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Le tenniste italiane retrocedono nel ranking mondiale: alcune ragioni

In questi giorni si parla del fatto che non vi sono più tenniste italiane fra le prime 50 del ranking mondiale e solo 2 tra le prime 100. Un disastro e, soprattutto, l’incapacità di sapere costruire un movimento vincente partendo dai successi del ciclo d’oro di Pennetta e Company. Al di là delle questioni organizzative e della precoce introduzione dei giovani nel circuito delle gare, sono convinto che uno degli aspetti che limitano lo sviluppo delle tenniste sia la scarsa integrazione della componente psicologica nell’allenamento e nella preparazione fisica.

Il tennis è uno sport complesso in cui reattività fisica protratta nel tempo, prontezza mentale e determinazione e competenze tecnico-tattiche sono in gioco negli stessi istanti e durante ogni punto. Mi chiedo, anche perché non vi sono dati a riguardo oltre le esperienze personali, quanto queste componenti siano allenate in campo dai coach con la stessa determinazione che viene poi richiesta alle giocatrici. A mio avviso questo approccio è carente, le ragazze (ma questo vale anche per i maschi) si preoccupano molto di più di colpire bene e di avere un gioco, piuttosto che di essere tenaci e determinate.

La mia domanda è: quanto tempo si dedica nell’allenamento a costruire la tenacia e determinazione rispetto al tempo dedicato allo sviluppo della tecnica e del gioco?

Mi ricordo le parole che si ripeteva Roberta Vinci mentre giocava la partita, poi vinta, contro la Williams: “corri e buttala di là”. In altre parole, si motivava continuamente a essere concentrata sul presente dello scambio, quanti allenamenti sono condotti con questo approccio?

La mentalità vincente non si forma a tavolino ma attraverso un allenamento coordinato che stimoli anche queste dimensioni. Lo stesso vale anche per la preparazione fisica del tennista quanta cura è rivolta a stimolare l’attenzione, la motivazione  e la tenacia durante le sessioni? A mio avviso, nessuna, eccetto forse quella che spontaneamente l’allenatore e l’atleta possono metterci.

Questo tipo di approccio all’allenamento richiede la stretta collaborazione fra psicologo, preparatore fisico e tennis coach. Esistono persone con questo tipo di professionalità?

Differenze di genere nel camminare nella vita adulta

Sintesi di una rassegna relativa alle differenze di genere nel camminare nel corso della vita adulta di  T. Pollard and J. Wagnild

Camminare è associato a una migliore salute fisica e mentale e a una ridotta mortalità e quando usato come sistema di trasporto a una riduzione dell’inquinamento. In contrasto con altre forme di attività fisica, il camminare ha il vantaggio di essere accessibile alla maggior parte della popolazione. Per queste ragioni, la promozione del camminare è diventata una degli ambiti più importanti delle campagne di salute pubblica.

Lo scopo di questa rassegna è di valutare le differenze attuali relative alle differenze di genere nel camminare nei paesi ad alto reddito… abbiamo ipotizzato che vi siano differenze di genere nella scelta di camminare per soddisfazione, per trasporto e nel tempo totale dedicato. Abbiamo anche analizzato il variare delle differenze di genere in relazione alle fasi della vita.

Risultati

  • Più donne che uomini camminano per piacere personale se si analizzano insieme tutti i gruppi di età, anche la significatività è ridotta.
  • In giovane età un numero maggiore di donne cammina rispetto agli uomini, ma questa differenza si riduce con l’età e si ribalta durante la vecchiaia.
  • Camminare come forma di esercizio è più diffuso fra le donne che fra gli uomini, eccetto che nel gruppo più anziano (60+), in cui più uomini camminano rispetto alle donne.
  • I dati sul camminare per divertimento o per soddisfazione sono più a favore delle donne che degli uomini.
  • Non è persa alcuna differenza in relazione al camminare come sistema di trasportoNon è emersa alcuna differenza di genere in relazione alla prevalenza del camminare per nessun degli scopi indagati quando si considerano tutte le età nelle indagini condotte in USA. I dati rivelano che i giovani adulti donne camminano di più dei loro coetanei maschi mentre nei gruppi di anziani le differenze sono minime.
  • Camminare per piacere è un’attività che le donne svolgono maggiormente con i bambini ed è possibile che la cura dei bambini assuma un ruolo nel favorire questa attività fra le donne più giovani.
  • L’elevata partecipazione allo sport dei giovani adulti declina con l’età, come riportato in UK e USA, ed è possibile che gli uomini adottino per piacere come sostituto della pratica sportiva più intensa.
  • Nei gruppi più anziani, la proporzione di uomini che cammina per piacere diminuisce, ma ancora di più quella delle donne. Questa tendenza può riflettere differenze nell’abilità a camminare in queste fasce di età. Uno studio condotto in Uk ha trovato che “la limitazione della motilità” cresce più velocemente fra le donne che fra gli uomini, probabilmente a causa di maggiori problemi di saluti nelle donne in relazione anche al sistema muscolo-scheletrico.

Le 3 chiavi del successo

Una ricerca condotta da McKinsey&Company sui fattori di successo delle donne che ricoprono ruoli manageriali ha evidenziato che alla base del loro successo vi sono caratteristiche quali la resilienza, la grinta e la fiducia. Non deve stupire perché sono queste le caratteristiche di base di chi ha successo in qualsiasi settore, compreso lo sport. Partendo da queste caratteristiche si possono costruire grandi carriere nel business come nello sport o nell’arte. Senza di essere la strada sarà breve

Molti programmi per le donne si sono concentrati sul creare e ampliare le reti. Sono investimenti importanti ma insufficienti. Le aziende dovrebbero anche trasmettere le capacità di cui le donne hanno bisogno per prosperare. Le più importanti sono la resilienza, grinta e la fiducia.

La resilienza è la capacità di recuperare rapidamente dalle difficoltà, una forma di tenacia. Grinta significa volontà, coraggio e forza di carattere. La fiducia è un livello di stima di sé derivante da un apprezzamento delle proprie capacità o qualità. In contesti aziendali, la resilienza permette di rialzarsi dopo aver commesso un errore o di ripartire per una sfida, la grinta ci permette di abbattere i muri ed emergere dalle le sfide, la  fiducia aiuta a vivere le esperienze stimolanti in una condizione di maggiore sicurezza di sé e non insicurezza.

Nelle nostre 2.012 interviste con 250 donne dirigenti di alto livello, è emerso che secondo loro i migliori attributi del loro successo sono stati la resilienza e la grinta, che si è classificata superiore a fattori più evidenti, come ad esempio l’orientamento ai risultati”.

Più uguaglianza fra i sessi, più medaglie vinte

Se i paesi sperano di essere al top durante i Giochi Olimpici del 2016 a Rio de Janeiro, è bene che inizino a badare ai loro divari di genere. Secondo un nuovo studio della University of British Columbia, i paesi con più uguaglianza di genere tendono a vincere più medaglie olimpiche.

“Penso che ci sia uno stereotipo secondo cui le nazioni più macho e che valorizzano la mascolinità o dominio maschile dovrebbero essere più dominanti negli sport maschili, abbiamo scoperto che in realtà è il contrario”, dice l’autore Jennifer Berdahl, professore di studi sulla diversità e le donne  della UBC – Sauder School of Business.

Berdahl ha studiato 121 paesi utilizzando i dati del 2013 Global Gender Gap Report del World Economic Forum  e li ha confrontati con le medaglie vinte alle Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi con un modello statistico che controllava fattori quali il PIL, la disuguaglianza di reddito e il numero di abitanti. I suoi risultati rivelano che le donne e gli uomini tendono a vincere più medaglie se il loro paese presenta una maggiore parità tra i sessi, soprattutto quando si tratta di risultati scolastici.

“Il nostro studio rende evidente che la parità di genere ha la tendenza ad alzare tutti all’interno di un paese”, dice Berdahl. “Lagloria olimpica è probabilmente solo un esempio di come intere società possono beneficiare di una maggiore parità tra i sessi”.

Per corroborare le sue conclusioni e tenere conto delle differenze di rendimento dei paesi Giochi invernali ed estivi, Berdahl ha anche studiato le Olimpiadi di Londra e ha trovato gli stessi risultati.

I risultati contraddicono la fede della società in quello che Berdahl chiama un “gioco a somma zero” quando si tratta di diritti di genere, riassunta nell’idea che offrire maggiori opportunità alle donne tenderebbe a limitare le opportunità per gli uomini.

“Piuttosto, la disuguaglianza di genere rischia di danneggiare sia le donne che gli uomini, incoraggiando gli stereotipi che limitano la loro capacità di raggiungere il loro pieno potenziale come individui”, Berdahl conclude. “La riduzione delle  regole false e antiquate per quanto riguarda ciò che gli uomini e le donne possono e non possono fare è una condizione ‘win-win’, che permette ad entrambi i sessi di realizzare il loro vero potenziale”.

Queste ragazze possono

This Girl Can è una campagna provocatoria a favore delle donne attive ovunque,  dimostra che indipendentemente dalla taglia, l’abilità o le esperienze precedenti, lo sport può essere una parte divertente e piacevole della nostra vita.

E’ una campagna nazionale sviluppata da Sport England insieme a molte organizzazioni, in relazione al persistente divario di genere, che comporta che molti più uomini facciano sport rispetto alle donne.

#IWillWhatIWant

#IWillWhatIWant non è solo uno spot che pubblicizza una nota marca di articoli sportivi ma è parte di una campagna della Under Armour per sostenere l’empowerment delle donne. Protagonista del minuto di video è Gisele Bündchen, intenta in un duro allenamento al pungiball. Un altro video ha invece come protagonista la ballerina Misty Copeland. Trovo che sia una campagna geniale, che a sua volta è inserita in un contesto più ampio di azioni condotte da questa azienda. L’altra campagna che hanno promosso si chiama Protect This House. I WILL che parla della Casa in cui si fa sport.

Il calcio femminile

Il terzo posto delle azzurre Under 17 ai mondiali di aprile in Costa Rica è stato un successo, un’impresa unica nel suo genere poiché nessuna Nazionale giovanile di calcio aveva mai vinto prima una medaglia ai campionati del mondo. La parola successo stona però con la poca risonanza che l’impresa ha avuto. Il mondo delle calciatrici è un mondo invisibile, che non aiuta il calcio italiano a riempire la sua più grande mancanza: la presenza di bambine sui campi da gioco.

L’analisi di questa mancanza passa attraverso la comunicazione sbagliata che colpisce molte bambine che vogliono avvicinarsi al calcio:

  • Giudizi di valore (…se giochi a calcio diventerai un maschiaccio!)
  • Pregiudizi di genere (giocare a calcio non ti fa essere aggraziata come una bambina dovrebbe essere)
  • E non ultimo il linguaggio utilizzato quotidianamente con i bambini sui campi di calcio (…correte come delle femminucce, …non sarai mica una femminuccia!)

Il calcio italiano è destinato a persistere nella sua mancanza, almeno finché non ci sarà un cambiamento nel linguaggio, ma anche la profonda comprensione che  il sesso biologico  ha poco a che vedere con le predisposizioni fisiche e psichiche per lo sport. A dispetto di tutto ciò però, le bambine sul campo di calcio potrebbero mettere molta della loro passione, della loro forza e anche del loro desiderio di riscatto come dimostrano questi disegni di piccole calciatrici in erba: calcio femminile

 

(di Daniela Sepio)

 

 

 

 

Debbie Jevans, una donna CEO della Coppa del Mondo di Rugby

Pubblico con piacere una parte di un articolo di Debbie Jevans, nuovo CEO di  England Rugby 2015, la Coppa del Monod di Rugby.

“Le donne costituiscono il 50 % della popolazione. Ignorando la metà del pool di talenti in questo paese non si ha buon senso per gli affari. Inserire sempre più donne in posizioni di rilievo nel settore dello sport non è una ” una cosa femminile”. E ‘ solo buon senso. Il fatto che la nostra squadra di Rugby World Cup sia il 50 % di sesso femminile è grande ed è il risultato del reclutamento delle persone migliori – uomini e donne – . Le barriere così spesso citate come motivi per cui le donne non possono progredire nella loro carriera, come la maternità, sono superate. I luoghi di lavoro stanno cambiando. Soni dinamici e flessibili … La leadership di qualsiasi organizzazione ambiziosa deve essere di mentalità aperta .

… UK Sport e Sport England hanno fissato l’obiettivo in tutti gli sport di avere il  25% dei dirigenti donna entro il 2017. Per la maggior parte della mia vita sono stata attivamente in disaccordo con gli obiettivi e le quote per le donne, ma possono essere utili poichè mostrano l’ambizione. E questo è importante .

Il 25 %  è abbastanza ambizioso? Non ci penso. Sicuramente dobbiamo mirare al 50% , per riflettere la popolazione. Non sto assolutamente dicendo di dare alle donne posti di lavoro per il gusto di farlo … Ma credo che abbiamo bisogno di creare opportunità di brillare per le donne . E questo è merito delle organizzazioni sportive incoraggiare in modo proattivo  le donne a unirsi alla loro forza lavoro … Il talento è là fuori, il problema è che troppo spesso la posizione di default è quella di vedere posti di lavoro nello sport come maschili. Quando si pensa alle tante donne straordinarie che lavorano nello sport britannico in questo momento questo è un atteggiamento fuori luogo.

… Credo che essere un atleta mi ha dato un insieme di abilità essenziali che mi permettono di condurre un’organizzazione. Questo non è solo il mio punto di vista, un rapporto pubblicato in America l’anno scorso ha raccontato una storia avvincente delle donne con storie sportive – da Hilary Clinton a Christine Lagarde – che hanno raggiunto posizioni di rilievo nel loro settore.

So assolutamente che la mia carriera come tennista ha influenzato il mio modo di lavorare oggi. Come giocatrice non potevo mai andare in campo con dei dubbi. Se non avessi praticato il mio rovescio 200 volte, mi sarei esposta malamente in partita. Lo stesso pensiero l’ho applicato nella realizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici. Non abbiamo lasciato nemmeno una pietra fuori posto. Ed è per questo che credo di aver avuto successo nella mia carriera. Sto sempre cercando di imparare e migliorare – è l’atleta che in me.

Percorsi europei per donne dirigenti nello sport

Per la prima volta in Italia viene organizzato un percorso di formazione sul tema “Il valore della differenza nella gestione dell’attività sportiva” di 224 ore, tra formazione in aula e stage, riservato a 18 partecipanti organizzato a Roma dall’ Università di Tor Vergata in collaborazione con Federculture e Sportlink.

Il corso si propone di preparare futuri quadri e dirigenti donne, attraverso il trasferimento di conoscenze e competenze che consentano alle partecipanti di inserirsi nel mondo del lavoro dello sport con funzioni di responsabilità manageriale nei vari ambiti della progettazione, organizzazione, gestione e valutazione di servizi e strutture per le attività motorie e sportive, da quelle ricreative a quelle professionali. Il percorso affronterà tematiche complesse, quali il management strategico, gli aspetti di marketing e comunicazione, le nozioni di diritto, contrattualistica e fiscalità, i principi di controllo di gestione, oltre all’ottimizzazione della pianificazione e dei costi di esercizio, agendo sui principi di risparmio energetico e aumentando le fonti di ricavo. Al tempo stesso, il corso si propone di creare una figura professionale innovativa, trasferendo competenze specifiche di project management di eventi sportivi a supporto degli Enti locali, soprattutto se di medie e piccole dimensioni che non hanno nel loro organico risorse umane competenti nella realizzazione di eventi sportivi, in tutte le loro fasi.

Il corso è riservato a candidati  in possesso dei seguenti requisiti:

  • 12 Donne e 6 Uomini
  • Età compresa tra i 25 e i 49 anni
  • Diploma di maturità e di scuola media superiore oppure Qualifica professionale post-diploma oppure Diploma universitario o laurea di base
  • Inoccupati, Disoccupati o Lavoratori Autonomi
  • Residenti nella Regione Lazio

Il corso è GRATUITO poichè finanziato dal Fondo Europeo e sono previste delle indennità di frequenza per tutti i partecipanti. Per partecipare consulta il Bando e scarica la Domanda di partecipazione nella sezione  Bandi di http://impresasport.wordpress.com/.

Nell’ambito del Progetto Percorsi Europei per lo Sport sono previste anche attività di accompagnamento per la creazione d’impresa

Nello sport italiano vincono le donne

Lo sport italiano è sempre più dominato dalle donne, tennis, scherma, nuoto, atletica ne sono un esempio. E’ un fenomeno che riflette quanto accade nella società, infatti anche a scuola le ragazze ottengono risultati migliori dei ragazzi e nel lavoro è sempre più difficile limitarne il successo. Era ora che accadesse, finalmente il 50% del mondo non è più escluso.