Archivio per la categoria 'Stress'

Stephan El Shaarawy con i bambini di “Calcio Insieme”

 

 

 

Sara Gama: un bellissimo regalo

Sara Gama: “Se il carattere di una squadra si vede da come si vivono le difficoltà allora direi che oggi abbiamo dato un ottimo spunto. Ci siamo fatte un bellissimo regalo per il nostro debutto. Avanti così!!!”.

Copenhagen Consensus statement 2019: physical activity and ageing

Bangsbo J, Blackwell J, Boraxbekk C, et al Copenhagen Consensus statement 2019: physical activity and ageing. Br J Sports Med Published Online First: 21 February 2019.
Abstract

From 19th to 22nd November 2018, 26 researchers representing nine countries and a variety of academic disciplines met in Snekkersten, Denmark, to reach evidence-based consensus about physical activity and older adults. It was recognised that the term ‘older adults’ represents a highly heterogeneous population. It encompasses those that remain highly active and healthy throughout the life-course with a high intrinsic capacity to the very old and frail with low intrinsic capacity.

The consensus is drawn from a wide range of research methodologies within epidemiology, medicine, physiology, neuroscience, psychology and sociology, recognising the strength and limitations of each of the methods. Much of the evidence presented in the statements is based on longitudinal associations from observational and randomised controlled intervention studies, as well as quantitative and qualitative social studies in relatively healthy community-dwelling older adults. Nevertheless, we also considered research with frail older adults and those with age-associated neurodegenerative diseases, such as Alzheimer’s and Parkinson’s disease, and in a few cases molecular and cellular outcome measures from animal studies.

The consensus statements distinguish between physical activity and exercise. Physical activity is used as an umbrella term that includes both structured and unstructured forms of leisure, transport, domestic and work-related activities. Physical activity entails body movement that increases energy expenditure relative to rest, and is often characterised in terms of intensity from light, to moderate to vigorous. Exercise is defined as a subset of structured physical activities that are more specifically designed to improve cardiorespiratory fitness, cognitive function, flexibility balance, strength and/or power.

This statement presents the consensus on the effects of physical activity on older adults’ fitness, health, cognitive functioning, functional capacity, engagement, motivation, psychological well-being and social inclusion. It also covers the consensus on physical activity implementation strategies. While it is recognised that adverse events can occur during exercise, the risk can be minimised by carefully choosing the type of activity undertaken and by consultation with the individual’s physician when warranted, for example, when the individual is frail, has a number of co-morbidities, or has exercise-related symptoms, such as chest pain, heart arrhythmia or dizziness.

The consensus was obtained through an iterative process that began with the presentation of the state-of-the-science in each domain, followed by group and plenary discussions. Ultimately, the participants reached agreement on the 30-item consensus statements.

Presentazione libro: Handbook of Embodied Cognition and Sport Psychology

Handbook of Embodied Cognition and Sport Psychology 

Massimiliano L. Cappuccio (Ed.)

Cambridge, MIT Press, 2018 

Questo lavoro fondamentale rappresenta la prima collaborazione sistematica tra scienziati cognitivi e psicologi dello sport che considera il rapporto mente-corpo dal punto di vista dell’abilità atletica e della pratica sportiva. Con ventisei capitoli di importanti ricercatori, il libro collega e integra i risultati di campi che vanno dalla filosofia della mente alla sociologia dello sport.

I capitoli mostrano non solo che lo sport può dire agli scienziati come funziona la mente umana ma anche che lo studio scientifico della mente umana può aiutare gli atleti ad avere successo. La ricerca in psicologia dello sport si è sempre focalizzata su temi, nozioni e modelli relativi alla Embodied Cognition e cioè lo studio di come i processi cognitivi dipendano dall’interazione tra la mente e il nostro corpo. Viceversa l’ Embodied Cognition, a sua volta, ha trovato una conferma sorprendente delle sue affermazioni teoriche nei resoconti psicologici delle prestazioni sportive e delle abilità sportive. La competenza atletica è infatti una forma legittima di intelligenza, che coinvolge competenze cognitive non meno sofisticate e complesse di quelle richieste dalla risoluzione dei problemi matematici.

Il testo, dopo aver presentato i concetti chiave necessari per applicare l’ Embodied Cognition alla psicologia dello sport, tratta: di come possono essere bloccate le competenze (la tendenza a soffocare sotto pressione); dell’acquisizione delle abilità sensomotorie e come l’allenamento è correlato allo sviluppo delle competenze cognitive; lo sviluppo del talento tra geni e apprendimento; la dimensione intersoggettiva e sociale delle abilità sportive, come avviene negli sport di squadra; la pratica sportiva nei diversi contesti culturali e sociali; la nozione di affordance e il suo significato per la psicologia ecologica e la teoria dell’ Embodied Cognition; e le capacità predittive della mente, che consentono l’anticipazione, la creatività, l’improvvisazione e l’immaginazione nello spettacolo sportivo.

Il libro verrà presentato in Italia, a Roma, il 28 maggio con la partecipazione del curatore, Massimiliano Cappuccio e degli autori italiani: Alberto Oliverio, Salvatore Maria Aglioti, Alberto Cei, Mirko Farina, Denis Francesconi, Mauro Maldonato e Shaun Gallagher

Tiger Woods è ritornato dall’inferno

Nel 2009, in occasione del torneo “The Invitational”, Arnold Palmer, il più grande golfista degli anni Sessanta, era andato incontro a Tiger Woods per congratularsi senza nemmeno aspettare l’esito del putt decisivo di quasi 5 metri che doveva imbucare per vincere. «Sapevo che ce l’avrebbe fatta semplicemente perché con Tiger non può accadere nulla di diverso», era al top della carriera golfistica.

E invece, proprio quando il dominio di Tiger sembra inattaccabile, la sua carriera prende una curva inaspettata, imboccando il tunnel degli scandali e dei guai fisici. Il 28 novembre 2009, in seguito a una lite con la moglie Elin Nordegren, Woods va a sbattere con la sua Cadillac contro un idrante per poi schiantarsi contro un albero a Isleworth, nei sobborghi di Orlando. Trascorre alcune settimane in una clinica per curare la dipendenza sessuale, ma il calvario è appena iniziato. Nell’aprile del 2011 si lesiona gravemente il tendine d’Achille, mentre a marzo dell’anno successivo inizia ad accusare i primi problemi alla schiena che lo porteranno a subire quattro interventi chirurgici, tra cui una fusione spinale che risolverà definitivamente i suoi problemi.

Ma fino a due anni fa Woods non riusciva nemmeno a piegarsi per allacciarsi le scarpe. «Potevo a mala pena camminare. Non riuscivo a sedermi, a sdraiarmi. Non potevo fare praticamente niente», ha detto Woods ieri dopo la vittoria all’Augusta Masters.

Notah Begay III, un amico di Woods con problemi di alcolismo, lo mette in contatto con Micheal Phelps, il re del nuoto che era riuscito a mettersi alle spalle una grave forma di depressione e due arresti per guida in stato di ebbrezza. I due si parlano al telefono, e Phelps, che è anche grande appassionato di golf, riesce a trovare la chiave per rivitalizzare Woods, distrutto dal dolore fisico e soprattutto dal timore di non riuscire più a tornare ai vertici”.

Ora pochi giorni fa ha vinto il primo Major della stagione, l’Augusta Masters a 11 anni dal suo precedente successo.

La Nike, che aveva da poco annunciato che non avrebbe più investito nel golf, in seguito alla vittoria dell’Augusta Masters lo ha rilanciato con la sua campagna pubblicitaria che aveva già avuto testimonial come Serena Williams e Colin Kaepernick.

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Migliore mindset = Più vittorie

G Sathiyan, top tennis table player, India, the rise of the new winning mindset

“Tragedy struck in November, 2015. While his game was flourishing, albeit at a slow pace, Sathiyan’s father left for the heavenly abode after losing his fight with cancer. His world came crashing down. His entire family was devastated. “The main thought that came in my mind was how could someone who led his life in such a disciplined manner (no smoking and drinking) be taken away under such cruel circumstances.”

Then started his paradigm shift. His gameplay involved ca­lculative moves and playing it sa­fe. In life also, he was averse to ch­ange and always adopted a safet­y-first approach, something he le­a­rnt from his father. But not any more.
“There was a total mindset change, not only towards my game but also in my daily life. I started taking more risks. My father’s death changed me as a person. I was always worried about the future. I was a person who was always calculative: what is going to come next, and if I do this, what will happen next.
“But I felt like when there’s no guarantee as to what’s going to happen tomorrow, what’s the point in calculating so much? If there is no guarantee for life, where is the guarantee for what is going to happen in sport?”
The diminutive paddler’s new nothing-to-lose attitude started pa­ying immediate dividends. He became the second Indian to win a ITTF World Tour event after annexing the 2016 Belgium Open.

Singapore Team, table tennis, the rise of a new winning mindset

It was an epic moment in the history of table tennis, the day when underdogs Singapore toppled mighty China to win the women’s team crown at the 2010 World Championships. It was almost unfathomable. How could Singapore, a tiny nation of five million people, upset China, the giants ofworld table tennis with its population of 1.35 billion?

“A lot of times, when we met them in the finals we lost 3-0, 3-1, but we kepttelling the Singapore players that one day we would beat them …. So, during the training, we kept drilling this into them – to have this mindset that we’re able to beat them …Tianwei was trailing in the first match but she was fighting for every point … when she won the match, it really gave a lot of confidence to Yuegu going into the second match.She had never beaten that China girl before … but suddenly they felt that the past doesn’t count, that although we have lost so many, many matches, it’s like a fresh start.”

Recensione Libro: La nostra casa è in fiamme

La nostra casa è in fiamme

Greta Thunberg, Svante Thunberg, Beata Ernman e Malena Ernman

Milano, Mondadori, pp.233, 2019

“Risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l’Homo Sapiens abbia mai dovuto affrontare. La soluzione principale, tuttavia, è così semplice che persino un bambino è in grado di capirla. Dobbiamo bloccare le emissioni di gas serra.

O lo facciamo, o non lo facciamo.

Voi dite che nella vita non c’è solo il bianco e il nero.

Ma è una bugia. Una bugia molto pericolosa.

O evitiamo un aumento della temperatura di 1,5 gradi, oppure no.

O evitiamo di innescare una reazione a catena irreversibile che sfuggirà a qualsiasi controllo umano, oppure no.

O scegliamo di voler esistere ancora come civiltà, oppure no.

E questo è bianco o neo.

Non ci sono zone grigie quando si parla di sopravvivenza.

Dobbiamo compiere una scelta.

Possiamo avviare un’azione trasformatrice che salvaguardi le condizioni di vita delle generazioni future.

Oppure possiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, e fallire.

La decisione spetta a voi, a me”(p.13-14).

Greta Thunberg ha parlato in questo modo ai grandi del mondo, a Davos nel gennaio 2019, convinta che “nessuno è troppo piccolo per fare la differenza”. Esprime con altrettanto chiarezza cosa si aspetta dagli adulti:

“Gli adulti continuano a dire: Dobbiamo dare speranza ai giovani.

Ma io non voglio la vostra speranza.

Non voglio che siate ottimisti.

Voglio che siate in preda al panico.

Voglio che proviate la paura che io provo ogni giorno.

E poi voglio che agiate.

Voglio che agiate come fareste in un’emergenza.

Voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme. Perché lo è” (p.15).

Il libro “La nostra casa è in fiamme” da cui questi brani sono presi è stato scritto dalla famiglia Thunberg, madre, padre e due figlie. Parla del dolore vissuto da questa famiglia, della scoperta dei disturbi gravi delle figlie e di come le vite di tutti abbiamo attraversato lunghi periodi di difficoltà a vivere la vita quotidiana e a trovare modi per affrontarli con azioni il cui l’effetto positivo non era certo. E’ un libro che parla nello stesso tempo di amore per la vita e di dolore e talvolta anche di rassegnazione di fronte alla continua frustrazione di trovare soluzioni accettabili per risolvere i problemi legati all’alimentazione, alla perdita costante di peso, al mutismo e alla disperazione che emergono da una quotidianità per tutti psicologicamente devastante. La scrittura è stata per la famiglia un aiuto, non avrebbero dovuto scriverlo, afferma la mamma, scrivere di quanto sono stati da schifo così come il pianeta è da schifo, però sono stati costretti a raccontare la loro vita: “Ed è ora che tutti noi cominciamo a parlare di come stiamo. Dobbiamo iniziare a dire come stanno le cose” (p.97).

Nel libro ci viene spesso ricordato che abbiamo separato la cultura dalla natura, mettendo al primo posto l’apparenza; dall’uso smodato dell’aria condizionata, alle centinaia di negozi nei centri commerciali alla distruzione dei mari, delle foreste e dei ghiacciai.

E’ un atto di accusa contro noi, adulti, che abbiamo creato una società in cui chi pensa in modo differente non trova spazio per cambiare questa mentalità distruttiva. “O vengono bullizzati o si chiudono in casa. Oppure devono andare come me in scuole speciali dove non ci sono insegnanti” (p.162).

Lo “sciopero della scuola per il clima” di una solitaria e giovanissima studentessa davanti al parlamento svedese è diventato un messaggio globale che ha coinvolto in tutta Europa centinaia di migliaia di ragazzi che seguono il suo esempio in occasione dei #Fridaysforfuture. E’ il modo per attivare i media e coloro che possono influenzare le politiche globali a prendere finalmente sul serio questo tema, che è il problema della nostra civiltà e dalla cui soluzione dipenderà il futuro della terra.

Greta ha dato inizio a una rivoluzione che sembra diffondersi sempre più tra i giovani, una battaglia da combattere per ridare un futuro alle nuove generazioni che viene sottratto al ritmo di 100 milioni di barili di petrolio consumati ogni giorno. Quello di Greta è il grido di aiuto dei giovani che vogliono convincerci a fare qualcosa per salvare il pianeta prima del raggiungimento del punto di non ritorno.

La più grande rimonta di una tennista

La tennista UK Tara Moore ha fatto la più grande rimonta mai ottenuta in una partita.

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Sport e disabilità

Lo sport e l’attività fisica  dovrebbero mostrare con più evidenza i benefici che ottenuti dalle persone con disabilità.

Le nuove indagini dimostrano il roll chiave svolto dallo sport nel coinvolgere le persone con disabilità ad assumere uno stile di vita più attivo.

Get Yourself Active

Autismo e sport: un legame poco conosciuto

Lo sport per giovani disabili intellettivi, bambini e adolescenti, soprattutto con la sindrome dello spettro autistico è un muro difficile da abbattere, vi sono troppi pensieri dogmatici che bloccano l’opportunità di sviluppo in questa fascia di età, decisiva per il tipo di impostazione che può fornire alla vita non solo presente ma anche futura da adulti.

Sedentarietà e sovrappeso sono l’esito più comune a cui vanno incontro questi giovani e le loro famiglie. In Italia gli alunni con disabilità nel sistema scolastico sono complessivamente 216.013, pari al 2,4% dell’intera popolazione (prossima a 9 milioni di alunni).

Di questi il 68% sono giovani con disabilità intellettiva.

Quanti praticano sport o attività motoria con continuità? Purtroppo non lo sappiamo e già questo è un fatto piuttosto grave che mette in evidenza il limitato interesse nei riguardi dello sport. Quante sono le organizzazioni sportive che svolgono programmi per questi giovani, anche su questo punto le informazioni sono molto scarse e le famiglie si basano sul passa parola per avere queste conoscenze.

Si potrebbe continuare con molte altre domande, che al momento non trovano risposta. Infine, la documentazione scientifica, ma non solo in Italia anche a livello internazionale è ridotta. Piuttosto, che documentare vige la regola ch “lo sport fa bene” e quindi dovrebbe essere praticato.  Poco è dato a conoscere sui programmi di allenamento svolti, sulle caratteristiche dei professionisti coinvolti, non esistono studi longitudinali.

Anche il recente quaderno sulle “Buone pratiche nell’autismo” pubblicato dall’Ordine degli Psicologi, certamente interessante per gli aspetti relativi a diagnosi e rapporti tra Scuola, famiglie e Servizi, ignora lo sport come sistema di empowerment dei giovani con ASD. E’ un peccato che non si siano informati su questo tema, perché lo sport rappresenta invece un tassello essenziale per lo sviluppo dei giovani con ASD.

International Journal of Sport Psychology ha dedicato un numero speciale su tema e chi fosse interessato lo può richiedere all’Editore Luigi Pozzi.