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Tennis: l’approccio mentale alla partita

Una delle ragioni per cui molti giovani che vogliono intraprendere la carriera tennistica invece vanno incontro a continui insuccessi risiede, a mio avviso, nelle loro aspettative eccessive e nel desiderio di volere mostrare un stile di gioco brillante che non sono in grado di sostenere. Federica Frignone, vincitrice del bronzo nel gigante a queste Olimpiadi invernali, ha detto che ciò che serve è “lavoro e forza mentale”. Al contrario restare prigionieri delle proprie aspettative e concentrarsi sul gioco brillante sono esattamente all’opposto, poiché distraggono il tennista da ciò che deve eseguire durante ogni punto.

Le aspettative - Sono distruttive. Da un lato è troppo banale ricordarsi che si vuole vincere una partita, è scontato che nessuno entra in campo con l’obiettivo di perderla. Questa idea, dovrebbe restare sullo sfondo della propria mente, se non addirittura fuori, poiché allontana il giovane dal restare concentrato solo su prossimo punto. Per un tennista giovane, la prima cosa da imparare è che esiste solo il prossimo punto da giocare e che deve prepararsi a interpretarlo in funzione del momento della partita. Pensare oltre quel punto significa togliere concentrazione determinazione al presente e metterla in futuro prossimo che non può controllare perché non esiste ancora.

Il gioco - Molti giovani si concentrano sul gioco e quando gli chiedi quante volte sono riusciti a realizzare questa loro strategia rispondono che solo poche volte sono stati in grado di seguire anche solo per la durata di un set questa impostazione. A mio avviso non ci riescono perché partono da un presupposto sbagliato. Infatti mostrare uno stile di gioco è un punto di arrivo e non di partenza, che prevede un percorso mentale che non sono ancora capaci di sostenere. Inoltre, pensare al gioco, che è un concetto astratto,  li allontana dai comportamenti che invece devono tenere in campo per mettere in difficoltà l’avversario. Quindi, in realtà pensano troppo ma in modo troppo globale e non orientato a come eseguire il punto successivo.

Roberta Vinci nella partita vinta contro Serena Williams, ha detto che il suo pensare al gioco consisteva in questo pensiero: “Corri e buttala di là”. Cosa vogliono dire queste parole?

Corri - Indica che bisogna essere rapidi e questa prontezza fisica è accesa dalla prontezza mentale, che innesca la reazione motoria. Questo comportamento lo si manifesta in ricezione quando si sta sulla parte anteriore dei piedi pronti a scattare in avanti e in quel continuo “saltellare” che i campioni hanno anche quando palleggiano. Il tennis richiede rapidità e in genere questa si perde quando si sta perdendo, si rallenta ci si deprime e si continua a sbagliare.

Buttala di là - Indica il volere giocare lungo senza correre rischi eccessivi e aspettare che l’avversario sbagli perché non tiene lo scambio o l’occasione propizia per chiudere il punto.

Questo approccio alla partita mette in luce la tenacia personale nel perseguire un obiettivo mantenendo il controllo del proprio gioco. In caso contrario il tennista può tendere a rallentare la sua azione in modo eccessivo oppure ad accelerare il gioco, cercando colpi brillanti per chiudere rapidamente il punto.

Quindi la partita è una continua successione fra questi momenti:

  1. essere rapidi per
  2. giungere a colpire con efficacia la palla che
  3. deve essere profonda e
  4. scambiare almeno 4/5 volte per costruirsi il punto, e
  5. servirsi delle pause per scaricare la tensione e
  6. rifocalizzarsi sul prossimo scambio per
  7. essere subito rapidi per …

 

La cultura della tenacia

Lo sviluppo della tenacia è stato spesso considerato come un fattore strettamente individuale ed è stato poco studiato per comprendere in che modo un’organizzazione sportiva manifesta la propria cultura della tenacia e come questa favorisca l’approccio degli atleti.

L’articolo di Eubanks, Nesti e Littlewood (2017), A culturally informed approach to mental toughness development in high performance sport, IJSP, 48, 206-222, fornisce alcune risposte a questo tema.

Gli autori hanno svolto un’analisi critica della letteratura su MT in relazione alla definizione e concettualizzazione di questo costrutto. In particolare è stato poco indagato come ambiente, cultura e contesto impattano sulla formazione della tenacia, non considerano che l’atleta è inserito in un ambito sportivo che segue regole e sistemi propri.

La tenacia è l’abilità a raggiungere gli obiettivi personali in situazioni di stress determinati da un numero ampio di stressor (Hardy, 2014).

La psicologia è stata spesso criticata per la sua ridotta attenzione all’ambiente in cui vive l’atleta. La cultura può essere vista come quell’insieme di forze nascoste che coinvolgono valori, credenze e tradizioni che esercitano un soft power che incornicia la pratica quotidiana, le strategie e la filosofia di un gruppo. Quindi quale cultura sportiva vogliono affermare i dirigenti e gli allenatori nei confronti dei loro atleti?

Weinberg et al., (2011) evidenziano sulla base di 10 allenatori-capo di associazioni di atletica, ad esempio, che l’allenamento fisico impegnativo, un clima psicologico incoraggiante e un ambiente che sviluppa la consapevolezza in relazione alla tenacia e opportunità di apprendimento sono fondamentali per lo sviluppo della tenacia.

Gli autori spiegano che l’ambiente migliore per costruire MT è quello in cui vie una cultura stimolante e sfidante e dove la responsabilità individuale viene enfatizzata in ogni attività. Inoltre vi deve essere una stretta connessione con l’etica del lavoro.

 

La tenacia distingue i vincenti dai perdenti

Mi è stato chiesto quale sia la caratteristica psicologica decisiva per un atleta. La mia idea è che vi sono molte competenze che devono essere sviluppate da quelle di base (autocontrollo, immaginazione, dialogo interno costruttivo e imparare dalle esperienze) a quelle più avanzate che riguardano ad esempio la gestione dello stress agonistico e l’allenamento dell’attenzione a quelle relative allo stile di vita dell’atleta.

Ma in che modo si distinguono i vincenti dai perdenti? Da come reagiscono alla pressione agonistica, alle difficoltà e agli errori.

L’abilità psicologica che emerge in questi momenti è la tenacia; si può anche chiamare perseveranza, determinazione, resilienza. In pratica significa continuare a competere o allenarsi al meglio anche dopo un errore, quando si è stanchi, nei momenti di maggior stress in gara, quando si è consapevoli che bisogna fare assolutamente bene.

Le altre abilità psicologiche se non sono sostenute dalla tenacia si bloccano. Un atleta può avere un dialogo con se stesso costruttivo ma nei momenti decisivi se non è sostenuto dalla tenacia, il suo self-talk può diventare negativo. Un atleta sa a cosa prestare attenzione e come adattarla alle situazioni di gara, ma di fronte a un imprevisto può perdere questa abilità se non interviene la tenacia, che è la convinzione di continuare a gareggiare al meglio,.

La domanda è quindi: come e quanto spesso viene allenata questa abilità?

Bisogna essere concentrati per essere tenaci

... the most important aspect of mental toughness in Tennis !

Il focus è sul presente ma per mostrare un focus continuativo durante ogni punto bisogna essere tenaci

Le principali competenze degli atleti vincenti

Le competenze psicologico che un atleta deve dimostrare in gara e in allenamento sono spesso difficili da elencare perché si rischia di fare una lista senza fine, che quando diventa troppo ampia perde la sua utilità poiché non si sa più da dove cominciare e cosa serve realmente nei momenti più importanti di una gara. Ciò nonostante oggi vorrei provare a elencare le abilità che dal mio punto di vista rappresentano una pietra miliare nella vita sportiva di un atleta.

  • Auto-controllo – vuol dire sapere quali sono i comportamenti da metter in atto nelle varie situazioni sportive e che bisogna sapere gestire per soddisfare le richieste di gara. L’auto-controllo richiede il rispetto dell’avversario e nel contempo l’abilità a indirizzare se stessi e la propria aggressività per oltrepassare le difficoltà poste dalla gara e dall’avversario, con l’obiettivo di fornire la migliore prestazione di cui si è capaci.
  • Prontezza all’azione – l’atleta è una persona che agisce e quindi deve essere pronto a calciare una palla, a tirare un colpo, a mettere una botta, a correre a un ritmo preciso, ad anticipare gli avversari, a iniziare piuttosto che concludere in modo efficace una gara e così via. La prontezza si manifesta quindi in un elevato livello di consapevolezza situazionale: bisogna sapere cosa fare in un determinato momento e farlo nel modo migliore.
  • Tenacia e resilienza – non mi è chiara la distinzione fra questi due concetti psicologici, ma ritengo che un atleta debba continuare a fare del suo meglio anche quando è stanco, quando tutto sembra perduto, nei momenti decisivi, quando manca poco alla fine di una gara, quando si sente confuso ma sa che ha preparato un piano per quei momenti.
  • Attenzione – Robert Nideffer ha detto che l’attenzione è l’unica cosa che conta nei momenti decisivi, sono d’accordo e per questa ragione la considero come quell’abilità che mette in grado l’atleta di sapere dove indirizzare il proprio impegno mentale. Bisogna sapere a cosa prestare attenzione, sapere quando servirsi di uno stile attentivo rivolto in modo ampio verso l’ambiente piuttosto che invece averne uno più ristretto e focalizzato su pochissimi fattori esterni. Senza un’attenzione adeguata non si è in grado di comprendere cosa sta per accadere e di muoversi anticipatamente.
  • Ottimismo – La spiegazione delle prestazioni sportive è un fattore importante poiché determina l’aspettativa in relazione a quelle future. Gli esseri umani sono spesso impegnati a spiegarsi i propri risultati positivi e negativi. E’ pertanto fondamentale che un atleta abbia una percezione ottimista delle proprie prestazioni, poiché se si spiegano i risultati positivi in termini di fortuna o mancanza di avversari competenti, difficilmente si potrà migliorare e acquisire una mentalità vincente.

Ama le sfide e sii tenace

La scarsa motivazione della Juventus

Nel calcio la competizione sportiva è una situazione in cui la prestazione di una squadra viene confrontata con lo standard previsto per quell’evento. Inoltre, ogni squadra dovrebbe dimostrare sul campo la voglia  di superare le difficoltà tramite la collaborazione fra i giocatori, mentre verso gli avversari dovrebbe essere dominante la competitività. Certamente in una squadra serve il talento di qualcuno ma sicuramente non si vince se manca l’integrazione fra i comportamenti  dei calciatori, se manca la coesione del gruppo. Questi concetti non devono essere pensati come buoni propositi, generali e non specifici, perché sono alla base delle squadre vincenti. Se si applicano questi principi alla condizione attuale della Juventus si evidenzia, in modo immediato, che i comportamenti dei calciatori in campo non corrispondono se non in minima parte a queste semplici regole. Manca il cosiddetto spirito di squadra e un gruppo unito, che sono obiettivi rilevanti per affrontare con efficacia uno stagione agonistica impegnativa e di massimo livello. Non va dimenticato che la motivazione dovrebbe essere una dimensione psicologica sempre presente e indipendente dalla qualità del gioco. Anzi proprio quando vi possono essere incertezze o difficoltà a svolgere il lavoro richiesto dall’allenatore, come è vero per la Juventus in questo inizio di campionato, diventa indispensabile per i singoli calciatori essere presenti sul terreno di gioco con la combattività e la tenacia che viene richiesto a chi è parte di una squadra. E’ mantenendo alta la motivazione al gioco che i singoli calciatori, la squadra e l’allenatore possono ragionare solo sugli aspetti tecnici del gioco e non sui comportamenti sbagliati della squadra che si mostra poco motivata in campo. Nei momenti di crisi serve che il leader, Allegri, trasmetta poche idee che siano chiare, specifiche e percepite dai calciatori come realizzabili sin dalla prossima partita. La squadra deve sapere che serve tempo per migliorare la qualità collettiva del gioco ma che combattività e tenacia sono qualità mentali che dovrebbero essere presenti sino dal prossimo incontro, altrimenti si continua a giocare con l’alibi che se la squadra non ha ancora un gioco o è poco tempo che si gioca insieme questo determina la scarsa convinzione nel seguire le istruzioni dell’allenatore. Inoltre, il nocciolo duro della squadra rappresentato dalla difesa nel suo complesso ha fatto poco per mostrare sul campo questo atteggiamento e per motivare i compagni degli altri reparti, dovrà impegnarsi molto di più. La Juventus ora è una squadra umiliata dalla superficialità con cui ha affrontato questo nuovo campionato. L’errore più grave da parte dei dirigenti è stato di affermare che sarebbe stato un anno di transizione, dando così ai calciatori la percezione che non sarebbe stato così importante mantenere lo standard del passato. Ora hanno scoperto che perdere le partite a causa della propria incapacità di essere squadra e di reagire immediatamente agli errori non piace a nessuno e porta la squadra in un baratro; vedremo se sapranno motivarsi tutti a giocare con l’intensità adeguata a mostrare le capacità della squadra. Il compito di Alllegri non è solo tecnico ma è di aiutare la squadra a cambiare registro emotivo, dovrà spiegare che non vi è nessun alibi per nessuno e che in campo servono combattività e tenacia.

Le competenze psicologiche di un squadra

Le competenze psicologiche di un squadra che a mio avviso influenzano maggiormente il gioco e la prestazione e che dovrebbero venire allenate.

Collaborazione – Ogni calciatore ha la responsabilità di contribuire attivamente alla coesione della squadra. Questa attitudine va allenata ogni giorno, è la struttura che sostiene la squadra ed è costituita dall’insieme delle relazioni fra i calciatori, l’allenatore, lo staff tecnico e sanitario e i dirigenti. E’ indispensabile che ognuno nella squadra abbia un ruolo ben definito e obiettivi chiari e specifici. Ogni calciatore deve accettare la sua posizione e impegnarsi con dedizione. Chi non fosse convinto deve chiarire rapidamente la sua posizione, altrimenti non s’impegnerà totalmente nella squadra.

Combattività  e Tenacia – In ogni partita si alternano momenti positivi e negativi; la squadra nel suo complesso deve trovare il positivo nelle difficoltà e l’abilità consiste nel pensare che quello è il momento per dimostrare la capacità di resistere e, quindi, di comportarsi in modo combattivo e tenace. La concentrazione e l’auto-controllo in campo devono servire a moderare gli eccessi di aggressività che possono determinare comportamenti impulsivi e troppo fallosi.

Concentrazione – Significa giocare per fare la cosa giusta nel momento giusto. Riguarda il seguire le indicazioni che vengono dall’allenatore ma anche la gestione dei propri pensieri dopo un errore, nei momenti di maggiore pressione degli avversari, nei momenti determinanti della partita ma anche dopo avere segnato una rete non bisogna rilassarsi ma restare focalizzati.

Gestione stress agonistico – Le emozioni sono difficili da gestire con efficacia e per questo così spesso limitano le prestazioni. Vi sono quelle dei giovani calciatori che devono imparare a gestire il loro ruolo non solo in partita  ma anche nella vita quotidiana e vi sono quelle dei calciatori più esperti che devono anche loro continuare a mantenere saldo l’impegno emotivo che hanno sinora manifestato. In relazione alla partita è necessario che ognuno trovi la condizione emotiva ottimale per iniziare bene l’incontro. I calciatori dovrebbero identificare quali sono le emozioni che gli consentono di giocare bene e quelle che invece li ostacolano e lavorare per consolidare ciò che gli fa bene.

Autostima – Dico spesso agli atleti con cui lavoro che per essere un campione ci vuole coraggio e umiltà. Coraggio di pensare che posso raggiungere grandi risultati con la squadra, quindi avere fiducia in me e negli altri, e poi avere l’umiltà di impegnarmi ogni giorno per raggiungere questo sogno, passo dopo passo. Non è facile perché è più semplice sognare senza impegnarsi oppure impegnarsi al massimo ma senza avere un’idea in testa di cosa/come si stia facendo. In una squadra la fiducia non è solo una questione personale ma è anche un fatto collettivo decisivo da fare crescere e sapere mantenere.

Le abilità mentali dei vincitori a Baku

Partecipando agli European Games di Baku ho imparato ancora una volta che per fornire un prestazione di alto livello, cioè al meglio delle proprie possibilità sono necessarie pazienza, tenacia e motivazione.

La pazienza è necessaria per mettersi in quella condizione mentale che deve fare ripetere in gara quello che si è preparato in allenamento. Quando non si è in questo stato mentale si diventa facilmente impulsivi, affrettando la propria azione oppure si rallenta per il timore di sbagliare. In ambedue i casi si commette un errore e il proprio gesto sportivo perde di fluidità, velocità e precisione.

La tenacia è necessaria poiché in ogni gara vi sono dei momenti sfavorevoli e delle difficoltà mentali e fisiche da superare con successo. La tenacia indica quanto si è combattivi e persistenti in questo atteggiamento per tutta la gara. Nei momenti di maggiore pressione competitiva o dopo un errore si deve lavorare su se stessi per ritrovare rapidamente la condizione mentale ottimale per oltrepassare questo ostacolo. Molti atleti invece cadono in questa trappola, perché non accettano le difficoltà e non s’impegnano quindi per resettare la mente e con pazienza ritrovare lo stato migliore  prima di continuare. Non sono tenaci, pensano invece che questi errori non dovrebbero accadere e quindi non mettono in atto un piano per correggersi immediatamente.

La motivazione è necessaria perché è espressione dell’intensità con cui si vuole raggiungere un determinato obiettivo. Per esprimersi al proprio meglio l’intensità deve essere massima, altrimenti l’atleta non potrà impegnarsi con pazienza e tenacia. A livello internazionale ogni atleta vuole vincere ma alcuni restano concentrati su questa idea anziché focalizzarsi su cosa fare per realizzare questo scopo. Se si resta bloccati nella prima fase, la motivazione è sterile: è come mandare un motore potente fuori giri perché non si sono messe le marce per partire come si deve.

 

La tenacia nell’attività ricreativa

Si parla spesso di tenacia in relazione alle prestazioni sportive degli atleti ma non dobbiamo dimenticare che è un’abilità psicologica molto utile anche per chi pratica sport a livello ricreativo e come attività del tempo libero. In particolare, viene utilizzata per sostenere queste diverse situazioni:

  • Gestire le emozioni e l’attivazione del corpo nei momenti di difficoltà
  • Sentirsi pienamente coinvolti nell’attività che si sta svolgendo
  • Svolgere gli esercizi come una sfida piacevole
  • Riconoscere e apprezzare gli effetti benefici della persistenza di questa abitudine
  • Percepire lo sforzo fisico come necessario per migliorare il proprio benessere
  • Riconoscere e apprezzare i piccoli miglioramenti settimanali
  • Stimolare la motivazione quando si è stanchi