimola pensieri efficaci
  6. favorisce l’allungamento dei muscoli durante stretching
  7. riduce le risposte verbali impulsive
  8. facilita il recupero subito dopo un esercizio a elevata intensità
  9. consente di approfondire ulteriormente la concentrazione sul compito
  10. riduce l’attivazione pre-gara o in gara se necessario

 

Gli argomenti dei prossimi blog

Dopo una pausa nello scrivere per rigenerare le idee e riposarsi, questi sono i temi principali che vorrei presentare nei prossimi blog.

  1. Atleti longevi come continuare a gestire lo stress della necessità di vincere
  2. Ridurre al minimo necessario le proprie esigenze psicologiche e di vita quotidiana
  3. Chiamatela come volete, meditazione, mindfulness o concentrazione ma allenate la vostra mente quotidianamente
  4. Capire che il riscaldamento è un’occasione di allenamento mentale
  5. Il clima di squadra è decisivo per fornire prestazioni eccezionali
  6. Ogni singolo esercizio è espressione della condizione fisica, mentale e tecnica dell’atleta
  7. L’apprendimento di tecniche psicologiche è solo una piccola parte dell’allenamento mentale
  8. “Lo faccio perché mi piace” è alla base di ogni allenamento
  9. Bisogna imparare ad accettare lo stress e la fatica così come si accettano le stagioni
  10. Convincersi che si deve sbagliare per potere migliorarsi

Presentazione libro: Handbook of Embodied Cognition and Sport Psychology

Handbook of Embodied Cognition and Sport Psychology 

Massimiliano L. Cappuccio (Ed.)

Cambridge, MIT Press, 2018 

Questo lavoro fondamentale rappresenta la prima collaborazione sistematica tra scienziati cognitivi e psicologi dello sport che considera il rapporto mente-corpo dal punto di vista dell’abilità atletica e della pratica sportiva. Con ventisei capitoli di importanti ricercatori, il libro collega e integra i risultati di campi che vanno dalla filosofia della mente alla sociologia dello sport.

I capitoli mostrano non solo che lo sport può dire agli scienziati come funziona la mente umana ma anche che lo studio scientifico della mente umana può aiutare gli atleti ad avere successo. La ricerca in psicologia dello sport si è sempre focalizzata su temi, nozioni e modelli relativi alla Embodied Cognition e cioè lo studio di come i processi cognitivi dipendano dall’interazione tra la mente e il nostro corpo. Viceversa l’ Embodied Cognition, a sua volta, ha trovato una conferma sorprendente delle sue affermazioni teoriche nei resoconti psicologici delle prestazioni sportive e delle abilità sportive. La competenza atletica è infatti una forma legittima di intelligenza, che coinvolge competenze cognitive non meno sofisticate e complesse di quelle richieste dalla risoluzione dei problemi matematici.

Il testo, dopo aver presentato i concetti chiave necessari per applicare l’ Embodied Cognition alla psicologia dello sport, tratta: di come possono essere bloccate le competenze (la tendenza a soffocare sotto pressione); dell’acquisizione delle abilità sensomotorie e come l’allenamento è correlato allo sviluppo delle competenze cognitive; lo sviluppo del talento tra geni e apprendimento; la dimensione intersoggettiva e sociale delle abilità sportive, come avviene negli sport di squadra; la pratica sportiva nei diversi contesti culturali e sociali; la nozione di affordance e il suo significato per la psicologia ecologica e la teoria dell’ Embodied Cognition; e le capacità predittive della mente, che consentono l’anticipazione, la creatività, l’improvvisazione e l’immaginazione nello spettacolo sportivo.

Il libro verrà presentato in Italia, a Roma, il 28 maggio con la partecipazione del curatore, Massimiliano Cappuccio e degli autori italiani: Alberto Oliverio, Salvatore Maria Aglioti, Alberto Cei, Mirko Farina, Denis Francesconi, Mauro Maldonato e Shaun Gallagher

Migliore mindset = Più vittorie

G Sathiyan, top tennis table player, India, the rise of the new winning mindset

“Tragedy struck in November, 2015. While his game was flourishing, albeit at a slow pace, Sathiyan’s father left for the heavenly abode after losing his fight with cancer. His world came crashing down. His entire family was devastated. “The main thought that came in my mind was how could someone who led his life in such a disciplined manner (no smoking and drinking) be taken away under such cruel circumstances.”

Then started his paradigm shift. His gameplay involved ca­lculative moves and playing it sa­fe. In life also, he was averse to ch­ange and always adopted a safet­y-first approach, something he le­a­rnt from his father. But not any more.
“There was a total mindset change, not only towards my game but also in my daily life. I started taking more risks. My father’s death changed me as a person. I was always worried about the future. I was a person who was always calculative: what is going to come next, and if I do this, what will happen next.
“But I felt like when there’s no guarantee as to what’s going to happen tomorrow, what’s the point in calculating so much? If there is no guarantee for life, where is the guarantee for what is going to happen in sport?”
The diminutive paddler’s new nothing-to-lose attitude started pa­ying immediate dividends. He became the second Indian to win a ITTF World Tour event after annexing the 2016 Belgium Open.

Singapore Team, table tennis, the rise of a new winning mindset

It was an epic moment in the history of table tennis, the day when underdogs Singapore toppled mighty China to win the women’s team crown at the 2010 World Championships. It was almost unfathomable. How could Singapore, a tiny nation of five million people, upset China, the giants ofworld table tennis with its population of 1.35 billion?

“A lot of times, when we met them in the finals we lost 3-0, 3-1, but we kepttelling the Singapore players that one day we would beat them …. So, during the training, we kept drilling this into them – to have this mindset that we’re able to beat them …Tianwei was trailing in the first match but she was fighting for every point … when she won the match, it really gave a lot of confidence to Yuegu going into the second match.She had never beaten that China girl before … but suddenly they felt that the past doesn’t count, that although we have lost so many, many matches, it’s like a fresh start.”

Recensione Libro: La nostra casa è in fiamme

La nostra casa è in fiamme

Greta Thunberg, Svante Thunberg, Beata Ernman e Malena Ernman

Milano, Mondadori, pp.233, 2019

“Risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l’Homo Sapiens abbia mai dovuto affrontare. La soluzione principale, tuttavia, è così semplice che persino un bambino è in grado di capirla. Dobbiamo bloccare le emissioni di gas serra.

O lo facciamo, o non lo facciamo.

Voi dite che nella vita non c’è solo il bianco e il nero.

Ma è una bugia. Una bugia molto pericolosa.

O evitiamo un aumento della temperatura di 1,5 gradi, oppure no.

O evitiamo di innescare una reazione a catena irreversibile che sfuggirà a qualsiasi controllo umano, oppure no.

O scegliamo di voler esistere ancora come civiltà, oppure no.

E questo è bianco o neo.

Non ci sono zone grigie quando si parla di sopravvivenza.

Dobbiamo compiere una scelta.

Possiamo avviare un’azione trasformatrice che salvaguardi le condizioni di vita delle generazioni future.

Oppure possiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, e fallire.

La decisione spetta a voi, a me”(p.13-14).

Greta Thunberg ha parlato in questo modo ai grandi del mondo, a Davos nel gennaio 2019, convinta che “nessuno è troppo piccolo per fare la differenza”. Esprime con altrettanto chiarezza cosa si aspetta dagli adulti:

“Gli adulti continuano a dire: Dobbiamo dare speranza ai giovani.

Ma io non voglio la vostra speranza.

Non voglio che siate ottimisti.

Voglio che siate in preda al panico.

Voglio che proviate la paura che io provo ogni giorno.

E poi voglio che agiate.

Voglio che agiate come fareste in un’emergenza.

Voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme. Perché lo è” (p.15).

Il libro “La nostra casa è in fiamme” da cui questi brani sono presi è stato scritto dalla famiglia Thunberg, madre, padre e due figlie. Parla del dolore vissuto da questa famiglia, della scoperta dei disturbi gravi delle figlie e di come le vite di tutti abbiamo attraversato lunghi periodi di difficoltà a vivere la vita quotidiana e a trovare modi per affrontarli con azioni il cui l’effetto positivo non era certo. E’ un libro che parla nello stesso tempo di amore per la vita e di dolore e talvolta anche di rassegnazione di fronte alla continua frustrazione di trovare soluzioni accettabili per risolvere i problemi legati all’alimentazione, alla perdita costante di peso, al mutismo e alla disperazione che emergono da una quotidianità per tutti psicologicamente devastante. La scrittura è stata per la famiglia un aiuto, non avrebbero dovuto scriverlo, afferma la mamma, scrivere di quanto sono stati da schifo così come il pianeta è da schifo, però sono stati costretti a raccontare la loro vita: “Ed è ora che tutti noi cominciamo a parlare di come stiamo. Dobbiamo iniziare a dire come stanno le cose” (p.97).

Nel libro ci viene spesso ricordato che abbiamo separato la cultura dalla natura, mettendo al primo posto l’apparenza; dall’uso smodato dell’aria condizionata, alle centinaia di negozi nei centri commerciali alla distruzione dei mari, delle foreste e dei ghiacciai.

E’ un atto di accusa contro noi, adulti, che abbiamo creato una società in cui chi pensa in modo differente non trova spazio per cambiare questa mentalità distruttiva. “O vengono bullizzati o si chiudono in casa. Oppure devono andare come me in scuole speciali dove non ci sono insegnanti” (p.162).

Lo “sciopero della scuola per il clima” di una solitaria e giovanissima studentessa davanti al parlamento svedese è diventato un messaggio globale che ha coinvolto in tutta Europa centinaia di migliaia di ragazzi che seguono il suo esempio in occasione dei #Fridaysforfuture. E’ il modo per attivare i media e coloro che possono influenzare le politiche globali a prendere finalmente sul serio questo tema, che è il problema della nostra civiltà e dalla cui soluzione dipenderà il futuro della terra.

Greta ha dato inizio a una rivoluzione che sembra diffondersi sempre più tra i giovani, una battaglia da combattere per ridare un futuro alle nuove generazioni che viene sottratto al ritmo di 100 milioni di barili di petrolio consumati ogni giorno. Quello di Greta è il grido di aiuto dei giovani che vogliono convincerci a fare qualcosa per salvare il pianeta prima del raggiungimento del punto di non ritorno.