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Ultrarunning è facile

Alcune idee per svilupparsi come allenatore

Gary Curneen

Gary Curneen è l’assistente coach dei Chicago Red Stars nella Lega Professionale Femminile.
Ha elencato alcune idee per lo sviluppo personale degli allenatori, che non è male ricordare:
  • Leggere sempre dei libri
  • Ricercare nuove informazioni
  • Sfidare le credenze attuali
  • Osservare come fanno gli altri
  • Porre domande
  • Riflettere costantemente

Più movimento e meno seduti

L’età è solo un numero e sebbene non possiamo fermare il tempo, possiamo comunque influenzare come viviamo la nostra età.

Stai meno seduto e muoviti di più.

Recensione libro: Running flow

Running flow

Mihaly Csikszentmihalyi, Philip Latter and Christine Weinkauff Duranso

Human Kinetics

2017, pp.189

As long distance runner I know very well the difficulties to maintain the focus on my run, refreshing in the same time the kind of mood which represents the positive background where to design the pleasure to run also when I am mentally and physically tired. So I learned that what happens in those is what Mihaly Csikszentmihalyi has called mental flow, the running flow.

For these reasons, I have been immediately captured by this book, Running flow, written by him with fellow psychologist Christine Weinkauff and running journalist and coach Philip Latter. It’s the first book devoted to this state of mind for runners, to learn how to reach and coach this mind condition and most important how to maintain it during the worst moments. Till some years ago, the flow experiences was studied only in the top level performances and it were described as something which happens spontaneously and difficult to replicate in a voluntary manner. Now we know, that it is something we can train through specific exercises not only to improve our performance but also, and maybe more important, to live more enjoyable experiences through the running.

“Flow refers to an optimal experience during which the mind and body work together while honed on a task. Flow is often associated with peak performance” (p.16). I remember when running 100km Ultramarathon “Il Passatore” I reached the 79°km and in that moment I started to think: “Ok; focus on the light of  your lamp in the road, and run till the end.”  I have had only this unique thought for the next 21km. For me this has been my flow experience. This is what it’s written in the book when the authors talk about the 9 components of flow (clear goals, challenge-skills balance, unambiguous feedback, focused attention, merging of action and awareness, sense of control, loss of self-consciousness, distortion of time and intrinsic motivation). The first four dimensions represent the flow antecedents and the other six the outcomes of the flow process.

In the book, it’s well explained that the flow state it comes out when the athletes live a condition of optimal self-control associated to an efficient arousal level.

Csikszentmihalyi and his colleagues describe five ways through which one athlete is able to cultivate one’s self into an autotelic person: set goals with a clear and immediate feedback, become immersed in the particular activity, be focused to what is happening in the here and now, learn to enjoy immediate experience and proportion one’s skills to the challenge at hand.

In my opinion the strength of this book is evidently to be applied to one specific sport (long distance running) but the stories of the athletes and the practical information the runners can find to improve their focus and running with this state of mind are absolutely important.

 

 

 

 

Mindfulness può ridurre il burnout

Chunxiao Li et al., (2019).Mindfulness and Athlete Burnout: A Systematic Review and Meta-Analysis. Int. J. Environ. Res. Public Health 2019, 16(3), 449.

L’obiettivo di questa rassegna è d’identificare, valutare e sintetizzare gli studi relativi alla relazione tra mindfulness e burnout fra gli atleti e gli effetti di interventi di mindfulness sul burnout. Poche variabili sono state identificate per spiegare questo tipo di relazione.

Gustafsson et al. (2015) hanno messo in luce un effetto indiretto della mindfulness sul burnout attraverso sua influenza sulle emozioni positive/negative. Quelle negative sono state viste come indicatori della propensione al burnout (Lemyre et al. 2006) laddove la mindfulness probabilmente previene dal burnout attraverso la regolazione delle emozioni. Zhang e colleghi (2016) hanno proposto un altro meccanismo regolatore. Propongono che gli atleti con livelli elevati di mindfulness tendono ad avere bassi livelli di esperienze di evitamento (volontà di evitare le esperienze negative a causa dello stress negativo che provocano), in tal modo viene minimizzata l’influenza negativa degli stressor e degli altri fattori negativi e ridotta la probabilità di burnout.

 

I numeri della maratona in Italia

L’attività fisica particolarmente impegnativa tende a ridursi nella maggior parte degli animali con l’aumentare dell’età. Nell’uomo questo dato non è sempre vero, poiché si rileva oggi un significativo aumento degli individui che continuano a restare fisicamente attivi anche quando sono anziani.

Il successo che in questi anni in tutto il mondo sta conoscendo la maratona (42,195 km) è una dimostrazione di questo dato.

  • Nel 2018 in Italia l’anno portata a termine 37.874 individui di cui 6.872 sono donne.
  • Continua ad aumentare il numero di runner che corrono la maratona con tempi a partire da quattro ore e trenta minuti: quest’anno sono stati 9508, corrispondenti a un incremento rispetto al 2017 del 25%.
  • Inoltre solo 43 atleti hanno corso in meno di due ore e trenta equivalente a un decremento in Italia del 23,2%.
  • Anche la fascia tra tre ore e tre ore e trenta è diminuita del 28,6% e corrisponde a 6.553 individui.
  • La fascia di tempo con più partecipanti è stata tra tre ore quarantacinque e quattro ore: 4.752 (con un decremento rispetto all’anno precedente del 5,8%.

Probabilmente ha ragione Daniele Menarini che interpreta questo dato dell’aumento della lenta percorrenza come l’emergere a livello di maratona dei fenomeni di fitwalking e nordic walking che sono pratiche ampiamente diffuse nel podismo italiano. La maratona è pur sempre una sfida con se stessi che è protratta nel lungo tempo anche se svolta a basse andature. Accettare questo approccio può portare a una concezione di questa gara come un’esperienza motivante anche per chi non corre (o cammina) con la logica del tempo ma di vivere un’esperienza che un cittadino resta comunque estrema. Menarini suggerisce a quest riguardo di aumentare il tempo massimo per accogliere più partecipanti, seguendo lo spirito di quanto avviene in Giappone e ci ricorda qui sotto lo scrittore-maratoneta Murakami Haruki

“…affronto i compiti che ho davanti e li porto a compimento ad uno ad uno, fino a esaurimento delle forze. Concentro l’attenzione su ogni singolo passo, ma al tempo stesso cerco di avere una visione globale e di guardare lontano. Come vengono giudicati il tempo che ottengo in gara e il mio posto in graduatoria, come venga considerato il mio stile, è di secondaria importanza. Ciò che conta per me, per il corridore che sono è tagliare un traguardo dopo l’altro con le mie gambe. Usare tutte le forze che sono necessarie, sopportare tutto ciò che devo e alla fine esere contento di me. Imparare qualcosa di concreto- piccolo finchè si vuole ma concreto- dagli sbagli che faccio e dalla gioia che provo. E gara dopo gara, anno dopo anno, arrivare in un luogo che mi soddisfi. O almeno andarci vicino. Se mai ci sarà un epitaffio sulla mia tomba, e se posso sceglierlo io, vorrei che venissero scolpite queste parole: “Murakami Haruki, scrittore e maratoneta. Se non altro fino alla fine non ha camminato”. Perché si dica quel che si vuole ma io sono un maratoneta”.

Fonte:  Murakami Haruki “L’arte di correre”, Torino, Einaudi.

Come capire le ragioni del successo

Per comprendere il successo focalizziamoci meno sulla singola vittoria ma più su quello che ci sta dietro e prima:

è sempre il prima che determina il dopo