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Nuove frontiere dello sport: il trasferimento del talento

Un articolo di ieri sulla Gazzetta dello Sport di Andrea Buongiovanni, parla di metamorfosi a proposito di quegli atleti di alto livello che sono capaci di passare dal loro sport di origine a un altro. E’ un aspetto nuovo dello sport di oggi che evideniza come vi siano abilità trasversali che possono servire a primeggiare in sport diversi. Nell’articolo di ieri si parla del discobolo inglese di 21 nni Lawrence Okoyo (68,24) che è impegnato nelle selezioni per entrare in una squadra di football americano. In Italia abbiamo avuto i casi di Maria Canins (fondo/ciclismo), Francesco Postiglione (nuoto/pallanuoto) e Antonella Bellutti (atletica/ciclismo/bob). L’atleta italiao più di successo in questo cambiamento resta ancora oggi Cesare Rubini (pallanuoto e basket) che è entrato nella Hall of Fame d ambedue questi sport.

Il trasferimento del talento avviene quando un atleta abbandona o riduce il suo coinvolgimento in uno sport in cui ha investito in modo significativo il suo tempo, lavoro e risorse e sposta il suo sforzo in  un altro sport che per lui è nuovo ma simile a quello precedente per le abilità di movimento, le richieste fisiologiche e gli aspetti tattici. Un esempio di questo tipo di cambiamento è il passaggio dalla ginnastica ai tuffi, oppure gli sport possono essere ancora più simili come è il caso del passaggio dalla pallavolo al beach-volley. Vi sono infine atleti più dotati e versatili che possono muoversi fra sport tra loro piuttosto dissimili per abilità richieste e fisiologia, ad esempio nuoto e boxe o canoa e judo o canottaggio e salto in alto.

 

 

Cristiano Ronaldo tennista?

Fenomeno indiscutibile col pallone tra i piedi ma, secondo qualcuno, ipotetico big anche con la racchetta in mano. Cristiano Ronaldo viene scelto da Boris Becker come un giocatore di calcio che potrebbe esprimersi bene anche nel tennis: ”Il tennis è uno sport molto impegnativo - ha detto Becker alla Cnn -dove ci vuole fisico. Per questo penso che Ronaldo sia tagliato per questo sport anche per la prontezza nei riflessi”.

Totti e Pirlo: gli ultimi campioni

Francesco Totti e Andrea Pirlo sono un po’ come l’ultimo dei Mohicani, al termine della loro carriera potranno dire di essere stati gli ultimi campioni che il calcio italiano ha prodotto. Abbiamo sempre avuto grandi campioni come Mazzola, Rivera, Bulgarelli, Baggio, Mancini, Del Piero, Vialli, Zola per ricordarne solo alcuni ma ora sono finiti. Chi dobbiamo ringraziare di questo stato delle cose, direi coloro che sono al centro del calcio e quindi gli allenatori e i preparatori fisici. La mia idea di come ciò sia avvenuto è semplice. Arrigo Sacchi ha rivoluzionato il calcio, introducendo il calcio totale però questo tipo di gioco era interpretato dai forti campioni che giocavano nel Milan, così come prima era stato introdotto dalla nazionale olandese ma in cui giocavano alcuni dei più forti calciatori del mondo. Quando il sistema si è diffuso si è imbarbarito per cui con i ragazzi si è speso molto più tempo a insegnare la tattica e a prepararli fisicamente anzichè insegnargli la tecnica. Così facendo è quasi impossibile che emerga un giovane, perchè Rivera e Maradona sarebbero stati scartati come troppo gracili o forse non avrebbero mai giocato a calcio in un club perchè si sarebbero annoiati.

Allora sarebbe il momento che gli allenatori mettano da parte i loro narcisismi tattici e i preparatori fisici le loro idee da allenatori di giocatori di football americano  e dedichino molto più tempo nell’insegnare la tecnica del calcio, che è prendere, passare e tirare la palla.

 

Ma quale ricerca del talento!

Se questo è vero, come credo che sia, siamo spacciati:

Cosa si dovrebbe fare invece?
Gli uffici delle risorse non fanno più cultura del lavoro. Noi siamo diventati della fabbriche di collocamento. Le aziende non ci chiedono più una bella consulenza dove per un profilo potevamo andare a dire che quel profilo non era quello giusto. Adesso chiedono solo nomi, nomi, nomi. Sanno che il primo non accetta, il secondo dubita, il terzo prende. Le aziende devono cominciare a fare girare offerte di lavoro etiche, concrete opportunità, e non delle prese in giro che per ovvi motivi molti sono costretti a accettare. Dobbiamo tornare a costruire dei canali dove filtrano solo offerte etiche. Noi dobbiamo cominciare a fare di nuovo un po’ di cultura del lavoro, proprio dove non ce n’è più. (da: http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/confessioni-di-un-recruiter-stiamo-rovinando-il-lavoro/4236839?ref=HREC2-1)

Questo avviene anche nello sport, se si scrive una email al presidente piuttosto che al segretario non ottieni mai una risposta. La risposta l’avrai se qualcuno ti presenta a queste persone. E’ il sistema italiano basato sulla cooptazione per conoscenza diretta e non per competenza. A pochi interessa il tuo curriculum, quello che serve è l’amicizia perché non si è interessati alla funzione (in questo dello psicologo dello sport) ma si stabilisce un rapporto di lavoro per fare un piacere a un amico. La guerra dei talenti di cui tanto si parla in Italia non esiste, domina la cultura del familismo o del prenderti per fame, tanto gli psicologi che hanno bisogno di lavorare sono tanti. Quando dal mondo del lavoro a quello sport si diffondono queste modalità d’impiego si può solo andare via.

 

Trasferimento del talento

La Federazione Italiana Badminton promuove un progetto per giovani atleti che vogliono provare a praticare uno sport diverso da quello in cui sono attualmente impegnati. E’ un approccio già in atto da anni in paesi come l’Australia e la Gran Bretagna e per la prima volta viene proposto da una federazione italiana. Possono aderire coloro che praticando con successo uno sport vogliono comunque provare  a utilizzare il loro talento in un’altra disciplina. Può essere che la motivazione non sia più quella di una volta, che infortuni impediscano di continuare, che si voglia estendere la propria carriera sportiva o che per qualche altra ragione si senta il desiderio di cambiare. Questa è un’opportunità. Per ora l’esperienza inizierà a Roma, ma chiunque sia interessato può ricevere informazioni anche se vive in altre regioni. Per saperne di più: federazione@badmintonitalia.it

Considero questa notizia importante poichè rappresenta un modo nuovo per realizzare la ricerca del talento, perchè il talento grezzo non è solo identificabile nei bambini o nei più giovani, ma anche nelle età superiori in persone che hanno dimostrato grande padronanza di abilità sportiva in altre discipline.

Le nuove sullo sviluppo del talento

In questi giorni ho partecipato a due incontri dedicati al talento nello sport e voglio riassumere in alcuni punti quanto è emerso:
1. Si evidenzia in quelle persone che forniscono prestazioni al di sopra della media o di carattere eccezionale.
2. Il talento non ha nessuna relazione con la personalità delle persone.
3. Individui psicologicamente molto diversi tra loro, come Tomba e Thoeni, Federer e McEnroe, Maradona e Platini possono fornire prestazioni eccezionali.
4. Le abilità psicologiche sono decisive nel favorire prestazioni eccezionali, in particolare: la motivazione, l’impegno e la volontà.
5. Lo sviluppo del talento è un processo a lungo termine che richiede almeno 10 anni.
6. Nella maggior parte degli sport lo sviluppo sportivo precoce svolge un’influenza negativa sull’affermazione sportiva.
6. E’ necessario dedicare molte ore all’allenamento, ma questo incremento deve avvenire soprattutto a partire da 15/16 anni ma non prima.
7. Nei giovani va preferito (e insegnato) l’orientamento al miglioramento piuttosto che l’orientamento alla vittoria.
8. Il ruolo della famiglia è decisivo nello sviluppo del talento.
9. Non tutti gli atleti dotati di talento riescono a emergere come sportivi di successo a causa delle difficoltà di gestione delle situazioni agonistiche più importanti.
10. Le scuole dello sport per lo sviluppo del talento sono utili se rispettano quanto elencato.

Impegno o intelligenza

La questione di come le persone acquisiscono livelli elevati di competenza è un tema ancora oggi dibattuto. Quanto pesano le caratteristiche innate, i doni genetici, rispetto a quelle acquisite? Le ricerche di Ericcson sembravano avere dimostrato che ciò che conta fosse la quantità di tempo dedicata. Studiando un gruppo di giovani violinisti di 20 anni aveva evidenziato che “i migliori” si erano applicati per 10.000 ore, mentre “i bravi” si erano fermati a 8.000 ore di pratica e i meno bravi a 5.000 ore.
Questa e molte altre ricerche hanno portato a formulare la regola delle 10.000 ore in 10 anni per chi vuole eccellere in una qualsiasi attività. Secondo questo approccio l’intelligenza viene considerata come un fattore importante solo fino al punteggio di 120 dopo di che non è di alcuno aiuto nel migliorare le prestazioni.
Altre indagini scientifiche hanno contestato questo approccio sottolineando al contrario il ruolo decisivo dell’intelligenza. Ad esempio gli studi sui giovani intellettualmente precoci di di Lubinski e Benbow hanno dimostrato che i giovani che sono al 99,9 percentile di intelligenza rispetto a quelli che sono “solo” al 99,1 hanno da tre a cinque più probabilità di pubblicare un articolo scientifico, di prendere un dottorato, di pubblicare un lavoro letterario o di depositare un brevetto. Quindi un livello intellettuale molto alto sembra invece fornire un enorme vantaggio nel proprio sviluppo personale. Analogamente Hambrick e Meinze hanno scoperto che possedere una elevata capacità di memoria di lavoro è predittivo del successo in una vasta serie di attività. Per cui se si prendono in considerazione due pianisti con lo stesso numero di ore di pratica quello che avrà più memoria di lavoro avrà più successo nel leggere uno spartito mai visto sino a quel momento. Il pensiero in questi casi corre a Mozart che scriveva brani musicali già a 6 anni, è però altrettanto vero che in realtà sembrano essere stati scritti dal padre e che anche nella prima adolescenza le sue creazioni non fossero altro che adattamenti di musiche già composte da altri, mentre il suo primo capolavoro l’avrebbe scritto a 20 anni e quindi dopo 10 anni di formazione musicale. La questione su quanto pesi la genetica o l’apprendimento resta ancora una volta aperta.

Talent transfer

Sta per partire anche in Italia un programma di ri-assegnazione di un atleta, uomo o donna, a un sport diverso da quello praticato sino a oggi ma che possiede caratteristiche simili e trasferibili. I selezionati seguiranno un programma che in breve tempo, circa quattro anni, li porterà a gareggiare ad alto livello. Questa proposta è rivolta a coloro che stanno ripensando alla propria carriera agonistica e che avvertono la necessità di orientarsi verso nuove sfide sportive. L’esperienza precedente verrà assolutamente valutata in tutti i suoi aspetti positivi. Chiunque possa essere interessato può scrivermi e verrà personalmente contattato.

Impegno e dedizione

Ieri ho dato i numeri per il successo. Partendo da quelli voglio mettere in evidenza che sono 817 gli atleti USA che hanno fatto parte della squadra olimpica che hanno identificato questa dimensione come quella decisiva per il loro successo. Ed è giusto che questa scoperta l’abbia commissionata il comitato olimpico della nazione da battere nello sport. Perchè? Perchè i forti sviluppano attività efficaci come quella d’intervistare i loro campioni e di domandargli quali sono i fattori alla base del loro successo. In Italia questo non è mai stato fatto perchè le ricerche sul talento prevedono solo la ricerca di dati antropometrici o fisiologici, siamo dominati da queste figure professionali. Peccato perchè resteremo indietro.

Il talento assoluto di Jessica Rossi

Jessica Rossi, 19 anni, ha vinto ieri a Pechino la prova di Coppa del Mondo di tiro a volo, specialità fossa olimpica. Non c’è questa notizia sui giornali di oggi che sono allietati invece dalle multe e dagli scherzi di Balotelli. Questa atleta, che ha già vinto un mondiale senior quando era minorenne, è sicuramente uno dei giovani talenti sportivi italiani insieme a Manassero e alla Pellegrini (mi scuso se non conosco altri che non cito).