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L’attività motoria nel curriculum: l’impatto nelle Scuole di Medicina e nelle professioni della salute

Inserire l’attività fisica nel curriculum degli studi di medicina è importante per sviluppare la competenza nei futuri professionisti della salute di promuovere l’attività fisica nei loro pazienti.

Questa podcast illustra come due scuole di medicina del Regno Unito sono impegnate nel promuovere questa competenza nei futuri professionisti della salute, così da poterla trasferire ai loro pazienti tramite il progetto educativo #MovementForMovement

Ulteriori informazioni, Ann Gates, www.exercise-works.org/

 

82 anni percorre l’Appalachian Trail: 2190 miglia

Dale “Grey Beard” Sanders ha percorso tutte le 2190 miglia dell’Appalachian Trail, anche se c’è stato un momento in cui ha pensato di mollare. Infatti, in agosto aveva avuto delle palpitazioni al cuore, cosa non sorprendente per chi aveva 50/60 anni di più rispetto agli altri trekker che percorrono questo Trail.

Dopo avere sentito la moglie e parlato con i medici, decise comunque di andare avanti e dopo un anno di cammino è diventato, a 82 anni il più vecchio trekker ad avere completato il percorso. Incredibile!

Come gli olandesi risparmiamo miliardi con la bicicletta

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Anche uno studio dimostra che lo sport fa bene all’economia

Si sono appena concluse le Olimpiadi di Rio, la stagione del calcio è già iniziata, siamo alla vigilia dell’inizio dei Giochi Paralimpici e in Tv c’è poco tempo da sprecare per non perdere le migliaia d’ore di sport che vengono trasmesse. Sembra di vivere in un mondo popolato da sportivi, da individui in buona forma psicofisica. Invece, non è così perché lo sport viene molto più visto rispetto a quanto sia praticato. Non a caso la sedentarietà o inattività fisica oggi rappresenta nel mondo la quarta causa di morte, sebbene sin dal 1950 vi siano dati di ricerche che dimostrano i benefici di uno stile di vita fisicamente attivo.
Ora sappiamo anche quanto costa a ogni Stato questo modo vivere. Lancet ha pubblicato a luglio uno studio condotto in 142 Paesi rilevando che il costo globale della sedentarietà è di 67,5 miliardi di dollari. È la prima volta che uno studio economico si occupa di una popolazione così ampia, che racchiude il 93,2 di quella mondiale. Questa stima globale si suddivide in: 31,2 miliardi di spesa sanitaria, di cui 12,9 pagati dai privati (assicurazioni) e 9.7 miliardi spesi dalle famiglie, mentre 13,7 miliardi derivano dalla perdita di produttività. Secondo i dati Coni-Istat del 2014 in Italia i sedentari sono oltre 24 milioni, pari a quasi il 42% della italiani. Percentuale che ha il suo picco al Sud con il 56,2%, mentre al Nord scende al 31,7% e al Centro al 41%. La ricerca appena pubblicata su Lancet rileva che nel nostro Paese i costi diretti sono 906.680.000 milioni di dollari (di cui 707.210.000 a carico del sistema sanitario, 32.267.000 dei privati e 163.202.000 sostenuti dalle famiglie) mentre quelli indiretti sono 498.021.000.
Sono cifre enormi che devono obbligare in Italia a valutare appieno il valore del movimento: nell’elaborare le strategie e le politiche sociali di questo paese, chi ne ha la diretta responsabilità deve essere pienamente consapevole che l’inattività fisica è ancora oggi un problema misconosciuto, associato principalmente alle malattie cardiovascolari, al diabete, al cancro al seno e al colon richiede un’azione globale a lungo termine, se non per amore di una buona salute dei cittadini almeno per ragioni di buona economia. I risultati di questo studio dovrebbero servire a stimolare lo sviluppo nel nostro Paese di una politica di promozione e diffusione dell’attività motoria in ogni età, riducendo così in modo evidente i 24 milioni di sedentari.

I benefici del movimento per gli adulti di ogni età

 Siate Attivi, Meno Seduti, Costruite la Forza, Migliorate l’Equilibrio

Cominciate da Ora

20 minuti al giorno di attività fisica per ridurre di due volte il rischio obesità

La mancanza di esercizio fisico aumenta di due volte la probabilità di diventare obesi e una pausa quotidiana per camminare 20 minuti consente di evitare una morte prematura.

Gli effetti dell’obesità e dell’attività fisica sono stati studiati su 334.161 uomini e donne per 12 anni di periodo. Anche se l’impatto di esercizio è stato maggiore tra le persone di peso normale, anche quelli con un alto indice di massa corporea ne hanno tratto beneficio. Si ritiene che la mancanza di esercizio sia stata nel 2008 la causa di quasi 700.000 morti in tutta Europa.

Il responsabile di questo studio Ulf Ekelund – Medical Research Council (MRC) unità di epidemiologia, Università di Cambridge, ha dichiarato: “Il messaggio è semplice: anche solo una piccola quantità di attività fisica ogni giorno potrebbe determinare  benefici sostanziali sulla salute  delle persone che sono fisicamente inattive. Anche se abbiamo scoperto che bastano solo 20 minuti per fare la differenza, dovremmo comunque farne di più – l’attività fisica ha molti benefici per la salute e dovrebbe essere una parte importante della nostra vita quotidiana”.

I partecipanti alla ricerca, che aveva un’età media di circa 50 anni, sono stati reclutati per la Studio prospettico europeo sul cancro (EPIC) che è stato condotto in 10 paesi europei. Di tutti i partecipanti alla ricerca sono stati raccolti i dati seguenti: altezza, peso e vita misurati e autovalutazioni dei livelli di attività fisica.

Poco meno di un quarto (22,7%) sono stati classificati come inattivi e svolgono lavori sedentari senza impegnarsi in qualsiasi attività fisica.

I risultati, pubblicati sull’American Journal of Clinical Nutrition, hanno messo in evidenza che si ha una riduzione più evidente del rischio di morte prematura quando si confrontano i gruppi moderatamente attivi con quelli che erano completamente inattivi.

Utilizzando i  dati più recenti disponibili, i ricercatori hanno calcolato che 337.000 delle 9,2 milioni di morti che si sono verificate in Europa nel 2008 potrebbero essere attribuite all’obesità e si ritiene che l’inattività fisica sia stata responsabile di quasi il doppio e cioè 676 mila morti.

Il co-autore, Nick Wareham – direttore dell’unità di epidemiologia MRC, ha detto: “Aiutare le persone a perdere peso può essere una vera sfida e, mentre dobbiamo continuare a puntare a ridurre i livelli di obesità nella popolazione, interventi di sanità pubblica che incoraggiano le persone a fare piccoli ma realizzabili cambiamenti nell’attività fisica possono avere  benefici significativi per la salute e possono essere più facili da raggiungere e mantenere. ”

In sostanza, la ricerca suggerisce che anche solo un modesto incremento dell’attività fisica può avere benefici per la salute. Gli adulti dovrebbero mirare a fare almeno 150 minuti di attività moderata intensità a settimana, in sessioni di 10 minuti o più. Che si tratti di fare una passeggiata, fare un giro in bicicletta o utilizzare le scale invece dell’ascensore, mantenersi attivi ogni giorno contribuirà a ridurre il rischio di sviluppare una malattia coronarica.

Bisogna ridurre lo stress quotidiano

Arianna Huffington su Repubblica.it di oggi pone l’accento sulla necessità di ridurre lo stress quotidiano derivato dal lavoro come necessità per migliorare la qualità della propria vita e mantenere una condizione di salute. A questo riguardo è bene ricordare quali sono gli atteggiamenti e i comportamenti che mettono a serio rischio la salute nonché il benessere delle persone:

  1. eccessiva competitività,
  2. accentuazione nel linguaggio quotidiano di parole chiave, senza che di ciò vi sia bisogno e tendenza a mangiarsi le ultime parole di una frase,
  3. preoccupazione di non rispettare i termini di consegna del lavoro,
  4. intolleranza verso gli altri ed i ritardi,
  5. desiderosi di ricevere rinforzi dagli altri e premi tangibili,
  6. condizione costante di allerta  fisica e psicologica che può sfociare in comportamenti aggressivi,
  7. abitualmente impazienti con persone e situazioni,
  8. poco orientati alla identificazione di obiettivi specifici, perché più orientati all’azione,
  9. sentimento di colpa mentre si rilassano o si riposano
  10. eccessivamente critici verso se stessi e gli altri.

Sono individui che abitualmente vivono la loro vita sempre con il piede sull’acceleratore e non frenano mai. Pur se dotati di molta energia, hanno sempre fretta, vanno a tavoletta e non si fermano mai. Questo è il loro problema: considerano ogni opportunità di rallentamento come una perdita di tempo, poiché hanno sempre la testa orientata sull’ostacolo successivo. L’accelerazione alla comunicazione che vi stata in questi ultimi anni grazie alla diffusione del cellulare e della posta elettronica, li ha resi ancora di più prigionieri di questo modo di vivere, poiché ora la reperibilità è h24 e ciò non fa altro che assecondare sempre di più questa fretta.

Nello specifico quali sono gli aspetti che maggiormente inficiano la loro salute? L’ambizione, l’impazienza o l’ostilità?  Ricerche longitudinali hanno rilevato che individui con elevati punteggi di ostilità, a distanza di 20 anni da questa valutazione avevano una più alta frequenza di morti dovute a problemi cardiovascolari rispetto a coloro che avevano ottenuto punteggi bassi di ostilità.

Inoltre è l’associazione fra ostilità e cinismo che sembra produrre effetti così negativi sul benessere personale. Il cinismo si spiega in termini di  sfiducia nella natura umana, negli ideali e nelle convenzioni sociali.

A conferma di questa interpretazione è stato evidenziato che è possibile lavorare in ambienti altamente stressanti, mostrare comportamenti come quelli descritti e mantenere un livello di salute adeguato. Questa condizione positiva la si può ottenere se le persone:

  1. sono impegnate non solo verso il lavoro ma anche verso se stessi, la famiglia e altri valori, evitando così di cadere in atteggiamenti cinici,
  2. sono convinti di esercitare controllo sulla loro vita professionale e privata,
  3. hanno la tendenza a considerare i cambiamenti della vita come una sfida da padroneggiare e non solo come problemi e preoccupazioni.

Tifosi scontenti mangiano più grassi e zucchero

Essere tifosi di una squadra che vince può rappresentare un vantaggio per la salute. Quindi quest’anno i tifosi della Roma dovrebbero sentirsi più sani e in salute. E’ quanto emerge da due studi condotti su tifosi di calcio nordamericani e francesi che ha evidenziato che se la propria squadra perde il lunedì si mangiano più cibi grassi e più dolci allo scopo di mitigare la frustrazione conseguente al risultato negativo, mentre ciò non avviene in caso di vittoria. Dai dati non emerge cosa succeda ai tifosi della squadre che retrocedono: sono tutti malati di fegato o dopo un certo numero di sconfitte ci si mette l’anima in pace e il lunedì si rinuncia alle lasagne?

Sono i primi studi di questo tipo, in passato si era indagato sulla relazione fra sconfitta e attacchi di cuore, atti criminali, violenza e alcool. Condotti da Yann Cornil e Pierre Chandon, dell’INSEAD Business School di Fontainbleau.