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La salute mentale nello sport: un tema da noi ignorato

Leggiamo questo testo e cerchiamo di capire che la salute mentale anche nello sport è un tema da affrontare senza nascondersi dietro le medaglie vinte e una cultura machista o più semplicemente dietro l’indifferenza della filosofia del “a me non interessa”.

CHICAGO, Sept. 30, 2021 /PRNewswire/ – Hilinski’s Hope Foundation (H3H), founded by Mark and Kym Hilinski to honor the legacy of their son Tyler, today announced that 50+ schools around the country will be participating in the second annual College Football Mental Health Week. The week will focus on a series of mental health initiatives, beginning October 2, which will honor Tyler, those lost, and those suffering, and will culminate on October 9.

To date schools from around the country are participating including:

Hilinski's Hope 2021 Schools

 

Hilinski’s Hope 2021 Schools

 

• Baylor University • Northwestern University • University of Colorado-Boulder
• Brigham-Young University • North Carolina State • University of Dayton
• Claremont-Mudd-Scripps • North Dakota State University • University of Georgia
• Clemson University • North Greenville University • University of Massachusetts
• Drake University • Northern Arizona University • University of Miami
• Duquesne University • Oklahoma State University • University of Missouri
• Eastern Washington University • Oregon State University • University of Mississippi
• Florida State University • Pomona College • University of San Diego
• Georgetown University • Sacramento State • University of South Carolina
• Georgia Southern University • Southern Methodist University • University of South Florida
• Idaho State University • Stanford University • University of Southern California
• Kansas State University • Stetson University • University of Tennessee Knoxville
• Lamar University • Stevenson University • University of Utah
• Lehigh University • Texas A&M • University of Washington
• Liberty University • Texas Tech University • Washington State University
• Louisiana State University • Tufts University • West Virginia University
• Louisiana Tech University • University of Alabama • Whitworth University
• Mercyhurst University • University of Arkansas
• Middlebury College • University of Arizona
• Mississippi State University • UC Berkeley
• University of Buffalo

“We are so honored that more than 50 schools nationwide will be participating in this year’s mental health awareness week,” said Mark Hilinski. “This year, more than ever, student-athlete mental health has been in the spotlight and while conversation around mental illness can be tough and even at times uncomfortable, it is absolutely critical for the overall health and well-being of our student-athletes. Throughout the last year, we’ve continued to see support from schools, fans, students and parents as they join us in the fight against mental illness and that is a major piece of the puzzle that will help destigmatize mental illness and increase mental health resources. We miss Tyler every single day, but we are grateful to know that what we are doing is making a difference and that he would be proud of us.”

“The College Football Playoff Foundation is happy to support Hilinski’s Hope during College Football Mental Health Week to eliminate stigma and increase mental health resources across the county,” said Britton Banowsky, Executive Director of College Football Playoff Foundation. “We see teachers and coaches often taking on responsibilities related to the basic needs of their students and student-athletes, and this includes mental health. We hope these mental health resources can make a difference in providing what they need to better support their students.”

Participating schools have committed to at least one of the following during the week: showcasing a lime green ribbon on all players helmets with a “3″ in the middle to honor Tyler Hilinski and remember those lost and those suffering in silence; encouraging students, parents, alumni, and fans to participate in showing solidarity, eliminating stigma around mental health by holding three fingers in the sky during the first play of the third quarter; participating in an internal assessment to evaluate how universities are following best practices in terms of mental health programs and include talks and trainings on campus for players, coaches, and staff.

Additionally, on Wednesday, Oct. 6 Hilinski’s Hope will host a mental health training open to student-athletes nationwide. Registration link: https://register.gotowebinar.com/register/7124947916045695501.

To learn more and/or get involved with Hilinski’s Hope Foundation please visit https://www.hilinskishope.org/cfb-mental-health-week.

Pregiudizi pre-gara degli atleti

Nella mente di ogni atleta prima di una gara importante si presentano molti pensieri. Sono come dei venditori che vogliono farti comprare il loro prodotto, ma non sempre questa merce è la migliore per affrontare la competizione. Talvolta l’atleta riesce ad acquistare solo le idee che gli servono mentre in altre occasioni comprano la prima che gli viene proposta e le lasciano occupare la mente.

Non è certo un problema che idee negative e ansiogene si affaccino alla mente, lo diventa solo se l’atleta ne sceglie e la ingigantisce.

Perché si tratta proprio di scegliere, non c’è nessuna imposizione. E’ l’atleta che accetta un pensiero (con relativo stato d’animo) e permette che si diffonda nella sua mente.

Alcuni pregiudizi pre-gara degli atleti:

  1. “Speriamo vada tutto bene”
  2. “Proprio adesso dovevo trovarmi difficoltà”
  3. “Scommetto che faranno la gara della vita”
  4. “Ho fatto tutto quello che dovevo, ora vediamo come va”
  5. “Speriamo che non succeda come l’ultima volta”
  6. “Importante è cominciare bene”
  7. “Non devo rilassarmi/arrabbiarmi/abbattermi”
  8. “Sono così in forma che devo vincere”
  9. “Con questo avversario devo vincere, altrimenti…”
  10. “Importante è che a un certo punto non cominci a pensare al risultato”

 

 

 

 

In gara, sei consapevole dei tuoi pensieri?

Spesso gli atleti non sono consapevoli dell’importanza dei loro pensieri durante una gara.

A mio avviso compiono questi errori:

  • Confondono avere rispetto per l’avversario/a con l’averne paura
  • Hanno una visione di se stessi come atleti poco globale e hanno il mito della forma fisica e tecnica
  • Non pensano che l’avversario/a probabilmente vive la loro stessa situazione
  • Non reggono mentalmente i loro risultati positivi anziché trarne beneficio per quelli successivi
  • Non capiscono che trovarsi in difficoltà è normale e pensano che non dovrebbe accadere
  • Pensano “Ma lui/lei è un campione” e non che si è allenato/a meglio di loro

 

E’ ora di pensare alla salute mentale di atleti e allenatori

Nel Regno Unito le Federazioni di atletica collaborano con  Believe Perform  per costruire un percorso online per atleti allenatori e allenatori pre promuovere la salute mentale e e la prestazione.

Da noi non si pensa neanche a questi temi!

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Il mental coaching quando non si parla stessa lingua

La preparazione psicologica con gli atleti e gli allenatori è di solito un’attività che si svolge tra persone che parlano la stessa lingua madre, poiché condividere lo stesso clima culturale favorisce la relazione e il cambiamento. Svolgendo questa attività di consulenza anche all’estero e specialmente in paesi non di  lingua madre inglese, come Cipro, India, Malta, Emirati Arabi Uniti e Iran ho constatato che l’inglese, anche come seconda lingua, permette comunque di avere un dialogo costruttivo ed ugualmente efficace con gli atleti. Recentemente sono stato due settimane in Cina, a Pechino, a lavorare con la nazionale cinese di tiro a volo e in questo la situazione mi ha posto difficoltà diverse, dovendo lavorare con un’interprete che per quanto esperta, limitava il rapporto con gli atleti e gli allenatori e di conseguenza metteva a rischio l’efficacia della preparazione psicologica. Di conseguenza, il lavoro svolto è stato centrato essenzialmente su esercitazioni pratiche da svolgere collettivamente in palestra e individualmente sul campo di tiro. In tal modo, gli atleti hanno potuto sin da subito applicare in allenamento le strategie e le tecniche psicologiche per migliorare le loro capacità di prestare attenzione in condizioni di stress agonistico e come rifocalizzarsi dopo un errore o nei momenti di difficoltà.  Questa esperienza mi ha ulteriormente confermato che, anche con i nostri atleti italiani, troppo spesso spendiamo troppo tempo nel descrivere ciò che dovrebbero fare/pensare/sentire piuttosto che più pragmaticamente permettergli di fare esperienze di cambiamento e di ottimizzazione delle loro risorse psicologiche attraverso uno specifico allenamento formato da esercitazioni. Sistema che d’altra parte conoscono molto bene, dato che la preparazione fisica e l’allenamento tecnico si fondano proprio sulla pratica ripetuta nel tempo con l’intensità desiderata.


Al primo posto i soldi e al secondo la salute degli atleti

Quanto sta accadendo ai mondiali di atletica di Doha è la dimostrazione che vi sono luoghi in cui non è possibile gareggiare. E’ altrettanto evidente che gli interessi politici ed economici dominano il mondo sportivo, per cui da molto tempo i più importanti eventi sportivi sono spesso organizzati in zone del mondo dove a causa delle condizioni ambientali gli atleti corrono seri rischi per la loro salute e non sono messi nelle condizioni di fornire prestazioni sportive corrispondenti al loro livello di competenza.

A Doha, il 40% delle maratonete si sono ritirate e i tempi finali delle prestazioni migliori sono molto superiori rispetto alle loro prestazioni migliori. Inoltre, la maratona è certamente la gara dove emergono in modo più evidente queste difficoltà ma analoghi fatti sono accaduti nella marcia e in altre prestazioni su pista.

Non mi ricordo se qualche federazione di atletica abbia protestato contro questa assegnazione dei mondiali. D’altra parte la storia è vecchia, se ci si ricorda che le partite dei mondiali di calcio del 1970 in Messico si giocavano a un’altitudine superiore ai 2000 metri e in orari impossibili per caldo e umidità ma utili per potere essere viste in Europa.

Non c’è chance per gli atleti, l’unica reazione sarebbe non partecipare ma molti non hanno un potere contrattuale da mettere in campo per portare avanti i loro diritti. Solo Eliud Kipchoge non è andato, perché sta preparando il tentativo di correre la maratona in 1h59m fra due settimane, finanziato da Ineos.

Risultati immagini per maratona donne doha

I 10 errori più comuni degli atleti

Lista degli errori più comuni commessi dagli atleti partendo dalle loro frasi
  1. la tecnica risolve ogni situazione di difficoltà
  2. basta allenarsi molte ore e se non bastano ne aggiungiamo altre
  3. è importante fare come dice l’allenatore
  4. ho fatto tutto quello che dovevo per essere pronto, ora vediamo come va
  5. l’avversario era troppo forte
  6. non è possibile che continui a commettere questi errori
  7. sono fatto così, dopo un po’ perdo la testa
  8. oggi non era proprio giornata, lo sapevo che sarebbe andata male
  9. quando faccio un errore stupido, mi arrabbio con me stesso e ne commetto un altro
  10. E’ andato tutto bene sino a quel momento, poi è stato un disastro

 

 

10 domande per capire l’efficacia del proprio allenamento

10 domande ad atleti e allenatori. In quale misura il mio allenamento è orientato a insegnare che:

  1. l’atleta controlla totalmente il processo delle sue azioni (es: la tecnica, il timing, precisione e rapidità) e molto meno  il risultato
  2. il prima determina il dopo (es: qualità del warm-up determina la prontezza fisica ad allenarsi)
  3. l’errore è parte integrante dell’allenamento e il miglioramento avviene attraverso la reazione immediata a questa situazione
  4. bisogna mantenere elevata l’intensità e la concentrazione per tutta la durata dell’allenamento
  5. si deve essere mentalmente pronti a fare e non solo fare
  6. bisogna essere consapevoli dei propri pensieri, emozioni e azioni
  7. l’allenamento non è una sequenza di esercitazioni ma di situazioni da risolvere nel modo migliore
  8. il dialogo allenatore/atleta è un aspetto fondamentale del proprio successo come allenatore e atleta
  9. prima d’iniziare un esercizio bisogna sempre impegnarsi per qualche istante a immaginare il compito da svolgere
  10. le routine comportamentali sono indispensabili per eseguire compiti impegnativi o per affrontare le situazioni di gara

Usa il tuo corpo e lui non ti abbandona

Questo studio riguarda 40 atleti master di età compresa fra 40 e 81 anni, che si allenano 4/5 volte la settimana nella corsa, nuoto o ciclismo. I muscoli delle gambe e la forza non si sono ridotti significativamente con il progredire dell’età …

Gestire le emozioni durante le Olimpiadi

Iniziano le Olimpiadi invernali 2018 e molti atleti per coronare il loro sogno si troveranno nella condizione di dovere fornire la prestazione che vale una vita sportiva. I Giochi olimpici sono la gara più importante per ogni atleta, è la gara che può cambiare la loro carriera sportiva, molto più di un mondiale. Vale per chi ha già vinto e vorrebbe ripetersi e per quegli atleti che si trovano per la prima volta nel ruolo di protagonista. Infatti, nonostante gli scandali del doping, vincere una medaglia alle Olimpiadi continua a essere il sogno di ogni atleta e per chi ha la possibilità realistica di riuscirci rappresenta veramente tutto quello che non si osava pensare, per timore che il desiderio non si realizzasse.

Ciò che gli atleti devono gestire in questi giorni è il loro panico, si può oscillare dalle vette della sicurezza nelle proprie capacità, sostenute dai risultati sportivi ottenuti, a momenti di puro terrore in cui gli scenari più negativi sembrano prendere il sopravvento. Più raro che provino queste emozioni saltellanti quegli atleti che non sono da podio, che aspirano a un piazzamento dignitoso, che sono già contenti di gareggiare durante il più grande evento sportivo mondiale.

Per gli altri, quelli da medaglia, quelli nelle prime posizioni del ranking mondiale, l’attesa può essere sfibrante. Devono sapere gestire questa fase di attesa, accettando questo rumore emotivo di fondo in tutte le sue sfumature, riducendo le emozioni distruttive con stati d’animo e pensieri costruttivi. La gara con se stessi non comincia al pronti-via, è già iniziata in questi giorni. Perché il prima determina il dopo, come si affrontano le giornate immediatamente precedenti determina come si arriverà al giorno della gara.

Spesso chiedo agli atleti quale sia la parte mentale del loro riscaldamento. Per molti consiste nel ripetersi mentalmente la prova che dovranno affrontare oppure si servono di parole scelte da loro per raggiungere un livello di attivazione emotiva ottimale. Questo lavoro mentale determina un misto di sentimenti, sensazioni fisiche e pensieri che consente di essere focalizzati solo sulla loro prestazione. In questo modo giungono agli attimi che precedono la partenza, dentro la loro bolla, totalmente presi da quello che stanno per fare, poi si parte e tutto succede, o dovrebbe succedere, in modo apparentemente spontaneo.