Archivio per il tag 'movimento'

10 regole per promuovere a scuola l’attività motoria

 

  1. Regole: stabilire regole che promuovano nei giovani forme piacevoli e durature nel tempo di attività fisica.
  2. Ambiente: fornire un ambiente fisico e sociale che incoraggi e permetta l’attività fisica.
  3. Educazione motoria: incrementare l’istruzione e i curricula in attività fisica che valorizzino il piacere di partecipare nell’attività fisica e che aiutino gli studenti a sviluppare conoscenze, atteggiamenti, abilità motorie, abilità comportamentali e la fiducia necessaria ad adottare e mantenere stili di vita fisicamente attivi.
  4. Educazione alla salute: incrementare curricula di educazione alla salute e d’istruzione che aiutino gli studenti a sviluppare conoscenze, atteggiamenti, abilità motorie, abilità comportamentali e la fiducia necessaria ad adottare e mantenere stili di vita fisicamente attivi.
  5. Attività extracurriculari: fornire programmi di attività fisica extracurriculari che soddisfino i bisogni e gli interessi di tutti gli studenti.
  6. Coinvolgimento dei genitori: includere i genitori nei programmi di attività fisica, incoraggiandoli nel sostenere la partecipazione dei loro figli in attività piacevoli ed interessanti.
  7. Formazione del personale: promuovere per il personale coinvolto nell’educazione, nell’allenamento, nelle attività ricreative, nella cura della salute un training formativo che li formi in termini di conoscenze e  abilità necessarie alla realizzazione di attività piacevoli.
  8. Servizi di salute: valutare e consigliare i giovani in relazione all’attività svolta.
  9. Programmi di comunità: fornire un’ampia gamma di attività sportive che siano attraenti per tutti i giovani.
  10. Valutazione: valutare in maniera sistematica la qualità dei programmi e dei servizi di attività fisica forniti dalla comunità e dalla scuola.

Sport a misura di ciascuno

Muoversi è una necessità vitale, lo è stato per migliaia di anni quando l’uomo doveva muoversi per procurarsi il cibo per vivere o per fare la guerra, continua ad essere un’impellenza biologica e psicologica per il neonato che cresce e si sviluppa proprio attraverso l’acquisizione della libertà di movimento. Sedentari, invece, si diventa tanto che superata la soglia dei 60 anni il livello di pratica sportiva degli italiani scende sotto il 10%. L’affermarsi dello sport nella nostra cultura non è solo legato alle passioni che suscitano le grandi sfide agonistiche dal campionato di calcio agli ori olimpici ma si fonda anche su alcune idee che sono ormai parte integrante del patrimonio di convinzioni delle persone.

La prima si riferisce all’idea che lo sport è benessere e la seconda che lo sport è educazione alla vita. Pertanto, se ci si muove per stare bene, ciascun individuo esprime con questa attività  il diritto di avere opportunità per fare movimento e fare sport. Proprio per soddisfare questa esigenza si è affermato lo sport per tutti diventando un modo di essere che coinvolge milioni di persone.

Quali sono dunque i bisogni a cui lo sport per tutti fornisce una risposta:

Il bisogno di movimento – Viviamo in una società che ci obbliga a condurre una vita sedentaria, camminare per andare a lavorare o giocare per strada sono attività quasi impensabili e si deve sopperire a questa riduzione di movimento spontaneo istituzionalizzando momenti della giornata da dedicare esclusivamente all’attività fisica/sportiva. Per molti individui è la scoperta che possono agire attivamente e positivamente sulle reazioni del proprio corpo e di quanto queste siano inscindibilmente collegate alla loro condizione psicologiche, in un rapporto di reciproca influenza.

Il bisogno di autorealizzazione – Nello sport per tutti sono presenti necessità di autorealizzazione molto diverse tra loro e, certamente non tutte positive.  Una delle forme dell’intelligenza è quella cinestesica e gli sportivi traggono un senso di valorizzazione personale dall’acquisizione di un livello elevato di maestria nello svolgimento della loro attività. Un’altra modalità di autorealizzazione  collegata, invece, allo sport per tutti consiste nel  mantenimento di una condizione di benessere psicofisico soddisfacente. Non sono invece accettabili come forme di valorizzazione positiva quelle di coloro che si servono di sostanze nocive alla salute  o abusano nell’uso di farmaci per migliorare il loro aspetto fisico o le loro prestazioni sportive.

Il bisogno di appartenenza – Per molti sportivi la ricerca del contatto sociale attraverso la pratica motoria rappresenta una delle motivazioni principali. Lo sport diventa sinonimo di attività svolta in gruppo. Un’attività su tutte: il podismo; la corsa è uno sport individuale che si svolge in gruppo, perché il bisogno di stare con gli amici o di farsene di nuovi e di condividere con questi la propria esperienza sportiva personale è una dimensione psicologica fondamentale, che accompagna tutte le fasi della vita umana.

Il bisogno di gioco e di avventura – Sport per tutti  significa sport a misura di ognuno, in cui la soggettività e l’esigenza del singolo prevalgono sulla regola del modello competitivo tradizionale. Questo perché lo sport per tutti lo si pratica per piacere personale e le regole del gioco le stabiliscono i partecipanti.  L’avventura può diventare quella della persona sedentaria che decide per la prima volta nella sua vita di vincere le proprie resistenze e di mettersi in movimento.

Il bisogno di vivere in un ambiente naturale – E’ sempre più avvertita l’esigenza di fare dell’attività fisica immersi nella natura sia essa quella di un parco cittadino o quella del mare, della montagna o della campagna. La ricerca di un contesto ambientale adeguato   s’inserisce nell’ambito di uno stile di vita fisicamente attivo, in cui la natura diventa il luogo per eccellenza dove muoversi, fosse anche solo per camminare chiacchierando con gli amici.

Come valutare la propria condizione fisica senza paura

Come avvicinarsi mentalmente agli esercizi di valutazione della propria condizione di forma fisica

Questa parte rappresenta l’inizio del lavoro fisico ed è fortemente influenzata dal proprio atteggiamento mentale. I test di valutazione rappresentano il primo passo del programma di allenamento e la condizione psicologica con cui si affrontano determina insieme alla condizione fisica i risultati che si otterranno. Pertanto è necessario che ci si avvicini a questa attività con un atteggiamento mentale che favorisca non solo la migliore espressione motoria di cui si è attualmente capaci ma che avvenga in maniera emotivamente piacevole. Un approccio psicologico negativo ai test può manifestarsi con i seguenti pensieri:

  1. Terrore nei riguardi delle tabelle – l’individuo con questo approccio fornisce una valutazione di se stesso negativa e auto-svalutante se non riesce a raggiungere sin dalla prima prova di valutazione il livello intermedio o discreto.
  2. Non ce la farò mai a migliorare – l’individuo con questo approccio non si ritiene in grado di migliorare. Si sente schiacciato sotto il peso di un’incapacità che lo schiaccerà comunque e, pertanto, non è neanche in grado di pensare di potere migliorare.
  3. Sono troppo vecchio o troppo grasso – questo approccio si differenzia dall’atteggiamento precedente perché l’individuo attribuisce a un fattore oggettivo, la sua età o il peso, l’impossibilità di migliorare.
  4. Mi vergogno del mio fisico – spesso questa idea limita l’azione di chi si avvicina ad un’attività prima ancora d’iniziarla.

Che fare quando sono presenti queste preoccupazioni. Una possibilità è di concentrasi sugli aspetti positivi che incrementano la motivazione a lasciarsi coinvolgere in questa attività. Un approccio positivo è caratterizzato nel modo seguente:

  1. Le tabelle rappresentano solo valori indicativi – Le tabelle rappresentano un sistema standardizzato che tengono in considerazione solo una variabili individuale – l’età – ed ignorano le altre. E forse possibile che un muratore e un impiegato abbiano gli stessi risultati a seguito della prima prova di valutazione? Certamente che no!
  2. Costruisco la mia tabella – E’ positivo servirsi della prima prova per stabilire quale sia il proprio livello di base attuale e partire da questo risultato per costruire livelli migliori di forma fisica.
  3. Miglioro con l’allenamento – bisogna essere consapevoli che quale che sia il livello di forma fisica di partenza, l’attività fisica svolta seguendo un programma determinerà un miglioramento che produrrà benessere.
  4. L’esercizio fisico è per me è piacevole e importante – prima dell’inizio dell’allenamento è importante che la persona consideri ciò che sta per fare come importante e positivo da imparare.

10 atteggiamenti per essere attivi

Il movimento come espressione dell’intelligenza

L’intelligenza corporeo-cinestesica si manifesta attraverso l’abilità a controllare i propri movimenti con maestria e a servirsi di attrezzi con perizia. Questi ultimi variano enormemente a seconda dell’attività a cui ci riferiamo. Può essere il classico pallone dei giochi sportivi o il bisturi del chirurgo, gli sci o l’ago del sarto, le clavette nella ginnastica o il bastone di cui si serviva Charlot. La competenza nell’attività fisica è costituita dall’uso di un numero abbastanza ampio di abilità, quali ad esempio la forza, la resistenza, l’equilibrio, la destrezza, l’espressività, la coordinazione. E’ molto importante riuscire a svolgere dei programmi di attività fisica che sviluppino tutte queste abilità. La cultura orientale rispetto alla nostra è stata tradizionalmente più  propensa a seguire questi percorsi e, fra le molte forme di espressività che ha prodotto, le arti marziali rappresentano un esempio di sviluppo integrato di queste diverse abilità. Nella nostra cultura occidentale è stata invece posta maggior attenzione allo sviluppo di abilità quali la forza e la resistenza e meno a quello di altre abilità. 

Valuta la tua intelligenza cinestesica

  •  Pratico almeno uno sport o faccio attività fisica in maniera regolare
  • Trovo difficoltoso stare seduto per molto tempo
  • Mi piace impegnarmi in attività manuali
  • Le idee migliori mi vengono quando cammino, corro o comunque pratico qualche  attività fisica
  • Spendo la maggior parte del mio tempo in attività all’aria aperta
  • Quando parlo con le altre persone gesticolo molto
  • Per apprezzare un oggetto devo toccarlo
  • Mi sento una persona che si muove in modo coordinato
  • Mi piacciono le esperienze che mi danno delle sensazioni fisiche intense
  • Sopporto bene la stanchezza fisica

Somma tutte le risposte affermative:

  • sino a quattro – hai molta strada davanti a te per incrementare la tua intelligenza cinestesica;
  • tra cinque e sei – ti stai impegnando ma puoi fare di più, non mollare;
  • tra sette e otto – stai mostrando ottime capacità cinestesiche, continua a crederci e soprattutto ad esercitarle;
  • tra nove e dieci – non ti montare la testa; sei bravo.

Yvonne Dowlen: a 90 anni sui pattini

A 90 anni sui pattini, questo video scalda il cuore.
90-Year-Old Figure Skater Will Warm Your Heart with Her Amazing Talent |  Short Film Showcase - YouTube

Vacanze in movimento

Arrivano le vacanze estive e tutti vogliamo muoverci di più.. Si sente la necessità di fare qualcosa di diverso, di vincere la pigrizia, di uscire dal timore di ammalarsi stando in mezzo alla natura, respirando aria più pulita e sentendo il corpo e la mente più liberi.

Quali sono dunque i bisogni a cui questo bisogno di essere fisicamente attivi fornisce una risposta:

  1. Movimento – Viviamo in una società che ci obbliga a condurre una vita sedentaria, camminare per andare a lavorare o giocare per strada sono attività quasi impensabili e si deve sopperire a questa riduzione di movimento spontaneo istituzionalizzando momenti della giornata da dedicare esclusivamente all’attività fisica/sportiva.
  2. Educare il proprio corpo – Il miglior esempio lo forniscono i bambini nei primi anni di vita, basta osservarli per capire quanto impegno pongono nell’imparare a camminare e a correre o nell’acquisire quei processi di autoregolazione che gli consentono d’imparare riducendo i rischi di farsi del male.
  3. Autorealizzazione – Una modalità collegata allo sport per tutti consiste nel  mantenimento di una condizione di benessere psicofisico soddisfacente. Non sono invece accettabili come forme di valorizzazione positiva quelle di coloro che si servono di sostanze nocive alla salute  o abusano nell’uso di farmaci per migliorare il loro aspetto fisico o le loro prestazioni sportive.
  4. Appartenenza – Per molti sportivi la ricerca del contatto sociale attraverso la pratica motoria/sportiva rappresenta una delle motivazioni principali. Lo sport diventa sinonimo di attività svolta in gruppo. Un’attività su tutte: il podismo; la corsa è uno sport individuale che si svolge in gruppo, perché il bisogno di stare insieme è una dimensione psicologica fondamentale.
  5. Gioco e avventura – Sport per tutti  significa sport a misura di ognuno, in cui la soggettività e l’esigenza del singolo prevalgono sulla regola del modello competitivo tradizionale. L’avventura è quella della persona sedentaria che decide di vincere le proprie resistenze mentali per seguire un programma di attività motoria in palestra.
  6. Vivere in un ambiente naturale – Fare attività fisica immersi nella natura non sorge unicamente dal piacere di respirare un’aria più pulita o di sentire profumi a cui in città non siamo più abituati. E’ una necessità che emerge dal nostro profondo.

Il ruolo delle famiglie nello sviluppo dei loro figli attraverso il movimento

Rhodes, R.E., Guerrero, M.D., Vanderloo, L.M. et al. Development of a consensus statement on the role of the family in the physical activity, sedentary, and sleep behaviours of children and youth. Int J Behav Nutr Phys Act 17, 74 (2020). 

Le linee guida canadesi per il movimento delle 24 ore sono state recentemente sviluppate per fornire linee guida di salute pubblica che integrano raccomandazioni per l’attività fisica, i comportamenti sedentari e il sonno per la popolazione pediatrica che vanno da 0 a 4 anni e da 5 a 17 anni.

I bambini e i giovani che aderiscono a queste linee guida hanno maggiori probabilità di mostrare una crescita sana, fitness cardiorespiratorio e muscoloscheletrico, salute cardiovascolare e metabolica, sviluppo motorio, sviluppo cognitivo, risultati accademici, regolazione emotiva, comportamenti pro-sociali e una migliore qualità della vita in generale.

Purtroppo, tra i canadesi, solo il 13% dei bambini di 3-4 anni, il 17% dei bambini di 5-17 anni e il 3% dei bambini di 11-15 anni aderisce alle linee guida canadesi per il movimento delle 24 ore. Un’analoga scarsa aderenza alle raccomandazioni sul comportamento sano nei movimenti tra i bambini e i giovani è stato segnalato in Australia, Belgio, Mozambico, Nuova Zelanda, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, e ancora più bassa aderenza in Cina, Singapore e Corea del Sud.

Le pratiche genitoriali che influenzano i comportamenti di salute dei bambini e dei giovani includono componenti di reattività (che forniscono incoraggiamento e autonomia), struttura (che forniscono ambienti sociali e fisici) e richiesta (pratiche restrittive e punitive).

Con l’ambiente in costante evoluzione (tra cui pratiche, politiche, norme sociali, caratteristiche costruttive, tecnologia) a casa, nei centri di assistenza all’infanzia, nelle scuole e nelle comunità, e i nuovi paradigma dei comportamenti di movimento integrati, per le famiglie e per coloro che le sostengono (ad esempio, i professionisti della sanità pubblica, gli operatori sanitari, gli insegnanti, i responsabili politici) le sfide per il raggiungimento di comportamenti di movimento sani possono essere schiaccianti.

Active Healthy Kids Canada e ParticipACTION (organizzazioni canadesi senza scopo di lucro) producono dal 2005 i “Canadian Report Cards on Physical Activity for Children and Youth”.

Questo Consensus Statement on the Role of the Family in the Physical Activity, Sedentary, and Sleep Behaviours of Children and Youth è l’ultimo di una serie di documenti ed è contenuto nel 2020 ParticipACTION Report Card on Physical Activity for Children and Youth.

Muoviti e pensa

Why Your Brain Needs Exercise

The evolutionary history of humans explains why physical activity is important for brain health

David A. Reichlen and Gene E. Alexander, Scientific American, January 1, 2020

Brief synthesis

“Why does exercise affect the brain at all?

Physical activity improves the function of many organ systems in the body, but the effects are usually linked to better athletic performance.

Instead exercise seems to be as much a cognitive activity as a physical one. In fact, this link between physical activity and brain health may trace back millions of years to the origin of hallmark traits of humankind. If we can better understand why and how exercise engages the brain, perhaps we can leverage the relevant physiological pathways to design novel exercise routines that will boost people’s cognition as they age—work that we have begun to undertake.

… we demonstrated that people who spent more time engaged in moderate to vigorous physical activity had larger hippocampal volumes.

Researchers have also documented clear links between aerobic exercise and benefits to other parts of the brain, including expansion of the prefrontal cortex, which sits just behind the forehead. Such augmentation of this region has been tied to sharper executive cognitive functions, which involve aspects of planning, decision-making and multitasking—abilities that, like memory, tend to decline with healthy aging and are further degraded in the presence of Alzheimer’s. Scientists suspect that increased connections between existing neurons, rather than the birth of new neurons, are responsible for the beneficial effects of exercise on the prefrontal cortex and other brain regions outside the hippocampus.

If we can augment the effects of exercise by including a cognitively demanding activity, then perhaps we can increase the efficacy of exercise regimens aimed at boosting cognition during aging and potentially even alter the course of neurodegenerative diseases such as Alzheimer’s.

They found an additive effect: exercise alone was good for the hippocampus, but combining physical activity with cognitive demands in a stimulating environment was even better, leading to even more new neurons. Using the brain during and after exercise seemed to trigger enhanced neuron survival.”

Gli psicologi dello sport parlano del loro lavoro

Nuove tendenze della Psicologia dello sport, numero speciale di Movimento, 3, 2018

17 psicologi dello sport parlano del loro lavoro nello sport rispondendo a quattro domande:

  • Cosa ti ha motivato a intraprendere la professione di psicologo/a dello sport?
  • Cosa ti piace di questo lavoro e qual è il tuo sogno professionale in PS?
  • Quali sono gli ambiti della PS che ti piace di più trattare?
  • Descrivi la tua occupazione attuale in PS.

Gli esperti che hanno risposto sono i seguenti:

Giovanna Barazzutti, Emiliano Bernardi, Sara Biondi, Gladys Bounous, Edoardo Ciofi, Cristiana Conti, Sarah Corazzi, Sergio Costa, Sara Landi, Sammy Marcantognini, Stefania Ortensi, Barbara Rossi, Daniela Sepio, Flavia Sferragatta, Matteo Simone, Cecilia Somigli e Graziella Zitelli.