


inside excellent life
Il campione keniano Wilson Kipsang ha detto che gli atleti non dovranno essre nervosi nel correre la maratona di Londra, dopo solo sei giorni dalle bombe di Boston.
Tra i favoriti alla vittoria in una gara che vedrà la partecipazione di 36.000 atleti, Kipsang ha detto: “Quando corri a pensi a ciò che potrebbe accadere, non ti puoi concentrare. Non dovremmo avere paura durante la gara perchè la sicurezza farà il suo dovere e correremo sentendoci liberi”.
Nessuno dei top runner di Boston correrà a Londra, mentre 2/3 degli atleti in handbike che hanno gareggiato sarà nuovamente presente.
Verranno osservati 30 secondi di silenzio in ognuna delle tre pertenze e al ritiro del pettorale a ogni partecipante verrà data una fettuccia nera da mettere durante la corsa in segno di solidarietà con le vittime.
Continua a leggere su http://www.athleticsweekly.com/news/run-without-fear-in-london-says-kipsang/#smuCOdZcSOKSCp1F.99 e http://www.guardian.co.uk/sport/2013/apr/16/london-marathon-tributes-boston-bombing
Le bombe sono state messe per colpire i podisti amatori, infatti sono esplose ben dopo che gli atleti di elite avevano concluso la corsa. (L’altr’anno il tempo medio fu 4:18:27). Podisti che nonsarebbero mai andati alle olimpiadi stavano terminando la corsa e fra gli spettatori vi erano le loro famiglie e gli amici che stavano per accoglierli e festeggiarli.
Leggi l’articolo su http://sportsillustrated.cnn.com/more/news/20130415/aftermath-boston-marathon-explosions/#ixzz2QjN7jRgX

La maratona è un evento sportivo che unisce le persone, spettatori e atleti, nel desiderio di trascorrere una giornata di festa. Per molti correre la maratona è la realizzazione di un sogno, è l’espressione della loro vitalità, un’impresa carica di significati personali che in quella di Boston si uniscono alla celebrazione del Patriot’s day, l’inizio della guerra d’indipendenza delle colonie americane dall’impero britannico.
Leggi l’articolo su: http://www.huffingtonpost.it/alberto-cei/dopo-il-terrore-di-boston-come-riprendere-a-correre-insieme_b_3092934.html?utm_hp_ref=italy
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=pgYY5UrBcOs

La maratona è un evento sportivo che unisce le persone, spettatori e atleti, nel desiderio di trascorrere una giornata di festa. Per molti correre la maratona è la realizzazione di un sogno, è l’espressione della loro vitalità, un’impresa carica di significati personali che in quella di Boston si uniscono alla celebrazione del Patriot’s day, l’inizio della guerra d’indipendenza delle colonie americane dall’impero britannico. Inoltre, quest’anno gli ultimi km della corsa erano stati dedicati ai bambini e agli insegnanti coinvolti nella strage di Newtown, il paese dove un folle pochi mesi fa fece una strage nelle scuola elementare. Chiunque sia stato ha voluto spezzare questo sogno e farci sentire indifesi.
La primavera è tempo di maratone. Si è iniziato con quella di Roma la scorsa domenica e adesso vi sono Londra, Parigi, Boston, Berlino, Praga per citarne solo alcune. E’ una disciplina sportiva che raduna ormai centinaia di migliaia di praticanti ed è certamente la pratica individuale più diffusa fra le persone adulte. Cosa attira le persone a correre, probabilmente la facilità di accesso, avere amici che già corrono e farlo con loro, la possibilità di correre all’aria aperta e nei parchi, correre al ritmo e per la durata che si vuole, alternarlo con la camminata e quindi allungare a piacere il tempo dell’attività, potere scegliere quando farlo e variare gli orari in funzione del tempo libero. Un altro aspetto interessante è che è uno sport, la corsa, molto praticato anche dalle donne. Sembra un fatto quasi banale da ricordare ma invece non è sempre stato così. Infatti Kathrine Switzer (USA) è stata la prima donna a correre e a terminare la maratona di Boston del 1967, cinque anni prima dell’ammissione ufficiale delle donne. Partecipò alla gara come K.V. Switzer, così gli organizzatori non avrebbero potuto scoprire che si trattava di una donna. Durante la gara, riuscì a sfuggire al tentativo degli organizzatori di eliminarla. Corse 35 maratone e vinse la maratona di New York del 1974.

Ascolta Switzer rievocare la sua prima maratona:
Cross-country skiers iniziano la Engadin Ski Marathon sul lago gelato Sils.
Più di 12,000 skiers hanno partecipato alla maratona di 42.2 km da Maloja a S-chanf vicino a St. Moritz.

Alcune interessanti risposte fornire da Paula Radcliffe durante l’intervista concessa a Adharand Finn.
(testo completo: http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/the-running-blog/2013/mar/08/paula-radcliffe-interview-running-blog)
Se non potrai tornare a correre in modo competitivo, continuerai correre per divertimento? Sì. Questa è la cosa più importante per me. Sono impazzita negli ultimi mesi non essendo in grado di correre. Correre mi dà un sacco di piacere. E ‘qualcosa che farò sempre, tanto a lungo quanto posso.
Guardando indietro la tua carriera, qual è stato il tuo momento più bello? Probabilmente il record del mondo. [Paula detiene il record mondiale per la maratona in 2:15:25. E 'quasi tre minuti più veloce di chiunque altra, ed è considerato uno dei più grandi record mondiali di atletica.] Ma poi vincere il mondiale cross-country champs [nel 2001 e nel 2002] è stato proprio importante per me. E’ stata la mia ambizione a lungo termine che mi ha aiuato a vincere.
Quando hai stabilito il record del mondo di 02:15, avevi programmanto un piano per correre così veloce, o ti sei semplicemente sentita bene quel giorno? Non ho mai pianificato di correre ad una certa andatura. In tutta la mia carriera il mio motto è stato “no limits”. Non cerco di correre a un determinato ritmo, perché cosa accade se sei in anticipo o se stai anadando più piano?
Qual è la prima volta che capito che eri brava? Non ho mai pensato: “Oh, sono brava” Ho pensato a divertirmi. Più tardi, la domanda è stata: “Posso fare una carriera fuori della corsa?” Vincere il mondiale juniores di fondo [nel 1992] è stato un punto di svolta, ma anche allora il mio obiettivo principale era andare l’università, e solo dopo vedere se ero abbastanza brava.
Dove si trova il tuo posto preferito per correre? Mi fa sempre piacere correre a Central Park [New York]. E’ un bellissimo parco, ma con il profilo di Manhattan proprio lì è davvero speciale. Ma mi piace anche Fort Romeu [Francia], percorrendo alcuni sentieri costieri, alcuni luoghi in Iten [Kenya]. Fondamentalmente ho posti preferiti ovunque vado.
Se qualcuno ti chiede un consiglio che cosa gli dici? Assicuratevi di avere le scarpe giuste per voi. Analizza in un negozio il tuo modo di correre. E non correre allo stesso ritmo per tutto il tempo, ma inserire nel programma un po’ di fartlek [alternando ritmo veloce e lento], o lavoro in collina .
Ti capita mai di sentire della musica? Sì, in palestra, ma mai al di fuori. Preferisco essere in sintonia con l’ambiente e essere consapevole delle cose. Mi piace ascoltare la mia battuta sul terreno e la mia respirazione. Può essere molto rilassante.
“Nati per correre” (2012) è un nuovo libro sulla corsa che parla dell’avventura dell’autore Adharanand Finn, di sua moglie e dei tre figli piccoli che hanno vissuto sei mesi in Kenia nella zona in cui si allenano i corridori keniani. Finn, giornalista del Guardian, si è trasferito a Iten, un paese noto per essere frequentato da 3000 ateti su 4000 abitanti. L’obiettivo è di correre la maratona a Lewa, 1.676m di altitudine, riserva protetta, in cui gli animali circolano liberi gatta di strade sterrate e di paesaggi incredibili. Ma ha anche un altro lo scopo, quello di scoprire il segreto del successo degli atleti keniani nelle gare di fondo. Il libro è scritto in modo ironico e descrive come si vive la corsa in quella parte del mondo.

Le frasi che più mi piace ricordare:
“… una donna mi dice che per lei correre è il contrario di una sbronza. Quando bevi ti senti un leone, ma dopo sei uno straccio. Con la corsa invece è il contrario: prima ti senti uno straccio e poi un leone. Molto meglio, no?”
“Anche se non diventerai mai un campione olimpionico, anche se non riuscirari mai a gareggiare in giro per il mondo, da queste parti il solo fatto di essere un atleta ti solleva al di sopra del rumore di fondo della vita di ogni giorno. Ti fa sentire una delle persone speciali che hanno saputo scegliere un percorso di impegno e dedizione. Basta guardare la luce che ha negli occhi qualunque atleta di qui quando si parla della sua passione.”
“Per prepararmi … decido di affrontare la sessione di fartlek che si tiene a Iten ogni settimana … Ogni giovedì mattina i vari gruppo di corsa e quelli dei campi di alleamento si radunano tutti insieme, formando un enorme plotone di atleti … Lungo la strada spunta da tutte le parti gente che corre … Quando arrivo trovo già radunati circa duecento corridori … Una specie di team leader sale su una montagnola e comincia a illustrare il programma di oggi, quais fosse un predicatore biblico … Prima che me ne renda conto si aprono le chiuse e vengo trasportato lungo la strada polverosa verso la campagna.”
“Ripasso mentalmente la mia lista dei segreti: l’infanzia dura e attiva, le corse a piedi scalzi, l’altitudine, l’alimentazione, l’emulazione dei modelli, tecniche di allenamento semplici, i campi di alleamento, l’impegn e la dedizione, la voglia di farcela, il desiderio di cambiare la propria vita, la convinzione di poter vincere, la disciplina, la mancanza di alternative, l’abbondanza di percorsi su cui allenarsi, il riposo, una cultura della corsa radicata pervasiva.”
Il vincitore della maratona di Londra dello scorso anno, Emmanuel Mutai quest’anno ha impiegato ben 4 minuti di più del suo tempo precedente (2:08:01) e dalle immagini viste in TV si percepiva che gli ultimi km sono stati di una sofferenza totale. Diokovic ha perso in finale contro Nadal 6-3 6-1 e non è mai stato in partita ma non si è sottratto al gioco. Nibali è giunto secondo alla Liegi-Bastogne-Liegi; dopo avere dominato con una fuga solitaria l’ultima parte della corsa, all’ultimo km è crollato ed stato superato da un avversario; dopo una gara di più di 6 ore è giunto a circa 30secondi dal primo. Lo sport è anche questo, dolori fisici e mentali che possono colpire chiunque anche gli atleti più forti che però s’impegnano sino alla fine. Credo che questi tre casi possano essere di grande aiuto a tutti i giovani che aspirano a realizzare i loro sogni: bisogna sapere perdere con dignità lottando sino alla fine.