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Perché molti atleti scelgono di non doparsi

Allenatori, dirigenti sportivi e genitori devono sviluppare sempre più la loro capacità d’identificare, comprendere e rispondere alle esigenze dei giovani di cui godono la fiducia. Perché non devono più accadere esperienze come quella di Alex Schwazer.

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Il doping è un inganno sociale

Il doping può essere definito come un inganno nei confronti della società, perchè è un comportamento diretto a ledere con l’inganno un diritto altrui, che è quello di competere alla pari. Distrugge lo sport rendendo inutile l’applicazione delle regole e il valore dell’impegno personale.

La voglia di farcela

Dal libro di Finn “Nati per correre” emerge che la caratteristica dominante per diventare un atleta in Kenia sia: la voglia di farcela. E’ questa che fa da locomotiva per tutte le altre. Questa idea ci deve fare riflettere perchè troppo spesso noi come genitori, insegnanti o allenatori pensiamo invece che non sia il risultato di una cultura in cui il giovane cresce ma quasi un regalo che è toccato a qualcuno. Mentre attribuire alla cultura in cui si vive la possibilità di stimolare questa dimensione personale vuole dire conoscere la risposta all’abbandono dei giovani dallo sport ma anche dalla scuola.

Non è solo una questione personale di ogni ragazzo e ragazza, dipende da  come è organizzato il nostro ambiente sociale. Se in Kenia vi è una cultura della corsa radicata e pervasiva, come facciamo a sviluppare in Italia una cultura dello sport ma anche dello studio così significativa? Quali sono i modelli da emulare che trasmettiamo ai giovani? Perchè se non agiamo per rispondere a questi quesiti non riusciremo mai a integrare insieme la necessità dell’impegno e della dedizione con l’abbondanza dell’offerta di percorsi scolastici e sportivi.

Potere scegliere fra più percorsi è senz’altro positivo ma diventa inutile se non è unito al desiderio di farcela. In caso di mancanza si saltella da una scuola a un’altra, chi può paga un diploma in una scuola privata oppure abbandona del tutto la scuola. Ma se i ragazzi non sanno scegliere o non s’impegnano la responsabilità è di chi organizza la scuola e dei genitori che non sono bravi educatori. 

Piramide dell’attività fisica

(Adnkronos Salute) – Gioco 7 giorni su 7, bici e nuoto massimo 5 volte a settimana, danza e calcetto 2 o 3. A fissare le ‘dosi’ ideali per ogni sport è la Piramide dell’attività fisica presentata al congresso ‘Milanopediatria’, in corso da oggi a domenica nel capoluogo lombardo. Sulla falsa riga della ormai nota Piramide alimentare, i medici nei bimbi hanno pensato di mutuare lo schema anche per l’esercizio fisico. Quale scegliere? Quando farlo? E per quanto? La nuova Piramide, organizzata in 4 gradini, risponde proprio a queste domande. Aiutando i genitori a orientarsi e a dettare regole ‘doc’ ai propri figli.

“I suggerimenti indicati si sono dimostrati efficaci, a tutto vantaggio dello stato di salute – assicura Marcello Giovannini, presidente di ‘Milanopediatria’ – Si è visto infatti che un’ora di cammino comporta un dispendio energetico quasi 3 volte superiore a quello ottenibile passando lo stesso tempo a guardare la Tv, con un importante incremento del rapporto tra ossidazione dei grassi e ossidazione dei carboidrati”.

Alla base della piramide, dunque, c’è l’attività fisica da eseguire tutti i giorni. Vale a dire “passeggiare col cane, fare le scale a piedi, aiutare la mamma nei lavori domestici, giocare con gli amici”, elencano i pediatri. Insomma, muoversi senza limiti particolari. “L’esercizio fisico non programmato, infatti, sembrerebbe in grado non solo di consentire un aumento di spesa legato al movimento, ma potrebbe favorire uno stile di vita più attivo. Le tentazioni di attività sedentarie (televisione, videogiochi) e di eccedere con i fuori-pasto sono molto più forti al chiuso che all’aperto”.

Il secondo gradino della Piramide dello sport riporta invece l’attività fisica da eseguire 3/5 volte alla settimana, e cioè “gli esercizi aerobici come andare in bicicletta, camminare velocemente, correre, pattinare, nuotare” per il tempo desiderato. “Sono gli esercizi più indicati – precisano i pediatri – perché inducono una maggiore ossidazione di lipidi. In particolare, bicicletta e nuoto sono consigliati in special modo se la massa ponderale è elevata e sono prevedibili traumatismi articolari favoriti dall’esercizio”.

Salendo lungo la Piramide, il terzo gradino è quello dedicato all’attività fisica programmata da eseguire 2/3 volte alla settimana, 50 minuti per volta. In questo caso gli sport più adatti sono “le arti marziali, la danza, un’ora di tennis oppure di calcetto o di pallavolo. Nel scegliere il tipo di esercizio fisico programmato è preferibile un’attività di gruppo – suggeriscono i medici – possibilmente con coetanei con gli stessi problemi di peso, perché i bambini e soprattutto gli adolescenti obesi si sentano meno inibiti nell’effettuare queste attività di gruppo. L’approccio all’attività sportiva deve essere inoltre calibrato alle possibilità reali del bambino e attuato in modo progressivo”.

Infine, la punta della piramide che rappresenta lo spazio da dedicare alla televisione e ai videogiochi: pochissimo. L’invito dei pediatri è “cercare di stare seduto meno di un’ora”.

Amstrong: il sistema-doping

Kathy Lemond, moglie dell’ex ciclista americano Greg Lemond è tra le persone che hanno accusato il team di Armstrong. Sotto giuramento ha dichiarato che la Nike avrebbe dato 500.000 dollari nel 2006 a Hein Verbruggen, ex-presidente dell’Uci (Unione ciclistica internazionale), per coprire la positività di Armstrong in un test antidoping. Kathy Lemond ha riferito che Julian Devries, un meccanico del team del texano e un tempo amico del marito, le avrebbe detto del versamento di mezzo milione di dollari diretto a Verbruggen, tramite un conto bancario svizzero. L’accusa sostiene che i soldi servirono a impedire la diffusione dei risultati di un test antidoping del 1999 al quale Armstrong era risultato positivo. Questa notizia è stata pubblicata ieri dal New Daily News (http://www.nydailynews.com/sports/i-team/protesters-demand-nike-cut-ties-disgraced-armstrong-article-1.1185339#ixzz29Xv4o5zT).

Nello sport, il doping si è affermato proprio a causa dell’approccio secondo cui la ricerca della vittoria giustifica l’utilizzo di qualsiasi mezzo per ottenerla, e chi fosse contro questa idea: “vuol dire, allora, che non vuole vincere”.  Per vincere però non basta la volontà di un singolo (Amstrong) disposto a organizzare la truffa, serve costruire un’organizzazione che si muova nello stesso modo e che condivida l’uso del doping come sistema per vincere.  Naturalmente maggiore è il carisma e l’autorevolezza dell’atleta,  maggiore sarà la sua influenza su tutta l’organizzazione e più difficile sarà per i suoi compagni di squadra  astenersi dal doping.  Per consolidare questo sistema servono delle forti alleanze e collaborazioni con altre organizzazioni, ad esempio quelle sportive o del business sportivo. Ecco allora che la notizia dell’eventuale coinvolgimento della Nike e dell’ex-presidente dell’Uci potrebbero costituire questo ulteriore pezzo del puzzle. Amstrong non era solo in questa sua avventura e ora stiamo finalmente scoprendo chi erano i suoi alleati.

Per saperne di più sulle truffe: Alberto Cei, I Signori dei tranelli. I meccanismi della frode finanziaria e sportiva.  www.francoangeli.it/Ricerca/Risultati_ricerca_avanzata.ASP

Video sulla frode dell’Assocalciatori

Il  video di 13 minuti realizzato dall’Assocalciatori in cui un giocatore di spalle racconta la sua esperienza di truffatore è un esempio concreto di quali siano le regole alla base dell’inganno:

  • E’ un’azione intenzionale (soldi da prendere se si pareggiava la partita).
  • Sottrazione di questa informazione al mondo esterno.
  • Rilevanza dell’informazione sottratta (per il truffato: dai tifosi ai giocatori, dirigenti non coinvolti).
  • Fare credere il falso per vero (che si sta giocando una partita regolare).
  • Non è l’azione di un singolo (la mela marcia del gruppo) ma l’azione di un’organizzazione.

http://www.ceiconsulting.it/it/publications/books/

http://video.repubblica.it/dossier/calcioscommesse-2011/la-confessione-del-giocatore-cosi-sono-finito-nel-calcioscommesse/96185/94567

 

 

Allenarsi per vincere

 

Allenarsi per vincere

Alberto Cei mette a disposizione di tutti gli atleti e gli sportivi la sua esperienza trentennale nello sviluppo di una mentalità vincente, allo scopo di affrontare con determinazione qualsiasi situazione agonistica. Questo libro è dedicato agli sgobboni e non ai bravi per un giorno.  E’ un libro per chi vuole correre il rischio di diventarlo e non si accontenta dei successi facili.  E’ per chi ritiene che le imprese eccezionali siano il frutto dell’impegno quotidiano, è per chi fa anche quando piove e il traguardo è ancora lontano.

E’ dedicato anche a chi, pur non avendo più l’età o il tempo per diventare un atleta di alto livello, vuole comunque coltivare la sua passione sportiva e allenarsi a migliorare le sue abilità psicologiche seguendo un sistema che gli permetta di conoscersi meglio e di sviluppare quelle competenze mentali che gli faranno vivere questo suo impegno in maniera gratificante e positiva per il suo benessere.