Archivio per la categoria 'Mental coaching'

La favola della lepre e della tartaruga

Non vince il migliore. Vince chi è più tenace e rispetta l’avversario.

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Alcuni libri consigliati di psicologia dello sport e della prestazione

Durante il webinar organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio i colleghi mi hanno chiesto cosa leggere per informarsi in relazione alla psicologia dello sport e della prestazione.

Sul momento ho consigliato queste letture.

R.S. Weinberg e D. Gould, Foundations of sport and exercise psychology, 2015, 6° edizione

Per me è il migliore libro generalista su questo tema e il primo che chi voglia avvicinarsi a questa disciplina deve leggere.

A. Higham, C. Harwood e A. Cale, Momentum in soccer, 2005, Coachwise Ltd

Introduzione alla psicologia del calcio innovativa centrata sul concetto di momentum e le abilità psicologiche richieste dal calcio.

C. Harwwod e E. Anderson, Coaching psychological skills in youth football

Libro teorico e pratico che introduce lo psicologo allo sviluppo delle abilità richieste nell’attività giovanile e che gli allenatori dovrebbero partecipare a sviluppare.

P.C. Terry et al., (a cura di), Secrets of Asian sport psychology, University of Souther Queensland

E’ un libro in cui ogni capitolo (sono più di 20) è dedicato a uno specifico sport di una nazione dell’Asia e come gli esperti di mental coaching lo affrontano con gli atleti top level di quella nazione. E’ un ebook che si può scaricare gratuitamente da:

A. Duckworth, Grit, 2017, Penguin Random House

Libro dedicato dedicato al concetto di grinta, così necessaria per eccellere e avere successo. Libro eccezionale per documentazione e chiarezza espositiva.

 

 

Non ci si allena mai abbastanza a imparare dagli errori

Nello sport così come in ogni altro ambito della nostra vita commettiamo degli errori. La prestazione perfetta non esiste. Ogni performance è un misto di competenze e di errori; in genere vince chi commette meno errori.

Gli errori sono ovunque e costituiscono un momento importante della prestazione umana. Non ci si può nascondere dagli errori. Inoltre, gli sbagli sono sempre relativi ad aspetti tecnici, noi vediamo l’atleta che affretta o rallenta la sua azione, che sbaglia un tiro, che è rigido nei movimenti, che tira il servizio a rete e così via. Diversamente la causa di questi errori può essere attribuita di volta sin volta a fattori diversi. L’errore può infatti essere dovuto a fattori diversi, si può sbagliare per incompetenza tecnica, per non essere stati capaci di gestire lo stress agonistico o per mancanza di concentrazione, si sbaglia per stanchezza fisica.

Quando gli errori non vengono accettati dall’allenatore, lo stress dell’atleta dovuto all’errore aumenta e con probabilità si sentirà inibito nel ricercare nuovi modi di agire. In tal modo diventano difensivi, e si limiteranno a quanto è loro più familiare. per queste ragioni s’impara meglio quando ci si sente sicuri, ma non rilassati da perdere la motivazione. C’è un livello ottimale di attivazione del cervello che aiuta le persone a imparare, lo stato in cui la motivazione e gli interessi sono elevati. Un senso di sicurezza psicologica determina un’atmosfera in cui le persone possono sperimentare correndo pochi rischi di sentirsi imbarazzate o timorose delle conseguenze dell’errore (Adattato da D. Goleman, R. Boyatzis e A.MkKeee, Primal Leadership).

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Modelli di prestazione eccellente

In una professione multi-disciplinare come la psicologia dello sport risulta essenziale basare il proprio lavoro di consulenza su teorie ben definite.mEssere guidati da un modello è necessario per sviluppare un piano orientare l’intervento, stabilire i risultati da raggiungere ed esprimere un sistema di valutazione finale dell’efficacia di quanto svolto.

In tal senso gli autori di questo articolo si sono uniti per spiegare il loro approccio alla consulenza in psicologia dello sport. Lo scopo dell’articolo è di condividere i punti chiave del loro approccio, dimostrando l’adattabilità e l’uso creativo nel costruire modelli di pratica. Un altro scopo è di elevare la discussione dall’uso  dei metodi e di quale teoria sia migliore, spostandola sull’uso delle conoscenze e delle risorse per prestazioni eccellenti.

Personalmente considero l’articolo importante poiché mostra come ciò che conta sia l’uso di un approccio basato su modelli conosciuti e che la psicologia offre diverse soluzioni per affrontare le questioni poste dalle prestazioni eccellenti.

 

Models of performance excellence: Four approaches to sport psychology consulting

Mark W. Aoyagia, Alexander B. Cohenb, Artur Poczwardowskia, Jonathan N. Metzlerc, and Traci Statler

Journal of Sport Psychology in Action, 9 (2) 94-110

ABSTRACT  The models of practice of four sport psychology consultants (Jon Metzler, Mark Aoyagi, Alex Cohen, and Artur Poczwardowski) are presented. While each model is distinct, collectively they illustrate the benefits of theoretically-grounded foundations to practice. The practitioners represented derive their models from multiple disciplines associated with sport psychology. Pure Performance emphasizes precise definitions of key terms and components while utilizing deliberate practice to develop authentic skills. Mental FITness is based on focus, inspiration, and trust to con- ceptualize and facilitate performance excellence. The P.A.C.E. model incorporates Perception, Activation, Concentration, and Execution and applies these elements to Performance Readiness Planning. The “5 Rs” model comprises Respond, Release, Replay, Recharge, and Refocus. The models are presented here for the purpose of demonstrating the breadth with which performance excellence can be conceptualized and facilitated. Implications for practitioners include examples of how theory guides the development of service delivery programs.

Il quiet eye nel pentathlon

Consulenza psicologica con la nazionale di danza sportiva

Intervista Jan Vesely sul ruolo della mindset di squadra

The interview to Jan Vesely[1] shows the main relevance to have a mindset growth oriented instead to have fixed mindset. He said:

 

“It’s just concentration. The first year was with Maccabi; it was tough, but it was 3-0. After that I was injured against Real Madrid, so the team changed the mentality to play without one of the important players and they put even more than the maximum in those playoffs and beat Real Madrid. Last year playing Panathinaikos on the road the first two games and having the pressure to win the EuroLeague and play the Final Four in Istanbul, there was big pressure, so we set our mindset to always be much more focused than in the other games and to give our maximum. I think the secret was in our concentration to do the little things until the end, until the referee stops the game or we get the rebound or something. I think all those things are much more important now than in the regular season. I think the mindset is the most important thing.”

 

These words demonstrate that Jan Vesely but also the team, have not thought: “We have the talent and the skills to win” but they worked to develop their potential through effort, and practice. They understand the difference between to have the potential and to play at the best to achieve the result you want to achieve. Commitment, deliberate practice and strong task orientation are the secrets of this result. Great talent does not transport the players in great performances. The team has to dive itself inside the match, living each moments as it was the most important. This is the meaning of the sentence: “It’s just concentration.” It seems easy because it’s their job but going in deep it means “Do the right thing in the right moment” and in a fast tactical play like it’s top basketball, to play with this approach it’s a very demanding task.

The players with a growth mindset assume on themselves the responsibility that also if we play at our best, the success is not guaranteed because there is the other team that can play better than us. In any case it’s this kind of mindset that lead them to fight each second of the match, they say to them “I don’t think to the final results or how many mistakes I will do but I know that my teammates and me will perform till the last shot with the maximum focus needed to do our best performance.” It could be a thinking little bit rhetoric, but it’s not true. It means, as Jan Vesely said:

“I think the secret was in our concentration to do the little things until the end, until the referee stops the game or we get the rebound or something. I think all those things are much more important now than in the regular season. I think the mindset is the most important thing.”


[1] http://www.euroleague.net/features/interviews/euroleague-2017-18/i/8obkylpgs38hn48s/jan-vesely-fenerbahce-the-mindset-is-the-most-important-thing