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La gestione dello stress da parte di Sarri e Ancelotti

I problemi che stanno incontrando Sarri nella gestione di Ronaldo e Ancelotti nei riguardi della squadra e del suo presidente mettono in evidenza quanto sia difficile in questi momenti mantenersi ottimisti, tesi, soddisfatti e determinati piuttosto che pessimisti, insoddisfatti, insicuri e sfiduciati. Ora la questione è la seguente: come mantenere questo atteggiamento positivo in questi momenti di stress, nel perdurare di una situazione di crisi.

Questo stress non deriva tanto dai risultati ma si riferisce allo stress da gestione dei calciatori, da incomprensioni  che insorgono durante il percorso di lavoro o dal dover negoziare con i propri giocatori.

Sappiamo che ciò che differenzia un allenatore che le gestisce da un altro che, al contrario, le subisce è nel modo di fronteggiare le situazioni che percepisce come stressanti.

Una domanda a cui rispondere è la seguente: “Come faccio a mostrarmi convinto che ce la faremo a uscire da questa crisi  o che le mie scelte sono quelle giuste?” Nel calcio si sa che se quando entri in campo non sei convinto che hai tutto quanto ti serve per riuscire a raggiungere il tuo obiettivo, è quasi sicuro che non lo raggiungerai. E’ come dire ai propri avversari: “Tenete oggi vi regaliamo un po’ della nostra convinzione di vincere, noi preferiamo restare insicuri.” Quindi l’insegnamento è il seguente: accettare la sfida e giocare convinti di farcela sino al fischio finale. Ai giocatori s’insegna a rincorrere anche le palle impossibili da prendere, perché non si deve mai abbandonare l’idea che sia  possibile.

Per trasmettere quotidianamente a se stesso questa mentalità, l’allenatore deve essere il primo a dimostrare apertamente un atteggiamento di questo tipo. Qualcuno potrebbe obiettare che non è affatto facile vivere in questa maniera, d’accordo, parafrasando Andy Warhol si può dire che 15 minuti di sconforto non si negano a nessuno ma dopo bisogna cambiare atteggiamento, abbandonare completamente questa condizione e impegnarsi a realizzare le decisioni prese, con convinzione e positività.

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Carlo Ancelotti parla di calcio e mentalità delle squadre

Interessante intervista a Carlo Ancelotti sul ilnapolista, da leggere.

Alcune idee:

Pochi minuti di conversazione e siamo già a mai fuorigioco e a un elogio dell’Atletico Madrid. Allora, in riferimento al match di Champions con la Juventus, gli riferiamo dell’ardore di Fabio Capello nell’opporsi all’equivalenza Simeone-brutto calcio.

«L’Atletico Madrid non gioca male, ti fa giocar male. Non ti fa giocare come tu vorresti. Per tanti motivi. Innanzitutto perché sono molto ben organizzati. Ma anche per la loro struttura psicologica. Sono molto aggressivi in tutte le situazioni. Anche con l’arbitro. Nel tempo, sono  migliorati. Adesso giocano più a calcio, anche se giocano un calcio che possiamo definire diverso dalla normalità. Cercano molto la sostanza e poco l’estetica.

A lei piace?

«Sì – la risposta è secca -, è un calcio che mi piace».

A questo punto insistiamo: le piacerebbe che il suo Napoli giocasse come l’Atletico Madrid?

«Io credo che alla fine la qualità del gioco paga sempre, però la qualità del gioco deve essere supportata da tanti altri valori altrettanto importanti che sono la determinazione, la cattiveria in certe circostanze, la personalità, la responsabilità che uno si deve prendere. Quella che voi a Napoli chiamate cazzimma. Mi piacerebbe un Napoli così».

La rete di Milik: respirare, guardare e tirare

La rete di Milik contro il Cagliari al 90° minuto è un perfetto esempio di focus sul presente. Il giocatore infatti respira per decontrarsi fisicamente e guarda la porta per raggiungere il picco dell’attenzione, e dopo pochi istanti esegue il tiro con estrema efficacia. Con questo tiro il Napoli ha vinto la partita.

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La filosofia di lavoro di Carlo Ancelotti

Carlo Ancelotti è il nuovo allenatore del Napoli, come lavorerà e quali saranno i suoi obiettivi sono già abbastanza evidenti in quella che considera la sua filosofia di lavoro e che lo differenzia in modo evidente dal suo predecessore:

  • Educare la squadra a perseguire la vittoria attraverso un gioco offensivo e creativo
  • Favorire lo sviluppo di un ambiente di lavoro positivo
  • Costruire un forte spirito di squadra stimolando una grande capacità di sacrificio e un impegno reciproco
  • Favorire in ogni singolo il senso di responsabilità (valutato sulla base delle sue azioni e dei suoi comportamenti)
  • Proteggere la tradizione e i principi del club
  • Lavorare per dare continuità ai successi del club
  • Competere per tutti i più grandi trofei
  • Costruire una chiara identità e uno stile di gioco che tengano conto della tradizione del club
  • Costruire buoni rapporti tra i vari team di lavoro
(da Carlo Ancelotti, Il mio albero di Natale)

Lo stress ha distrutto il gioco del Napoli

La partita del Napoli contro il Manchester City c’insegna quanto il timore dell’avversario possa diventare un’esperienza paralizzante.

La mia domanda è questa: anziché spendere il tempo avuto in settimana solo a parlare di schemi di gioco, non sarebbe più utile affrontare il tema della paura e della sua forza paralizzante? E ovviamente stabilire e allenare l’atteggiamento per giocare queste partite.

Gli schemi di gioco sono necessari ma, se non si è imparato a fare lavorare la propria mente in modo costruttivo proprio in queste situazioni più problematiche, sono solo un modo teorico per sapere come si dovrebbe giocare. il rigore sbagliato dal Napoli è un altro esempio di cosa succede quando domina la paura.

Gli errori mentali del Napoli

Seguendo le valutazioni dei quotidiani della partita Real Madrid – Napoli si possono evidenziare i seguenti errori mentali del Napoli. Una squadra è pronta a giocare ad alto livello se:

I leader guidano la squadra – Hamsik l’ha fatto per troppo poco tempo a livello elevato, così pure gli altri giocatori più importanti.

E’ concentrata in modo positivo – Il Napoli è sembrato poco concentrato e insicuro nel seguire le indicazioni del suo allenatore.

Sul campo gioca in modo determinato – Il Napoli ha regalato troppi palloni in fase di disimpegno, troppi errori individuali. Questi sono segnali di tensione eccessiva.

Gestisce le grandi aspettative che si creano per le partite decisive – Invece i giocatori sono stati sommersi da queste aspettative di gloria che hanno ridotto l’efficacia del loro gioco. Il Real Madrid è andato in svantaggio ma sapeva come fare per recuperare la partita. Il Napoli è andato in vantaggio ma non ha saputo gestire questo momentum positivo.

E’ convinta di potere vincere – Si può vincere o perdere ma bisogna coltivare in modo instancabile la convinzione che si può vincere se si segue il proprio piano di gioco. Il Napoli questo l’ha dimostrato probabilmente a un livello medio ma grandi aspettative richiedono livelli elevati di: prontezza mentale, reattività fisica, tenacia persistente e finali di partita ad alta intensità.

Napoli: come reagire alla sconfitta contro la Juve

Il Napoli si è sciolto in Spagna

Alla prima partita importante della nuova stagione sportiva il Napoli è stato eliminato dalla Champions League. Ciò è stato dovuto, secondo quanto scrivono i giornali a una “disattenta linea difensiva”, “un innocuo lancio dalle retrovie, Albiol non si è inteso con Rafael, i due si sono fatti sorprendere dall’accorrente Aduriz che li ha bruciati sul tempo e ha comodamente infilato la porta rimasta sguarnita”, “la difesa regala la doppietta”. Indipendentemente dal valore tecnico dei singoli giocatori e della squadra nella sua totalità, questi commenti mettono in evidenza lo scarso valore psicologico della prestazione del Napoli. Benitez non è stato in grado di mettere in campo una squadra combattiva e determinata. Gli errori di attenzione manifestati dal Napoli sono a prescindere dal valore tecnico del singolo calciatore e sono convinto che l’aggressività sia una caratteristica indispensabile e allenabile se si vuole competere ad alto livello. Viene data poca attenzione alla ricerca di calciatori che posseggano questa dimensione mentale a favore della ricerca di giocatori magari più dotati tecnicamente ma che in campo si sciolgono come neve al sole. Questo parametro passa invece troppo spesso in silenzio e così mentre le squadre straniere corrono e lottano noi continuiamo a lamentarci.

La Roma non ha ancora una mentalità vincente

La Roma sta conducendo un campionato molto positivo. Infatti quest’anno è diventata una squadra competitiva e che sa vincere la maggior parte delle partite riducendo al minimo le sconfitte. E’ sulla strada giusta per raggiungere una mentalità vincente, che vuol dire entrare in campo con la convizione di sapere affrontare con successo qualsiasi squadra.  Rispetto a quanto ha dimostrato sino a oggi, non ha ancora raggiunto questo traguardo, Lo testimoniamo, a mio avviso, le due sconfitte che ha subito nelle due partite più importanti che ha giocato. Quella contro La Juventus in campionato, che le avrebbe permesso di continuare a esercitare una forte pressione sulla Juve stessa e quella contro il Napoli in Coppa Italia. In ambedue ha perso il confronto con l’avversaria in modo netto. Il prossimo passo dovrà essere quello di mantenere la stessa forte convinzione anche nelle partite decisive, che determinano la differenza fra una buona stagione e una ottima.

La condizione emotiva negativa del Napoli

Ieri mi chiedevo chi fra Juventus e Napoli avrebbe mostrato la voglia di vincere sin dall’inizio della partita e la Juve lo ha fatto sin dal primo istante. Sarebbe utile capire come mai questo stato mentale non è stato invece dimostrato dal Napoli che solo nel secondo tempo ha fornito, come si dice, “una prova d’orgoglio”. A mio avviso un allenatore esperto come Benitez dovrebbe avere dei parametri per stabilire se prima di una partita importante la sua squadra è nella condizione emotiva ottimale per affrontare un avversario di cui si conosce il sistema di gioco e altrettanto bene si conosce lo spirito combattivo che Conte riesce a trasmettere ai suoi giocatori. Con questa consapevolezza si va in campo sapendo cosa è molto probabile che accada e che in realtà si è poi verificato. Certamente i calciatori non sono robot che eseguono i comandi di Benitez però una squadra che vuole vincere non può entrare in campo con quell’atteggiamento. Credo quindi sia importante per il Napoli capire come mai l’atteggiamento dei giocatori sia stato così rinunciatario nei comportamenti, si può essere inferiori in termini di qualità di gioco ma non in relazione alla volontà di fronteggiare al meglio delle proprie capacità gli avversari. L’unico che ha dimostrato un approccio positivo è stato Reina, il portiere del Napoli, che ha svolto il suo ruolo con determinazione. Il Napoli deve migliorare nella capacità di entrare in campo con la condizione emotiva che gli consente di giocare una partita con determinazione, altrimenti la classe dei singoli giocatori e della squadra resta chiusa  in un cassetto di cui si è persa la chiave