Modelli di prestazione eccellente

In una professione multi-disciplinare come la psicologia dello sport risulta essenziale basare il proprio lavoro di consulenza su teorie ben definite.mEssere guidati da un modello è necessario per sviluppare un piano orientare l’intervento, stabilire i risultati da raggiungere ed esprimere un sistema di valutazione finale dell’efficacia di quanto svolto.

In tal senso gli autori di questo articolo si sono uniti per spiegare il loro approccio alla consulenza in psicologia dello sport. Lo scopo dell’articolo è di condividere i punti chiave del loro approccio, dimostrando l’adattabilità e l’uso creativo nel costruire modelli di pratica. Un altro scopo è di elevare la discussione dall’uso  dei metodi e di quale teoria sia migliore, spostandola sull’uso delle conoscenze e delle risorse per prestazioni eccellenti.

Personalmente considero l’articolo importante poiché mostra come ciò che conta sia l’uso di un approccio basato su modelli conosciuti e che la psicologia offre diverse soluzioni per affrontare le questioni poste dalle prestazioni eccellenti.

 

Models of performance excellence: Four approaches to sport psychology consulting

Mark W. Aoyagia, Alexander B. Cohenb, Artur Poczwardowskia, Jonathan N. Metzlerc, and Traci Statler

Journal of Sport Psychology in Action, 9 (2) 94-110

ABSTRACT  The models of practice of four sport psychology consultants (Jon Metzler, Mark Aoyagi, Alex Cohen, and Artur Poczwardowski) are presented. While each model is distinct, collectively they illustrate the benefits of theoretically-grounded foundations to practice. The practitioners represented derive their models from multiple disciplines associated with sport psychology. Pure Performance emphasizes precise definitions of key terms and components while utilizing deliberate practice to develop authentic skills. Mental FITness is based on focus, inspiration, and trust to con- ceptualize and facilitate performance excellence. The P.A.C.E. model incorporates Perception, Activation, Concentration, and Execution and applies these elements to Performance Readiness Planning. The “5 Rs” model comprises Respond, Release, Replay, Recharge, and Refocus. The models are presented here for the purpose of demonstrating the breadth with which performance excellence can be conceptualized and facilitated. Implications for practitioners include examples of how theory guides the development of service delivery programs.

Il quiet eye nel pentathlon

Consulenza psicologica con la nazionale di danza sportiva

Auto-Efficacia nel calcio

Bullismo e rugby

Conferenza: calcio e disabilità intellettiva

Le lacrime di Iniesta e l’arte di saper smettere

Dall’articolo di Enrico Sisti “Le lacrime di Iniesta e l’arte di sapere smettere“.

“Smettere è un’esperienza esistenziale che può arrivare in qualunque momento”, spiega Alberto Cei, psicologo dello sport, “c’è chi smette e non può star comunque fermo anche in età avanzata e questa è una conquista recente perché sappiamo bene tutti che fino a 50 anni fa l’attività agonistica oltre i 35 anni non esisteva”.

“L’approccio umanistico è importante, l’atleta-uguale-prestazione come concetto non basta ma è quello che pensano un po’ tutti, c’è un 50% nascosto dietro l’atleta che si chiama persona, nell’arte e negli altri campi è accettato ma per l’atleta, soprattutto di alto livello, prevale una visione meccanicistica che non tiene conto dell’essere umano, del valore, nel senso più alto del termine, che questo lavoro, il lavoro dell’atleta, ha per gli uomini che diventano atleti. Sono esperienze totalizzanti, a volte drammatiche, estreme. E lasciare è spesso fonte di grande disagio”.

“Le debolezze dell’atleta, prendiamo la testata di Zidane, o il farsi le scarpe, non sono previste, è come se l’atleta fosse un dio, esattamente, cioè meno umano degli altri. Un passaggio così importante, come lo smettere o di cambiare strada in modo radicale come ha fatto Iniesta, svela l’aspetto umano, diventa cruciale”.

“Si può continuare a fare tutto”, prosegue Cei, “non è necessario per forza lasciare, la dimensione esistenziale importante è che nel tempo un’attività sportiva deve diventare un conoscere meglio se stessi, senza farsi la guerra. I fisiologi si chiedono: ma perché tutti gli animali invecchiando dormono sempre di più? L’uomo va un po’ alla rovescia. Noi continuiamo a muoverci, abbiamo delle aspirazioni. Bisogna rendere complementari la motivazione e l’adeguamento degli sforzi al tempo che passa”.

Ma è meglio finire al top o con un lungo tramonto? “Meglio finire al top”. Come Platini e Borg? “Se non c’è la comprensione del tempo fisico e passione rischiano di collidere, in quel caso continuare si può trasformare in un suicidio agonistico e psicologico, finisci per diventare un perdente, perennemente insoddisfatto. Non vince chi vince, ma vince chi si adatta, che poi è un modo di rispettare le regole della biologia”.