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La differenza mentalità fra Napoli e Juve

Conoscere  la mentalità di un collettivo permette di prevedere come una squadra reagirà di fronte a situazioni emotivamente intense. In questo campionato di calcio il Napoli e la Juventus rappresentano i due estremi di un continuum in cui successo e coesione di squadra sono opposte a insuccesso e mancanza di coesione.  Chi volesse comprendere le ragioni di queste differenze fra le squadre dovrebbe analizzare i fattori seguenti:

  • La qualità organizzativa della Società di calcio – Il sistema organizzativo consiste nell’insieme delle strategie  e strutture organizzative, nel sistema decisionale, nel sistema di programmazione e controllo, nello stile di leadership, cultura, clima e valori. Migliore è l’efficienza e l’efficacia della qualità organizzativa, migliore sarà la capacità della squadra e dell’allenatore di giocare con una mentalità vincente.
  • La qualità dell’immagine della Società di calcio – Si riferisce alla soddisfazione dei bisogni di appartenenza e d’identificazione della squadra e dei suoi stakeholder. Questa dimensione riguarda in prevalenza, l’autorevolezza della leadership societaria, la sua credibilità, la personalità e la competenza professionale delle sue figure chiave, i risultati e il prestigio conquistati nel tempo.
  • Gli obiettivi della squadra -  Si riferisce agli obiettivi della stagione in corso (vincere il campionato, classificarsi tra le prime quattro, restare in Serie A) sono obiettivi di risultato. Vi sono poi  anche  obiettivi di  prestazione (raggiungere un determinato standard prestativo individuale e collettivo) e obiettivi di processo (centrati sul miglioramento di singole abilità tecnico-tattiche, psicologiche e fisiche). Riguarda, inoltre, lo sviluppo di una mentalità di squadra che sia in grado di darsi in campo nuovi obiettivi in relazione alle diverse fasi di gioco di una partita. Comporta il sapere servirsi a proprio favore dei momenti positivi di un match, così come richiede la presenza di un piano pre-ordinato per affrontare le fasi di gioco negative o di maggior tensione agonistica.
  • La qualità tecnico-tattica della squadra – Si riferisce al bagaglio di competenze calcistiche e alla loro integrazione nel gioco di squadra, che determina molto di più della semplice somma delle qualità dei singoli calciatori.     Maggiore è la competenza tecnico-tattica della squadra associata  a un grado ottimale di preparazione fisica, maggiore è la probabilità che la squadra sappia affrontare le diverse fasi anche emotive della partita.
  • L’efficacia collettiva – Si esprime attraverso prestazioni che sono superiori a quelle che ognuno potrebbe fornire singolarmente.  La qualità tecnico-tattica è parte dell’efficacia collettiva; la coesione e la convinzione si riferiscono ai suoi aspetti relazionali e cognitivo-sociali. Quindi la domanda che bisogna porsi è la seguente: “In che modo i calciatori devono interagire in campo allo scopo di mostrarsi uniti e fiduciosi delle proprie competenze di squadra?” Napoleone era solito dire di vincere le sue battaglie anche con i sogni dei suoi soldati, questa frase è una metafora efficace di cosa si debba intendere per efficacia collettiva.
  • L’orientamento motivazionale dei calciatori – I calciatori e la squadra nel suo complesso devono manifestare una mentalità orientata alla crescita. Un esempio di applicazione al calcio di questo concetto può riguardare l’acquisto di un calciatore. Generalmente questo avviene sulla base del bagaglio tecnico e tattico, si ritiene così che un giocatore che fornisce ottime prestazioni in una squadra manifesterà la stessa efficacia anche in un’altra. In molti casi, questo fenomeno non si è ripetuto e ciò è probabilmente da attribuire a questa concezione statica della mentalità, che non tiene conto delle diverse condizioni che vi sono tra un club e l’altro e come queste influenzano l’adattamento del calciatore e di conseguenza la qualità delle sue prestazioni.

Juventus: il fallimento del progetto della dirigenza

La Juventus attuale diventerà un caso di studio. Servirà spiegare come si può passare dal vincere 10 scudetti consecutivi, essere finalista in Champions League alla situazione di oggi in cui la squadra non riesce più a vincere una partita.

Il piano strategico sviluppato dal dopo Allegri degli scudetti consecutivi è stato evidentemente sbagliato. I propositi erano di cambiare l’atteggiamento della squadra verso una formazione più propositiva e più simile a quello dell’élite europea. Non si è affrontata però la questione in modo razionale e sistematico. Capisco che non sia semplice ma lo si deve pretendere da professionisti che guadagnano milioni di euro per svolgere questo lavoro. Chi è stato il manager del progetto e quali erano le sue proiezioni a 3 anni in base all’impostazione di questo cambiamento?

I giocatori sono, a mio avviso, l’ultimo problema. Il primo dovrebbe essere come valorizziamo le risorse che la società mette a disposizione per questo cambiamento? Quanto tempo daremo all’allenatore che verrà di guidarlo? Quali sono gli errori che dovremo evitare sin da subito? Cosa potrebbe andare storto e per quali cause?

Sono convinto che questi passaggi siano stato saltati e che le risposte della società siano state dominate dalla paura di non raggiungere i risultati previsti e di trovare di volta in volta il capro espiatorio. Di questo un’azienda fallisce.

I problemi della Juventus

Il problema della Juventus è quello della continuità del gioco e dell’incapacità di uscire dalla insicurezze determinate dalla ridotta qualità di alcuni giocatori. Il DNA della Juventus è di giocare per vincere le competizioni a cui partecipa, partire dalle singole partite. Non solo il passato ma anche la storia recente dei 10 scudetti consecutivi ne sono la dimostrazione.

Nelle squadre vincenti quando vi sono dei problemi di mancanza d’impegno o emergono timori, avviene di solito che i giocatori più rappresentativi parlano nello spogliatoio o l’allenatore stesso e questi problemi si risolvono poiché si fa leva sull’orgoglio, il desiderio di vincere e la volontà di dimostrare che si è superiori a queste difficoltà. Questo è ciò che non avviene attualmente nella Juventus, poiché è una squadra quasi del tutto priva di campioni e dove molti dei titolari non hanno mai vinto niente.

A sua volta di Allegri è stato abituato a lavorare con giocatori con cui era facile parlare, spiegare cosa ci si aspettava e questi lo mettevano in atto. Avendo ora la Juventus giocatori che non sono abituati a vincere ma ne sentono l’obbligo vestendo questa maglia, il blocco mentale e l’insicurezza si manifestano in quanto è troppo ampia la forbice tra come loro si valutano e le aspettative.

Lo stile di leadership di Allegri non è sintonizzato a guidare un gruppo, privo di leader, che parte bene in partita ma poi si spegne. La ragione è che chi guida gruppi eccellenti ha difficoltà a guidare squadre che invece ripetitivamente perdono. E’ un tema interessante questo con cui mi sono confrontato quando sono passato da lavorare con atleti vincenti ad atleti che non avevano questa mentalità.

Il tema è aperto.

La crisi di Juve e Inter

La crisi di una squadra si manifesta quando problemi di gioco e una ridotta coesione collettiva fra calciatori e allenatore si saldano insieme. Questo ha determinato l’ennesima pessima prestazione della Juventus con il Monza e la terza sconfitta dell’Inter in campionato.

Se il gioco subisce l’influenza negativa derivata dagli infortuni, dall’inserimento di nuovi acquisti, dall’appannamento dello stato di forma di qualche titolare la squadra non può produrre il gioco che vorrebbe. In queste situazioni ciò che deve sostenere il team è la coesione, l’unità d’intenti, il lavoro collettivo. In pratica, i calciatori devono interagire in campo allo scopo di mostrarsi uniti e fiduciosi delle proprie competenze di squadra anche se in quella fase non sono ottimali.  Napoleone era solito dire che vinceva le sue battaglie anche con i sogni dei suoi soldati e questa frase è una metafora efficace di cosa si debba intendere per efficacia collettiva.

Questa mentalità deve essere favorita dai comportamenti e dalle dichiarazioni dell’allenatore, che consapevole dei limiti del gioco, deve agire per suscitare la forza psicologica dei calciatori come squadra. Come dice bene Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica” nel ruolo dell’allenatore di una squadra in crisi: Perciò… o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente”.

La  mia impressione è che Allegri e Inzaghi pensino troppo agli schemi, al gioco e meno a rendere propositivi i singoli e la squadra. La motivazione ad aiutarsi, a uscire dalle situazioni difficili e a volere andare avanti insieme, viene prima del gioco. Non ci si può nascondere dietro il pensiero, secondo cui perché i calciatori sono professionisti molto ben pagati dovrebbero sempre esprimersi al massimo o sapere come comportarsi nei momenti di nervosismo o di depressione. Non si può affermare come ha detto Allegri in relazione al percorso in Champions che la partita decisiva sarebbe stata quella in casa con il Benfica, vuol dire buttare sabbia nei delicati ingranaggi di una squadra. O restare perplessi, come ha detto Inzaghi, dopo la partita con l’Udinese. Sembrano avere perso la consapevolezza della condizione psicologica della squadra e dei singoli. Non sono i moduli di gioco di per se stessi a fare grande una squadra ma come questi sono interpretati. Come per un attore non è sufficiente avere imparato la parte a memoria, il suo successo dipenderà da come interpreterà il suo ruolo. Interpretare implica un forte coinvolgimento psicologico. E’ su questo che devono lavorare gli allenatori e, magari, potrebbero anche rendersi conto che lavorare con uno psicologo dello sport potrebbe essere loro di aiuto.

Juventus-Inter

Cosa dice questa partita.

  • Si possono fare 14 vs 3 tiri ma non fare goal mentre un pestone all’ultimo minuto decreta un rigore che porta in vantaggio chi si era principalmente difeso sino a quel momento.
  • 5 minuti per tirare un rigore. Recupero finale 1° tempo di 10 minuti.
  • Il goal è un evento raro e quindi subirlo ha un effetto sull’umore della squadra.
  • Chi segna anche se in modo immeritato acquisisce subito più fiducia e sfida di più l’avversario.
  • Il calcio è l’unico sport di squadra dove si può giocare anche molto bene rispetto all’avversario e perdere. Questo non succede nel basket e volley.
  • Difficile comprendere le decisioni dell’arbitro: un giocatore da terra tiene un altro per la gamba impedendogli di muoversi e non viene ammonito.
  • Livello assoluto di agonismo tra le due squadre.
  • Vince chi ha fatto in modo sufficiente ma con continuità e solidità.
  • Si conferma che nel calcio quando sprechi troppe occasioni da goal, rischi di perdere per un episodio a favore della squadra avversaria.

 

 

 

Juventus: una partita di adrenalina e ambizione

Massimiliano Allegri dice che alla Juventus per vincere stasera contro il Villa Real servono adrenalina, divertimento e ambizione.

Detto in altre parole, afferma la necessità di motivazione, piacere della sfida e intensità emotiva e di gioco.

Infatti, il controllo e la qualità delle azioni in campo si basa su questo mix emotivo guidato dalla ragione. Giocare una partita con questo approccio mentale non è facile e richiede che l’ambizione (motivazione) continui a essere elevata indipendentemente dal risultato. la squadra deve sapersi dare delle istruzioni se trovandosi in vantaggio tenderà a ridurre l’adrenalina, per difendere il risultato, giocando così per non perdere e non per vincere. L’adrenalina e quindi le emozioni va comunque gestita per evitare che porti a giocare senza pensare. Un problema quest’ultimo che la Juventus ha mostrato di meno mentre con più frequenza è caduta nel primo caso. Quello in cui rallentando il gioco passa da un atteggiamento orientato a vincere a uno centrato sulla difesa del risultato positivo.

Vedremo cosa succederà.

Gratitudine e solidarietà: non è banale

Gratitudine e solidarietà sono due valori assolutamente non banali, anzi indispensabili in qualsiasi squadra. Rappresentano un fattore necessario per mantenere una squadra unita, soprattutto nei momenti di crisi come quelli che sta passando la Juventus. Se la testa e il cuore sono gli elementi di base del successo di un gruppo, la prima riguarda la tattica e la seconda si riferisce ai valori che sostengono un team. Mettere il gruppo davanti agli interessi dei singoli, volere restituire quello che il club ha dato non è retorica e neanche il volere sentirsi uniti alle difficoltà dei compagni, dell’allenatore e della squadra.

Il senso di appartenenza viene spesso associato dalla retorica pubblicata sui media alla mancanza di orgoglio delle squadre e alla mancanza di rispetto nei riguardi della maglia che si veste.

Si tratta, invece, di un concetto fondamentale alla base della coesione di squadra in qualsiasi ambiente organizzativo. La sua rilevanza è stata messa al centro dall’ex CEO della General Electric Jack Welch che per costruire una cultura di alto rendimento e di classe mondiale sviluppò una matrice di performance-valori per guidare l’ascesa di GE. La matrice di Welch valuta le persone lungo due dimensioni critiche:

  • Performance: quanto bene la persona guida e raggiunge risultati importanti
  • Valori: quanto bene la persona incarna ed esemplifica i valori fondamentali della squadra

Welch e i dirigenti di GE hanno valutato per anni i dipendenti e i manager secondo la Matrice Prestazioni-Valori per vedere quanto bene eseguivano e quanto bene si adattavano alla cultura di GE. Di conseguenza, ogni allenatore può adattare e adottare questa pratica e comprovata Matrice Valori-Prestazioni per valutare, classificare e allenare i giocatori della squadra.

“You never walk alone” dicono a Liverpool … pensiamoci.

Cosa si fa contro il razzismo?

 

 


Atalanta-Juventus: cosa ho imparato

Cosa ho imparato dalla finale di Coppa Italia Atalanta-Juventus.

Pretendere - La Juventus ha finalmente preteso da se stessa di giocare con l’atteggiamento che le è stato proprio negli anni passati di squadra vincente e determinata. Sinora ci si aspettava che succedesse ma non era avvenuto, se non in qualche rara partita. L’autostima di un gruppo dipende dal livello di successo raggiunto, a sua volta questo dipende da quanto una squadra pretende da se stessa. Alle pretese devono corrispondere i comportamenti in campo. Quando ciò non avviene, i comportamenti sono insufficienti, le aspettative diventano limitate o irrealistiche come nel caso della Juve in cui ci si aspettava di vincere, senza manifestare i comportamenti adeguati. L’effetto nel tempo, si evidenzia in pochi successi e una riduzione dell’autostima collettiva. Nella Juve di ieri si sono saldati insieme il pretendere e “chi fa cosa nel momento giusto”. Questa unione determina lo standard di gioco della squadra.

Abitudine – L’Atalanta gioca molto bene e questo in campionato è decisivo poiché si gioca con molte squadre di livello inferiore e il risultato della singola partita non è decisivo per il risultato finale. Nelle coppe invece le singole partite sono decisive e la sconfitta determina l’eliminazione. Partite come queste richiedono un approccio mentale diverso rispetto a quelle di campionato, poiché spesso gli avversari sono almeno di pari livello e vincere questi match è un obbligo se si vuole andare avanti. Non basta essere bravi bisogna anche acquisire l’abitudine a giocare queste partite, e comunque rapidamente sviluppare l’atteggiamento di chi gioca per vincere. Non serve giocare bene se poi si perde, l’accento deve essere posto sul giocare con intensità e concentrazione. La frase che meglio illustra questo concetto è stata espressa da Alex Ferguson quando affermava che non vedeva l’ora che arrivasse il 75° perché sapeva che la sua squadra avrebbe certamente segnato almeno una rete o quando si parla del quarto d’ora del Grande Torino, quando Valentino Mazzola si tirava su le maniche della maglia. a mio avviso l’Atalanta deve acquisire questa abitudine.

Juventus è vittima dei successi

La Juventus sembra vittima dei suoi propri successi (9 campionati consecutivi vinti). Quest’anno la squadra ha cambiato diversi giocatori ma quando si entra in un club con questi risultati alle spalle, si può tendere ad assumere una mentalità arrogante, centrata sui risultati del passato prossimo, ma che non appartiene al presente.

In questo modo, si può giocare una partita con un approccio mentale che tende ad aspettare l’inevitabile risultato positivo, la vittoria. Questo approccio può anche spiegare gli errori di superficialità commessi da Arthur contro il Benevento e da Bentancur in Champions League che hanno regalato un rete agli avversari.

Un primo errore tipico dell’arroganza risiede nella condizione che le regole normali per questa squadra non sono valide. I successi degli anni passati possono accecare la squadra, potandola a credere che una soluzione vincente è comunque sempre disponibile.

Un secondo errore di questa mentalità è la fiducia nelle proprie capacità di risolvere le partite. E’ certamente una convinzione positiva ma solo se si accompagna con l’impegno necessario altrimenti resta solo una speranza ottimistica.

Un terzo errore di questa mentalità arrogante risiede nelle spiegazioni fornite dall’allenatore, Andrea Pirlo, che interpreta, almeno pubblicamente, questi risultati negativi con alcuni errori di singoli giocatori. E’ ovvio che ci sono stati ma in una squadra questi errori di mentalità dei singoli si manifestano quando manca la coesione di squadra sull’impegno con cui affrontare le partite. Sono mancati i giocatori-leader che devono mantenere i livelli di focus elevati durante la partita senza che il gioco diventi impulsivo e troppo rapido.