Archivio per la categoria 'Calcio'

1% del salario dei calciatori per iniziative di responsabilità sociale

Rassegna su: coordinazione motoria, autismo

Lo sport si sta sempre più avvicinando al mondo dei giovani con autismo (ASD) e può essere di notevole aiuto nel migliorare le loro abilità motorie e il loro grado di autonomia, nonché nel ridurre il rischio che acquisiscano uno stile di vita sedentario. Questa rassegna, anche se di qualche anno fa, fornisce informazioni importanti a coloro che vogliono proporre dei programmi di educazione motoria e sportivi ai giovani con ASD. Non si trovano informazioni pratiche ma quelle teoriche, basate su dati scientifici, che chi si avvicina a questi giovani dovrebbe conoscere (ovviamente insieme a molte altre).

Motor Coordination in Autism Spectrum Disorders: A Synthesis and Meta-Analysis

Kimberly A. Fournier, Chris J. Hass, Sagar K. Naik, Neha Lodha, and James H. Cauraugh

J Autism Dev Disord (2010) 40:1227–1240

The literature focusing on gross motor behavior and development in ASD is plagued by inconsistent findings.

ASD is associated with greater clumsiness, motor coordination abnormalities, postural instability, and poor performance on standardized tests of motor functioning

Several studies failed to detect differences between children with ASD and those with learning disabilities or mental retardation, general developmental delay and language disorders across reflexive, intentional, fine and gross motor tasks.

These studies provide critical information regarding the types of motor impairments seen in ASD, but the specific patterns and sources of motor deficits in this population remain unclear.

Other approaches to elucidating motor components of ASD include neural signaling. Abnormal transmission in the serotonergic, dopaminergic, and GABAergic systems, frequently observed in ASD, may potentially affect motor performance

Individuals with ASD have larger total brain, cerebellar and caudate nucleus volumes; however, the area of the corpus callosum is reduced.

Several related studies in which motor behavior was evaluated using home videos of children later diagnosed with ASD compared to typically developing children demonstrated motor differences within the first 2 years of age.

This review study showed:

Differences in motor performance observed are not dependent upon a specific diagnosis within ASD. Indeed, individuals diagnosed with autism, globally as ASD, or Asperger’s syndrome all possessed significant motor deficits compared to the individuals with normal neurologic development.

An immature postural system may severely limit the emergence and performance of other motor skills.

Movement disturbances such as akinesia, dyskinesia and bradykinesia may affect a person’s ability to initiate, switch, continue or effectively communicate, interact socially, or perform activities of daily living.

That motor coordination deficits were more prevalent in individuals diagnosed with ASD than in controls with neurologically typical development.

Consistent evidence for an increase in total brain volume as well as specific brain regions including the cerebral hemispheres, caudate nucleus, and cerebellum in autism. Conversely, the corpus callosum was consistently reduced in size. Moreover, post mortem studies have detailed increased numbers of altered cortical mini-columns that may lead to a less well-organized cerebral cortex and less integration among brain regions reported children with high functioning autism demonstrated diffusely decreased connectivity across the motor execution network relative to children with normal neurodevelopment.

Children with high functioning autism had significantly smaller grey matter volumes in subcortical, posterior cingulate, and precuneus regions than those diagnosed with Asperger’s. Compared to controls, smaller grey matter volumes in predominantly frontopallidal regions were observed in high functioning autism where as in Asperger’s less grey matter was observed in bilateral caudate and left thalamus. It has been found higher white matter volumes around the basal ganglia in high functioning autism than in Asperger’s or controls. Both ASD groups, however, possessed greater white matter volume than controls. Conversely, both ASD groups had less frontal and corpus collasol white matter.

Taken together these mechanistic findings suggest a broad, large area with disarranged neuronal organization and cortical connectivity across ASD.

La tattica negli sport

La tattica è un fattore essenziale di successo in molti sport e non solo in quelli di squadra. In sintesi consiste nel fare la cosa giusta al momento giusto e quindi richiede timing, precisione, consapevolezza e rapidità. Competenze che gli atleti devono sviluppare altrimenti si rischia di fare la cosa giusta nel momento sbagliato o anche di agire in modo confuso e dominato dall’ansia di prestazione.

La tattica è costituita da un insieme di fattori che portano all’azione sportiva:

  • Avere obiettivi di prestazione specifici e adeguati alle richieste della situazione sportiva in cui si gareggia.
  • Conoscere le proprie capacità e competenze, conoscere le probabilità di successo e di rischio.
  • Sviluppare una consapevolezza situazionale, percepire e analizzare le situazioni, scegliere fra alternative e servirsi delle proprie intuizioni.
  • Cambiare rapidamente il proprio piano di azione, nel caso non produca gli effetti aspettati.
  • Agire sostenuti dai pensieri e dalle emozioni.

 

Movimento: numero speciale dedicato al calcio femminile

La cultura della tenacia

Lo sviluppo della tenacia è stato spesso considerato come un fattore strettamente individuale ed è stato poco studiato per comprendere in che modo un’organizzazione sportiva manifesta la propria cultura della tenacia e come questa favorisca l’approccio degli atleti.

L’articolo di Eubanks, Nesti e Littlewood (2017), A culturally informed approach to mental toughness development in high performance sport, IJSP, 48, 206-222, fornisce alcune risposte a questo tema.

Gli autori hanno svolto un’analisi critica della letteratura su MT in relazione alla definizione e concettualizzazione di questo costrutto. In particolare è stato poco indagato come ambiente, cultura e contesto impattano sulla formazione della tenacia, non considerano che l’atleta è inserito in un ambito sportivo che segue regole e sistemi propri.

La tenacia è l’abilità a raggiungere gli obiettivi personali in situazioni di stress determinati da un numero ampio di stressor (Hardy, 2014).

La psicologia è stata spesso criticata per la sua ridotta attenzione all’ambiente in cui vive l’atleta. La cultura può essere vista come quell’insieme di forze nascoste che coinvolgono valori, credenze e tradizioni che esercitano un soft power che incornicia la pratica quotidiana, le strategie e la filosofia di un gruppo. Quindi quale cultura sportiva vogliono affermare i dirigenti e gli allenatori nei confronti dei loro atleti?

Weinberg et al., (2011) evidenziano sulla base di 10 allenatori-capo di associazioni di atletica, ad esempio, che l’allenamento fisico impegnativo, un clima psicologico incoraggiante e un ambiente che sviluppa la consapevolezza in relazione alla tenacia e opportunità di apprendimento sono fondamentali per lo sviluppo della tenacia.

Gli autori spiegano che l’ambiente migliore per costruire MT è quello in cui vie una cultura stimolante e sfidante e dove la responsabilità individuale viene enfatizzata in ogni attività. Inoltre vi deve essere una stretta connessione con l’etica del lavoro.

 

Come l’ambiente influenza i nostri bambini

Le problematiche connesse all’attività sportiva ( e non solo, pensiamo alle baby gang) dei bambini hanno da sempre sollecitato gli psicologi. A questo riguardo voglio ricordare che il tema non è solo di questi anni ma che già nel 1980 Rainer Martens scrisse un capitolo che s’intitolava “Kid sports: A den of iniquity or a land of promise?”. A conclusione, per spiegare quanto l’ambiente può influenzare un giovane ha riportato queste parole, che anche continuano a essere attuali.

Risultati immagini per if a child lives with criticism he learns to condemn

Fornire feedback sull’impegno è decisivo per l’apprendimento

Fornire feedback in modo continuativo sull’impegno in allenamento è un aspetto decisivo per favorire l’apprendimento. Gli atleti devono essere consapevoli di quale sia il grado d’impegno che devono impiegare durante le esercitazioni più significative di ogni seduta di allenamento. Le ragioni per cui non bisogna impegnarsi in modo appena sufficiente sono le seguenti:

  • favorisce gli errori tecnici
  • determina una concentrazione ridotta sul compito da eseguire
  • riduce la motivazione intrinseca
  • costringe l’allenatore a fornire sempre le stesse istruzioni tecniche poiché gli atleti commettono spesso gli stessi errori e migliorano lentamente.
  • determina un’abitudine a considerare il miglioramento come qualcosa molto difficile da ottenere
E’ responsabilità dell’allenatore:
  1. stimolare l’impegno in modo continuo
  2. accettare che gli atleti proprio perché s’impegnano con molta intensità possano commettere errori tecnici
  3. riconoscere per primo l’impegno e in seconda battuta gli aspetti tecnici
  4. stimolare continuamente negli atleti la convinzione che il miglioramento è determinato dall’impegno personale
  5. insegnare a essere consapevoli che i propri limiti tecnici e motori si scoprono solo allenandosi con intensità e motivazione
  6. insegnare a essere soddisfatti del proprio impegno, anche se non sempre determina la qualità della prestazione
  7. insegnare a essere consapevoli che la qualità della prestazione dipende comunque dall’impegno e che non basta il talento per essere bravi
  8. insegnare, negli sport di squadra, che l’intensità è una risorsa collettiva a cui nessuno dovrebbe sottrarsi e che ognuno deve alimentaria nei compagni
  9. sottolineare ancor prima degli errori tecnici l’eventuale mancanza d’impegno
  10. spiegare quali sono i comportamenti che mostrano gli atleti che si allenano con intensità e che vuole che loro mostrino in allenamento

 

 

 

Nuove proposte per lo sviluppo dello sport fra i giovani

Aspen Institute propone un modello di sviluppo della pratica sportiva nei bambini e negli adolescenti basato sulle più recenti ricerche in questo ambito che ha lo scopo di incrementare il loro coinvolgimento nello sport. Intende cambiare la cultura sportiva centrata sull’avviamento precoce a un’unica disciplina sportiva e propone la validità di un approccio multi-sportivo anche per coloro che intraprenderanno la carriera sportiva. Questa iniziativa ha anche lo scopo di aumentare il numero di praticanti in modo continuativo che negli ultimi anni si sta riducendo in modo significativo. Il progetto, elaborato insieme alle più importanti organizzazioni sportive e aziende dello sport, si chiama Project Play – Reimagining Youth Sport in America.

 

Fig. 6 Physical activity has long lasting benefits that affect all aspects of a child’s life and last into adulthood. (Courtesy of Aspen Institute Project Play) [Citation]