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Assunzione: Psicologo della prestazione per il team di nuoto paralimpico GB

Dopo la vela in Gran Bretagna è la volta del nuoto paralimpico a bandire un posto per psicologo della prestazione per i prossimi 4 anni, compenso interessante e tempo indeterminato.

… E poi ci si chiede come mai lo sport GB è diventato così vincente, anche investendo sugli psicologi.

Federico Morlacchi, un pesce combattente

Federico Morlacchi, vincitore di un oro e un argento (per il momento) alle Paralimpiadi di Rio è uno dei “Pesci Combattenti“. E’ un  docu-film in cui si racconta di un gruppo di ragazzi, campioni di nuoto paralimpico, e della loro preparazione a Milano in vista dei Giochi Paralimpici di Rio ) con il progetto AcquaRio, team multidisciplinare che coinvolge allenatori, dietologi, psicologi, preparatori atletici. I «Pesci Combattenti» sono, oltre a Federico Morlacchi, Arjola Trimi, Alessia Berra, Arianna Talamona, Giulia Ghiretti, Fabrizio Sottile, Francesca Secci, Simone Barlaam e Giuseppe Romele. Giovani con storie e disabilità diverse che in questo anno di allenamenti  sono diventati una squadra.

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La mente di Missy Franklin

Missy Frankiln, nuotarice 19 anni, 6 ori mondiali e 4 a Londra ha vinto il Laureus World Sports, fondazione che si preoccupa di integrare tramite tramite lo sport coloro che vivono in condizioni sociali svantaggiate.  Il suo profilo psicologico emerge con chiarezza dalla intervista a Emanuela Audisio pubblicata su laRepubblica.

Prima della partenza – “Mi esalto, mi dico: finalmente. Vivo per quel momento: altrimenti che ti alleni a fare?”

Competitività – “Mi piace la battaglia, lottare fino a stremarmi. Sono nata per fare sport, magari avrei scelto il basket”.

Vita extra sportiva – “Mi sono iscritta a Berkeley, a psicologia … ci tengo a fare la matricola, a sbagliare programma della lavatrice, a mangiare porcherie al bar, ad avere una compagna di stanza. Come tutte le ragazze normali: mi sposerò, avrò dei figli, una famiglia”.

Divertimento – “Se tira fuori la parola sacrifici sparo. Mi diverto ho scelto io il nuoto, anzi mi ha spinto la mamma, che non sa stare a galla e ha paura dell’acqua”.

Preparazione mentale – “Non ho bisogno dello psicologo. Io da quattro anni ho trovato Dio. Alla fine sia che vinca sia che perda io mi sento amata. E mi dico: Dio sarà orgoglioso di me. Per questo tengo a mente anche quelli che sembrano piccoli momenti e che in futuro diventeranno grandi”.

Unforgettable Cesare Rubini

Vi sono individui che durante la loro vita lasciano segni unici e indelebili; è il caso di Cesare Rubini unico italiano a essere nella Hall of Fame di due diversi sport, la pallacanestro e il nuoto.

Per capire quanto Cesare Rubini sia stato determinante nello sport a livello internazionale non ci sono parole migliori di quelle di questo articolo del Corriere della Sera di Alessandra Farkas:

“Cesare Rubini e’ entrato per sempre nella leggenda del basket a stelle e strisce. Davanti a 1204 persone in smoking e décolleté da sera (che avevano sborsato 100 dollari a testa per applaudirlo) il settantenne allenatore e’ diventato il primo italiano e primo europeo, lunedi’ sera, ad essere immortalato nel prestigiosissimo tempio Usa del basket: la leggendaria “Basketball Hall of Fame”. “E la prima volta che un italiano riceve questo ambitissimo onore . ha detto il presidente Clinton in un tape registrato trasmesso all’ inizio della cerimonia al Civic Center di Springfield, nel Massachussetts. Non potrebbe meritarlo di piu” ha aggiunto. “Oltre a mettere il basket italiano nella mappa internazionale, Rubini ha fatto tantissimo per l’ amicizia sportiva Europa Usa”. Dallo scrosciante applauso suscitato dalle parole del presidente, si e’ capito che il pubblico il “who’ s who” della pallacanestro americana condivideva la scelta”. Ascolta lo speech di Cesare Rubini di quella sera.

Rubini era un guerriero che viveva le partite come battaglie. “Nei minuti decisivi devi essere coraggioso, spregiudicato, la voglia di vincere ti spinge a obbligare i giocatori a battersi anche se non stanno in piedi. Ricordo Riminucci che andava dentro con un’apofisi fratturata. Sardagna che teneva insieme con i cerotti una caviglia quasi rotta … Gamba ha lasciato due ginocchia nella mischia, ma tutti resistevano al dolore, tutti quelli di un certo periodo, poi le cose son cambiate, qualcuno dice per fortuna, ma è lo spirito della battaglia che è venuto a mancare. Non avevo pietà dei miei giocatori, gli allenamenti erano certo più duri di molte partite del campionato. Se un mio giocatore diceva che non poteva farcela cercavo di forzarlo, volevo eroi, lo ammetto e molti lo sono stati … allenare senza conoscere gli uomini, i tuoi e gli avversari, non è possibile”.

Leggete questa storia entusiasmante raccontata da Oscar Eleni e Sergio Mela, Indimenticabile, Sport&Passione.

 

Nyad ha nuotato da Cuba alla Florida

Diana Nyad al quinto tentativo è riuscita ad attraversare a nuoto il tratto di oceano tra Cuba e la Florida, una distanza di 110 miglia. All’età di 64 anni la nuotatrice con l’aiuto di una particolare crema contro le meduse ha realizzato il suo sogno.

In passato l’australiana Susie Maroney è stata la prima persona a completare questa traversata nel 1997, all’età di 22 anni, ma all’interno di una gabbia anti-squalo. Nyad non si è servita di questa speciale protezione anche se ovviamente ha adottato misure contro gli squali. Infatti, è stata seguita da persone sul kayak munite di uno speciale sonar per allontarli. Inoltre il team sulla barca di appoggio aveva pronto una repellente chimico da usare in caso di pericolo. 

Vi erano anche sub pronti a intervenire. Come Nyad ha spiegato nel suo blog post, se uno squalo si fosse avvicinato troppo, i sub avrebbero usato uno speciale strumento per spostare l’attenzione dalla nuotatrice. Nulla è stato fatto per uccidere questi animali.

Nello sport italiano vincono le donne

Lo sport italiano è sempre più dominato dalle donne, tennis, scherma, nuoto, atletica ne sono un esempio. E’ un fenomeno che riflette quanto accade nella società, infatti anche a scuola le ragazze ottengono risultati migliori dei ragazzi e nel lavoro è sempre più difficile limitarne il successo. Era ora che accadesse, finalmente il 50% del mondo non è più escluso.

Federica Pellegrini si diverte e va anche in finale

Divertirsi vale per tutti non solo per Federica Pellegrini. Infatti troppo spesso siamo esageratamente seri con noi stessi, come se per fare bene bisognasse per forza essere preoccupati e totalmente concentrati. Invece, non è affatto raro che con questo atteggiamento l’atleta si metta in un stato mentale in cui diventa troppo contratto, così da vivere con con un’apprensione esagerata la gara. Al contrario un attegiamento che stimoli stati d’animo quali sono l’entusiasmo e la voglia di divertirsi scatenano sensazioni positive, piene di energia e la voglia di continuare in questo modo anche durante la competizione. La Pellegrini c’è riuscita e sono convinto che molti dovrebbero scegliere la stessa strada per scoprire che questo atteggiamento è una chiave che porta a essere soddisfatti di se stessi.

Martina Grimaldi ha vinto l’oro nella 25km dei mondiali di nuoto

Martina Grimaldi ha conquistato la medaglia d’oro nella 25 km ai mondiali di nuoto in acque libere a Barcellona con un incredibile finale. Ha chiuso in 5h07’19″8. a un decimo dalla seconda, la tedesca Angela Maurer e a 7 decimi dalla terza, la statunitense Eva Fabian.

Commenta così Martina Grimaldi: “Non mi sono scoraggiata dopo un inizio di mondiale in salita. Ci ho messo testa e cuore. Alla fine mi dicevo solo che dovevo resistere e cercare di portare a casa qualcosa … quando ho visto che eravamo in tre ho provato a lanciare il rush finale. Dedico questo oro ai miei genitori ed a chi mi è stato vicino in questi giorni”.

Federica Pellegrini e la ritrovata serenità

La storia di Federica Pellegrini sta a dimostrare che anche una delle atlete più dotate di talento e più vincenti dello sport mondiale,  ha bisogno a un certo punto della sua carriera di un periodo di recupero dopo anni di lavoro molto intenso. Non si è presa un anno di riposo ma ha ridotto gli impegni agonistici, le ore di allenamento e si dedica a un’altra specialità. L’esempio di Federica Pellegrini vale per tutti e non solo per gli atleti di livello olimpico. C’insegna che il recupero è parte della storia sportiva di ognuno che non ci si può stressare per anni senza avere un periodo in cui si rallenta e si fa dell’altro. Non si può sempre spingere al massimo, perchè questo atteggiamento porta nel lungo periodo all’abbandono e alla perdita della serenità. Bisogna avere voglia di allenarsi, di sacrificarsi e di provare gioia a essere stanchi, quando invece diventa un peso bisogna fermarsi o ridurre l’impegno. Questo è importante anche per gli atleti amatori, che non devono vincere nulla ma che troppo spesso si consumano senza mai prendere un attimo di riposo. Bisogna non dimenticare mai che il recupero fa parte dell’allenamento.

Vincere il cancro

Questa è la storia di Amanda Mercer, 44 anni, che 4 mesi dopo essere stata operata di cancro al seno, insieme ad altre compagne ha stabilito il nuovo record di squadra di attraversata a nuoto della Manica. Dopo l’operazione i medici non solo avevano sconsigliato ad Amanda di intraprendere questa impresa ma le avevano detto che non avrebbe mai potuto farcela, tanto meno  allenarsi perché la chemioterapia l’avrebbe fatta stare molto male e indebolita. La sua risposta istintiva a questa risposta fu: “Loro non mi conoscono”. Nove giorni dopo la prima chemio andò a nuotare e fece solo 1 km molto lentamente ma si sentiva bene. Dopo 12 giorni cominciò a nuotare più veloce e di nuovo si convinse che ce l’avrebbe fatta. La seconda e la terza chemio furono terribili. Non riusciva più a stare dietro le sue compagne di squadra, era stanca, ma il suo cuore le diceva che ce l’avrebbe comunque fatta. Quattordici giorni dopo l’ultima chemio si trovava sul battello pronta tuffarsi nell’acqua fredda della Manica per il suo primo turno di un’ora di nuoto. Dopo i primi due turni cominciò a sentirsi male e avere la nausea forte, se non si fosse buttata in mare la squadra sarebbe stata squalificata. Si tuffò comunque e dopo qualche minuto fu sopraffatta dalla fatica e dai pensieri negativi. Cominciò a pensare a un amico che aveva una malattia incurabile e che ciò che stava provando era niente in confronto alla situazione che viveva Bob. Il corpo cominciò a reagire positivamente, pensò anche a suo marito che la stava aspettando sulla spiaggia di Dover e si concentrò a contare le bracciate. Il cancro non l’ha battuta, l’ha fatta solo andare più piano.

Leggi la storia su: http://www.huffingtonpost.com/amanda-mercer/breast-cancer-awareness_b_1955095.html