Archivio per il tag 'errori'

Perdere fa parte del gioco

Perdere fa parte del gioco in cui gli atleti sono coinvolti. Tutti lo sanno, pochi lo accettano. Si chiudono per la vergogna di non essere stati capaci di vincere una gara, per evitare di valutare con freddezza cosa dovranno fare la prossima gara.

Perdere viene vissuto come una ferita alla propria persona: “Allora vuol dire che nonostante mi alleni, poi non riesco a fare ciò che so fare”. In questo modo, non si sviluppa fiducia in se stessi e questa spiegazione della sconfitta continua a pesare anche nella gara successiva. La mente non è libera, non è concentrata sul presente ma è presa da vedere cosa succederà questa volta: “Sarò capace di fare quello che so fare oppure cadrò di nuovo negli stessi errori?”.

Si stabilisce un circolo vizioso che limita l’atleta e le sue prestazioni, perché questo atteggiamento negativo non gli permette di stare concentrato sul compito e si vive in attesa della catastrofe che a un certo punto arriverà.

E poi le giustificazioni: ero stanco, non ho dormito bene, sentivo il peso della responsabilità, tutti si aspettano che faccia bene, “Sì, potrei … però è difficile … in quei momenti non reagisco”.

C’è una consolidata abitudine a trovare degli alibi alle proprie prestazioni negative e non c’è l’umiltà di dire a se stessi “Ok , ho sbagliato questo e quello; bene la prossima volta voglio impegnarmi trovare le soluzioni a queste difficoltà”.

Le gare non sono una passeggiata di salute. Per gli atleti le gare sono delle prove estreme e chi è più capace ad affrontare le difficoltà che la situazione estrema propone, di solito è vincente.

Noi psicologi dello sport possiamo svolgere un ruolo importante nel determinare questa consapevolezza e nell’insegnare modi positivi di vivere queste situazioni estreme. Non è un problema sbagliare, è un fatto fisiologico perché vince chi sbaglia di meno. Commettere errori è parte della gara, anche chi vince commette errori. Probabilmente ne commette di meno e si fa influenzare meno dai propri errori.

Non si può non sbagliare: solo chi è presuntuoso può pensare diversamente. Si sbaglia e l’istante dopo si pensa adesso mi correggo in questo modo. Quante volte si deve fare in questo modo? Non lo so, dipende dalla durata della gara ma una cosa è certa:

“Non importa quante volte cadi ma quanto in fretta ti rialzi”.

I 10 errori più comuni degli atleti

Lista degli errori più comuni commessi dagli atleti partendo dalle loro frasi
  1. la tecnica risolve ogni situazione di difficoltà
  2. basta allenarsi molte ore e se non bastano ne aggiungiamo altre
  3. è importante fare come dice l’allenatore
  4. ho fatto tutto quello che dovevo per essere pronto, ora vediamo come va
  5. l’avversario era troppo forte
  6. non è possibile che continui a commettere questi errori
  7. sono fatto così, dopo un po’ perdo la testa
  8. oggi non era proprio giornata, lo sapevo che sarebbe andata male
  9. quando faccio un errore stupido, mi arrabbio con me stesso e ne commetto un altro
  10. E’ andato tutto bene sino a quel momento, poi è stato un disastro

 

 

Gli errori che derivano da uno scarso allenamento alla consapevolezza

Se i tuoi atleti commettono qualcuno di questi errori, vuol dire che non gli hai insegnato a dare valore a quello per cui s’impegnano in allenamento:

  1. Quando gli chiedi di fare un respiro profondo, sbuffano o sospirano
  2. Senza alcuna ragione variano i tempi e modi del riscaldamento
  3. Dicono: “Ma io pensavo di essere pronto mentre invece…”
  4. Si arrabbiano o si deludono con facilità anche in allenamento
  5. In allenamento hanno obiettivi di risultato e raramente di processo
  6. Sono concentrati sui risultati della loro azione sportiva e non su come realizzarla con efficacia
  7. Non sono consapevoli che è come ti prepari che determina la qualità della prestazione
  8. Pensano che avendo imparato la tecnica, allora sapranno anche gareggiare
  9. S’illudono di fare bene, solo perché l’hanno fatto in precedenza e non sono consapevoli che ogni volta è diverso e l’impegno deve essere costante
  10. Di solito dai loro campioni preferiti prendono solo i comportamenti più superficiali e più di moda

Non ci si allena mai abbastanza a imparare dagli errori

Nello sport così come in ogni altro ambito della nostra vita commettiamo degli errori. La prestazione perfetta non esiste. Ogni performance è un misto di competenze e di errori; in genere vince chi commette meno errori.

Gli errori sono ovunque e costituiscono un momento importante della prestazione umana. Non ci si può nascondere dagli errori. Inoltre, gli sbagli sono sempre relativi ad aspetti tecnici, noi vediamo l’atleta che affretta o rallenta la sua azione, che sbaglia un tiro, che è rigido nei movimenti, che tira il servizio a rete e così via. Diversamente la causa di questi errori può essere attribuita di volta sin volta a fattori diversi. L’errore può infatti essere dovuto a fattori diversi, si può sbagliare per incompetenza tecnica, per non essere stati capaci di gestire lo stress agonistico o per mancanza di concentrazione, si sbaglia per stanchezza fisica.

Quando gli errori non vengono accettati dall’allenatore, lo stress dell’atleta dovuto all’errore aumenta e con probabilità si sentirà inibito nel ricercare nuovi modi di agire. In tal modo diventano difensivi, e si limiteranno a quanto è loro più familiare. per queste ragioni s’impara meglio quando ci si sente sicuri, ma non rilassati da perdere la motivazione. C’è un livello ottimale di attivazione del cervello che aiuta le persone a imparare, lo stato in cui la motivazione e gli interessi sono elevati. Un senso di sicurezza psicologica determina un’atmosfera in cui le persone possono sperimentare correndo pochi rischi di sentirsi imbarazzate o timorose delle conseguenze dell’errore (Adattato da D. Goleman, R. Boyatzis e A.MkKeee, Primal Leadership).

Risultati immagini per errori

Fornire feedback sull’impegno è decisivo per l’apprendimento

Fornire feedback in modo continuativo sull’impegno in allenamento è un aspetto decisivo per favorire l’apprendimento. Gli atleti devono essere consapevoli di quale sia il grado d’impegno che devono impiegare durante le esercitazioni più significative di ogni seduta di allenamento. Le ragioni per cui non bisogna impegnarsi in modo appena sufficiente sono le seguenti:

  • favorisce gli errori tecnici
  • determina una concentrazione ridotta sul compito da eseguire
  • riduce la motivazione intrinseca
  • costringe l’allenatore a fornire sempre le stesse istruzioni tecniche poiché gli atleti commettono spesso gli stessi errori e migliorano lentamente.
  • determina un’abitudine a considerare il miglioramento come qualcosa molto difficile da ottenere
E’ responsabilità dell’allenatore:
  1. stimolare l’impegno in modo continuo
  2. accettare che gli atleti proprio perché s’impegnano con molta intensità possano commettere errori tecnici
  3. riconoscere per primo l’impegno e in seconda battuta gli aspetti tecnici
  4. stimolare continuamente negli atleti la convinzione che il miglioramento è determinato dall’impegno personale
  5. insegnare a essere consapevoli che i propri limiti tecnici e motori si scoprono solo allenandosi con intensità e motivazione
  6. insegnare a essere soddisfatti del proprio impegno, anche se non sempre determina la qualità della prestazione
  7. insegnare a essere consapevoli che la qualità della prestazione dipende comunque dall’impegno e che non basta il talento per essere bravi
  8. insegnare, negli sport di squadra, che l’intensità è una risorsa collettiva a cui nessuno dovrebbe sottrarsi e che ognuno deve alimentaria nei compagni
  9. sottolineare ancor prima degli errori tecnici l’eventuale mancanza d’impegno
  10. spiegare quali sono i comportamenti che mostrano gli atleti che si allenano con intensità e che vuole che loro mostrino in allenamento

 

 

 

Non tutti gli errori sono uguali: regole dal business allo sport

“A sophisticated understanding of failure’s causes and contexts will help to avoid the blame game and institute an effective strategy for learning from failure. Although an infinite number of things can go wrong … mistakes fall into three broad categories:

Preventable - Most failures in this category can indeed be considered “bad.” They usually involve deviations from spec in the closely defined processes of high-volume or routine operations … With proper training and support, employees can follow those processes consistently. When they don’t, deviance, inattention, or lack of ability is usually the reason. But in such cases, the causes can be readily identified and solutions developed.

Complexity-related –  A large number of …failures are due to the inherent uncertainty of work. A particular combination of needs, people, and problems may have never occurred before  … To consider them bad is not just a misunderstanding of how complex systems work; it is counterproductive. Avoiding consequential failures means rapidly identifying and correcting small failures.

Intelligent - Failures in this category can rightly be considered “good,” because they provide valuable new knowledge that can help an organization leap ahead of the competition and ensure its future growth—which is why the Duke University professor of management Sim Sitkin calls them intelligent failures. They occur when experimentation is necessary: when answers are not knowable in advance because this exact situation hasn’t been encountered before and perhaps never will be again.”

(By Amy C. Edmondson)

Related image

I principali errori mentali degli atleti

I principali errori che compiono gli atleti:

  1. Pensare che sentirsi in forma, sia sufficiente per fare un’ottima gara.
  2. Visualizzare la propria gara senza prevedere le possibili difficoltà che si potranno incontrare e non prevedere un modo per risolverle.
  3. Essere troppo/poco attivati, spinti dal desiderio di volere fare bene o dalla paura di non riuscirci.
  4. Essere preoccupati per la gara, tanto da non essere concentrati sul presente ma su ciò che potrebbe capitare di negativo.
  5. Non considerare le fasi di difficoltà della gara come una parte normale della prestazione ma come incapacità personali.

 

 

 

 

Sei disposto a sbagliare?

A qualsiasi età possiamo scegliere di cambiare

Si può sempre ricominciare

a patto di essere disposti a sbagliare.

Entusiasmo e concentrazione

Le sconfitte e i momenti difficili hanno molti padri,  troppo spesso però si vedono atleti su un campo di atletica piuttosto che su uno di tennis o in piscina che non mostrano la gioia di stare in campo nonostante le difficoltà. Questo è uno dei segreti di chi pretende da se stesso il massimo dell’impegno.  Non bisogna lasciarsi andare a errori banali solo perchè il morale sta calando, bisogna allenarsi a mantenere un livello elevato di prontezza mentale. Gareggiare concentrati richiede uno sforzo mentale immenso, ma solo se si è predisposti a farlo si può conoscere i propri limiti.

L’atleta deve sempre ricordare che il-prima-determina-il-dopo. Quindi che lo stato emotivo in un preciso momento determinerà come gareggerà immediatamente dopo. Non si deve usare come alibi i propri errori o le capacità dell’avversario, bisogna sempre essere concentrati sulle proprie capacità e su cosa bisogna fare.  Questo dovrebbe essere l’approccio mentale alla gara, dopo di che ogni sport richiede un approccio mentale specifico per risponda alle esigenze che richiede.

 

Gli errori dei giovani tennisti U21

Gli errori principali dei giovani U21 che giocano a tennis:

  1. Pensare che sapere giocare a tennis sia sufficiente per sapere giocare una partita
  2. Non sapere che essere rapidi negli spostamenti è uno degli aspetti mentali e non solo fisici per loro più importanti del gioco
  3. Non avere previsto un piano per quando in partita non sanno cosa fare
  4. Pensare che un punto possa cambiare la partita (o “fare girare la partita”, come dicono loro)
  5. Pensare che l’avversario non li fa giocare o fa solo dei vincenti, quando invece dovrebbero concentrarsi su cosa fare
  6. Abbattersi quando si sta perdendo o avere paura di vincere quando si sta in vantaggio
  7. Non sapere perché devono riscaldarsi, oltre che per una ragione fisica
  8. Ignorare che è ciò che pensano/sentono a determinare come giocano
  9. Non capire rapidamente come gioca l’avversario
  10. Pensare a fare il punto anziché pensare al gioco (rapidità, colpire la palla e tirala lunga)