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1970 è l’anno di fondazione della prima rivista di psicologia dello sport

Quest’anno è il 51° anno dalla fondazione dell’International Journal of Sport Psychology (IJSP) nel 1970. Pubblicheremo due numeri speciali, il primo ha uno sguardo alla storia della psicologia dello sport e il secondo sulle future prospettive. Guest editors sono: Sidonio Serpa, Fabio Lucidi e Alberto Cei.

Il Journal è stata la prima rivista scientifica dedicata specificatamente alla  psicologia dello sport ed è stato creato quasi 10 anni prima della rivista americana, Journal of Sport Psychology, che è stata pubblicata per la prima volta solo nel 1979. Antonelli nel primo numero del 1970 scrisse:

“Il Consiglio Direttivo ha nominato un comitato di redazione (guidato da Olsen), e anch’io ho firmato un contratto con un editore norvegese … e ho ricevuto un buon numero di richieste di abbonamenti. A causa dei problemi che il dottor Olsen riferisce, mi sono trovato costretto ad assumere la carica di direttore e a trovare un altro editore, a tutti i costi e senza indugio, per avviare la rivista. Una rivista che informasse tutti i soci … era diventata una necessità, un dovere” (Antonelli, 1970, p.3-4).

Antonelli ha trovato la persona che avrebbe accettato questa sfida nel suo amico, l’editore Luigi Pozzi. Pozzi stesso mi ha detto che quando Antonelli ha proposto questa impresa, sono state necessarie poche parole per convincerlo ad accettare. Non si può che non essere d’accordo con Salmela (1999), quando afferma che questa è stata davvero una sfida eroica, ottenuta solo grazie alla determinazione solitaria di Antonelli, senza copertura finanziaria.

“Per 10 dollari l’anno sono in grado di offrire solo due piccoli numeri, senza pretese, e quindi c’è un’altra questione che devo rivelare. Quando l’iscrizione all’International Society of Sport Psychology (ISSP) era gratuita, ho ricevuto 1.500 richieste. Quando ho chiesto 10 dollari, non per l’ISSP, che non sostiene spese e quindi non richiede denaro, ma per l’abbonamento, solo il 10% ha pagato questo costo. Ho trovato un editore molto comprensivo, che ha accettato di rinunciare a tutto il suo profitto, e per questo  pubblicamente lo ringrazio dal profondo del mio cuore; ma le spese di stampa e spedizione sono enormi. Con quello che ho ricevuto fino ad oggi, sarò in grado di stampare e inviare il primo numero . E lo manderò a tutti i 1500 membri. Se necessario, poi vado avanti a mie spese … questa non è una dimostrazione di eroismo pazzo … Sono sicuro che quando riceveranno questo primo numero, molti soci pagheranno la quota di iscrizione per il secondo numero del 1970“ (Antonelli, 1970 p.4-5).

Ricordi indimenticabili affiorano lavorando per il 50° anniversario del Journal

Ieri ho scritto a Glyn Roberts in relazione allo special issue dell’International Journal of Psychology che pubblicheremo quest’anno per festeggiare i 50 anni di questa rivista, nata nel 1970. Questi diversi eventi mi hanno riportato alla memoria quando ho incontrato per la prima volta Glyn e gli altri membri del managing council dell’International Society of Sport. E’ stato a Varna, Bulgaria, nel 1987, avevo 32 anni e in quel momento per me fu abbastanza incredibile partecipare a un meeting del managing council, al posto di Ferruccio Antonelli che non aveva voluto partecipare, per parlare del futuro della rivista e soprattutto per ottenere che qualcuno di loro, Robert Singer, John Salmela, Lars Unestahl, Miroslav Vanek o Glyn Roberts assumesse la responsabilità scientifica del Journal.  Furono molto friendly con me, come lo sanno essere i Nord-Americani, forse anche per la ragione che si aspettavano un persona anziana e formale, un po’ nello stile di Antonelli. E quindi rimasero sorpresi quando mi conobbero. C’era molto tempo libero, passato a giocare a tennis, correre e fare passeggiate. Avevo letto il libro di John Silva III e Robert Weinberg intitolato “Psychological Foundations of Sport” e, quindi, conoscevo i capitoli di John Salmela e Glyn Roberts a cui non smettevo di fare domande sulla motivazione piuttosto che sulle origini della psicologia dello sport e il suo ruolo in Nord America.

Certamente molto gentili ma nessuno voleva prendersi la responsabilità della rivista. Conoscevano Antonelli e sapevano che sarebbe stato difficile collaborare con lui, data la sua storia nell’ISSP e anche perché era sua abitudine pubblicare tutti gli articoli che venivano inviati al Journal, senza applicare alcuna forma di revisione. Dissi che ero a conoscenza di questa modalità di gestione della rivista ma che da solo non avrei mai potuto modificare questo tipo di approccio e che, oltretutto non avevo la competenza per gestire una rivista scientifica.

Alla fine della discussione, John Salmela alzò la mano, dicendo in sostanza: “Ok, sono disposto ad aiutare il Journal, perché in ogni caso rappresenta l’International Society of Sport Psychology”. Le sue condizioni erano che lui ed io fossimo i nuovi co-editor, che Antonelli si ritirasse e su questa base avremmo costruito il sistema per migliorare la qualità scientifica del Journal. Le cose non andarono esattamente in questo modo, poiché Antonelli restò ancora per qualche tempo nel ruolo di editor-in-chief, non svolgeva nessuna funzione ma voleva mantenere agli occhi del mondo esterno il ruolo di leader. Comunque il sistema che mettemmo insieme funzionò e, in quegli anni, il Journal accrebbe in qualità scientifica. Con John abbiamo lavorato molto, passando anche del parecchio tempo insieme in Canada prima a Montreal e poi a Ottawa e in Italia, a Roma. Siamo diventati amici e ci siamo visti ogni anno per più di venti anni. Un altro incontro con il managing council fu a Ottawa nel 1992 (come nella foto qui sotto).

Da sinistra, Pierre Trudel, Alberto Cei, poi Jurgen Nitsch, Gerd Konzag,  John Salmela, Robert Singer, Denis Glencross, Gershon Tenenbaum, Marit Sorensen, Glyn Roberts, Atsushi Fujita, Semen Slobunov, Sidonio Serpa, Richard Magill, Carlos Moraes e Terry Orlick.

 

 

 

 

Anniversario fondazione organizzazione mondiale di psicologia dello sport

I bei ricordi aiutano!! Grazie a @NoceFranco, guarda il video.

I problemi mentali si diffondono nello sport di vertice

Adam Silver,  il capo della NBA ha detto:

“molti dei giocatori della lega, che hanno uno stipendio medio di 7 milioni di dollari l’anno, sono “veramente infelici … Il mondo esterno vede la fama, i soldi, tutti i crismi che ne derivano, e dicono: ‘Com’è possibile che possano persino lamentarsi? Ma molti di questi giovani sono veramente infelici”. L’All-Star NBA Isaiah Thomas una volta gli disse che “i campionati sono vinti sul bus” con i giocatori, con più cameratismo e meno cuffie, ma i tempi sono cambiati.

Una superstar ha dichiarato che, da un aereo a una partita a volte non vedeva una sola persona: “Sto per andare nella mia stanza, stare nella mia stanza, ottenere il servizio in camera e andare alla partita domenica” Ha spiegato Silver: “Alcuni giocatori provengono da situazioni molto difficili; questo non aiuta. Alcuni di loro sono straordinariamente isolati”.

La questione è che nessuno ne parla pubblicamente perché questi problemi a differenza di quelli fisici rappresentano un tabù e poi se i tifosi ne venissero a conoscenza, sui social i giocatori verrebbero distrutti.

Uno studio su 50 nuotatori in lotta per entrare nelle squadre olimpiche e mondiali del Canada, ha rilevato che prima della competizione, il 68% di loro mostrava sintomi che corrispondevano alla depressione.

La ricerca, pubblicata nel 2013, ha anche scoperto che l’incidenza della depressione è raddoppiata tra migliori atleti dell’élite. “I risultati suggeriscono che la prevalenza della depressione tra gli atleti d’élite è superiore a quanto riportato in letteratura”.

Studi successivi tra atleti d’élite australiani e francesi hanno anche dimostrato che la prevalenza di disturbi mentali comuni (CMD) – come stress, ansia e depressione – varia dal 17% al 45% degli atleti studiati.

Il calcio non è diverso. Uno studio del 2017 sui CMD tra 384 calciatori professionisti europei ha rilevato che il 37% aveva sintomi di ansia o depressione nell’arco dei 12 mesi. Secondo i ricercatori, una squadra di calcio può “aspettarsi che i sintomi della CMD si manifestino almeno in tre giocatori in una stagione”.

Gli autori di un altro studio – tra i calciatori di cinque campionati europei – hanno suggerito che i problemi di salute mentale potrebbero essere più alti rispetto al resto della popolazione, ma ha aggiunto: “Vorremmo sottolineare quanto sia difficile raccogliere informazioni scientifiche sulla salute mentale nel calcio professionistico, dal momento che un tale argomento rimane una sorta di tabù”.

Lo sport di vertice è brutale, Il fallimento è comune, lo sviluppo della carriera incerto.

Quindi cosa dovrebbe essere fatto? L’International Society of Sport Psychology ha sottolineato la necessità di educare gli atleti e gli allenatori. E’ necessario per rimuovere la stigmatizzazione intorno al problema e “per aiutare rapidamente quando si verificano lievi problemi non patologici prima che questi problemi diventino malattie mentali”.

L’anno scorso l’NBA ha lanciato un programma di salute mentale e benessere – con esperti disponibili per consentire ai giocatori di parlare dei loro problemi senza informare le loro squadre, che potrebbero forse prendere in scarsa considerazione i loro problemi. Alcuni sono diventati pubblici con i loro problemi, tra cui il giocatore dei Cleveland Cavaliers  Kevin Love, che ha parlato di un attacco di panico che ha vissuto in tribunale. Come ha detto: “Crescendo, capisci molto rapidamente come dovrebbe comportarsi un ragazzo. Impari cosa serve per essere un uomo. È come un libro di esercizi: sii forte. Non parlare dei tuoi sentimenti. Passaci da solo. Quindi per 29 anni ho pensato alla salute mentale come al problema di qualcun altro … So che non ti libererai dei problemi parlando di loro, ma ho imparato che forse puoi capirli meglio e renderli più gestibili”. E ‘sicuramente d’aiuto anche che Silver sia in prima fila nell’evidenziare questa situazione, guidando il dibattito su una questione così importante.

Altri leader nel mondo sarebbero saggi a seguire il suo esempio.

(sintesi da The Guardian)

La salute mentale degli atleti di alto livello

Kristoffer Henriksen, Robert Schinke, Karin Moesch, Sean McCann, William D. Parham, Carsten Hvid Larsen & Peter Terry (2019). Consensus statement on improving the mental health of high performance athletes. International Journal of Sport and Exercise Psychology. Published online: 31 Jan 2019.

Questa dichiarazione è il prodotto di un Think Tank internazionale realizzato su iniziativa dell’International Society of Sport Psychology. Lo scopo è di riunire le principali organizzazioni della psicologia dello sport per discutere lo stato attuale e le sfide future degli aspetti applicativi e di ricerca relativi alla salute mentale degli atleti. Gli autori presentano sei proposizioni e raccomandazioni per orientare le organizzazioni dello sport e la ricerca. Le proposizioni sono: la salute mentale è un aspetto chiave della cultura dell’eccellenza, nell’ambito dello sport la salute mentale dovrebbe essere meglio definita; la ricerca sulla salute mentale nello sport dovrebbe ampliarsi i suoi scopi e valutazioni; la salute mentale degli atleti è la principale risorsa per la carriera dell’atleta e per la vita successiva a quella di atleta; l’ambiente può nutrire o essere a detrimento della salute mentale dell’atleta; e la salute mentale riguarda tutti ma dovrebbe essere affrontata da poche persone. Si suggerisce ai ricercatori di sviluppare una definizione di salute mentale più contestualizzata e maggiormente comprensiva delle strategie di valutazione. Nello stesso tempo i ricercatori dovrebbero collaborare con le organizzazioni dello sport per costruire ambienti sportivi sostenibili per gli atleti di élite e il ruolo degli esperti in salute mentale. Le organizzazioni sportive dovrebbero riconoscere che la salute mentale degli atleti è un aspetto centrale del sistema sportivo centrato sulla salute dell’élite.  nonché un indicatore chiave della loro efficacia, del supporto ai programmi di ricerca e della promozione delle basi della salute mentale

José Maria Cagigal: un fondatore della psicologia dello sport

Nel 1963 Ferruccio Antonelli, Michel Bouet e José Maria Cagigal s’incontrarono in Spagna durante un congresso medico e decisero che era venuto il momento di riunire in un unico evento mondiale tutti coloro che s’interessavano di psicologia dello sport. Antonelli realizzò nel 1965 a Roma questa idea e fondò l’International Society of Sport Psychology.

A distanza di più di 50 anni, quest’anno a Siviglia durante il Congresso mondiale di psicologia dello sport verrà ricordato l’impegno e il lavoro di uno dei principali artefici di questo inizio. José Maria Cagigal (1928-1983) verrà ricordato per il suo fondamentale ruolo nello stabilire per la prima volta un rete internazionale in questa disciplina. Questo ruolo chiave fu testimoniato da Antonelli, in apertura del Congresso del 1973 dicendo “Voglio ricordare che non è certamente sbagliato sostenere che la psicologia dello sport scientifica è nata in Spagna”. Scrisse numerosi libri e fu in Spagna  il primo direttore dell’Istituto Nazionale di Educazione Fisica. Fu tra i primi a sostenere la differenza fra lo sport-business e lo sport come espressione libera del movimento.

JOSÉ MARÍA CAGIGAL - OBRAS SELECTAS - VOLUMENES I, II Y III (Coleccionismo Deportivo - Libros de Deportes - Otros)

14° Congresso Mondiale di Psicologia dello Sport: abstract e voto

A luglio del 2017 si terrà a Siviglia il 14° Congresso Mondiale di Psicologia dello Sport. Il tema del Congresso è: “The integration of science and practice through multicultural bridges, gender and social equality. La deadline per l’invio degli abstract è il 16 gennaio 2017.

Durante il Congresso si voterà anche per l’elezione del nuovo Comitato Direttivo dell’International Society of Sport Psychology (ISSP). Avrà diritto al voto solo chi avrà pagato l’iscrizione all’ISSP negli ultimi due anni.

Negli anni passati,  per poter votare era sufficiente pagare i due anni insieme direttamente all’iscrizione al Congresso, ora  questa regola è stata cambiata. Per votare (anche per posta) è ora necessario pagare la quota associativa del 2016 entro la fine di quest’anno e quella del 2017 nel prossimo anno. Indipendentemente dalle preferenze, che non sono state ancora ufficializzate, è necessario impegnarsi per fare conoscere questa nuova regola affinché il maggior numero di italiani siano nelle condizioni di poter votare. Vi chiedo quindi di sollecitare soci e amici a iscriversi fin da ora alla ISSP o di regolarizzare le proprie quote. Tutti coloro che non lo faranno entro il 2016, saranno infatti esclusi dalla possibilità di voto nel 2017.

 

 

Il video dei 50 anni dell’International Society of Sport Psychology

45° Anniversario di International Journal of Sport Psychology

Quest’anno è anche il 45° Anniversario di International Journal of Sport Psychology fondato nel 1970 da Ferruccio Antonelli e pubblicato a Roma dalle Edizioni Luigi Pozzi.

Il Journal è stata la prima rivista scientifica dedicata specificatamente alla  psicologia dello sport ed è stato creato quasi 10 anni prima della rivista americana, Journal of Sport Psychology, che è stata pubblicata per la prima volta solo nel 1979. Antonelli nel primo numero del 1970 scrisse:

“Il Consiglio Direttivo ha nominato un comitato di redazione (guidato da Olsen), e anch’io ho firmato un contratto con un editore norvegese … e ho ricevuto un buon numero di richieste di abbonamenti. A causa dei problemi che il dottor Olsen riferisce, mi sono trovato costretto ad assumere la carica di direttore e a trovare un altro editore, a tutti i costi e senza indugio, per avviare la rivista. Una rivista che informasse tutti i soci … era diventata una necessità, un dovere”. 

Antonelli ha trovato la persona che avrebbe accettato questa sfida nel suo amico, l’editore Luigi Pozzi. Pozzi stesso mi ha detto che quando Antonelli ha proposto questa impresa, sono state necessarie poche parole per convincerlo ad accettare. Non si può che non essere d’accordo con Salmela (1999), quando afferma che questa è stata davvero una sfida eroica, ottenuta solo grazie alla determinazione solitaria di Antonelli, senza copertura finanziaria.

“Per 10 dollari l’anno sono in grado di offrire solo due piccoli numeri, senza pretese, e quindi c’è un’altra questione che devo rivelare. Quando l’iscrizione all’International Society of Sport Psychology (ISSP) era gratuita, ho ricevuto 1.500 richieste. Quando ho chiesto 10 dollari, non per l’ISSP, che non sostiene spese e quindi non richiede denaro, ma per l’abbonamento, solo il 10% ha pagato questo costo. Ho trovato un editore molto comprensivo, che ha accettato di rinunciare a tutto il suo profitto, e per questo  pubblicamente lo ringrazio dal profondo del mio cuore; ma le spese di stampa e spedizione sono enormi. Con quello che ho ricevuto fino ad oggi, sarò in grado di stampare e inviare il primo numero . E lo manderò a tutti i 1500 membri. Se necessario, poi vado avanti a mie spese … questa non è una dimostrazione di eroismo pazzo … Sono sicuro che quando riceveranno questo primo numero, molti soci pagheranno la quota di iscrizione per il secondo numero del 1970 “(Antonelli, 1970 p.4-5).

50 anni dell’International Society of Sport Psycholoy

Domenica inizia il Congresso che festeggia il 50° anniversario della fondazione a Roma dell’International Society of Sport Psychology. Poche persone ormai ricordano che questa organizzazione è stata fondata il 20 aprile 1965 da Ferruccio Antonelli. Qui sotto i nomi del primo consiglio direttivo.