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Buttarsi dentro sempre

Allenatore: solo l’esperienza non basta

Queste considerazioni sono tratte dalle idee di Henry Mintzberg raccolte nel libro “Managers not MBAs” (2004) e si applicano bene non solo ai manager ma anche agli allenatori.

La chiave decisiva nella formazione di un allenatore consiste nell’imparare dalle esperienze quotidiane. Ogni allenatore dovrebbe scoprire da se stesso cosa funziona  e cosa non va nel suo lavoro con gli atleti e nelle diverse situazioni.

Questo non significa che le teorie siano inutili. Anzi le persone imparerebbero molto poco dalle loro esperienze se non avessero un modo per analizzarle e classificarle.

Così i modelli teorici consentono all’allenatore di valutare le sue esperienze.

John Keynes, il grande economista, ha detto “Gli uomini pratici, che credono di essere esenti da qualsiasi influenza intellettuale, di solito sono schiavi di qualche economista defunto”. In altre parole, ci si serve sempre di una teoria anche se in modo inconsapevole. La scelta dell’allenatore non deve essere quindi tra pratica e teoria ma fra differenti teorie che sono di supporto a un tipo di attività piuttosto che a un’altra.

 

Il sovraccarico emotivo colpisce anche i migliori atleti

Il TAIS è un sistema di valutazione dello stile attentivo e interpersonale e questi dati evidenziano su dati di élite che il sovraccarico emotivo è una componente importante che limita le prestazioni anche negli atleti top, quali sono i detentori di record del mondo, che invece risentono di meno rispetto agli gruppi delle distrazioni ambientali e e del sovraccarico mentale di tipo cognitivo.Questo spiega anche la ragione per cui gli atleti di vertice si servono di programmi di preparazione psicologica per ridurre lo stress agonistico.

Allenamento deve sviluppare consapevolezza

Under 30 influencer: Kim Chloe e Sydney McLaughlin

Kim Chloe, 17 anni, l’altr’anno è diventata la prima donna dello snowboard a fare tre complete giri in aria durante una competizione. E’ la favorita per la medaglia d’oro ai prossimi Giochi Invernali in Korea del Sud. Una persone aggiuntiva è determinata dal fatto che i suoi genitori sono della Korea del Sud e che molti suoi parenti vivono in quel paese.

“Sarà una bella esperienza vivere un evento così pazzo con la mia famiglia. Ma allo stesso tempo, sono molto preoccupata, perche ‘ sono le dannate Olimpiadi. Voglio fare veramente bene, devo riuscirci”.

Time l’ha inserita nella lista dei 30 adolescenti più influenti per l’impatto ottenuto attraverso i social media e l’abilità di orientare le notizie.

Il solo altro atleta presente nella lista del 2017 è Sydney McLaughlin, 18 anni, ostacolista e sprinter. E’ stata la più giovane componente della squadra americana di atletica a Rio 2016. Attualmente studia alla University of Kentucky.

(Fonte: Time)

Abilità psicologiche di base

Le abilità psicologiche di base possono essere insegnate a qualsiasi età e indipendentemente dalle competenze motorie e sportive delle persone.

I nostri peggiori avversari

Jack Nicklaus continua a essere, dopo molti anni dal suo ritiro dal golf, una fonte ineguagliabile d’ispirazione per gli atleti di ogni sport. Qui ci ricorda che i due nostri principali avversari sono il campo, il contesto situazionale in cui si sviluppa la gara, e noi stessi.

Quanto tempo dedicate ad allenare l’abilità a controllarli e a ridurne gli effetti negativi?

Dimostrata l’importanza di un approccio multi-sport per i giovani atleti

Nel 2015, Urban Meyer, allenatore capo di football della Ohio State University, ha scritto un grafico sulle preferenze di reclutamento. Ha indicato che l’allenatore recluta in prevalenza atleti che hanno praticato multi-sport.

Il mese scorso, USA Baseball, l’organo nazionale di baseball amatoriale, ha pubblicato un articolo sul suo sito intitolato“Salviamo l’atleta Multi-Sport dall’estinzione.” In esso, Darren Fenster, attuale manager di un’affiliata dei Boston Red Sox, incoraggia gli studenti-atleti ad aspettare il più a lungo possibile a specializzarsi in uno sport. Questi recenti pronunciamenti, vanno contro la pratica corrente  di avere studenti-atleti praticanti un solo sport in giovane età. L’idea è che la specializzazione fornisca ai giovani studenti-atleti i primi successi e l’accesso ai club d’elite e ai migliori allenatori, che potrebbero meglio posizionarli nel ricevere leborse di studio.

Perché oggi sono così tanti coloro che sono a favore della partecipazione degli studenti-atleti a competizioni in sport diversi? Maggiori sono i dati scientifici a favore, sempre più chiaro risulta essere il vantaggio di praticare più sport in termini di sviluppo delle competenze e la salute generale.

(Da UsaToday)

Billie Jean King: lottare per i diritti di tutti

Billie Jean King ci ricorda di “lottare per l’uguaglianza e la libertà e uguali diritti e opportunità per tutti”.

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Il miglioramento continuativo come obiettivo per l’atleta e l’allenatore

Il miglioramento è un processo continuo, che si sviluppa su base quotidiana e che richiede un impegno costante da parte dell’atleta e di coloro che seguono questa sua attività. L’obiettivo è l’incremento delle prestazioni agonistiche e delle competenze fisiche, psicologiche e tecniche. Il raggiungimento e il conseguente mantenimento dell’efficacia competitiva richiedono un continuo orientamento al miglioramento in tutte le aree che partecipano a determinare la prestazione finale.

Per un atleta è molto importante la qualità dell’ambiente sportivo in cui è inserito e gli atteggiamenti caratteristici di un ambiente positivo sono i seguenti:

  • Prevenzione e non reazione – bisogna agire per prevedere le cause potenziali di problemi, ragionando in termini di: “Cosa succede se…” allo scopo di formulare le risposte da fornire alle situazioni più critiche che potrebbero manifestarsi
  • L’attività di miglioramento deve essere incessante e modulata in termini di obiettivi difficili ma raggiungibili
  • L’atleta e l’allenatore devono collaborare nella scelta degli obiettivi di miglioramento dell’atleta stesso
  • L’atleta deve stabilire rapporti chiari e basati su obiettivi da raggiungere con ogni esperto coinvolto nella sua preparazione
  • L’atleta e l’organizzazione sportiva della quale fa parte devono considerare gli errori come la più importante opportunità di miglioramento e non come qualcosa da nascondere
  • L’atleta e la sua organizzazione sportiva possono identificare obiettivi a lungo termine apparentemente anche troppo ambiziosi ma devono stabilire obiettivi e breve e medio termine che siano specifici e percepiti come raggiungibili
  • La comunicazione interpersonale deve essere stimolata e favorita
  • Di ogni ciclo dell’allenamento deve essere percepito, da parte dell’atleta, il valore aggiunto teorico (quello che determina la ragione per cui vale la pena d’impegnarsi in un’attività) e quello realmente fornito all’acquisizione di competenze
  • Utilizzo dell’approccio basato non solo sull’identificazione dei problemi ma pure sulla contemporanea identificazione di soluzioni. Porsi problemi e non soluzioni serve solo ad affondare la stima personale, in ogni situazione bisogna sempre concentrarsi sulle vie d’uscita
  • Il problem solving è un sistema di metodi che quando vengono utilizzati in maniera sistematica durante il cammino di miglioramento, consentono di soddisfare gli obiettivi che si sono posti attraverso un uso efficace delle risorse di cui si dispone. Il problem solving si articola nel modo seguente:
  1. scelta del problema,
  2. individuazione delle cause reali,
  3. scelta della soluzione da attuare,
  4. accordo tra le parti nei riguardi della soluzione proposta,
  5. attuazione della soluzione,
  6. verifica dei risultati ottenuti,
  7. inserimento della soluzione nel programma di allenamento