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Il mental coaching quando non si parla stessa lingua

La preparazione psicologica con gli atleti e gli allenatori è di solito un’attività che si svolge tra persone che parlano la stessa lingua madre, poiché condividere lo stesso clima culturale favorisce la relazione e il cambiamento. Svolgendo questa attività di consulenza anche all’estero e specialmente in paesi non di  lingua madre inglese, come Cipro, India, Malta, Emirati Arabi Uniti e Iran ho constatato che l’inglese, anche come seconda lingua, permette comunque di avere un dialogo costruttivo ed ugualmente efficace con gli atleti. Recentemente sono stato due settimane in Cina, a Pechino, a lavorare con la nazionale cinese di tiro a volo e in questo la situazione mi ha posto difficoltà diverse, dovendo lavorare con un’interprete che per quanto esperta, limitava il rapporto con gli atleti e gli allenatori e di conseguenza metteva a rischio l’efficacia della preparazione psicologica. Di conseguenza, il lavoro svolto è stato centrato essenzialmente su esercitazioni pratiche da svolgere collettivamente in palestra e individualmente sul campo di tiro. In tal modo, gli atleti hanno potuto sin da subito applicare in allenamento le strategie e le tecniche psicologiche per migliorare le loro capacità di prestare attenzione in condizioni di stress agonistico e come rifocalizzarsi dopo un errore o nei momenti di difficoltà.  Questa esperienza mi ha ulteriormente confermato che, anche con i nostri atleti italiani, troppo spesso spendiamo troppo tempo nel descrivere ciò che dovrebbero fare/pensare/sentire piuttosto che più pragmaticamente permettergli di fare esperienze di cambiamento e di ottimizzazione delle loro risorse psicologiche attraverso uno specifico allenamento formato da esercitazioni. Sistema che d’altra parte conoscono molto bene, dato che la preparazione fisica e l’allenamento tecnico si fondano proprio sulla pratica ripetuta nel tempo con l’intensità desiderata.


Al primo posto i soldi e al secondo la salute degli atleti

Quanto sta accadendo ai mondiali di atletica di Doha è la dimostrazione che vi sono luoghi in cui non è possibile gareggiare. E’ altrettanto evidente che gli interessi politici ed economici dominano il mondo sportivo, per cui da molto tempo i più importanti eventi sportivi sono spesso organizzati in zone del mondo dove a causa delle condizioni ambientali gli atleti corrono seri rischi per la loro salute e non sono messi nelle condizioni di fornire prestazioni sportive corrispondenti al loro livello di competenza.

A Doha, il 40% delle maratonete si sono ritirate e i tempi finali delle prestazioni migliori sono molto superiori rispetto alle loro prestazioni migliori. Inoltre, la maratona è certamente la gara dove emergono in modo più evidente queste difficoltà ma analoghi fatti sono accaduti nella marcia e in altre prestazioni su pista.

Non mi ricordo se qualche federazione di atletica abbia protestato contro questa assegnazione dei mondiali. D’altra parte la storia è vecchia, se ci si ricorda che le partite dei mondiali di calcio del 1970 in Messico si giocavano a un’altitudine superiore ai 2000 metri e in orari impossibili per caldo e umidità ma utili per potere essere viste in Europa.

Non c’è chance per gli atleti, l’unica reazione sarebbe non partecipare ma molti non hanno un potere contrattuale da mettere in campo per portare avanti i loro diritti. Solo Eliud Kipchoge non è andato, perché sta preparando il tentativo di correre la maratona in 1h59m fra due settimane, finanziato da Ineos.

Risultati immagini per maratona donne doha

I 10 errori più comuni degli atleti

Lista degli errori più comuni commessi dagli atleti partendo dalle loro frasi
  1. la tecnica risolve ogni situazione di difficoltà
  2. basta allenarsi molte ore e se non bastano ne aggiungiamo altre
  3. è importante fare come dice l’allenatore
  4. ho fatto tutto quello che dovevo per essere pronto, ora vediamo come va
  5. l’avversario era troppo forte
  6. non è possibile che continui a commettere questi errori
  7. sono fatto così, dopo un po’ perdo la testa
  8. oggi non era proprio giornata, lo sapevo che sarebbe andata male
  9. quando faccio un errore stupido, mi arrabbio con me stesso e ne commetto un altro
  10. E’ andato tutto bene sino a quel momento, poi è stato un disastro

 

 

10 domande per capire l’efficacia del proprio allenamento

10 domande ad atleti e allenatori. In quale misura il mio allenamento è orientato a insegnare che:

  1. l’atleta controlla totalmente il processo delle sue azioni (es: la tecnica, il timing, precisione e rapidità) e molto meno  il risultato
  2. il prima determina il dopo (es: qualità del warm-up determina la prontezza fisica ad allenarsi)
  3. l’errore è parte integrante dell’allenamento e il miglioramento avviene attraverso la reazione immediata a questa situazione
  4. bisogna mantenere elevata l’intensità e la concentrazione per tutta la durata dell’allenamento
  5. si deve essere mentalmente pronti a fare e non solo fare
  6. bisogna essere consapevoli dei propri pensieri, emozioni e azioni
  7. l’allenamento non è una sequenza di esercitazioni ma di situazioni da risolvere nel modo migliore
  8. il dialogo allenatore/atleta è un aspetto fondamentale del proprio successo come allenatore e atleta
  9. prima d’iniziare un esercizio bisogna sempre impegnarsi per qualche istante a immaginare il compito da svolgere
  10. le routine comportamentali sono indispensabili per eseguire compiti impegnativi o per affrontare le situazioni di gara

Usa il tuo corpo e lui non ti abbandona

Questo studio riguarda 40 atleti master di età compresa fra 40 e 81 anni, che si allenano 4/5 volte la settimana nella corsa, nuoto o ciclismo. I muscoli delle gambe e la forza non si sono ridotti significativamente con il progredire dell’età …

Gestire le emozioni durante le Olimpiadi

Iniziano le Olimpiadi invernali 2018 e molti atleti per coronare il loro sogno si troveranno nella condizione di dovere fornire la prestazione che vale una vita sportiva. I Giochi olimpici sono la gara più importante per ogni atleta, è la gara che può cambiare la loro carriera sportiva, molto più di un mondiale. Vale per chi ha già vinto e vorrebbe ripetersi e per quegli atleti che si trovano per la prima volta nel ruolo di protagonista. Infatti, nonostante gli scandali del doping, vincere una medaglia alle Olimpiadi continua a essere il sogno di ogni atleta e per chi ha la possibilità realistica di riuscirci rappresenta veramente tutto quello che non si osava pensare, per timore che il desiderio non si realizzasse.

Ciò che gli atleti devono gestire in questi giorni è il loro panico, si può oscillare dalle vette della sicurezza nelle proprie capacità, sostenute dai risultati sportivi ottenuti, a momenti di puro terrore in cui gli scenari più negativi sembrano prendere il sopravvento. Più raro che provino queste emozioni saltellanti quegli atleti che non sono da podio, che aspirano a un piazzamento dignitoso, che sono già contenti di gareggiare durante il più grande evento sportivo mondiale.

Per gli altri, quelli da medaglia, quelli nelle prime posizioni del ranking mondiale, l’attesa può essere sfibrante. Devono sapere gestire questa fase di attesa, accettando questo rumore emotivo di fondo in tutte le sue sfumature, riducendo le emozioni distruttive con stati d’animo e pensieri costruttivi. La gara con se stessi non comincia al pronti-via, è già iniziata in questi giorni. Perché il prima determina il dopo, come si affrontano le giornate immediatamente precedenti determina come si arriverà al giorno della gara.

Spesso chiedo agli atleti quale sia la parte mentale del loro riscaldamento. Per molti consiste nel ripetersi mentalmente la prova che dovranno affrontare oppure si servono di parole scelte da loro per raggiungere un livello di attivazione emotiva ottimale. Questo lavoro mentale determina un misto di sentimenti, sensazioni fisiche e pensieri che consente di essere focalizzati solo sulla loro prestazione. In questo modo giungono agli attimi che precedono la partenza, dentro la loro bolla, totalmente presi da quello che stanno per fare, poi si parte e tutto succede, o dovrebbe succedere, in modo apparentemente spontaneo.

Nuove proposte per lo sviluppo dello sport fra i giovani

Aspen Institute propone un modello di sviluppo della pratica sportiva nei bambini e negli adolescenti basato sulle più recenti ricerche in questo ambito che ha lo scopo di incrementare il loro coinvolgimento nello sport. Intende cambiare la cultura sportiva centrata sull’avviamento precoce a un’unica disciplina sportiva e propone la validità di un approccio multi-sportivo anche per coloro che intraprenderanno la carriera sportiva. Questa iniziativa ha anche lo scopo di aumentare il numero di praticanti in modo continuativo che negli ultimi anni si sta riducendo in modo significativo. Il progetto, elaborato insieme alle più importanti organizzazioni sportive e aziende dello sport, si chiama Project Play – Reimagining Youth Sport in America.

 

Fig. 6 Physical activity has long lasting benefits that affect all aspects of a child’s life and last into adulthood. (Courtesy of Aspen Institute Project Play) [Citation]  

I principali errori mentali degli atleti

I principali errori che compiono gli atleti:

  1. Pensare che sentirsi in forma, sia sufficiente per fare un’ottima gara.
  2. Visualizzare la propria gara senza prevedere le possibili difficoltà che si potranno incontrare e non prevedere un modo per risolverle.
  3. Essere troppo/poco attivati, spinti dal desiderio di volere fare bene o dalla paura di non riuscirci.
  4. Essere preoccupati per la gara, tanto da non essere concentrati sul presente ma su ciò che potrebbe capitare di negativo.
  5. Non considerare le fasi di difficoltà della gara come una parte normale della prestazione ma come incapacità personali.

 

 

 

 

Il miglioramento continuo come strategia vincente

Il coaching per affrontare le nuove sfide che lo sport oggi pone consiste  in un allenamento personalizzato, mirato a perfezionare al più alto livello le competenze  individuali e di gruppo e permettere ad ognuno di esprimersi al meglio.

Il coaching è un approccio al cambiamento personale che parte da un apprezzamento totalmente positivo delle prestazioni professionali. Frasi come: “Non bisogna dormire sugli allori” o “Chi si ferma è perduto” esprimono il concetto che da sempre ogni capo ha ripetuto ai suoi e cioè che solo un continuo rinnovamento potrà permettere di continuare a ripetere i successi ottenuti.

A questo proposito è molto calzante il parallelo tra il ruolo manageriale e quello dell’atleta di alto livello:

  • hanno in larga parte raggiunto gli obiettivi che si erano posti e perciò sono considerati persone di successo
  • si caratterizzano per l’energia e l’impegno che pongono nella loro attività
  • le loro competenze emergono in maniera decisiva proprio nelle situazioni di maggiore pressione competitiva o di maggior stress
  • sono convinti di essere in grado di affrontare la maggior parte delle situazioni o dei problemi in maniera efficace
  • si assumono la responsabilità dei risultati delle loro prestazioni
  • sono percepiti come affidabili e competenti
  • sono considerati dai più giovani come un modello da emulare
  • traggono il massimo della soddisfazione dal continuo rinnovarsi delle sfide che affrontano
  • sono orientati a trovare soluzioni
  • ricercano il contributo delle persone che li possono aiutare nel raggiungimento dei loro obiettivi

Non bisogna cadere nell’errore di credere che queste abilità siano facili da raggiungere o che questi individui non vivano dei momenti di difficoltà. Al contrario, queste competenze si ottengono attraverso un lavoro continuo, perseguito anche in quei giorni che sono frustranti e che sembrano non finire mai. Le sconfitte e gli insuccessi sono i momenti più duri e sofferti da metabolizzare ma vanno accettati come parte del gioco a cui si  è scelto di partecipare.

Cosa ho imparato da questi Commonwealth Games

Cosa ho imparato dai Commonwealth Games:

  • vi hanno partecipato 71 paesi e 7000 atleti
  • esistono molte nazioni che per ignoranza non conoscevo (almeno 5/6 intorno all’Australia e Nuova Zelanda)
  • per tutti i partecipanti sono importanti come le olimpiadi e forse di più, perché molti atleti in questa competizione possono aspirare a una medaglia, che non potrebbero mai vincere alle olimpiadi
  • come sempre vince chi gestisce meglio la pressione agonistica e non è sempre il migliore a riuscirci.
  • anche paesi piccoli come Cipro riescono a vincere 5 medaglie
  • i paesi piccoli che vincono una medaglia sono quelli in cui gli atleti, non si lasciano influenzare dalla dimensione della loro nazione ma con regolarità e frequenza viaggiano e competono all’estero.
  • per vincere bisogna gareggiare spesso a livello internazionale allo scopo di imparare a gestire lo stress che aumenta vorticosamente quando si capisce che si può entrare in finale e lottare veramente per una medaglia. Chi supera questo momento può farcela, chi invece si spaventa crolla. E anche questo è successo.

E’ stata una bella esperienza con gli atleti perché ti regalano le emozioni dei loro successi e dei fallimenti, in ogni l’emozione è forte e anche lo psicologo deve essere capace di gestire il proprio stress.