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La distanza sociale crea ansia

La distanza sociale è causa di ansia intensa e non facile da gestire e allontanare. E’ incasso dell’esperienza di Serena Williams:

“Now I’ve been social distancing for actually a really long time, for probably two weeks now, and every little thing makes me crazy. And by anxiety I mean I’m just on edge. Any time anyone sneezes around me or coughs I get crazy. I don’t hang out with anyone, and when I say anyone I mean my daughter.

“She coughed, I got angry and gave her a side-eye. I gave her that ‘angry Serena’ and then I got sad. I was like: ‘Is she OK? Is there something wrong with my daughter? Is there anything I can do?’ I just don’t know what to do, so instead of being relaxed I’m really under a ton of stress.”

E’ un esempio di quanto non sia facile mantenere un dialogo con se stessi costruttivo, per produrre su di noi un effetto di maggior fiducia e ridurre la paura irrazionale. Pur essendo una delle atlete più vincenti della storia dello sport è possibile avere stati d’angoscia intensi. Anche in questo caso si tratta di giocare una partita, virtuale, non tanto contro un nemico invisibile a noi esterno, il virus, ma contro quello interno che ci può dominare psicologicamente.

L’angoscia non deve dominarci altrimenti non solo vivremo il disagio determinato dalla distanza sociale ma vivremo anche la distanza dalle nostre parti positive e fiduciose nel futuro. Lottiamo per dare un senso costruttivo alle nostre giornate.

 

 

30 azioni da fare

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Allenarsi in questi giorni difficili

In questi giorni non è sempre possibile allenarsi come si vorrebbe perché gli impianti sono chiusi, in molti sport è necessario allenarsi con qualcun altro e non sempre c’è questa opportunità, perché ci può essere un problema di difficoltà degli allenatori a inviare i programmi. Specialmente gli atleti più giovani rispetto agli atleti di squadre nazionali senior incontrano maggiormente queste  difficoltà.

A chi sta a casa vorrei dare qualche suggerimento per allenarsi comunque anche se in modo diverso da quello abituale.

  1. Stabilire obiettivi - E’ necessario avere degli obiettivi su cui orientare l’impegno quotidiano, in molti sport possono riguardare maggiormente la preparazione fisica e quella mentale, più semplici da effettuare a casa o in spazi diversi da quelli dell’allenamento abituale. Quindi stabilite cosa fare, quando e per quanto tempo.
  2. Preparazione fisica - Fatevi inviare dal vostro allenatore il programma di preparazione fisica da potere svolgere a casa. Seguitelo e scambiare con lui/lei i risultati, impressioni e difficoltà.
  3. Preparazione mentale - Usate questo periodo per dedicarvi maggiormente a questo tipo di allenamento. Si possono allenare 4 competenze psicologiche: ‘autocontrollo tramite la respirazione, la concentrazione sul compito e prestazione, l’immaginazione di parti delle vostre prestazioni, e avere un dialogo costruttivo con voi stessi. Fatelo quotidianamente, se lavorate con uno psicologo dello sport collaborate insieme alla realizzazione di questo programma che è bene svolgere su base giornaliera. Chi volesse utilizzare questo periodo per iniziare un lavoro di questo tipo può contattare uno psicologo dello sport o scrivermi attraverso il blog e gli risponderò.
  4. Video - Guardare video di prestazioni di altri atleti è utile per capire come affrontano le gare, i momenti di difficoltà, lo stile di gioco o altro che vi possa interessare. Guardate i video guidati da un obiettivo specifico e non da tifosi.

Impariamo dagli opliti a restare uniti

Il termine oplita indica i soldati di fanteria pesante greca provvisti del caratteristico scudo chiamato oplon.

Durante l’ VIII secolo a.c. gli opliti in battaglia operavano in ranghi serrati costituendo un muro di metallo da cui spuntavano le lunghe lance e tale formazione fu tanto efficace che il ruolo della fanteria leggera, della cavalleria e dei carri da guerra, fu notevolmente ridimensionato in Grecia. La filosofia bellica dell’oplite si basava sulla moderazione e l’aiuto reciproco e non sulle gesta valorose di un eroe, non esistono infatti opliti nei poemi omerici.

Oggi dovremmo fare la stessa cosa, trovando coraggio nel restare uniti e andare avanti.

La falange oplitica, la (quasi) invincibile fanteria greca

Impariamo a dare un senso alle nostre azioni quotidiane

Alzare lo sguardo al di sopra della vita quotidiana, aiuta a viverla con maggiore accettazione e a dare un senso alle nostre azioni e pensieri che non abbia solo senso nell’immediato ma esprima un modo di essere più profondo.

Eduardo Galeano ci aiuta molto in questo lavoro e attraverso conosciamo l’esperienza di un altro unico, Albert Camus.

“Nel 1930 Albert Camus era il San Pietro che custodiva la porta della squadra di calcio dell’Università di Algeri. Si era abituato a giocare da portiere fin da bambino, pecche quello era il ruolo in cui meno si consumavano le scarpe. Di famiglia povera, Camus non poteva concedersi il lusso di correre in mezzo al campo: ogni sera la nonna gli controllava le suole e gli dava una solenne lezione se le trovava consumate.

Durante i suoi anni da portiere. Camus imparò molte cose: – Ho imparato che il pallone non va mai verso un giocatore dove lui si aspetta che venga. Questo mi ha aiutato molto nella vita, soprattutto nelle grandi città, dove la gente solitamente non è quel che si dice retta -.

Imparò anche saggezze difficile: a vincere senza sentirsi Dio e a perdere senza sentirsi spazzatura, e capì alcuni misteri dell’anima umana, nei labirinti della quale seppe successivamente indagare, in un pericoloso viaggio lungo il cammino dei suoi libri”.

(Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, p.66)

Pensiero quotidiano

Recensione libro: Outdoor Adventure Education Finland

Outdoor Adventure Educatioin Finland

Pedagogical and didactic perspectives

Seppo J.A. Karppinen, Maarit Marttila and Anita Saaranen-Kauppinen (Eds.)

Humak University of Applied Sciences Publications, 97

Humanistinen ammattikorkeakoulu, 2020, Helsinki

Free download

“In this book, outdoor adventure education refers to an approach where adventure-centred methods and processes are used to promote growth, learning and well-being. Out- door adventure education can be im- plemented by an educator, instruc- tor, teacher or therapist who leads a group consisting of children, young people, adults or elderly people, or comes into contact with individuals by means of adventure-oriented or experiential activity-based methods. Outdoor adventure education can be applied in early education, youth work, schools and colleges, and re- habilitation.

There is little literature on the didactics of outdoor adventure education.The aim of this compilation is to clarify and promote the theory and practice of experiential learning in the varied pedagogical process- es of outdoor adventure education. This will help educators and instructors to carry out goal-oriented and safe outdoor adventure education.The focus is on ad- venture education taking place outdoors and in a natural environment (Outdoor Adventure Education). Attention is also paid to the importance of outdoor ad- venture education on the strengthening of the overall well-being and health of an individual and their attachment to a place and relationship with the environment and nature, and on the promotion of ecologi- cally sustainable human agency.

The articles in the first part of the book focus on the history of Finnish outdoor ad- venture education, and the starting points, basis and current state of pedagogics and didactics.

The second part digs deeper into the essential questions of the pedagogics and didactics of outdoor adventure education. The articles shed light on the presumptions and principles associated with outdoor adventure education, and explain why outdoor adventure education is useful and how it can be instructed and taught in practice.

In part three, the focus is on practical methods and didactic applications from the perspective of various age groups, contexts and application areas.The writers of the articles have extensive experience in using, instructing and teaching outdoor adventure education, and the articles will thus provide an array of useful and tested approaches and methods.”

Il mediano di Mauthausen

Ci sono storie straordinariamente autentiche, che il tempo consegna all’oblio, fin quando, nei meandri della memoria, qualcuno trova il coraggio di inabissarsi per riportarle alla luce. E’ il caso del giornalista cosentino Francesco Veltri che con un libro, intenso ed emozionante, dal titolo Il mediano di Mauthausen edito da Darkos (casa editrice che fa parte del prestigioso Gruppo Rusconi), racconta del calciatore Vittorio Staccione.

Ma Staccione non è un calciatore qualunque, non perché abbia militato nel Cosenza, oltre che Torino e Fiorentina. Questo piccolo grande campione, infatti, appena trentunenne lascia il calcio per non chinare la testa davanti all’orrore che stava devastando il mondo. Una scelta coraggiosa che, purtroppo, si rivelerà fatale per la sua vita poiché in breve tempo lo condurrà nel terribile campo di sterminio di Mauthausen dove verrà ucciso dai nazisti.

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Il corso dei giorni, da ragazzo, cambiarono in meglio in un freddo pomeriggio d’inverno del 1915. Aveva da poco compiuto undici anni e stava giocando a pallone insieme ai suoi amici in un campo dissestato del quartiere operaio di Madonna di Campagna, quando venne notato da Enrico Bachmann, il mitico capitano del Torino.

In pochi anni, quell’umile ometto tutto corsa e sacrificio che di ruolo faceva il mediano, diventerà un elemento importante della compagine della sua città, fino alla conquista dello scudetto insieme a campioni assoluti come Libonatti, Baloncieri e Rossetti.

Ma alla passione per il calcio, Vittorio alternava anche quella per la politica. Le lotte sociali all’interno delle fabbriche e la povertà dilagante portarono il giovane e puro calciatore torinese a non chinare il capo di fronte a ogni genere di sopruso, specie negli anni in cui il fascismo iniziava a diventare sempre più presente nel nostro Paese.

Cosicché finirà nel mirino. Nel 1927 venne ingaggiato dall’ambiziosa Fiorentina del marchese Luigi Ridolfi, amico intimo del Duce, amato dai tifosi, ma ciò non gli impedirà di subire innumerevoli intimidazioni. Nel 1931, e per tre stagioni, giocherà con la maglia rossoblù del Cosenza calcio.

Il libro scritto da Francesco Veltri è un’appassionata indagine giornalistica che si mescola con la Storia, una pubblicazione arricchita da foto inedite fornite dalla famiglia Staccione per onorare il grande Vittorio con la collaborazione, in particolare, di Federico Molinaro, pronipote del calciatore. A rendergli omaggio anche Eraldo Pecci che del libro ha scritto la prefazione

Psicologia dello sport in Cina