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La motivazione a iniziare la nuova stagione sportiva

In molti sport questo momento dell’anno è di solito un periodo di ripresa dell’attività, mi riferisco agli sport di squadra come il calcio, basket e volley e a molti sport individuali. Ciò accade anche quest’anno con una variante, che in diverse discipline è da febbraio che non si gareggia oppure si è gareggiato ma solo in competizioni svolte in Italia, spesso prive dell’appeal del confronto con gli atleti migliori. Non è facile quindi riprendere ad allenarsi, quando non si è fatto altro da mesi o si sta gareggiando in competizioni che sino a pochi mesi fa gli atleti di livello assoluto consideravano del tutto secondarie.

In questi giorni ho parlato con atleti che vivono in prima persona questa situazione e il loro allenamento e la loro stessa vita quotidiana soffrono di questa situazione. E’ in questi momenti che tutti ci accorgiamo dell’importanza delle competizioni. Non solo perchè rappresentano la prova in cui dimostrare il proprio valore di atleta, ma soprattutto la loro assenza determina una disaffezione dall’allenamento, dal desiderio di correggersi. Parliamo di atleti che si allenano circa 1.400 ore l’anno. Questo impegno è finalizzato a fornire prestazioni al proprio meglio ma se mancano le occasioni, non è così semplice trovare la motivazione tutti i giorni dentro se stessi.

Il lavoro con lo psicologo dello sport può essere molto utile per sostenere l’atleta in questo suo impegno e nello stabilire obiettivi e sistemi di valutazione all’interno dei cicli di ‘allenamento che gli consentono di mantenere elevata la qualità e l’intensità dell’allenamento.

La motivazione e allenamento dei maratoneti

In uscita sulla rivista del Centro Studi dell’Alletica leggera.

I segreti nascosti nella motivazione

La comprensione dei processi motivazionali è senza dubbio uno dei temi che da sempre ha suscitato l’interesse degli studiosi di psicologia dello sport.

Una volta chiesero al grande alpinista George Mallory (1886-1924) perché volesse scalare l’Everest e lui rispose “Perché è lì”.

Sono bastate solo tre parole per spiegare l’interiorità e l’intensità della propria motivazione ma serviranno decine di anni per iniziare a capire di cosa si tratta; cosa sia “questo ipotetico costrutto usato per descrivere le forze interne e/o esterne che producono l’inizio, la direzione, l’intensità e la persistenza del comportamento” (Vallerand e Thill, 1993).

Per riflettere, qual è il vostro concetto di:

Impegno

Difficoltà del compito

Impossibile è niente! E’ vero o non è vero, e perché?

Come s’impara a stabilire obiettivi a breve e a lungo termine?

Sino a che punto è utile la ripetitività?

 

La mentalità rigida della squadra causa sconfitte

Il problema più grave per una squadra e per un atleta è quello di pensare di essere bravo.

Questa convinzione mette immediatamente le persone in una condizione di maggior soddisfazione e alimenta l’aspettativa che  tutto andrà bene così come loro si aspettano, quindi vinceremo.

Sentirsi in forma e avere la consapevolezza delle proprie capacità personali e di squadra è certamente importante. Spesso le squadre pensano che questa condizione sia sufficiente per ottenere il successo. Non capiscono che è necessaria ma non sufficiente.

Per giocare ad alto livello, bisogna avere le capacità di una squadra di alto livello. Poi bisogna dimostrarlo sul campo.

Arrigo Sacchi dice che la motivazione deve essere eccezionale, perchè su questa base il calciatore è continuamente impegnato a migliorarsi. Questo è ciò che Carol Dweck ha chiamato una mentalità orientata alla crescita. Chi non la dimostra è destinato ad avere come dicono gli allenatori dei blocchi mentali. In altri termini, questi giocatori hanno una mentalità rigida che li porta a pensare che il loro talento e la forma fisica di quel momento siano sufficienti per essere efficaci nel proprio lavoro.

Errore grave grave, equivale per uno studente a scrivere squola o quore con la q. Entreranno in campo privi della motivazione di giocare al meglio delle loro capacità. Entreranno, invece, con la convinzione che giocheranno bene così in modo spontaneo, e di fronte alle difficoltà del match non saranno pronti ad adattarsi, poiché non lo avevano previsto.

E’ facile perdere la testa, basta ragionare in questo modo.

Motivazione: ballare scalzi mentre piove

Uno dei video più condivisi negli ultimi giorni ha come protagonista un ragazzo della Leap of Dance Academy, una scuola di danza nigeriana. Nel video lo vediamo mentre continua ad esercitasi nelle sue pirouette nonostante la pioggia incessante.

Scalzo e completamente bagnato, la sua ostinazione è diventata il simbolo di quanto un ballerino possa sacrificarsi pur di seguire il proprio sogno. “Dietro quei fantasiosi ed eleganti costumi c’è un duro lavoro” - si legge nella didascalia del video - “Anche con pochissime risorse i nostri alunni continuano ad allenarsi per dare il meglio. Non vogliamo scoraggiare nessuno, ma è importante mostrare il livello del loro impegno e della loro dedizione. Chi non ne sarebbe orgoglioso? Sono pronti a ballare a qualsiasi condizione”.
Si allena scalzo sotto la pioggia: questo giovanissimo ballerino ha conquistato tutti

Motivazione e allenamento durante il coronavirus

Oggi seminario online all’Università su temi di attualità.

Diventa consapevole della tua motivazione

Parliamo spesso di motivazione degli atleti ma non sempre con la stessa frequenza insegnamo come capire le proprie motivazioni personali.

Voglio proporvi due esercizi utili per riflettere su questo punto in modo costruttivo.

Primo esercizio

Siediti comodamente su una poltrona, chiudi gli occhi, fai tre respiri profondi e pensa ai momenti difficili che incontri durante gli allenamenti e le gare, alla fatica, agli errori e alle sconfitte che hai vissuto, e valuta se sei disposto ad affrontare altre situazioni di questo tipo e a impegnarti nel superarle.

Secondo esercizio

Siediti comodamente su una poltrona, chiudi gli occhi, fai tre respiri profondi e pensa ai successi che puoi raggiungere e alle gare che puoi vincere, alla gioia che puoi provare dopo una brillante prestazione e a tutto ciò di positivo che potrà verificarsi grazie alla quantità e alla qualità del tuo allenamento. Valuta se sono traguardi sufficienti a mantenere alta la tua motivazione.

Nuova Zelanda: un programma per cambiare l’approccio allo sport dei giovani

Lo sport giovanile, la necessità della polisportività, le cause dell’abbandono, l’aumento degli infortuni e il ruolo dei genitori, degli allenatori e dei dirigenti. Questi sono i temi di una progetto sviluppato in Nuova Zelanda per riconsiderare gli approcci fino a oggi utilizzati. E’ un esempio che sembra provenire da Marte, tanto è la distanza culturale e scientifica dal mondo sportivo italiano, dove un approccio di questo tipo non sarebbe mai possibile e e dove è totalmente assente la ricerca su questi temi.

La lettura di quanto segue sarà certamente utile per aprire le nostre menti sul problema della pratica sportiva e dell’abbandono e per sviluppare idee e progetti adatti alla nostra realtà italiana.

Sport NZ e cinque dei più grandi sport di partecipazione in Nuova Zelanda – Rugby, Cricket, Calcio, Netball e Hockey – hanno lanciato un’importante campagna di sensibilizzazione del pubblico che chiede agli animatori dello sport giovanile di riconsiderare i loro approcci. Ma perché l’appello all’azione è così urgente?

La campagna  ”Tieniti al passo con il gioco” si concentra sul motivo per cui gli adolescenti si allontanano sempre più dallo sport. Le prove raccolte nel corso del tempo nell’indagine sulla partecipazione nazionale di Sport NZ Active NZ mostrano che, se si confrontano i ragazzi dai 12 ai 14 anni con quelli dai 18 ai 24 anni, le ore settimanali di attività fisica diminuiscono da 12 a 5. Inoltre, il numero di attività diminuisce da 6,4 a 2,5 e la partecipazione settimanale scende sostanzialmente dal 98% al 75%. La campagna invita tutti coloro che si occupano di sport giovanile, in particolare i genitori, gli allenatori e gli amministratori, a dare una svolta a questa situazione.

Inoltre, i dati del censimento dello sport nelle scuole secondarie di secondo grado mostrano che, nonostante l’aumento delle iscrizioni scolastiche negli ultimi tre anni, la partecipazione allo sport interscolastico è diminuita. Per Sport NZ questo è preoccupante, perché le abitudini formatesi negli anni dell’adolescenza passano agli anni degli adulti. Fondamentalmente gli adolescenti inattivi diventano adulti inattivi.

Anche se alcuni dei drop-off possono essere attribuiti agli inevitabili cambiamenti che si verificano durante l’adolescenza, tra cui la motivazione, la contesa sul tempo e l’impatto della tecnologia, ci sono altri fattori che aggravano questo declino.

Sport NZ dice che gli anni passati a studiare l’argomento, e ad esaminare i modelli d’oltreoceano, dimostrano che i giovani sono meglio serviti quando le loro esigenze sono messe al primo posto. E la motivazione principale che spinge i giovani a fare sport è il divertimento (76%), seguito da uscite con la famiglia o con gli amici (44%). Il fatto è che lo sport è visto da molti adolescenti come un altro modo per entrare in contatto con gli amici e divertirsi. E se il divertimento finisce, perché vi è un aumento un aumento di pressione e di richiesta tempo, è probabile che i giovani abbandoneranno lo sport.

Anche se alcuni genitori potrebbero essere tentati di lasciare che i loro figli si specializzino presto in uno sport, magari incoraggiati da un allenatore o da un amministratore di club, le statistiche mostrano che questa è probabilmente una cattiva idea. Studi australiani dimostrano che la probabilità di passare dall’essere identificati come giovani talenti a diventare un atleta d’elite è inferiore al 10%.

E non ne varrà necessariamente la pena. L’eccesso di allenamento e di gioco può portare a infortuni e bruciare i giovani giocatori. Le statistiche dell’ACC hanno mostrato un’impennata del 60% dal 2008 negli infortuni legati allo sport nei ragazzi tra i 10 e i 14 anni – il doppio dell’aumento di qualsiasi altra fascia d’età. Ci sono diverse ragioni per questo picco, ma una preoccupazione crescente è che la pratica di un solo sport può essere tanto dannosa quanto il non praticare abbastanza esercizio fisico.

Per chi cerca una guida utile, l’ACC incoraggia la linea guida di un’ora per ogni anno, sia la quantità di sport organizzato svolto per settimana – sia di allenamento che di competizione – e non dovrebbe superare l’età del bambino. Il superamento delle ore consigliate aumenta le probabilità di un “infortunio a insorgenza graduale”.

Anche se ogni genitore vuole sostenere il proprio figlio nel diventare una star sul campo sportivo, troppo e troppo presto potrebbe avere l’effetto opposto.

Motivazione: una bella parola compresa da pochi

Le persone che ogni giorno parlano con facilità della motivazione, spiegando agli altri  che basta crederci, per vedere realizzati i propri sogni, sanno quanto invece sia una dimensione psicologica molto complessa da gestire?

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