Archivio per la categoria 'Olimpiadi'

Rilassamento, yoga, meditazione, mindfulness

Rilassamento, yoga, meditazione, mindfulness

fate come volete ma fate qualcosa

Risultati immagini per yoga day 2017

Recensione: Ai vostri posti: Il mondo, lo sport, le Olimpiadi. I campioni che hanno vinto e quelli che non ce l’hanno fatta

Ai vostri posti

Il mondo, lo sport, le Olimpiadi. I campioni che hanno vinto e quelli che non ce l’hanno fatta

Valerio Piccioni, Gianni Bondini, Ivano Maiorella e Nicola Sbetti (a cura di)

Edizioni BookLab, 178 pagine a colori

Il libro si può richiedere a:

Ufficio stampa e comunicazione UISP, email: uisp@uisp.it  tel. 06-43984305.

Questo libro pubblicato nel 2016 in occasione dell’anno olimpico  contiene le biografie di una cinquantina di campioni di sport e di umanità, che hanno lasciato il segno pur non avendo necessariamente conquistato la medaglia d’oro. La pubblicazione è realizzata da La Corsa di Miguel e da Uisp.

L’anno olimpico è l’occasione per rileggere i Giochi attraverso la lente del valore sociale dello sport. Partendo dalle storie dei campioni che hanno vinto pur non essendo arrivati primi, delle donne che si sono fatte largo in un mondo storicamente maschile e maschilista, degli atleti simbolo della lunga marcia dei diritti, delle pari opportunità, dell’antirazzismo. “Ecco i pifferai magici di questa storia: spesso sono i vincitori è inevitabile ma a volte possono essere anche degli sconfitti – scrive Valerio Piccioni, giornalista, in apertura del libro – non ci aspetta una sola storia, capace di dire tutto a tutti. Piuttosto delle storie, da scoprire o da riscoprire, che meritano di essere raccontate e che ci aiutano a capire il mondo”. L’’indice del libro è molto articolato ed è stato suddiviso in capitoli, ognuno dei quali evoca suggestioni che lo fanno leggere d’un fiato.

“Guerra e Pace” dove si parla fra tanto altro della rivalità e amicizia che non piacque a Hitler fra l’americano Owens e il tedesco Long, oppure della storia di Zatopek fra vittorie e carri armati russi, o di Settembre nero e le Olimpiadi Monaco. “Sconfitti o Vincitori?” da Dorando Pietri e l’Olimpiade persa a Ron Clarke, il campione Keniano a cui fu detto che non avrebbe mai potuto correre.”Quelle sfide olimpiche professoresse di storia” da Tito batte Stalin su un campo di calcio nel 1952, a la rivolta ungherese e la pallanuoto, a USA-Cuba di baseball alle Olimpiadi di Atlanta.

Sono 13 capitoli che mostrano come storia, sport, società e cultura costituiscano un rapporto inscindibile. E’ un libro per tutti, per chi ama lo sport e vuole capirne il significato profondo, oltre le mode dominanti, ma è anche un libro per coloro che pensano che lo sport sia un semplice esercizio fisico, senza comprenderne il valore per lo sviluppo dell’essere umano. Infine, è un libro in cui si mostra che lo sport è espressione della cultura nella quale siamo immersi e talvolta esprime, come in tutte le forme di abuso sportivo che conosciamo, i valori peggiori della nostra società. Per questo lo sport va difeso, per diffondere il suo ruolo costruttivo nello sviluppo della cultura nella quale viviamo. “Ai vostri posti” fornisce proprio questo contributo e l’unico rammarico è che non abbia trovato un tipo di diffusione più ampio come invece meriterebbe.

 

 

 

Le principali competenze degli atleti vincenti

Le competenze psicologico che un atleta deve dimostrare in gara e in allenamento sono spesso difficili da elencare perché si rischia di fare una lista senza fine, che quando diventa troppo ampia perde la sua utilità poiché non si sa più da dove cominciare e cosa serve realmente nei momenti più importanti di una gara. Ciò nonostante oggi vorrei provare a elencare le abilità che dal mio punto di vista rappresentano una pietra miliare nella vita sportiva di un atleta.

  • Auto-controllo – vuol dire sapere quali sono i comportamenti da metter in atto nelle varie situazioni sportive e che bisogna sapere gestire per soddisfare le richieste di gara. L’auto-controllo richiede il rispetto dell’avversario e nel contempo l’abilità a indirizzare se stessi e la propria aggressività per oltrepassare le difficoltà poste dalla gara e dall’avversario, con l’obiettivo di fornire la migliore prestazione di cui si è capaci.
  • Prontezza all’azione – l’atleta è una persona che agisce e quindi deve essere pronto a calciare una palla, a tirare un colpo, a mettere una botta, a correre a un ritmo preciso, ad anticipare gli avversari, a iniziare piuttosto che concludere in modo efficace una gara e così via. La prontezza si manifesta quindi in un elevato livello di consapevolezza situazionale: bisogna sapere cosa fare in un determinato momento e farlo nel modo migliore.
  • Tenacia e resilienza – non mi è chiara la distinzione fra questi due concetti psicologici, ma ritengo che un atleta debba continuare a fare del suo meglio anche quando è stanco, quando tutto sembra perduto, nei momenti decisivi, quando manca poco alla fine di una gara, quando si sente confuso ma sa che ha preparato un piano per quei momenti.
  • Attenzione – Robert Nideffer ha detto che l’attenzione è l’unica cosa che conta nei momenti decisivi, sono d’accordo e per questa ragione la considero come quell’abilità che mette in grado l’atleta di sapere dove indirizzare il proprio impegno mentale. Bisogna sapere a cosa prestare attenzione, sapere quando servirsi di uno stile attentivo rivolto in modo ampio verso l’ambiente piuttosto che invece averne uno più ristretto e focalizzato su pochissimi fattori esterni. Senza un’attenzione adeguata non si è in grado di comprendere cosa sta per accadere e di muoversi anticipatamente.
  • Ottimismo – La spiegazione delle prestazioni sportive è un fattore importante poiché determina l’aspettativa in relazione a quelle future. Gli esseri umani sono spesso impegnati a spiegarsi i propri risultati positivi e negativi. E’ pertanto fondamentale che un atleta abbia una percezione ottimista delle proprie prestazioni, poiché se si spiegano i risultati positivi in termini di fortuna o mancanza di avversari competenti, difficilmente si potrà migliorare e acquisire una mentalità vincente.

Fare come a Manchester per vincere la paura del terrorismo

I fatti di queste ultime settimane ci spingono ad avere paura di andare a una manifestazione pubblica o di fare un viaggio a Londra ma la risposta non deve essere quella di chiudersi dentro casa ma di fare come a Manchester, di nuovo 50.000 persone insieme a dire che abbiamo fiducia e crediamo nella libertà. Viviamo in un presente dilatato su base planetaria. Qualsiasi cosa accada  in qualche parte del mondo lo sappiamo subito, dalle bombe a Kabul, ai morti di Londra sino al panico della folla di Torino. Sono storie diverse ma collegate tramite le informazioni di cui siamo costantemente e in tempo reale soverchiati. Questo vortice continuo di notizie ha reso più piccolo il mondo nella nostra percezione, perché questa condivisione immediata riduce le distanze geografiche e ci stimola a sentirci in pericolo. Gli attentati vogliono raggiungere questo obiettivo colpendo il nostro stile di vita, dalla libertà di uscire, andare ai concerti, divertirsi, andare a una partita o vederla in un piazza. La velocità dell’informazione è un’arma ulteriore di cui si servono i terroristi, poichè  sappiamo tutto l’istante dopo che è accaduto, senza essere stati preparati a mitigarne il contraccolpo sulla nostra mente. Per non sentirci schiacciati dal peso di queste notizie e dall’insicurezza che possono generare, dobbiamo allora imparare a rassicurare noi stessi e chi ci vive accanto. Non c’è, infatti, un modo preconfezionato di rispondere a queste tragedie e alle paure che ci sollecitano, dobbiamo continuare a fare quello cha abbiamo sempre fatto. Lo sport e la musica possono aiutare, perché sono condivisione di una passione e soddisfano nel profondo la voglia di stare insieme, di sentirsi uniti. Rappresentano, quindi, un antidoto a quella tensione inespressa vissuta sotto pelle, che si accumula ogni giorno se non viene sciolta nella pratica d’interessi che uniscono, che fanno provare emozioni condivise e che arricchiscono la nostra esistenza. Dobbiamo continuare a diffondere la cultura in tutte le sue forme da quella sportiva a quella musicale a quella artistica. Come singole persone siamo i depositari della nostra cultura che si deve poter manifestare in libertà, non dimentichiamocelo quando penseremo se andare a una partita, se partecipare a una gara podistica o permettere ai nostri figli di andare a un concerto.

Sei disposto a sbagliare?

A qualsiasi età possiamo scegliere di cambiare

Si può sempre ricominciare

a patto di essere disposti a sbagliare.

10 domande per capire la componente psicologica degli sport

10 domande per capire la componente psicologica degli sport

  1. Qual è la parte mentale del riscaldamento?
  2. Come ci si mette nella condizione pre-gara o pre-allenamento ottimale?
  3. Come si effettua la ripetizione mentale prima di un esercizio?
  4. Quali sono gli aspetti mentali della preparazione fisica?
  5. Come essere consapevoli che ci si sta allenando solo per eseguire i compiti di una seduta?
  6. Come riconoscere l’intensità mentale in allenamento e gara?
  7. Quali sono le richieste attentive dei vari sport?
  8. Come reagire immediatamente a un errore in modo costruttivo?
  9. Come utilizzare le pause tra le prove per recuperare non solo fisicamente ma anche mentalmente?
  10. Come sviluppare la consapevolezza situazionale?

 

 

Ottimista o pessimista?

L’ottimista accetta gli eventi stressanti,

imparando qualcosa da queste situazioni

mentre

il pessimista non affronta le situazioni che possono essere fonte di stress

e mostra una ridotta consapevolezza dei problemi

Risultati immagini per optimist pessimist

Cos’è l’eccellenza

 ECCELLENZA

10% Talento & 90% Sudore

Risultati immagini per gladiator fighting movie

Giusto per ricordarlo a chi l’avesse dimenticato per un momento 

Chi è competitivo

“Portare a termine qualcosa di difficile. Padroneggiare, manipolare o organizzare oggetti fisici, esseri umani o idee. Farlo il più rapidamente e autonomamente possibile. Andare oltre gli ostacoli e mantenere elevati standard. Eccellere per se stessi. Rivaleggiare e superare gli altri. Incrementare la consapevolezza attraverso l’osservazione delle proprie esperienze di successo frutto del proprio talento.” L’ha scritto H.A. Murray nel 1938.

Queste parole le dedico agli atleti che hanno iniziato un nuovo quadriennio olimpico, che possano trovare il loro posto nel mondo dello sport.

Auguri e che la vostra tenacia e dedizione vi siano sempre amiche.

 

 

30 anni dalla pubblicazione di Mental Training

30 anni fa usciva il mio primo libro di psicologia dello sport. Mental Training illustra un programma di preparazione psicologica organizzato su 8 settimane. Come scrisse nel 1992 John Salmela in The World Sport Psychology Sourcebook: “Mental Training is an original initiative that resembles many of the North American applied sport psychology “how-to” books”. Il libro, infatti, si rivolge agli atleti con l’intenzione di fornire schede per la valutazione di alcune abilità psicologiche di base e del loro comportamento agonistico e d’insegnare competenze mentali relative al goal setting, al rilassamento, all’allenamento ideomotorio e alla concentrazione. E’ un libro pratico e utile anche agli psicologi che vogliono avvicinarsi al mondo sportivo agonistico, fornendo un sistema che permette di programmare il proprio intervento attraverso compiti e abilità da sviluppare settimanalmente. E’ un libro che si basa sulle mie esperienze svolte negli anni precedenti con squadre di pallavolo di club e nazionali. In quegli anni era già presente una letteratura scientifica relativamente vasta in cui si evinceva l’efficacia del mental training per gli atleti di alto livello. In quello che si può considerare il migliore libro di psicologia di quel periodo, Psychological Foundations of Sport a cura di John Silva e Robert Weinberg (1984),  vi era una parte del libro (5 capitoli) centrata sui temi connessi alla gestione dello stress agonistico. Pertanto non fu difficile trovare un fondamento scientifico al programma che avevo sviluppato. Inoltre, in relazione alle durata del programma di 8 settimana, decisi di fare questa scelta poiché Richard Suinn, che per primo aveva introdotto nel 1971 nello sci alpino americano, un programma di gestione dell’ansia agonistica attraverso l’integrazione del rilassamento con l’allenamento ideomotorio (che lui chiamava: ripetizione  visivo-motoria del comportamento) basato su 10 incontri, come fosse una psicoterapia breve. Pensai che fosse necessario un periodo più lungo e mi orientai su un periodo di due mesi

Risultati immagini per mental training alberto cei