Gianni Mura ha scritto che lavoro, umiltà, sudore e sacrificio sono state le caratteristiche della Juventus, che quest’anno ha vinto per la seconda volta consecutiva il campionato. Ha ragione, infatti, non ci sono segreti particolari per sapere cosa fare per vincere. Da psicologo so che concentrazione, combattività, tenacia e senso del gruppo sono le dimensioni psicologiche che bisogna sviluppare e mantenere. E ciò avviene solo quando gli aspetti sottolineati da Mura sono parte quotidiana dell’impegno dei giocatori come singoli e come gruppo. Questa impostazione spiega perchè ad un allenatore non basta essere solo un bravo tecnico ma deve essere anche un condottiero, che insegna alla squadra a gareggiare per vincere; a entrare in campo con la disposizione a lottare per imporre agli avversari la propria mentalità.
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Bayern-Juventus 2-0. La differenza è stata nella prontezza, velocità, pressing, rapidità, convinzione nei contrasti, pressing continuo su ogni giocatore avversario da parte del Bayern. Sono abilità tecniche o mentali o un misto di ambedue?
Inter e Juventus ambedue vogliono vincere questa partita, non solo perchè è considerato il derby d’Italia ma per altre ragioni ben più importanti. Stramaccioni vuole vincere per confermarsi sulla panchina dell’Inter e i giocatori perchè sanno che vincerla darebbe un significato molto più positivo al loro campionato. Conte vuole vincere per continuare a mantenere una forte pressione sugli avversari e per incrementare nella squadra la convinzione di essere veramente in grado di raggiungere qualsiasi successo quando si gioca con rabbia e determinazione. E’ veramente la partita della motivazione, dove vincerà chi avrà più voglia di dare il massimo sino a quando l’arbitro fischierà la fine dell’incontro. Ognuno cerca l’impresa, ovviamente per i tre punti, ma soprattutto per dimostrare a se stessi che si è i più forti.
Per la Juventus era una delle tante partite da vincere per continuare a restare in cima alla classifica, mentre per la Roma era la partita della disperazione e non poteva perderla. La Roma ha vinto 1-0 contro la Juve. Parzialmente appannata dalla fatica della partita di pochi giorni fa contro il Celtic, la Juve non ha giocato con la determinazione di chi vuole vincere, infatti la partita è stata abbastanza noiosa. I gioctori sono sembrati appagati dal risultato positivo contro il Celtic e hanno giocato nella speranza che non succedesse niente e che una punizione di Pirlo potesse risolvere la partita. Non è stato così e ha dato alla Roma la possibilità di risorgere. A questo punto bisogna aspettare i risultati delle altre partite, per sapere se il Napoli saprà giocare con la convinzione necessaria di chi sa che può portarsi a soli 2 punti dalla Juve o se questa idea, invece, paralizzerà il cervello della squadra, facendogli perdere questa occasione.
“E’ rigore quando arbitro fischia” diceva Boskov e con umorismo chiudeva sul nascere la polemica che spesso sorge in relazione alle decisioni arbitrali (it.wikipedia.org/wiki/Vujadin_Boškov). Alla Juvenus è stato negato un rigore al 93° nella partita contro il Genoa ma la reazione di Conte e di alcuni giocatori contro l’arbitro è da condannare. Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha detto che non ci si può comportare da Lord di fronte a errori così evidenti e che danneggiano la squadra. Vorrei sapere quand’è allora che ci si deve comportare da Lord, qual è la scala di comportamenti per cui a un certo punto il Lord esce di scena e entra il bullo. Si ha questo comportamento quando si vuole intimidire il giudice di gara e lanciare nel contempo un’avvertimento al settore arbitrale. Ma il comportamento di Conte è stato analogo a un fallo di reazione di un giocatore e va ugualmente sanzionato. La Juventus ha naturalmente il diritto di esprimere le sue ragioni in relazione ai fatti avvenuti durante la partita, chiedere spiegazioni e più chiarezza in relazione a regole che appaiono ambigue. Questo non vuole dire accettare passivamente quanto accade ma agire nel rispetto delle regole. Altrimenti sembra ferma alla cultura dominante nel calcio italiano secondo cui “prima mena e ragiona solo se sei costretto”.
Il campionato di calcio è fatto di tante partite e il risultato di una domenica non stabilisce di certo chi lo vincerà. E’ altrettanto vero però che vi sono giornate che hanno più significato di altre e i risultati di queste partite determinano un vantaggio non solo definito in termini di punti vinti o persi ma che hanno anche un forte impatto psicologico. E’ il caso di questo turno di campionato in cui la Juventus doveva dimostrare di non essere in crisi e vincere una partita in modo convincente, mentre Il Napoli e e la Lazio, le dirette inseguitrici a soli tre punti, dovevano dimostrare a loro volta di avere acquisito quella maturità psicologica che le consentiva di vincere per continuare a tenere elevata la pressione sulla Juventus e per dimostrare a se stesse di essere in grado di mantenere il ritmo che serve per restare in vetta. Ebbene la Juve c’è riuscita mentre le altre due hanno mancato l’obiettivo. La differenza tra dominare e pareggiare è fatta di episodi, ma ciò che conta è la consapevolezza di dovere mantenere la concentrazione e la combattività sempre a un livello elevato. Queste caratteristiche sono mancate al Napoli e alla Lazio che devono ancora crescere sotto questo punto di vista.
Quanto è successo domenica alla Juventus, e cioè perdere una partita essendo in vantaggio di una rete, contro un avversario meno forte e che giocava in 10 è spiegabile se si prende in esame le caratteristiche che determinano la volontà di competere per vincere. Sono tre i fattori che la costituiscono:
- desiderio di avere successo – è la spinta a volere dare il meglio di sé come squadra
- probabilità di avere successo – valutazione della squadra della possibilià di vincere
- valore incentivo del successo – valutazione di quanto sia importante vincere
Nel calcio le prestazioni sportive di alto livello si sviluppano lungo due strade, una perdente e una vincente, riguardano il subire il gioco degli avversari o imporre il proprio. Juventus- Inter ha seguito lo stesso schema, all’inizio la Juventus ha imposto il proprio gioco per 10 minuti, poi in prevalenza ha dominato l’Inter. Se ha questo si aggiungono il nervosismo non controllato di Lichsteiner, le corse egoistiche di Giovinco, la pressione degli attaccanti dell’Inter sui difensori e non viceversa, si può capire perché la Juventus abbia perso.
Intervista su Tuttosport:
“E’ un errore pensare che si possa avere lo stesso atteggiamento, quale che sia la competizione. E la pressione agonistica non è determinata solo dagli avversari ma anche dall’ambiente, dal contesto, dalle aspettative. Per la Juventus, ad esempio, è stato più “semplice” affrontare il Chelsea, in un match in cui aveva poco da perdere, che il Nordsjaelland. Se sai di avere a disposizione un solo risultato buono, entri in campo con uno stato d’animo differente”.
“In casi come questi l’assenza dell’allenatore pesa. La presenza di Conte, con il suo approccio da condottiero, sarebbe di grande aiuto. Un aiuto di cui in campionato non c’è più bisogno, non se ne sente la necessità, ma che in Champions può fare la differenza”.
La sindrome da pareggite c’è già. Ora non si può far altro che far leva sull’orgoglio della squadra”.
Nel match tra Juve e Roma di pochi giorni fa, la prima ha schiacciato l’altra per determinazione e voglia di vincere. Nella successiva partita con il Genoa la Roma è andata subito in svantaggio di due goal, sempre per la scarsa determinazione dei suoi calciatori. Poi il suo capitano, Totti, ha fatto un goal e l’atteggiamento in campo è mutato, tanto da vincere 4-2.
Ieri in Champions League, la Juventus ha affrontato la squadra danese, evidentemente inferiore, ma che è invece è andata in vantaggio e solo nella seconda parte della partita la Juventus è riuscita a pareggiare.
La Juve che in campionato fa la parte del leone, in Europa non riesce a riproporsi con lo stesso atteggiamento. La Roma dimostra di dovere prendere due schiaffi prima di iniziare a giocare così come sa. Per ambedue è una questione di convinzione: la Juve non la dimostra all’estero e la Roma non la dimostra nella prima parte della partita. Questo è il loro compito per l’immediato futuro: giocare con convinzione indipendentemente dal tipo di competizione (campionato o Champions League) o dalla fase della partita (inizio o periodi successivi).

