Archivio per il tag 'errori'

Gli errori del personal trainer

Come personal trainer, quali di questi errori commetti più di frequente?

Narcisista – Si compiace nel parlare con il cliente, usa il fascino di cui si sente dotato per ammaliare. Mette molta enfasi nel parlare e nella scelta delle parole, spesso difficili o per esperti
Aggressivo – Si esprime dando per scontato che ha ragione e che è ovvio che il cliente si deve iscrivere perché il metodo proposto è infallibile. Parla per frasi fatte e punti esclamativi
Spiritoso – E’ + a suo agio se stabilisce sin dall’inizio un rapporto amichevole con il cliente, usa battute per suscitare ilarità, vuole rassicurare la riuscita del cliente rendendo elementare la proposta
Scienziato – Vuole convincere con i dati oggettivi dei risultati. Poco interessato a capire motivazioni e obiezioni del cliente. E’ sicuro di sé e lo dimostra con le argomentazioni documentate
Guru – Considera questo sistema come la Rivoluzione del fitness di cui è il maestro che introduce l’allievo a una nuova dimensione di vita

Sbagliare per imparare a vincere

Commettere un errore non significa essere un fallimento come atleta. Commettere un errore è un comportamento o un evento specifico. Dire che sono un perdente è un’autovalutazione globale. Dirsi: ho perso questa competizione è una valutazione oggettiva e apre la porta per fare meglio la prossima.

Troppo spesso gli atleti si dicono da soli:

Ho commesso diversi errori → ho fallito la gara → sono un perdente.

Una giusta valutazione potrebbe essere:

Ho commesso diversi errori durante questa gara → L’ho persa → Devo parlare con l’allenatore (o allenatore mentale) e fare un piano per evitare questi errori.
Fai questo esercizio: Pensa a quando hai perso una gara. Per favore, riscrivi la storia in modo da non condannarti come atleta. Sii consapevole di come cambiare il tuo racconto per migliorare la fiducia in te stesso.

La sfida per psicologi e allenatori

Come psicologi e allenatori insegneremo a sviluppare un atteggiamento aperto verso gli errori solo se siamo disposti ad accettare che potremmo anche fallire in questo compito.

Siamo disposti a correre questo rischio coinvolgendoci al 100% in questa sfida?

Oppure ci limitiamo a insegnare le tecniche sportive o psicologiche convinti che sono sufficienti per diventare bravi atleti e salvarci dal fallimento professionale?

Il principale compito dell’allenatore

Insegnare ai giovani che vogliono diventare bravi in quello che fanno è un’esperienza molto impegnativa e diversa dal lavorare insieme ad atleti adulti o comunque che già hanno raggiunto un livello internazionale elevato. Sono giovani adolescenti, ragazzi e ragazze, che hanno scelto di dedicare la loro vita all’impresa di scoprire se hanno le qualità per emergere nello sport e per tramutare la loro passione in una carriera sportiva di alto livello.

Negli sport individuali, per alto livello dobbiamo intendere un atleta capace di gareggiare in modo competitivo a livello internazionale. Negli sport di squadra, ci si riferisce al giocare almeno a livello dei due campionati nazionali di massimo livello.

Sappiamo che una volta stabiliti, questi obiettivi, vanno comunque messi da parte perché ci si deve concentrare su quanto serve fare per migliorare e condurre questo tipo di vita quotidiana. Sappiamo anche che non è facile acquisire questa mentalità, a causa degli errori che si commettono continuamente. Mettono alla prova le convinzioni personali che devono sostenere l’atleta nel reagire immediatamente a un singolo errore così come a una prestazione di gara insoddisfacente.

Insegnare ai giovani ad acquisire questa mentalità aperta verso gli errori, interprentandoli come unica occasione, dovrebbe essere l’obiettivo di ogni allenatore.

 

Imparare dagli errori è l’unico modo per vincere

Risultati immagini per “I really think a champion is defined not by their wins but by how they can recover when they fall.” ―Serena Williams

Arrigo Sacchi ha sottolineato un altro aspetto di questo concetto, affermando che per vincere non bisogna porsi il problema di vincere, altrimenti non si sarà mai un innovatore.

L’obiettivo diventa quindi “fare bene le cose”, avere la cultura del lavoro. Banalmente, sappiamo tutti, che “solo chi non fa, non sbaglia”.

Se siamo consapevoli di questa semplice verità: alleneremo i nostri atleti trasferendogli l’idea che sbagliare è parte della fisiologia della gara e non qualcosa che si può evitare. Alleniamoli con questa idea e diventeranno migliori e più soddisfatti.

Ancelotti, gli arbitri e il VAR

Ascoltando quanto espresso da Ancelotti nell’incontro con gli arbitri, emerge giustamente l’accettazione dell’errore commesso dall’arbitro ma non quello derivato dal VAR.

Appare evidente dal sue parole che anche al massimo livello vi sono arbitri meno esperti o con minore esperienza che commettono errori dovuti a mancanza di competenza sia tecnica che psicologica nel gestire le situazioni di gioco da considerarsi fallose.

Non mi stupisce che questa mancanza di competenza sia tuttora presente poiché il settore arbitrale non è assolutamente impegnato nella comprensione della componente psicologica di questo tipo di errori. Voglio invece ricorda che quando Paolo Casarin era il designatore degli arbitri di Serie A, circa 20 anni fa, ho avuto la fortuna di fare parte del suo staff e, al contrario di ciò che è avvenuto in seguito, eravamo impegnati nell’identificare la componente mentale dell’errore arbitrale e promuovere strategie per ridurla al minimo. La figura presenta che gli arbitri del massimo livello commettono errori a causa di due fattori principali: la pressione causata dallo stress agonistico e il sovraccarico di analisi nei momenti decisionali. In tutti questi anni, a mia conoscenza, non è stato fatto nulla per migliorare questa situazione e, quindi, dato che gli individui non migliorano per magia ancora oggi continuano a commettere sempre gli stessi errori, (Fonte: Cei Consulting).

Le 10 regole per allenarsi con successo

Le 10 regole per allenarsi con successo

  1. Avere consapevolezza di sè – Lo scopo dell’allenamento è il miglioramento e l’ottimizzazione di tutte le competenze dell’atleta e lo sviluppo della consapevolezza di ciò che sa fare, di quello che deve ancora migliorare e di ciò che deve imparare.
  2. Volere imparare - L’atleta vive in un costante processo di miglioramento delle sue prestazioni e deve esserne pienamente consapevole
  3. Riconoscere le opportunità - L’allenamento è costituito da un insieme di situazioni da affrontare e risolvere con il massimo dell’impegno.
  4. Impegnarsi con costanza e precisione - La motivazione si fonda su questi due aspetti che sono alla base di qualsiasi attività in cui l’atleta è impegnato.
  5. Volere rischiare - L’allenamento non è una scienza esatta e anche le migliori proposte si basano sulla volontà dell’atleta di correre il rischio di sbagliare.
  6. Tollerare le difficoltà - L’atleta deve essere consapevole che ogni volta che raggiunge un livello di performance superiore a quello precedente, stacca il biglietto per affrontare nuove difficoltà.
  7. Accettare le sconfitte - Nello sport si commettono continuamente errori che devono essere accettati come fatti non evitabili; per i top atleti possono essere poco frequenti ma spesso sono  comunque decisivi a impedire una prestazione vincente.
  8. Dare importanza al tempo - Per diventare “bravi” ci vuole molto tempo e l’atleta deve essere pienamente consapevole di questa condizione.
  9. Collaborare con allenatori e staff - Riconoscere la leadership dell’allenatore e dello staff è un fattore decisivo per il successo di un atleta.
  10. Analizzare le proprie prestazioni - L’atleta deve sapere valutare con criteri specifici e precisi le sue prestazioni, senza valutarle solo in termini di risultato.

 

Perdere fa parte del gioco

Perdere fa parte del gioco in cui gli atleti sono coinvolti. Tutti lo sanno, pochi lo accettano. Si chiudono per la vergogna di non essere stati capaci di vincere una gara, per evitare di valutare con freddezza cosa dovranno fare la prossima gara.

Perdere viene vissuto come una ferita alla propria persona: “Allora vuol dire che nonostante mi alleni, poi non riesco a fare ciò che so fare”. In questo modo, non si sviluppa fiducia in se stessi e questa spiegazione della sconfitta continua a pesare anche nella gara successiva. La mente non è libera, non è concentrata sul presente ma è presa da vedere cosa succederà questa volta: “Sarò capace di fare quello che so fare oppure cadrò di nuovo negli stessi errori?”.

Si stabilisce un circolo vizioso che limita l’atleta e le sue prestazioni, perché questo atteggiamento negativo non gli permette di stare concentrato sul compito e si vive in attesa della catastrofe che a un certo punto arriverà.

E poi le giustificazioni: ero stanco, non ho dormito bene, sentivo il peso della responsabilità, tutti si aspettano che faccia bene, “Sì, potrei … però è difficile … in quei momenti non reagisco”.

C’è una consolidata abitudine a trovare degli alibi alle proprie prestazioni negative e non c’è l’umiltà di dire a se stessi “Ok , ho sbagliato questo e quello; bene la prossima volta voglio impegnarmi trovare le soluzioni a queste difficoltà”.

Le gare non sono una passeggiata di salute. Per gli atleti le gare sono delle prove estreme e chi è più capace ad affrontare le difficoltà che la situazione estrema propone, di solito è vincente.

Noi psicologi dello sport possiamo svolgere un ruolo importante nel determinare questa consapevolezza e nell’insegnare modi positivi di vivere queste situazioni estreme. Non è un problema sbagliare, è un fatto fisiologico perché vince chi sbaglia di meno. Commettere errori è parte della gara, anche chi vince commette errori. Probabilmente ne commette di meno e si fa influenzare meno dai propri errori.

Non si può non sbagliare: solo chi è presuntuoso può pensare diversamente. Si sbaglia e l’istante dopo si pensa adesso mi correggo in questo modo. Quante volte si deve fare in questo modo? Non lo so, dipende dalla durata della gara ma una cosa è certa:

“Non importa quante volte cadi ma quanto in fretta ti rialzi”.

I 10 errori più comuni degli atleti

Lista degli errori più comuni commessi dagli atleti partendo dalle loro frasi
  1. la tecnica risolve ogni situazione di difficoltà
  2. basta allenarsi molte ore e se non bastano ne aggiungiamo altre
  3. è importante fare come dice l’allenatore
  4. ho fatto tutto quello che dovevo per essere pronto, ora vediamo come va
  5. l’avversario era troppo forte
  6. non è possibile che continui a commettere questi errori
  7. sono fatto così, dopo un po’ perdo la testa
  8. oggi non era proprio giornata, lo sapevo che sarebbe andata male
  9. quando faccio un errore stupido, mi arrabbio con me stesso e ne commetto un altro
  10. E’ andato tutto bene sino a quel momento, poi è stato un disastro

 

 

Gli errori che derivano da uno scarso allenamento alla consapevolezza

Se i tuoi atleti commettono qualcuno di questi errori, vuol dire che non gli hai insegnato a dare valore a quello per cui s’impegnano in allenamento:

  1. Quando gli chiedi di fare un respiro profondo, sbuffano o sospirano
  2. Senza alcuna ragione variano i tempi e modi del riscaldamento
  3. Dicono: “Ma io pensavo di essere pronto mentre invece…”
  4. Si arrabbiano o si deludono con facilità anche in allenamento
  5. In allenamento hanno obiettivi di risultato e raramente di processo
  6. Sono concentrati sui risultati della loro azione sportiva e non su come realizzarla con efficacia
  7. Non sono consapevoli che è come ti prepari che determina la qualità della prestazione
  8. Pensano che avendo imparato la tecnica, allora sapranno anche gareggiare
  9. S’illudono di fare bene, solo perché l’hanno fatto in precedenza e non sono consapevoli che ogni volta è diverso e l’impegno deve essere costante
  10. Di solito dai loro campioni preferiti prendono solo i comportamenti più superficiali e più di moda