Archivio per il tag 'Scuola'

Banchi in palestra: la fine dello sport

Si sta affermando l’idea che le palestre non saranno a disposizione delle associazioni sportive perché diventeranno delle aule e per problemi di sanificazione. Questo vuol dire uccidere le società sportive dilettantistiche, creare disoccupazione e impedire la pratica sportiva dei giovani. Comporta anche la riduzione del benessere e della salute di tutti, atleti e operatori dello sport. Infatti, le società sportive si aggiudicano l’uso delle palestre e la quasi totalità dello sport giovanile e amatoriale che si svolge al coperto, a eccezione del nuoto, è all’interno della palestre delle scuole. Se questi spazi diventeranno delle aule o se i costi della loro sanificazione quotidiana saranno eccessivi un pezzo importante del mondo sportivo italiano avrà perso il luogo dove allenarsi e gareggiare.

Molti amministratori pubblici hanno fatto dichiarazioni in tal senso, con la scusante di non poter garantire la salute all’interno delle scuole. Queste dichiarazioni confermano ancora una volta la superficialità di chi, invece, dovrebbe fornire soluzioni che non discriminino un’attività (lo sport) rispetto alle altre. E’ chiaro nella loro mentalità che lo sport è un’attività non significativa sia dal punto di vista professionale (i lavoratori del settore) che di chi la pratica (gli atleti). Proprio perché se ne può fare a meno non si pensa concretamente a soluzioni e a circa due settimane dall’inizio dell’anno scolastico si cerca una soluzione alla carenza di aule nell’uso delle palestre. Lo sport giovanile non ha mai suscitato grande interesse fra i nostri politici e il Covid-19 mette in luce che questa concezione continua a essere ben consolidata e diffusa. Vivere una situazione di emergenza come quella attuale nonché i problemi creati dal distanziamento fisico e dall’uso di mascherina e dalla mancanza di spazi nelle scuole non giustifica comunque un approccio così poco curante nei confronti dello sport. Lo sport è necessario per il benessere dei giovani così come imparare la matematica e l’italiano, quindi questo approccio non ha alcuna ragione di esistere e di essere proposto da chi svolge una funzione pubblica. La questione della scuola va risolta ma senza lasciare indietro nessuna attività tra quelle svolte all’interno degli istituti. Non ho letto dichiarazioni che sottolineano un senso di comunità tra chi lavora all’interno delle scuole ma solo affermazioni categoriche, in cui si dice che le palestre non saranno più disponibili per far praticare sport alle varie associazioni perché diventeranno aule.

Siamo abituati a trovare soluzioni all’ultimo momento e non programmate in anticipo, mi auguro che questa sia una di quelle situazioni in cui ciò potrà avvenire. Sono convinto che in condizione di emergenza anche le soluzioni devono essere meno stereotipate come lo sono quelle di occupare le palestre e le biblioteche scolastiche. Mi sono sempre chiesto perché non si usano le caserme come aule, o perché non si posso fare lezioni al pomeriggio certamente trovando le risorse economiche necessarie o assumendo nuovi insegnanti a tempo determinato.  Non è mio compito trovare soluzioni, ho voluto evidenziare un problema di cui sento parlare quotidianamente da chi lavora nello sport ma di cui non ho trovato proposte da chi ha il compito di consentire lo svolgimento dell’anno scolastico in modo regolare e l’utilizzo degli spazi scolastici senza escludere nessuno.

Non c’è spazio per l’attività fisica a scuola

Letto le regole per l’apertura delle scuole.

L’attività fisica è scomparsa e le palestre diventeranno aule.

Si evidenzia concezione disfunzionale dello sviluppo dei giovani.

Aumenterà obesità e sedentarietà: lo stato ponderale dei genitori, il loro livello di istruzione e il reddito familiare risultano associati all’Indice di Massa Corporea del bambino. Quindi chi è più svantaggiato lo sarà ancora di più!

 

Recensione libro: Promoting Active Lifestyles in Schools

Promoting Active Lifestyles in Schools

Jo Harris e Lorraine Cale

Human Kinetics 

2018, 128 pagine 

Promuovere l’attività fisica e di conseguenza uno stile di vita attivo è diventato in questi anni un tema sempre più importante di cui parlare, laddove invece sembriamo essere spinti a condurre una vita sempre più sedentaria. Diventa poi essenziale parlare di movimento quando si è in relazione con i bambini e in senso più ampio con i giovani: sappiamo ormai anche troppo bene cosa determina la carenza di attività fisica, dall’aumento probabile di peso a limitazioni nella conoscenza di se stessi e alle interazioni con gli altri coetanei.

Sono contento quando si pubblicano libri dedicati a questo tema, a questo riguardo il libro di Jo Harris e Lorraine Cale, intitolato Promoting active lifestyles in schools, rappresenta uno stimolo per tutti, non solo per gli insegnanti di educazione fisica ma anche per i genitori e i dirigenti scolastici o delle organizzazioni sportive, per chiedersi cosa e come possiamo fare di più e meglio per promuovere nei giovani una mentalità tesa a ricercare il movimento come forma di benessere, divertimento, gioco, collaborazione ma anche di sfida con se stessi e con i propri coetanei.

E’ un libro molto ben articolato che nella prima parte parla di come promuovere uno stile di vita attivo nelle scuole del Regno Unito con attività che promuovano la salute, il movimento e la forma fisica nella fascia di età dell’infanzia e dell’adolescenza. Particolare attenzione è rivolta al ruolo della scuola nel promuovere questo approccio al movimento e viene, inoltre, tratteggiato il contributo che l’educazione fisica fornisce alla promozione del benessere personale.

Le altre due parti del libro sottolineano le modalità di monitoraggio che dovrebbero essere svolte dalla scuola relative alle tre aree della salute, dell’attività fisica e della forma fisica. Inoltre, nella terza parte vengono evidenziati gli apprendimenti dei giovani nell’area della salute che determinano uno stile di vita attivo, e questa volta la variabile studiata corrisponde alle diverse età della giovinezza, passando così in modo interessante per il lettore dalla fascia di età di 5-7 anni via-via per blocchi di due/tre anni sino ai 15-16 anni.

Il libro si rivolge agli insegnanti di scuola ma certamente è una lettura utile per tutti coloro che sono interessati a promuovere uno stile di vita fisicamente attivo fra i giovani.

 

 

 

 

 

 

Nel Regno Unito: l’attività motoria è un insegnamento considerato più importante della storia

Ai cittadini del Regno Unito è stato chiesto quali fossero gli insegnamenti più importanti nella scuola ha messo in evidenza che inglese, matematica, scienze e informatica sono le materie principali. L’attività fisica, l’educazione ai rapporti interpersonali e sessuali, la lingua straniera sono del gruppo immediatamente seguente e vengono preferite alla storia e alla geografia.

The YouGov results

Bambini con ASD e calcio

Stiamo meno seduti!

Calcio e autismo: inizia una nuova stagione

Inizia la terza stagione del progetto “Calcio Insieme” dedicato ai bambine/i di 6-12 anni con difficoltà intellettive che vogliono giocare a calcio con AS Roma e l’Accademia di Calcio Integrato.

 

Esiste in Italia una cultura sportiva diffusa?

Può un Paese con il più alto tasso di bambini in sovrappeso e obesi d’Europa, nonché con una elevatissima percentuale di adulti sedentari essere considerato un Paese con una cultura sportiva diffusa, definita e condivisa?

Non sarà che è proprio il modello rappresentato dal genitore sedentario a determinare il sovrappeso del bambino?

Non sarà che è l’assenza dell’attività motoria negli asili nido e nella scuola elementare a determinare la convinzione che lo sport e il movimento sono qualcosa di periferico nello sviluppo del benessere di un giovane?

Non sarà che portare i propri figli a giocare all’aperto sia considerato come faticoso, mentre è più facile lasciarli a guardare i cartoni in TV o a giocare con la play station?

Non sarà che considerare il laureato in scienze motorie e il prof di educazione fisica come laureati e insegnanti di valore minore rispetto agli altri colleghi della scuola, non serva a continuare a svalutare il valore dello sviluppo dell’essere umano tramite il movimento?

Non sarà che considerare lo sport come un’attività del tempo libero e non come un’attività che serve anche a migliorare il rendimento scolastico porti a una sua sottovalutazione cronica da parte della scuola e dei genitori?

Non sarà che non condividere lo sport con i figli e i loro amici sia un modo per non portarli a svolgere attività all’aria aperta?

 

 

 

 

Scuola calcio per bambini con disabilità intellettiva

Il progetto Calcio Insieme, promosso dalla Fondazione Roma Cares  in collaborazione con la ASD Accademia Calcio Integrato,  ha lo scopo di promuovere l’attività motoria e l’insegnamento del calcio nei giovani tra i 6 e i 12 anni con disabilità intellettiva al fine di migliorare da un lato la qualità della loro vita attraverso la pratica sportiva continuativa nel tempo e dall’altra di insegnare un modello di calcio a loro adeguato, ma anche per costruire una community in cui scuola, famiglia, organizzazione sportiva e staff possono sentirsi parte di un progetto comune in cui al centro vi sono
i bambini con disabilità intellettiva.  Lo scopo del progetto è di creare le condizioni per favorire l’empowerment di ognuno indipendentemente dalle sua abilità di partenza, cosi come è stato definito dal Comitato Paralimpico Internazionale.

Attualmente partecipano al programma 30 bambini, di cui 3 bambine, 10 istruttori, 4 psicologi dello sport, 1 logopedista, 1 medico dello sport, a cui si aggiungono:  direttore tecnico, responsabile dei rapporti con le scuole e le famiglie, direttore scientifico, giornalista, responsabile del progetto e amministrazione. Al termine di questo primo anno verranno pubblicati i risultati raggiunti in relazione agli aspetti motori, di apprendimento del calcio e psicosociali dei bambini.