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Nuova Zelanda: un programma per cambiare l’approccio allo sport dei giovani

Lo sport giovanile, la necessità della polisportività, le cause dell’abbandono, l’aumento degli infortuni e il ruolo dei genitori, degli allenatori e dei dirigenti. Questi sono i temi di una progetto sviluppato in Nuova Zelanda per riconsiderare gli approcci fino a oggi utilizzati. E’ un esempio che sembra provenire da Marte, tanto è la distanza culturale e scientifica dal mondo sportivo italiano, dove un approccio di questo tipo non sarebbe mai possibile e e dove è totalmente assente la ricerca su questi temi.

La lettura di quanto segue sarà certamente utile per aprire le nostre menti sul problema della pratica sportiva e dell’abbandono e per sviluppare idee e progetti adatti alla nostra realtà italiana.

Sport NZ e cinque dei più grandi sport di partecipazione in Nuova Zelanda – Rugby, Cricket, Calcio, Netball e Hockey – hanno lanciato un’importante campagna di sensibilizzazione del pubblico che chiede agli animatori dello sport giovanile di riconsiderare i loro approcci. Ma perché l’appello all’azione è così urgente?

La campagna  ”Tieniti al passo con il gioco” si concentra sul motivo per cui gli adolescenti si allontanano sempre più dallo sport. Le prove raccolte nel corso del tempo nell’indagine sulla partecipazione nazionale di Sport NZ Active NZ mostrano che, se si confrontano i ragazzi dai 12 ai 14 anni con quelli dai 18 ai 24 anni, le ore settimanali di attività fisica diminuiscono da 12 a 5. Inoltre, il numero di attività diminuisce da 6,4 a 2,5 e la partecipazione settimanale scende sostanzialmente dal 98% al 75%. La campagna invita tutti coloro che si occupano di sport giovanile, in particolare i genitori, gli allenatori e gli amministratori, a dare una svolta a questa situazione.

Inoltre, i dati del censimento dello sport nelle scuole secondarie di secondo grado mostrano che, nonostante l’aumento delle iscrizioni scolastiche negli ultimi tre anni, la partecipazione allo sport interscolastico è diminuita. Per Sport NZ questo è preoccupante, perché le abitudini formatesi negli anni dell’adolescenza passano agli anni degli adulti. Fondamentalmente gli adolescenti inattivi diventano adulti inattivi.

Anche se alcuni dei drop-off possono essere attribuiti agli inevitabili cambiamenti che si verificano durante l’adolescenza, tra cui la motivazione, la contesa sul tempo e l’impatto della tecnologia, ci sono altri fattori che aggravano questo declino.

Sport NZ dice che gli anni passati a studiare l’argomento, e ad esaminare i modelli d’oltreoceano, dimostrano che i giovani sono meglio serviti quando le loro esigenze sono messe al primo posto. E la motivazione principale che spinge i giovani a fare sport è il divertimento (76%), seguito da uscite con la famiglia o con gli amici (44%). Il fatto è che lo sport è visto da molti adolescenti come un altro modo per entrare in contatto con gli amici e divertirsi. E se il divertimento finisce, perché vi è un aumento un aumento di pressione e di richiesta tempo, è probabile che i giovani abbandoneranno lo sport.

Anche se alcuni genitori potrebbero essere tentati di lasciare che i loro figli si specializzino presto in uno sport, magari incoraggiati da un allenatore o da un amministratore di club, le statistiche mostrano che questa è probabilmente una cattiva idea. Studi australiani dimostrano che la probabilità di passare dall’essere identificati come giovani talenti a diventare un atleta d’elite è inferiore al 10%.

E non ne varrà necessariamente la pena. L’eccesso di allenamento e di gioco può portare a infortuni e bruciare i giovani giocatori. Le statistiche dell’ACC hanno mostrato un’impennata del 60% dal 2008 negli infortuni legati allo sport nei ragazzi tra i 10 e i 14 anni – il doppio dell’aumento di qualsiasi altra fascia d’età. Ci sono diverse ragioni per questo picco, ma una preoccupazione crescente è che la pratica di un solo sport può essere tanto dannosa quanto il non praticare abbastanza esercizio fisico.

Per chi cerca una guida utile, l’ACC incoraggia la linea guida di un’ora per ogni anno, sia la quantità di sport organizzato svolto per settimana – sia di allenamento che di competizione – e non dovrebbe superare l’età del bambino. Il superamento delle ore consigliate aumenta le probabilità di un “infortunio a insorgenza graduale”.

Anche se ogni genitore vuole sostenere il proprio figlio nel diventare una star sul campo sportivo, troppo e troppo presto potrebbe avere l’effetto opposto.

Rischio di sovrappeso e obesità per i bambini con autismo

The risk of overweight and obesity in children with autism spectrum disorders: A systematic review and meta‐analysis

Kahathuduwa CNWest BD  Blume J  Dharavath  Moustaid-Moussa N Mastergeorge A

Obes Rev. 2019 Oct 8

Multiple studies have suggested that autism spectrum disorders seem to increase the risk of overweight and obesity. We examined the pooled prevalence and relative risk of developing overweight or obesity among children with autism spectrum disorders in a systematic review and meta‐analysis. We searched PubMed, Scopus, ProQuest, and Web of Science databases and subsequently screened the records to identify studies that reported prevalence of overweight and/or obesity in children with ASD and matched groups of neurotypical children. DerSimonian‐Laird random‐effects meta‐analyses were performed to examine pooled prevalence and relative risk of obesity in children with autism spectrum disorders using the “meta” package in R software. Among children with autism spectrum disorders, the prevalence of obesity was 22.2%. Children with ASD had a 41.1% greater risk (P = .018) of development of obesity. Non‐Caucasian race, increasing age, female sex, and living in the United States emerged as positive moderators of the association between autism spectrum disorders and prevalence of overweight or obesity. Autism spectrum disorders seem to increase the risk of childhood obesity. Increased awareness of this association may allow the implementation of early interventions to reduce obesity and prevent potential deterioration of quality‐of‐life in this population.

Ridiamo le strade ai bambini per giocare

Volete che i bambini possano giocare liberamente fuori dalla porta di casa?

Siamo un movimento guidato da genitori e residenti in UK che restituisce ai bambini la libertà di giocare per strada e negli spazi in cui vivono, per la loro salute, felicità e senso di appartenenza. Nel nostro sito troverete tutto ciò di cui avete bisogno per iniziare regolari sessioni di ‘play out’ per strada o altre azioni per innescare il cambiamento nel luogo in cui vivete. Anche idee, storie e obiettivi raccolti da persone in tutto il Regno Unito e oltre.

I bambini non giocano come facevano una volta, perdendo la #attivitàfisica, l’amicizia, la #comunità, la libertà e l’indipendenza. Un movimento crescente di genitori, residenti e organizzazioni sta cambiando questa situazione e si può essere coinvolti: #playingout.

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Permettiamo allo sport d’insegnare ai bambini i valori morali ed etici?

Insegnano ai bambini e ai giovani atleti i valori etici e morali o insegnano a ingannare e a non avere la responsabilità delle proprie azioni?

Guarda questo video veramente interessante.

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#Autismo #Roma #Calcio

“La Roma adesso ha una squadra speciale. Non quella di Dzeko e Di Francesco, ma composta da un piccolo esercito di bambini a cui giocare fa bene davvero. Si chiama “Calcio insieme” il progetto che Roma Cares, la fondazione benefica del club giallorosso, ha intrapreso con l’associazione sportiva dilettantistica Accademia Calcio Integrato. E che, alla fine del primo triennio, ha già raddoppiato i bambini tra i 6 e i 16 anni con disabilità di vari livelli iscritti al programma che intende veicolare un modello di calcio a loro adeguato: erano trenta nel 2015, quando l’idea divenne concreta grazie al lavoro di persone come Alberto Cei, psicologo dello sport e responsabile scientifico di “Calcio insieme”, oggi sono sessanta a partecipare”.

"Calcio insieme" a ragazzi con sindrome dello spettro autistico: la AS Roma scende in campo

Italia: + povera, + auto – sport

«Immaginatevi un mondo con poche e piccolissime isole di prosperità, immerse in un mare di povertà e stagnazione. Ci stiamo dirigendo lì», a parlare è l’economista Joan Rosés, professore alla London School of Economics, che insieme a Nikolaus Wolf, capo economico alla Humboldt University di Berlino, ha pubblicato la ricerca sul “Ritorno dell’ineguaglianza regionale“.

Questo dato è anche confermato per l’Italia dall’indagine condotta da Save the Children intitolata “Le periferie dei bambini“:

  • 259.000 (11%) bambini e adolescenti delle 14 città più grandi vivono in zone periferiche con problemi urbanistici, educativi e sociali, in prevalenza quartieri dormitorio privi di opportunità. Sono zone piene di sporcizia, l’aria non è pulita e si percepisce un elevato rischio di criminalità.
  • Roma e Genova: vivono in queste aree il 70% dei giovanissimi
  • Napoli e Palermo: il 60%
  • Milano: 43%
  • Cagliari: 35%
  • 1 minore su 4 vive in appartamenti inadeguati
  • in Italia vi sono 10milioni di minori e 37milioni di auto
  • + 50% adolescenti non pratica alcune attività sportiva
  • povertà educativa: nel 2013, 3 milioni e 200mila bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni (47,9%) non hanno letto nemmeno un libro, a parte quelli scolastici
Sempre più ridotti sono gli investimenti per l’istruzione passati dal 4.6% al 3.9%, laddove in altri paesi europei (Francia e Germania) sono aumentati sino al 5% del PIL.

 

 

#accademiacalciointegrato

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#IncludeUsFromTheStart

Lo sport deve essere sempre più un’occasione per integrare le differenze. L’Accademia di calcio integrato propone insieme alla Roma Calcio un percorso d’integrazione attraverso il calcio delle bambine e bambini di 6-12 anni.

La Giornata mondiale dedicata alle persone con la sindrome di Down deve fare riflettere su quanta strada vi è ancora da fare raggiungere l’obiettivo dell’integrazione.

Rassegna su: coordinazione motoria, autismo

Lo sport si sta sempre più avvicinando al mondo dei giovani con autismo (ASD) e può essere di notevole aiuto nel migliorare le loro abilità motorie e il loro grado di autonomia, nonché nel ridurre il rischio che acquisiscano uno stile di vita sedentario. Questa rassegna, anche se di qualche anno fa, fornisce informazioni importanti a coloro che vogliono proporre dei programmi di educazione motoria e sportivi ai giovani con ASD. Non si trovano informazioni pratiche ma quelle teoriche, basate su dati scientifici, che chi si avvicina a questi giovani dovrebbe conoscere (ovviamente insieme a molte altre).

Motor Coordination in Autism Spectrum Disorders: A Synthesis and Meta-Analysis

Kimberly A. Fournier, Chris J. Hass, Sagar K. Naik, Neha Lodha, and James H. Cauraugh

J Autism Dev Disord (2010) 40:1227–1240

The literature focusing on gross motor behavior and development in ASD is plagued by inconsistent findings.

ASD is associated with greater clumsiness, motor coordination abnormalities, postural instability, and poor performance on standardized tests of motor functioning

Several studies failed to detect differences between children with ASD and those with learning disabilities or mental retardation, general developmental delay and language disorders across reflexive, intentional, fine and gross motor tasks.

These studies provide critical information regarding the types of motor impairments seen in ASD, but the specific patterns and sources of motor deficits in this population remain unclear.

Other approaches to elucidating motor components of ASD include neural signaling. Abnormal transmission in the serotonergic, dopaminergic, and GABAergic systems, frequently observed in ASD, may potentially affect motor performance

Individuals with ASD have larger total brain, cerebellar and caudate nucleus volumes; however, the area of the corpus callosum is reduced.

Several related studies in which motor behavior was evaluated using home videos of children later diagnosed with ASD compared to typically developing children demonstrated motor differences within the first 2 years of age.

This review study showed:

Differences in motor performance observed are not dependent upon a specific diagnosis within ASD. Indeed, individuals diagnosed with autism, globally as ASD, or Asperger’s syndrome all possessed significant motor deficits compared to the individuals with normal neurologic development.

An immature postural system may severely limit the emergence and performance of other motor skills.

Movement disturbances such as akinesia, dyskinesia and bradykinesia may affect a person’s ability to initiate, switch, continue or effectively communicate, interact socially, or perform activities of daily living.

That motor coordination deficits were more prevalent in individuals diagnosed with ASD than in controls with neurologically typical development.

Consistent evidence for an increase in total brain volume as well as specific brain regions including the cerebral hemispheres, caudate nucleus, and cerebellum in autism. Conversely, the corpus callosum was consistently reduced in size. Moreover, post mortem studies have detailed increased numbers of altered cortical mini-columns that may lead to a less well-organized cerebral cortex and less integration among brain regions reported children with high functioning autism demonstrated diffusely decreased connectivity across the motor execution network relative to children with normal neurodevelopment.

Children with high functioning autism had significantly smaller grey matter volumes in subcortical, posterior cingulate, and precuneus regions than those diagnosed with Asperger’s. Compared to controls, smaller grey matter volumes in predominantly frontopallidal regions were observed in high functioning autism where as in Asperger’s less grey matter was observed in bilateral caudate and left thalamus. It has been found higher white matter volumes around the basal ganglia in high functioning autism than in Asperger’s or controls. Both ASD groups, however, possessed greater white matter volume than controls. Conversely, both ASD groups had less frontal and corpus collasol white matter.

Taken together these mechanistic findings suggest a broad, large area with disarranged neuronal organization and cortical connectivity across ASD.

Come l’ambiente influenza i nostri bambini

Le problematiche connesse all’attività sportiva ( e non solo, pensiamo alle baby gang) dei bambini hanno da sempre sollecitato gli psicologi. A questo riguardo voglio ricordare che il tema non è solo di questi anni ma che già nel 1980 Rainer Martens scrisse un capitolo che s’intitolava “Kid sports: A den of iniquity or a land of promise?”. A conclusione, per spiegare quanto l’ambiente può influenzare un giovane ha riportato queste parole, che anche continuano a essere attuali.

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