Archivio per la categoria 'Generale'

Come gestire gli stereotipi soggettivi

Le principali interferenze soggettive che un allenatore può commettere nel valutare un suo atleta o squadra
  • Stereotipi. Gli stereotipi sono pregiudizi di gruppo che tendono a confermare determinare caratteristiche di un gruppo: Le squadre italiane giocano bene solo in casa, mentre all’estero subiscono le avversarie.
  • Influenza dei sentimenti personali. Simpatia e antipatia sono variabili che devono essere controllate da parte dell’allenatore: Quando quel giocatore mi chiede qualcosa non so mai dirgli di no.
  • Equazione personale. Tendenza a valutare gli altri nel modo in cui valutiamo noi stessi, e conseguente tendenza a esaminare positivamente chi ha le nostre stesse caratteristiche e negativamente chi ha caratteristiche diverse: In lui mi rivedo io da giovane.
  • Prima impressione. ”La prima impressione è quella che conta” è una frase che si sente spesso dire: E’ inutile, sin dalla prima volta non mi era piaciuto.
  • Effetto alone. Consiste nell’attribuire un valore ad un individuo sulla base di un solo criterio o di una singola competenza: Ci tiene così tanto a quello che fa, che non mi aspettavo che facesse questi errori.
  • Effetto di contrasto. Quando in una squadra o in gruppo sportivo composto da atleti di medio livello, arriva un giovane anche solo leggermente di livello superiore, la sua valutazione rischia di diventare eccessivamente positiva e ridurre la coesione del gruppo: quel ragazzo è sicuramente superiore, è sprecato con noi; per le capacità che mostra dovrebbe giocare a un altro livello.

Abitudini quotidiane della vita

10 regole di successo di Jurgen Klopp

Le 10 regole del successo di Jurgen Klopp.

  1. Migliorare il proprio ambiente – abbiamo solo una vita e dobbiamo fare il possibile per renderla la migliore possibile. Fare in modo che le persone abbiano piacere d’incontrarti per quello che stai facendo per migliorare il loro ambiente.
  2. Costruire esperienze memorabili - Giocare partite indimenticabili, essere curiosi e impazienti di giocare la prossima partita per vedere cosa succederà, e questo è ciò che dovrebbe essere il calcio. Se fai tuo questo atteggiamento, avrai successo al 100%.
  3. Vivere il momento - se vivi nel futuro, dimentichi che tu puoi cambiarlo in modo significativo. Se vivi, invece, nel passato può essere bello per rivivere i tuoi momenti migliori. Ma noi siamo nel mezzo della nostra vita e se vogliamo fare qualcosa per la nostra famiglia e per gli altri dobbiamo essere al 100% nel presente.
  4. Costruire una famiglia - non siamo soli al mondo, dobbiamo essere un gruppo. Per avere successo, dobbiamo stare insieme alla squadra e ai tifosi.
  5. Essere fiduciosi - Devi imparare a gestire i momenti difficili e le sconfitte. La cosa più importante del calcio è che tu sei responsabile per tutti, per cui bisogna stare fiduciosi per arrivare al momento in cui sarai pronto. E’ sempre difficile, sin dal primo giorno e si avanti un passo alla volta.
  6. Continuare a insistere - quando vinci è fantastico e quando perdi non vuol dire che sei incapace, devi essere convinto che ciò che conta è continuare a provarci anche se non sai quanto tempo impiegherai ad avere successo.
  7. Imparare dalla tua esperienza - non devi vivere nel passato ma la vita è così veloce che devi imparare a servirti della tua esperienza o di quella di altre persone per evitare gli stessi errori.
  8. Essere disciplinati - Non abbandonare mai i tuoi obiettivi, stai sempre focalizzato. Certamente insegnare questo ai giovani calciatori è difficile. E’ molto di più di crederci, perché si può credere in qualche cosa ma perdere anche facilmente questa convinzione, per questo è più importante sentirsi forti nei momenti difficili.
  9. Essere appassionati - Bisogna servirsi della tattica con il cuore. Devi vivere intensamente la partita altrimenti è noia.
  10. Esprimi energia - Per la maggior parte del tempo non sono una persona emotiva, ma durante la partita succede qualcosa di strano e se mi rivedessi dal di fuori direi: “E’ matto?”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando Muhammad Ali mandò al tappeto il razzismo

In quello che sarebbe stato il giorno del suo 78esimo compleanno riviviamo un ricordo del leggendario pugile statunitense tramite uno degli episodi più significativi della sua vita.

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Il mediano di Mauthausen

Ci sono storie straordinariamente autentiche, che il tempo consegna all’oblio, fin quando, nei meandri della memoria, qualcuno trova il coraggio di inabissarsi per riportarle alla luce. E’ il caso del giornalista cosentino Francesco Veltri che con un libro, intenso ed emozionante, dal titolo Il mediano di Mauthausen edito da Darkos (casa editrice che fa parte del prestigioso Gruppo Rusconi), racconta del calciatore Vittorio Staccione.

Ma Staccione non è un calciatore qualunque, non perché abbia militato nel Cosenza, oltre che Torino e Fiorentina. Questo piccolo grande campione, infatti, appena trentunenne lascia il calcio per non chinare la testa davanti all’orrore che stava devastando il mondo. Una scelta coraggiosa che, purtroppo, si rivelerà fatale per la sua vita poiché in breve tempo lo condurrà nel terribile campo di sterminio di Mauthausen dove verrà ucciso dai nazisti.

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Il corso dei giorni, da ragazzo, cambiarono in meglio in un freddo pomeriggio d’inverno del 1915. Aveva da poco compiuto undici anni e stava giocando a pallone insieme ai suoi amici in un campo dissestato del quartiere operaio di Madonna di Campagna, quando venne notato da Enrico Bachmann, il mitico capitano del Torino.

In pochi anni, quell’umile ometto tutto corsa e sacrificio che di ruolo faceva il mediano, diventerà un elemento importante della compagine della sua città, fino alla conquista dello scudetto insieme a campioni assoluti come Libonatti, Baloncieri e Rossetti.

Ma alla passione per il calcio, Vittorio alternava anche quella per la politica. Le lotte sociali all’interno delle fabbriche e la povertà dilagante portarono il giovane e puro calciatore torinese a non chinare il capo di fronte a ogni genere di sopruso, specie negli anni in cui il fascismo iniziava a diventare sempre più presente nel nostro Paese.

Cosicché finirà nel mirino. Nel 1927 venne ingaggiato dall’ambiziosa Fiorentina del marchese Luigi Ridolfi, amico intimo del Duce, amato dai tifosi, ma ciò non gli impedirà di subire innumerevoli intimidazioni. Nel 1931, e per tre stagioni, giocherà con la maglia rossoblù del Cosenza calcio.

Il libro scritto da Francesco Veltri è un’appassionata indagine giornalistica che si mescola con la Storia, una pubblicazione arricchita da foto inedite fornite dalla famiglia Staccione per onorare il grande Vittorio con la collaborazione, in particolare, di Federico Molinaro, pronipote del calciatore. A rendergli omaggio anche Eraldo Pecci che del libro ha scritto la prefazione

La mentalità vincente nel tennis tavolo

Nato a Huangshi City in Cina; il 54enne Chen Bin è l’allenatore personale di Ding Ning, campionessa olimpico e mondiale. Ecco le sue regole principali per essere un giocatore di tennis tavolo vincente.

Imparare dagli errori - Ding Ning è stata sconfitta da Feng Tianwei nella gara che ha visto la vittoria di tre a uno per Singapore. Coerentemente, Ding Ning ha dichiarato che la sconfitta a Mosca è stata uno dei motivi principali per cui è diventata campione del mondo a Rotterdam l’anno successivo.

Tenacia - “È sicuramente la sua perseveranza, la sua prestazione stabile e anche il suo coraggio nel provare nuove abilità e tecniche”.

“Il livello dei giocatori è molto diverso, le squadre asiatiche ed europee sono più forti, mentre quelle africane e dell’Oceania sono più deboli. La differenza principale sta nella comprensione che i giocatori hanno dello sport e della palla stessa, i giocatori più deboli sanno giocare, ma non sanno interpretare bene le partite, il tennis tavolo  non è solo colpire la palla sul tavolo, devi restituire la palla, devi avere la sensazione di come la palla viene verso di te, e visualizzare come la tua palla finirà sul tavolo dell’avversario quando la colpisci di nuovo”.

Preparazione pre-partita - “Ho fatto loro un discorso sulla preparazione pre-partita, che penso sia una parte importante della competizione”, ha detto Chen Bin. “Prima di una partita, l’allenatore e il giocatore devono essere ben preparati, tutto può succedere; i giocatori devono sapere come affrontare le diverse situazioni che potrebbero verificarsi. Bisogna pensare al “Piano B” o al “Piano C” per aiutare il proprio atleta a essere mentalmente preparato a tutti i tipi di scenari e difficoltà in campo”.

Mindset - C’è più della preparazione tecnica prima di una partita.

“La mentalità è fondamentale, la preparazione pre-partita e la mentalità dei giocatori in diverse situazioni in campo. i giocatori europei, hanno un buon fisico e una buona forza, ma non sanno come liberare questa forza nel loro gioco”.

Interview With Chen Bin – Coaches Grow Together With Their Players

Ibrahimovic: il Grinta

Cosa vuoi dire di più di quest’uomo? Ibrahimovic è la rappresentazione vivente della grinta. E’ il Grinta, il John Wayne del Milan. I giovani giocatori del Milan possono diventare adulti sotto la sua guida.

Zlatan Ibrahimovic celebrates after scoring the second goal in their away victory over Cagliari.

Impariamo non solo dallo sport e dai contemporanei

Leopold Auer è stato un compositore, direttore e violinista ungherese, vissuto tra il 1845 e il 1930, e mentore dei più grandi musicisti del suo periodo. Insegnò che l’apprendimento non è una questione basata sul numero di ore in impegnate ad esercitarsi, ma che per perfezionarsi è necessaria un’integrazione fra il tempo necessario e la concentrazione.

“Il giusto tipo di pratica non è questione di ore. La pratica dovrebbe rappresentare il momento di massima concentrazione del cervello. È meglio suonare in modo concentrato per due ore piuttosto che praticarne otto muovendo solo le dita. Dovrei dire che quattro ore sarebbero un buon tempo massimo di pratica. Non chiedo mai di più ai miei allievi; chiedo però che durante ogni minuto di esercizio il cervello sia attivo come le dita”.

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Cambiare?

Se l’unica cosa costante della vita è il cambiamento, non dobbiamo affezionarci troppo alle nostre abitudini, che prima dovremmo abbandonare.

 

 

La mentalità della squadra di calcio

Per mentalità s’intende il modo di concepire, intendere, giudicare avvenimenti individuali e sociali. La partita di calcio è una tipica situazione di confronto sociale fra due squadre, ognuna delle quali vuole imporre il proprio modo di giocare attraverso le azioni svolte dai calciatori durante l’arco dei 90 minuti.

Conoscere la mentalità di una squadra permette di prevedere come reagirà di fronte a situazioni emotivamente intense, come ad esempio subire un goal decisivo negli ultimi minuti di una partita. Permette inoltre di sapere quali sono i giocatori che reagiranno meglio o peggio in situazioni imprevedibili.

La mentalità di una squadra è determinata da un insieme di fattori tra loro interagenti che comprendono:

  • La qualità organizzativa della Società di calcio – Il sistema organizzativo consiste fra l’altro nell’insieme delle strategie  e strutture organizzative, nel sistema decisionale, nel sistema di programmazione e controllo, nello stile di leadership, cultura, clima e valori. Migliore è l’efficienza e l’efficacia della qualità organizzativa, migliore sarà la capacità della squadra e dell’allenatore a giocare con una mentalità vincente.
  • La qualità dell’immagine della Società di calcio – Si riferisce alla soddisfazione dei bisogni di appartenenza e di identificazione della squadra e dei suoi stakeholder. Questa dimensione riguarda in prevalenza, l’autorevolezza della leadership societaria, la sua credibilità, la personalità e la competenza professionale delle sue figure chiave, i risultati e il prestigio conquistati nel tempo.
  • Gli obiettivi della squadra -  Si riferisce agli obiettivi della stagione in corso (ad esempio, vincere il campionato, arrivare tra le prime quattro, restare in Serie A) sono obiettivi di risultato. Vi sono poi  anche  obiettivi di  prestazione (raggiungere un determinato standard prestativo individuale e collettivo) e obiettivi di processo (centrati sul miglioramento di singole abilità tecnico-tattiche, psicologiche e fisiche). Riguarda, inoltre, lo sviluppo di una mentalità di squadra che sia in grado di darsi in campo nuovi obiettivi in relazione alle diverse fasi di gioco di una partita. Comporta il sapere sfruttare a proprio favore i momenti positivi di un match, così come richiede la presenza di un piano pre-ordinato per affrontare le fasi di gioco negative o di maggior tensione agonistica.
  • La qualità tecnico-tattica della squadra – Si riferisce al bagaglio di competenze calcistiche e alla loro integrazione nel gioco di squadra, che determina molto di più della semplice somma delle qualità dei singoli calciatori. Maggiore è la competenza tecnico-tattica della squadra associata a un ottimale grado di preparazione fisica, maggiore è la probabilità che la squadra sappia affrontare ogni fase della partita con la mentalità vincente.
  • L’intelligenza collettiva – Si esprime attraverso prestazioni che sono superiori a quelle che ognuno potrebbe fornire singolarmente.  La qualità tecnico-tattica è parte dell’intelligenza collettiva; la coesione e la convinzione si riferiscono ai suoi aspetti relazionali e cognitivo-sociali. Quindi la domanda che bisogna porsi è la seguente: “in che modo i calciatori devono interagire in campo allo scopo di mostrarsi uniti e fiduciosi delle proprie competenze di squadra?” Napoleone era solito dire di vincere le sue battaglie anche con i sogni dei suoi soldati, questa frase è una metafora efficace di cosa si debba intendere per intelligenza collettiva.
  • L’orientamento motivazionale dei calciatori – I calciatori e la squadra nel suo complesso devono manifestare una mentalità orientata alla crescita e non pensare, invece, che la mentalità vincente sia qualcosa di data una volta per tutte e che non debba essere allenata in modo continuativo. La tabella 3 mostra le differenze fra chi ritiene che la mentalità sia un’entità statica e scarsamente modificabile e quelli che invece ritengono che la mentalità può essere ulteriormente sviluppata quale che sia il livello a cui si gioca. Un esempio di applicazione al calcio di questo concetto può riguardare l’acquisto di un calciatore. Generalmente questo avviene sulla base del bagaglio tecnico e tattico, si ritiene così che un giocatore che fornisce ottime prestazioni in una squadra debba per forza farlo anche in un’altra poiché la sua abilità lo garantisce. In molti casi questo però non è avvenuto e ciò è probabilmente da attribuire a questa idea statica della mentalità che non tiene conto delle diverse condizioni che vi sono tra un club e l’altro e come queste influenzano l’adattamento del calciatore e di conseguenza la qualità delle sue prestazioni.

 

Diagramma della mentalità (modificato da Dweck, 2009)

Mentalità  statica

Mentalità orientata alla crescita

Intelligenza statica Intelligenza può essere sviluppata
Evita le sfide Affronta le sfide
Reagisce agli ostacoli in modo difensivo o rinuncia Persiste di fronte alle difficoltà e agli insuccessi
L’impegno è poco considerato L’impegno è percepito come il mezzo per padroneggiare
Ignora le valutazioni negative costruttive Impara dalle valutazioni negative costruttive
E’ spaventato dai successi degli altri Impara dai successi degli altri
Raggiunge rapidamente uno standard prestativo ma è inferiore al suo potenziale Raggiunge elevati livelli di successo 
  • Lo stile di leadership dell’allenatore – Ogni squadra ha un leader che la guida ed è responsabile delle prestazioni che vengono fornite, questo leader è l’allenatore. Non deve sottrarsi a questo ruolo che è di guida nei confronti del gruppo, di distributore di ruoli e di compiti da svolgere con precisione  e fermezza. E’ il principale motivatore della squadra, deve conoscerne la psicologia così da trarne fuori il meglio che sia possibile.