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L’addio di Totti ai tifosi

L’addio di Totti ai tifosi: «La sua forza è stata mostrare le proprie fragilità»

Lo psicologo dello sport Alberto Cei: «Ora Francesco deve cercare un modo per fare pace con se stesso, per riempire quei vuoti che inevitabilmente avrà»

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Calcio integrato, autismo, AS Roma, Principessa Victoria di Svezia

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Autismo, calcio integrato: sintesi della ricerca

Calcio Insieme, è un progetto promosso e supportato dalla Fondazione Roma Cares, Onlus legata al più ampio contesto di responsabilità e sostenibilità sociale della AS Roma e dalla Asd Accademia Calcio Integrato, il cui obiettivo è lo sviluppo di una cultura dell’integrazione e dell’educazione ai valori dello sport attraverso il giuoco del calcio.

Il gioco del calcio è lo sport più amato e praticato dalle bambine e dai bambini di tutto il mondo, ma per i giovani con difficoltà intellettive sono rare, se non del tutto assenti, le opportunità non solo in Italia che permettano loro di vivere questa pratica sportiva come esperienza formativa e di gioco. Pertanto, questo progetto pilota di ricerca applicata che si sviluppa su tre anni è rivolto ai bambini/e di 6-12 anni con disabilità intellettive e con particolare riferimento a quelli con disturbo dello spettro autistico (ASD). Calcio Insieme intende promuovere l’attività motoria e l’insegnamento del calcio per questi bambini al fine di migliorare la qualità della loro vita attraverso una pratica sportiva continuativa nel tempo ma anche e soprattutto elaborare un modello di metodologia didattica a loro adeguato, attraverso un’attività di  ricerca applicata sul campo.

Calcio Insieme  è iniziato a settembre 2015 con la collaborazione di alcune scuole di Roma  che hanno promosso tra le famiglie degli alunni con disabilità intellettiva la conoscenza di questa iniziativa, organizzato incontri informativi con lo staff di Calcio Insieme per iniziare a costruire una community sul territorio in cui scuola, famiglia, soggetti sportivi promotori, e staff potessero sentirsi parte di un progetto comune al cui centro vi sono i bambini con disabilità intellettiva e in particolare quelli con disturbo dello spettro autistico (ASD). Il progetto ha avuto sin dall’inizio al centro del proprio focus quello di costruire le condizioni per favorire l’empowerment di ciascun bambino attraverso il gioco del calcio, così come raccomandato dal Comitato Paralimpico Internazionale.

E’ importante, per poter meglio comprendere le diverse fasi della sperimentazione effettuata dallo staff scientifico- tecnico di Calcio Insieme sui campi del Giulio Onesti, avere presente cosa s’intende per disturbi dello spettro autistico e quale siano i limiti e le potenzialità motorie dei bambini che ne soffrono  e il report descrive nei dettagli le principali caratteristiche, riportando anche i diversi contributi bibliografici .

Emerge subito un dato evidente, ovvero che le esperienze di attività sportiva sinora svolte dai bambini con disabilità intellettiva hanno riguardato in prevalenza sport individuali e che nessuna indagine è stata sin ora condotta per verificare in che modo l’attività sportiva di gruppo e il calcio in particolare possano rappresentare un mezzo per il miglioramento delle competenze motorie/sportive, psicologiche e relazionali.

Nella parte dedicata al metodo vengono descritte inizialmente le diagnosi dei 30 bambini/e che hanno partecipato al progetto che hanno permesso di suddividerli in due gruppi (Verde e Rosso) in funzione delle abilità motorie e psico-relazionali possedute; entrambi i gruppi hanno partecipando a un programma di allenamento di un’ora per due volte la settimana da gennaio a giugno 2016.

Va sottolineata l’importanza della fase di formazione che si è svolta prima dell’inizio dell’attività: lo staff al completo e formato da psicologi dello sport, istruttori di calcio giovanile, una logopedista, un medico dello sport e un responsabile dei rapporti con le famiglie e le scuole hanno partecipato a un Corso di formazione specifico, teorico e pratico per imparare a sensibilizzarsi e a lavorare con bambini con disturbi intellettivi.

In termini di metodologia di analisi la sperimentazione è stata portata avanti dallo staff  che  provveduto a sottoporre tutti i bambini/e ad una valutazione motoria iniziale e finale (è importante sottolineare che la griglia dei test motori era la stessa utilizzata dagli istruttori della Roma Academy per i bambini normodotati),  allo stesso modo si è proceduto con la valutazione psicologica e relazionale effettuata con interviste iniziali e finali a genitori e insegnanti e con una valutazione svolta sul campo e continuativa per tutta la durata del periodo di attività effettuata dagli istruttori di calcio e dagli psicologi dello sport.

I risultati dimostrano che in relazione alle abilità motorie vi sono differenze significative rispetto alle valutazioni iniziali in relazione a 6 prove su 10. In particolare i bambini sono migliorati nei test riguardanti: camminare tra i conetti, correre tra i conetti, rotolare su tappetino, saltare in alto (3 ostacoli 20/30cm), afferrare (5 lanci da 1 a 5 mt di distanza da istruttore) e stare in equilibrio sulla medusa.

In relazione al correre con la palla (guidare la palla in uno spazio lungo 15m e largo 4m) si sono evidenziati due dati. Il primo è che anche al termine del programma, il 39,3% dei bambini non ha mostrato alcun miglioramento. Il secondo è di segno opposto ed evidenzia che il 28,6% si colloca a un livello di abilità intermedio e cioè guida la palla, si sposta frequentemente dx e sx anche se esce dalla corsia. Inoltre, il 10,7% mostra un livello di abilità medio-alto, guidando la palla senza uscire dalla corsia. In tal senso è emerso che vi sia una notevole differenza dal punto di vista motorio fra i bambini stessi, mentre per alcuni l’allenamento si è caratterizzato maggiormente come attività motoria orientata all’acquisizione degli schemi motori di base, per altri è orientata all’insegnamento dei fondamenti del calcio.

Il questionario somministrato ai genitori al termine del periodo di attività ha esaminato le seguenti abilità dei bambini: collaborazione, partecipazione ai giochi, comprensione, comunicare con l’altro, socializzazione, approccio alle situazioni/persone nuove e comportamenti problematici. Per ognuna di queste competenze i genitori hanno espresso una valutazione finale da cui emerge che ritengono che i loro figli siano migliorati in maniera per loro evidente. E’ inoltre interessante notare che lo stesso questionario è stato somministrato alle insegnanti di sostegno dei bambini e i dati emersi sono analoghi a quelli manifestati dai genitori. Le valutazioni effettuate sul campo dagli psicologi e dagli istruttori hanno messo in evidenza che la maggior parte dei giovani è migliorata, pur se sono stati raggiunti livelli di abilità molto differenti in funzione del livello di difficoltà espresso inizialmente dai bambini/e. Per il futuro sono chiaramente evidenziabili percorsi di attività motoria e sportiva differenziati fra i due gruppi di bambini/e (Rosso e Verde).

In sintesi, questi dati confermano quanto emerso dalla rassegna delle ricerche condotte su persone con disturbo dello spettro autistico di Sowa e Meulenbroek (2012) secondo cui la dimensione motoria migliora con percorsi specifici di apprendimento motorio/sportivo ma a questa aggiunge che l’organizzazione delle sedute di allenamento in interventi di gruppo e interventi individuali favorisce lo sviluppo delle competenze sociali, come in parte era stato notato da Walker, Barry e Bader (2010). Questo studio pilota ha risposto anche alla richiesta di  organizzare attività basate su “un intervento sportivo naturalistico basato sul gruppo come il calcio” (Sowa e Meulenbroek, 2012; p.56) e che sinora non erano mai state documentate. Inoltre, come già evidenziato (Luiselli 2014) i problemi comportamentali si sono ridotti, diminuendo i movimenti stereotipati e i comportamenti di auto-stimolazione.

Infine, vanno ricordati quei risultati raggiunti che non sono definibili in termini scientifici ma che allo stesso tempo sono importanti per un progetto che aveva lo scopo di ridurre i limiti dei bambini/e con ASD e di ampliarne le competenze a 360 gradi; i più significativi sono i seguenti: potersi identificare con la AS Roma ha favorito la socializzazione e stimolato l’orgoglio dell’appartenenza; le prime partite di calcio che hanno potuto effettuare tra di loro e gli istruttori e le due partite 4 vs 4 con allievi della Roma Academy; vivere questa esperienza con professionisti totalmente dedicati a loro e disposti a rispettarne tempi di socializzazione e di apprendimento pur non smettendo di guidarli nelle attività; per le famiglie si è rilevato importante incontrarsi fra di loro e condividere queste esperienze sentendosi parte attiva del progetto.

Scuola calcio per bambini con disabilità intellettive

«AS Roma è lieta di annunciare che, a partire da gennaio 2016, la Società promuove e sostiene il progetto “Calcio insieme”, un programma nato dalla collaborazione tra la Fondazione Roma Cares e l’Associazione dilettantistica “Calcio integrato: i campi di allenamento del Centro Olimpico Giulio Onesti sono stati messi a disposizione di bambini e bambine, tra i sei e i dodici anni, affetti da disabilità psicomotorie di vario livello, sostenuti da un pool di medici, logopedisti e istruttori specializzati.

Obiettivi dell’iniziativa sono lo sviluppo del benessere fisico e psicosociale dei bambini, la riduzione dello stress connesso alla loro condizione di vita, l’aumento della capacità di autovalutazione e l’incremento della motivazione all’attività motoria.

Un team di tecnici dell’AS Roma, accompagnati da psicologi dello sport, ha elaborato metodologie didattiche ed educative su misura, al fine di creare un ambiente sicuro, confortevole e mai noioso.

Tra i risultati perseguiti, vi è lo sviluppo della cultura dell’integrazione e dell’educazione ai valori dello sport attraverso il calcio.

“La Roma rappresenta una grande piattaforma sociale e siamo consci della responsabilità che ne deriva – sottolinea il direttore generale dell’AS Roma, Mauro Baldissoni –. Spero che questo sia uno dei tanti esperimenti che metteremo in piedi con concretezza. Lo sport è da sempre un aggregatore e insieme uno strumento motivazionale per superare i propri limiti, mettere su un campo di calcio bambini affetti da difficoltà intellettive rappresenta per loro una possibilità di miglioramento”.

Gli istruttori sono stati affiancati da un’intera équipe medica, coordinata dal professor Alberto Cei, responsabile scientifico di “Calcio insieme”, che osserva da vicino i progressi dei piccoli atleti, deducendone anche eventuali miglioramenti nella coordinazione dei movimenti, nella coscienza del sé o, più semplicemente, nel vissuto quotidiano.

“Il calcio può essere uno strumento fondamentale per aiutare i bambini affetti da disabilità mentali a sviluppare se stessi – spiega Patrizia Minocchi, presidente ASD Calcio Integrato – . Quello strumento magico che è la palla ha già dato i primi risultati, i bambini stanno imparando a relazionarsi”.»

La Roma, una squadra schiacciata dalle responsabilità

Calcaterra, dallo sport di elite allo sport per tutti

Stamattina mentre applaudivo Giorgio Calcaterra che passava a Piazza del Popolo, molti vicino a me si sono stupiti del tifo per lui e hanno chiesto: “ma chi è Giorgio?”. Giorgio è quell’atleta, più volte campione del mondo della 100 km, che giunto al traguardo ripartirà per la seconda volta  la Maratona di Roma, concludendola con gli ultimi. Giorgio è un top runner (2,34h oggi) che vuole testimoniare attraverso la sua passione per la corsa che se è possibile correrla due volte consecutive, tutti possono correrla almeno una volta. Dallo sport di elite allo sport per tutti la  maratona diventa un’impresa personale a cui un individuo in buona salute può partecipare. Spesso sento prendere in giro i podisti che impiegano 5 – 6 ore o anche più a percorrere questa distanza. E’ invece esattamente il contrario il modo in cui devono essere percepiti. La maratona la vogliono concludere perché per tutti è un’impresa che ci riporta al mito di Filippide. E’ riuscire in un’impresa fisica a cui non avresti mai pensato di partecipare e di portare a termine. Proprio per questa ragione la gioia è immensa quando si conclude una maratona, ci si sente orgogliosi di avere raggiunto l’impossibile. Questo sentimento lo si porterà per sempre dentro di noi. Calcaterra sta correndo per tutti noi, per tutti quelli che non l’hanno ancora corsa e per quelli che stanno ancora correndola e faticando. Perché correre la maratona significa trovare piacere nel sentirsi stanchi, nel condividere questa fatica con gli altri intorno a noi, perché l’impresa è finirla e poterci portare dentro questo sentimento per tutta la vita. Questo sta facendo Giorgio, condividere la sua gioia con tutti.

Primi paraplegici correranno la Maratona di Roma con esoscheletro

Carmine Consalvi e Nicoletta Tinti affrontano una nuova sfida sportiva: sono i primi paraplegici completi a partecipare alla Maratona di Roma, utilizzando un esoscheletro indossabile. Domenica 22 marzo, Carmine e Nicoletta percorreranno viale delle Terme di Caracalla, per un chilometro circa, mostrando come l’esoscheletro ha rivoluzionato la loro vita. L’iniziativa, patrocinata dalla Fondazione Santa Lucia di Roma, mira a far conoscere da vicino questa tecnologia, che promette di cambiare la vita quotidiana di tante persone oggi costrette in sedia a rotelle.

Non basta sapere cosa fare, bisogna farlo

Talvolta gli atleti e le squadre commettono un errore grave, si fidano troppo di quello che pensano di sapere fare e così in gara non lo fanno perché si convincono che basta averlo pensato perché poi succeda. Così è la Roma di questo periodo che entra in campo convinta di vincere ma poi non gioca perché la partita l’aveva già vinta nello spogliatoio. Oppure chi dice “tutte le volte che faccio bene il riscaldamento poi gioco male”. Il riscaldamento predispone a giocare bene ma poi bisogna farlo in partita: sono due aspetti separati.

Essere bravi, bene allenati e mentalmente pronti è utile ma lo è altrettanto sapere che bisognerà sapere mostrare queste competenze sul campo. Altrimenti non serve a niente.

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Le parole del calcio: umiltà, convinzione e motivazione

“Non ci siamo calati nei panni della partita. Pari utile almeno a riportarci coi piedi per terra” (Allegri, allenatore Juventus).

“Prima facevamo paura, eravamo più convinti” (Florenzi, calciatore Roma)

“La fiducia di Mancini è fondamentale per i miei compagni e per me. Lui mi dà motivazione ed entusiasmo ogni giorno” (Guarin, calciatore Inter).

Umiltà, convinzione e motivazione sono i concetti chiave espressi in queste frasi. Al di là della tecnica e del talento se in una squadra mancano queste qualità mentali tutto il resto vale meno che niente.

50 anni fa nasceva a Roma la Psicologia dello Sport

Roma, 20 aprile 1965, Aula Magna del Comitato Olimpico Italiano. Sono questi il luogo e il momento in cui, grazie all’iniziativa di un piccolo gruppo di studiosi guidati da Ferruccio Antonelli, è nata la Società Internazionale di Psicologia dello Sport (International Society of Sport Psychology – ISSP). Tutto ciò è successo durante il 1° Congresso Internazionale ISSP di Psicologia dello Sport, un evento capace di segnare l’inizio dell’era moderna nel campo della Psicologia dello Sport.

Da quel momento sono state, infatti, poste le basi per lo sviluppo di reti professionali e scientifiche. Da allora, la psicologia dello sport si è diffusa a livello internazionale e le conoscenze in questo campo si sono enormemente sviluppate.  Sono state fondate le diverse Società continentali a partire dalla North American Society of Sport Physical Activity (NASSPA) e dalla Federazione europea di Psicologia dello Sport (FEPSAC). Parallelamernte, sono nate società nazionali, soprattutto nei paesi europei.

Esattamente 50 anni dopo, la ricorrenza sarà celebrata nello stesso luogo, a Roma nella medesima Aula del Comitato Olimpico Italiano, in una occasione unica di incontro tra i vertici del mondo dello Sport e i rappresentanti della Psicologia. Per due giorni (il 19-20 Aprile 2015), durante il Seminario per il 50° Anniversario di questo evento, cercheremo di ricordare il passato e tutti coloro che hanno lavorato per lo sviluppo della Società.

Celebrare la storia ISSP è però l’occasione per guardare al futuro e alle opportunità che riserva alla Psicologia dello Sport. Per questo, il motto della manifestazione è “Un Ponte tra il Passato e il Futuro”. Il programma del 50° Anniversario del Seminario ISSP comprenderà lezioni magistrali, workshop, simposi invitati e sessioni poster aperte a tutti i partecipanti. Una Tavola Rotonda dei precedenti Presidenti ISSP sarà l’occasione per riflettere sul percorso storico, mentre a rappresentare simbolicamente il futuro saranno le lectures presentate dai vincitori del ISSP Developing Scholar Award 2013. La scadenza per le registrazioni e per l’invio degli abstact è il 15 Febbraio.

Tutte le informazioni sono disponibili all’indirizzo web http://www.events-communication.net/b57/index.php?lang=it