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Le regole del successo nel caso Amstrong

Circa 50 anni fa due illustri studiosi Jurgen Ruesch e Gregory Bateson parlando del significato del successo nella cultura nordamericana hanno scritto:

“Il fine giustifica i mezzi, e il successo assolve le azioni malvagie e disoneste. Se si profila una possibilità, essa viene automaticamente avvertita come una sfida, anche se rispondere a questa sfida potrebbe portare a trasgredire la legge; ma se un individuo viene colto sul fatto mentre si serve di scorciatoie illecite è considerato un fallito. L’importante quindi non è ciò che fa ma il fatto che gli altri gli permettono di farla franca” (La matrice sociale della psichiatria, 1976, p.136).

E più avanti:

“Il popolo americano possiede una ricca mitologia di persone che hanno ragiunto il successo: i miti di Ford, Rockefeller e Carnegie idealizzano la libera iniziativa e la possibilità della pesona povera di diventare ricca e potente. Questa ammirazione per il successo va però di pari passo con la condanna delle attività disoneste dei furfanteschi magnati dell’industria. Il pubblico è tuttavia pronto a chiudere un occhio sui discutibili modi di agire di una persona di successo se il suo comportamento è in seguito temperato da opere buone, offerte per beneficenza, stanziamenti per fondazioni e altre istituzioni pubbliche”. (p.137)

Quindi si truffa o nel caso di Amstrong ci si dopa perchè c’è l’opportunità. L’importante  è non essere presi e lui c’è riuscito per tutta la sua carriera. Ora per non essere considerato un fallito (e magari fallire anche finanziariamente) ha deciso di ammettere quanto aveva negato sino a quel momento. Non c’è nessun ravvedimento in questa confessione fatta nell’intervista televisiva, solo la constatazione pubblica di quello che ha commesso e di quanto la condanna gli è costata (75milioni in un giorno). Neanche i suoi sponsor sono stati interessati a sapere se era un ciclista pulito, perchè per loro ciò che contava era il ritorno dell’investimento (vedi articolo di Claudio Gatti: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-15/caso-armstrong-doping-213438.shtml ). Anche per loro l’importante è che il loro atleta vinca, se poi verrà scoperto potranno anche fare bella figura mostrandosi indignati.  Forse l’unico momento in cui Amstrong è in difficoltà è quando sta con i suoi figli a cui ha dovuto dare spiegazioni che coinvolgono gli affetti personali e verso i quali ha la responsabilità del padre che deve per primo seguire le regole se vuole che anche loro imparino a rispettarle.

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2013/01/21/news/i_miei_anni_con_armstrong_brutta_favola_del_ciclismo-50962378/?ref=HRERO-1

Le regole per riprendere l’attività fisica

Ripreso il lavoro si comincia nuovamente a pensare a riprendere l’attività fisica che la maggior parte delle persone abbandona durante il periodo estivo. Per chi ha non ha fatto moto, il segreto sta nella gradualità. E’ come se il corpo si destasse dal sonno, per questo motivo non bisogna avere fretta e tanto meno stressarlo con sforzi in questo momento estenuanti. E’ molto meglio iniziare con allenamenti brevi e non intensi. Ciò che conta è la continuità nel tempo dell’attività fisica sia essa corsa, nuoto, bici o altro. Non è importante correre oggi 1 ora ma raggiungere questo obiettivo magari fra due mesi. La gradualità è il principio base da rispettare. Vale per gli adulti che passano dalla condizione di sedentarietà a quella di attività fisica, che devono essere consapevoli che non è importante “fare tanto” la prima settimana per dimostrare a sé e agli altri che in fin dei conti non si era poi così fuori forma ma conta invece continuare a essere ancora attivi dopo sei mesi. Lo stesso concetto vale però anche per gli individui allenati. Ormai lo sport in Italia lo praticano solo più gli adulti da 40  a 60 anni. Non siamo adolescenti, i tempi di recupero sono molto più lenti e il corpo sta invecchiando. Pertanto l’inizio graduale consente all’apparato fisico di riappropriarsi giorno per giorno dei movimenti conosciuti e di raggiungere quell’attivazione specifica per l’attività che si svolge. Questa semplice cosa è la più difficile da fare. Direi anzi che non la fa nessuno, me compreso. Ciò è possibile perché bisognerebbe ragionare ma invece non lo facciamo e ci lasciamo dominare dalla passione. Corriamo o nuotiamo o giochiamo a tennis perché ci piace, spinti dall’amore per il movimento, senza essere obbligati dagli allenatori a seguire un programma ben preciso come invece devono fare gli atleti, e pensando che “tanto ho sempre fatto in questo modo”.  per molti problema non è la prestazione, sappiamo che potremmo allenarci meglio, ma siamo contenti di quello che facciamo. Il problema è l’età che a un certo punto ti chiede il conto e allora se vuoi continuare devi fare come hai sempre saputo che avresti dovuto. Se intraprendi questa strada a qualcuno sembrerai più saggio, ma tu sai che è solo per necessità e non certo per scelta.

La bibbia dello sportivo

La Gazzetta dello Sport pubblica oggi “La bibbia dello sportivo” in cui sono descritte le otto regole per vivere bene, si parla di come evitare problemi fisici e trarne beneficio, della scarpa giusta se fate jogging e si consiglia di bere il latte dopo l’allenamento. Meno male che hanno lasciato due spazi vuoti anzichè arrivare alle classiche 10 regole. Questo mi permette d’inserire due regole che mancano e che sono alla base di qualsiasi attività sportiva. Quindi per me la numero 9  è: divertirsi e va bene per tutti dai piccini ai praticanti la ginnastica dolce. La numero 10 è: fare sport con gli amici, tanto è vero che per molti questa è la principale ragione che li ha avvicinati allo sport. Leggi: http://www.gazzetta.it/Fitness/09-03-2012/bibbia-sportivo-otto-regole-vivere-bene-81568569290.shtml

Ancora sulle regole nel calcio

L’etica nelle azioni si sviluppa attraverso la coscienziosità e il coraggio. La persona coscienziosa ha senso di giustizia e di onestà e coniuga insieme l’impegno nel lavoro con il rispetto dei propri doveri etici, professionali e sociali. Il coraggio aiuta ad agire in questo modo anche nelle situazioni difficili, altrimenti si rischierebbe di comportarsi in modo etico solo nelle situazioni più semplici.

Le regole vanno rispettate

La scelta di Luis Enrique di non fare giocare De Rossi perchè è arrivato in ritardo alla riunione tecnica del mattino anche se solo di 5 minuti è un segno di forte discontinuità con le regole del nostro calcio. Le regole vanno definite e soprattutto applicate e può succedere che il momento per applicarle non sia sempre quello giusto, e che porti a privarsi di un giocatore decisivo per la squadra. Ancora di più quando le regole sono poche e chiare, come per l’allenatore della Roma, è difficile non applicarle. E’ rigidità non avere dato una multa? A mio avviso si tratta di severità e suppongo che avesse spiegato a tutti quali sarebbero state le conseguenze qualora non fossero state rispettate. Pure Buffon si è espresso in modo franco e questo è apprezzabile, come ha ricordato Gianni Mura. L’azione del goal è stata così rapida e intensa che sono convinto che non si sia reso conto che il pallone era entrato. Qualora ne fosse stato consapevole capisco la difficoltà a attribuire alla propria squadra un goal subito in una partita così importante, ciò non toglie che mi piace immaginare che un fuoriclasse potrebbe fare un gesto di discontinuità e ammetterlo.

Le regole dello sport per la vita sociale

“Perchè nel rugby non esiste Io ma soltanto Noi. Sottende forza spirituale prima che fisica. Esclude la mossa furbesca, la sottomissione gregaria, l’arroganza del prepotente.” Giuseppe D’Avanzo

Italiani con poche regole

Siamo più aggressivi, più depressi, più narcisisti, ma soprattutto pensiamo che, se non rispettano le regole, l’unico giudice a cui dobbiamo rispondere è la nostra coscienza, a volte particolarmente permissiva. È una «crisi antropologica» quella che stiamo vivendo. C’è un eccesso di «individualismo» nella società, ha affermato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita – presentando oggi l’indagine «La crescente sregolazione delle pulsioni» – che «non finirà con il berlusconismo». In sostanza per il Censis “siamo una società in cui sono sempre più deboli i riferimenti valoriali e gli ideali comuni, in cui e’ piu’ fragile la consistenza dei legami e delle relazioni sociali. In questa indeterminatezza diffusa crescono comportamenti spiegabili come l’effetto di una pervasiva sregolazione delle pulsioni, risultato della perdita di molti dei riferimenti normativi che fanno da guida ai comportamenti”. Diventeremo tutti, Grandi o Piccoli Signori dei Tranelli?

Regole e responsabilità per salvarci

Regole e responsabilità sono le parole che il governatore della Banca d’Italia ha pronunciato più spesso nel suo discorso di ieri – ha evidenziato con forza Concita De Gregorio sull’Unità di oggi (http://concita.blog.unita.it/chi-frena-il-paese-1.299307). Riportarlo qui su un blog in cui si parla di sport e nel giorno in cui la notizia è di nuovo il calcio scommesse e la manomissione dei risultati delle partite mette in luce che, anche in questo campo, vale lo stesso monito: senza legalità non c’è competizione e senza di questa non c’è più lo sport. La corruzione è ovunque nel nostro paese dal familismo amorale, al calcio, sino a giungere ai piani alti dell’economia. Se – come dice Draghi – non ci può essere crescita senza legalità, si può ugualmente dire che non c’è posto per i giovani senza legalità, non c’è cultura del lavoro e dello sport senza il rispetto delle regole. Dobbiamo sentirci più impegnati nel riflettere e agire perchè questo modo di vivere dopato venga finalmente invertito. Buon pomeriggio arancione.

Rispettare le regole è una partita vinta nella vita

Questa frase è dei ragazzi dell’Istituto Gassman di Roma. Sì il calcio è anche questo un modo  semplice e coinvolgente per discutere di regole con i ragazzi e le ragazze; perchè il gioco del pallone è una delle possibili metafore della vita. E’ quanto accadrà venerdì 26 novembre, dalle 9.00 alle 11.00, nell’aula magna dell’Istituto Enrico Fermi, a Roma, dove circa 400 studenti assisteranno ad una lezione particolare. Gianni Rivera, Stefano Farina e Vincenzo Montella  racconteranno le regole del calcio e di come la conoscenza, il rispetto e la condivisione delle stesse debbano essere alla base di qualsiasi competizione. “L’Arbitro a Scuola” è un’iniziativa del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC, promossa dal coordinatore SGS del Lazio,  Patrizia Minocchi, in collaborazione con l’Associazione Italiana Arbitri ed il Ministero dell’Istruzione. Si compone di  momenti di incontro tra gli studenti, un arbitro ed uno psicologo, due appuntamenti  in 14 istituti superiori del Lazio.