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Bisogna essere concentrati per essere tenaci

... the most important aspect of mental toughness in Tennis !

Il focus è sul presente ma per mostrare un focus continuativo durante ogni punto bisogna essere tenaci

Pensa, parla e cammina

Viviamo tra una caduta e l’altra. Quindi non importa tanto sapere come fare a non cadere. E’ più rilevante allenarsi a ridurre i problemi determinati dall’impatto sulla terra e a rialzarsi rapidamente.

Pensare, parlare e camminare può essere un buon modo per rispondere alle difficoltà.

Pensare, implica il conoscere cosa potrebbe accadere e la definizione delle strategie per ridurre questa probabilità e comunque gestirla a proprio favore quando succede.

Parlare, implica la condivisione con altri, ad esempio delle nostre paure e la costruzione di cosa fare in quei momenti e da chi lasciarsi guidare o aiutare.

Camminare, implica il restare in movimento senza mai fermarsi al solo scopo di confermarsi che non si può più andare avanti. C’è sempre una strada da percorrere anche se molte volte bisogna cercarla con tenacia.

L’uso della meditazione nello sport

L’uso della mindfulness sembra essere una delle nuove strategie e tecniche per allenare mentalmente gli atleti a restare concentrati sul presente e sulla loro prestazione, anziché lasciarsi dominare dallo stress agonistico. Va detto che già 40 anni la meditazione trascendentale e lo zen erano descritte come modalità adatte allo sport. A questo riguardo, riporto quanto scritto da due tra gli psicologi dello sport che hanno fornito contributi significativi per innovazione ed efficacia.

Robert Nideffer nel 1976 nel libro “The inner athlete”:

“Trascendental meditation (TM) procedures can be helpful in improving an athlete’s general feeling of well-being as well as increasing his energy level and his ability to concentrate … they are very useful to athletes who engage in endurance events which require little in the way of external attention … keeps him from becoming locked into negative, self-defeating thoughts and feelings … most applicable in those competitive situations where an athlete’s responses require non thought, where movements have been learned so well that they have become automatic … complicated gymnastics routines or dives are often practiced to the point where they are almost reflexive” (p.179).

Terry Orlick nel 1980 nel libro “In pursuit of excellence”:

“Thinking is useful in many ways, but there some occasions when thinking interferes with the task and you have to leave it behind …

In such cases, you cease to be your own conscious master but become an instrument in the hands of the unknown. The unknown has no ego-consciousness and consequently no thought of winning the contest … it is for this reason that sword moves where it ought to move and makes the contest end victoriously. This is the practical application of the Lao-tzuan doctrine of doing by not doing” (p.146, corsivo è di Daisetz Suzuki, Zen and Japanese Culture).

I principali errori mentali degli atleti

I principali errori che compiono gli atleti:

  1. Pensare che sentirsi in forma, sia sufficiente per fare un’ottima gara.
  2. Visualizzare la propria gara senza prevedere le possibili difficoltà che si potranno incontrare e non prevedere un modo per risolverle.
  3. Essere troppo/poco attivati, spinti dal desiderio di volere fare bene o dalla paura di non riuscirci.
  4. Essere preoccupati per la gara, tanto da non essere concentrati sul presente ma su ciò che potrebbe capitare di negativo.
  5. Non considerare le fasi di difficoltà della gara come una parte normale della prestazione ma come incapacità personali.

 

 

 

 

Chi si assume la responsabilità dello sviluppo dell’atleta?

La fiducia è un tema di cui gli psicologi parlano spesso e che altrettanto spesso gli allenatori utilizzano per sottolineare che gli errori dei loro atleti sono determinati da una carenza di questa dimensione psicologica. Talvolta questa spiegazione serve a nascondere carenze dei coach ma altre evidenzia limiti nello sviluppo psicologico dei ragazzi.

Su questo argomento si può dire molto. Uno ad esempio deriva dall’approccio integrazionista allo studio della personalità che spiega che i comportamenti derivano dalla relazione fra la personalità dell’individuo, le situazioni da affrontare, le competenze specifiche e le aspettative del suo ambiente sociale.

Giacché la situazione è così complessa, nessuno fra atleti, allenatori e staff, società sportiva e genitori possono sottrarsi alle loro responsabilità, che riguardano la costruzione nel lungo termine dell’atleta.

Quanti affrontano la questione delle prestazioni deludenti servendosi di questa visione? Quante società sportive sono organizzate per soddisfare questo bisogno tenendo in considerazione queste variabili?

Una nuova Rivista nel mondo delle scienze dello sport

A new scientific Journal in the sport sciences world.

“We wanted to focus on a quality journal, a prestigious publication that could, in some way, convey to a wide readership our point of view on the evolution of training, and, in particular, on the evolution of strength training applied to weightlifting …

Strength was a major element in standing up to observe and do- minate the surrounding area and beyond: slowly and steadily or with bursts of strength, mankind has come a long way. Strength was also paramount to the develop- ment of man’s cognitive abilities, the ability to move in his immedia- te surroundings, to interact with the environment and to process the ensuing stimuli …

We must invest in culture, the vehicle with which we can spread knowledge and experience. The world of sport needs to reflect on the importance of culture and we feel it is our duty to set the ball rol- ling and continue on this journey.”

(Source: Editorial Antonio Urso EWF President)

Le competenze dell’allenatore da migliorare

Il coaching dell’allenatore, analogo a quello dei manager delle aziende, è un progetto non ancora così diffuso nel mondo dello sport. In questo articolo vengono evidenziate le principali aree di miglioramento richieste di coach e come organizzare un piano di miglioramento individuale.

(Source: European WeitghtLifting Federation Scientific Magazine, Alberto Cei, Coaching Skills, 2016, 4, 16-23).

Premio Alberto Madella 2017

Alberto Madella ha rappresentato un punto di riferimento nel campo della ricerca scientifica applicata allo sport. Il contributo più rilevante del suo lavoro è stato il tentativo, efficacemente riuscito, di conciliare la centralità del metodo di ricerca con la necessità di spendere i risultati della ricerca nell’esperienza del campo.

Il Coni, per ricordare l’importanza di tale figura, ha istituito questo Premio che, giunto alla sesta edizione è rivolto ai campi di ricerca che il Professor Madella ha contribuito a sviluppare:

- Metodi, mezzi e valutazione dell’allenamento e dell’insegnamento nello sport
- Le scienze sociali applicate al contesto sportivo
- La gestione, l’organizzazione e la valutazione delle organizzazione sportive

Le finalità del concorso  sono:
Valorizzare e promuovere le attività di ricerca nell’ambito delle scienze dell’esercizio fisico e dello sport, sia in campo professionale, sia in campo accademico, nelle discipline scientifiche  applicate allo sport di cui si è occupato il prof. Alberto Madella, nello spirito della multidisciplinarità che ha contraddistinto la sua vita professionale

- Stimolare la comunità scientifica nazionale ad approfondire gli studi in campo sportivo per lo sviluppo di una pratica sempre più di qualità che, nel rispetto dell’etica, tenda al miglioramento di tutti quei fattori che concorrono alla performance sportiva intesa nel suo senso più ampio, scientifico, sociale ed umano

Il Premio mette in palio tre borse di studio e un invito a partecipare ad uno dei seminari organizzati dalla Scuola dello Sport. Scadenza improrogabile per la presentazione: 30 settembre 2017.

Bambini, sport, reddito genitori

Questa nuova indagine mostra in modo evidente come la pratica sportiva dei bambini sia strettamente correlata alle possibilità economiche della propria famiglia, confermando purtroppo la tendenza che mette in evidenza come al ridursi del reddito, si riduca la frequenza di partecipazione a uno sport di squadra. Fa sport la metà dei bambini con un reddito familiare minore a 25.000 $US (34,6%), rispetto a chi proviene da famiglie con un reddito di almeno 100.000 $US (68,4%).

Spesso gli atleti non hanno nessuno con cui parlare delle proprie paure

La necessità di servirsi di un approccio di psicologia umanistica allo sport si evidenzia, secondo me, di continuo nelle richieste che gli atleti pongono agli psicologi. Consiste a mio avviso non tanto nell’insegnamento di specifiche strategie e tecniche psicologiche per gestire lo stress agonistico o mantenere la concentrazione sul presente o sapere collaborare con i compagni. Riguarda alcuni aspetti della vita sportiva che per queste persone non è solo un lavoro da svolgere al meglio ma è diventata un’esperienza totalizzante che dà significato stesso alla propria esistenza, in cui il valore di se stessi come persona viene misurato sui risultati futuri da raggiungere. Per molti di loro non basta svolgere il proprio lavoro con professionalità, bisogna essere sempre, anche in allenamento, impegnati al massimo e ottenere in gara risultati di livello assoluto.

L’attualità dell’approccio umanistico deriva dalle preoccupazioni che nascono dalle prestazioni sportive degli atleti. La madre di tutte le domande è per i più giovani: “Saprò raggiungere i risultati per cui mi preparo?”. Che per gli atleti più vecchi diventa:”Saprò ripetermi?”. Ma queste sono solo alcune delle possibili inquietudini che sorgono nella mente degli atleti più bravi, di quelli cioè che sono riusciti a tradurre la loro passione giovanile in un lavoro ambizioso e soddisfacente, che poi per molti è diventato così travolgente da lasciare spazio a molto poco altro, con le gioie e le sofferenze che questa condizione determina.

Gli atleti, salvo rare eccezioni, non hanno accanto persone qualificate per parlare di questi argomenti. Raramente ne parlano con gli allenatori o i compagni, più spesso con i loro partner o i genitori. Gli psicologi dello sport dovrebbero essere i professionisti più qualificati per affrontare questi temi ma devono possedere una formazione e una sensibilità personale ben sviluppate per essere di qualche utilità agli atleti nel trattare questi temi.