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Essere noi stessi grazie solo al nostro impegno

Un genitore mi scrive parlando di ragazzi che migliorano le loro prestazioni sportive ottenendo tempi che fanno sospettare all’uso di doping e di come sia possibile sostenere la motivazione del proprio figlio a continuare nel suo impegno sportivo. Siamo in presenza di due problemi. Il primo riguarda il sospetto di doping. A questo riguardo se si vuole intervenire si deve parlarne con la propria società sportiva per verificare se la propria percezione è per loro corretta o quant’altro. Nel caso continui ad avere questi dubbi si dovrebbe decidere cosa si vuole fare e quali sono le procedure previste per denunciare questi presunti casi.

In relazione alla motivazione del giovane nuotatore che si sente impotente e demotivato, bisogna certamente per prima cosa ascoltare il proprio figlio e accettare le sue emozioni di delusione e di rabbia. Nel contempo bisognerà dirgli che nel mondo dello sport vi sono persone che scelgono le scorciatoie mentre ve ne sono altre che basano il loro miglioramento solo ed esclusivamente sul proprio impegno.  Queste ultime devono essere il suo modello e ad esse deve fare riferimento quando pensa al suo futuro di atleta. Come in ogni altra attività umana ci sarà sempre chi ottiene dei risultati con la truffa, possono vincere qualche battaglia ma non vinceranno la guerra fino a quando saremo in molti a praticare uno sport pulito. Queste a mio avviso sono le ragioni di cui parlerei a mio figlio, dicendogli che il duro lavoro paga, magari all’inizio più lentamente, ma nessuno gli potrà mai togliere la soddisfazione di sapere che siamo ciò che siamo solo grazie a noi stessi, al nostro impegno e dedizione. Credo che questo sia un buona motivazione per essere fieri di se stessi.

Raggiunti 1000 blog

Ho raggiunto il numero di 1000 blog, bella esperienza perchè scrivere costringe a ragionare in modo sintetico con l’obiettivo di elaborare commenti e idee non scontate e non basate semplicemente sul senso comune. Lo sport in tutte le sue forme, dalla semplice camminata a quello di vertice assoluto è una cosa seria; richiede che tutti i partecipanti sviluppino grazie alla loro pratica un’adeguata cultura sportiva fondata su due idee di base:

il movimento è vita e

migliorare è legittimo ma nel contempo bisogna sapere accettare i propri limiti quali essi siano.

Se s’impara a praticare lo sport con questo atteggiamento sarà più facile accettare le difficoltà e le sconfitte che ne sono parte integrante. Si diventa inoltre consapevoli che lo sport deve favorire il benessere personale e non essere praticato a suo discapito (doping e cultura del “solo chi vince vale”).

 

La follia del genitore che dopa non è un caso isolato

La notizia di oggi che un genitore obbligava suo figlio a doparsi perchè doveva diventare un campione di nuoto è solo l’ultima di una serie di episodi che mettono in luce come molti genitori non solo hanno rinunciato a svolgere il loro ruolo educativo ma addirittura ne diventano i principali sfruttatori per soddisfare le loro frustrazioni. Non rimpiango il tempo in cui i gentori svolgevano un ruolo autoritario principalmente nei confronti delle ragazze e in generale si disinteressavano di ciò che facevano i figli maschi. Essere genitori in questo periodo è molto più difficile perchè bisogna sapere e volere orientare il futuro dei propri figli e molti percepiscono questo ruolo come una fatica o mancano semplicemente di quel senso di responsabilità che dovrebbero avere. Non importa se si è divorziati o se si convive, ciò che conta è la volontà a svolgere il ruolo educativo a cui si è chiamati, e questo manca. Viviamo inoltre in una società in cui l’apparire e non l’essere è importante e in cui i soldi sono quasi l’unico parametro per dimostrare che si ha un valore positivo. Purtroppo questi casi aumenteranno sempre più.

Alex Rodriguez: un altro caso di doping

Alex Rodriguez, giocatore di baseball degli Yankees, sospeso per 211 partite insieme ad altri giocatori sospesi per “solo” 50 partite sono un altro clamoroso caso di doping. Questa frode continua senza che apparentemente i giocatori si preoccupino delle sanzioni che possono colpirli. Sono ancora convinti della loro decisione di doparsi. Ecco alcune ragioni che continuano a motivarli a questa scelta.

  1. Desiderio di accumulare ricchezza – è possibile se le prestazioi sono eccezionali o sono percepite tali.
  2. Volontà di assumersi dei rischi – assumere decisioni che comportano rischi penali contando sulla scarsa probabilità di essere scoperti.
  3. Opportunità di frodare – Molti altri giocatori si sono dopati, è una pratica frequente e vi sono aziende che propongono prodotti che servono a questo scopo.
  4. Consapevolezza che i controlli sono inefficaci – La probabilità di venire condannati è scarsa e i grandi studi di avvocati costituiscono un’arma di difesa  fondamentale.
Baseball, Rodriguez in campo con la squalifica: i tifosi lo insultano

Persone o macchine da medaglie

Il nuovo scandalo del doping nell’atletica e il dubbio che il prossimo vincitore del Tour de France sia dopato rappresentano fatti e domande che portano alla distruzione dello sport. Noi appassionati guardiamo i “nostri” atleti, per un attimo facciamo il tifo per loro ma subito dopo ci chiediamo se ciò che guardiamo è vero o se stiamo guardando dei truffatori. Forse è per questo che ci siamo tanto entusiasmati per le paralimpiadi Londra, perchè dentro di noi non concepiamo, ancora, la possibilità che siano dopati. Che fare allora? Sostenere che bisogna abolire la lotta al doping come alcuni dicono? No di certo! Una prima risposta potrebbe essere di non lasciare soli i giovani che fanno sport, soli con allenatori, genitori, medici o dirigenti che possono convincerli a fare scelte sbagliate. Parlerei con questi giovani e gli direi di parlare di questo grande problema che è il doping e di quali sono le ragioni per cui si può cadere in questa trappola e che cosa gli serve per essere convinti che si può vincere anhe senza farsi del male. Bisogna parlare e parlare e parlare senza lasciare mai lasciare sole le persone con i propri fantasmi e con le suggestioni che persone disoneste possono prospettargli. Sono convinto che nessuna organizzazione dello sport abbia mai agito in questo modo, perchè per loro è solo importante dire non dopatevi perchè fa male alla salute e perchè incorrete in un reato penale. Ma nessuno che s’interessi delle paure dei giovani e dei fantasmi che li agitano. Continuiamo pure con questa visione solo biologica dell’atleta ma non possiamo più nasconderci dietro il “te lo avevo detto” perchè come diceva De André “continuate pure a credervi assolti siete per sempre coinvolti”.

I nuovi scandali sul doping in atletica

Impresa e atletica si somigliano: non basta andare più forte degli altri bisogna anche avere un’etica. Gli ultimi casi di doping insegnano, leggilo su http://huff.to/12VdYSC

 

Il doping domina nelle notizie di sport

Il doping domina sui media perchè è troppo diffuso nello sport. Solo negli ultimi giorni le notizie più clamorose:

  • condanna di 3,6 anni al marciatore Schwazer,
  • richiesta di pagamento di una multa di 150 milioni di dollari da parte del Ministero della Giustizia americano a Amstrong
  • lo sprinter olimpionico americano Crawford è stato sospeso per due anni dalle corse
  • 15 cavalli dello sceicco Maktoum sono stati trovati positivi al doping e il loro allenatore, Al Zarooni, è stato squalificato per 8 anni
  • lo Spelman College ha abbandonato lo sport agonistico anche a causa della diffusione del doping e della corruzione

Il doping è un inganno sociale

Il doping può essere definito come un inganno nei confronti della società, perchè è un comportamento diretto a ledere con l’inganno un diritto altrui, che è quello di competere alla pari. Distrugge lo sport rendendo inutile l’applicazione delle regole e il valore dell’impegno personale.

Non ci sono più pasti gratuiti

“Non ci sono più pasti gratuiti” titola il Corriere della Sera. Non abbiamo mai pensato che questa è proprio la regola dello sport? “Se non sei grado di competere è meglio che stai a casa”. Detto così è brutale, ma è la realtà. Anche nel nostro sistema tanto criticato, però vi è un’organizzazione, il Coni, che spinge per mettere gli atleti nella condizione di vincere, cioè di essere competitivi. Sono il primo a dire che questo ruolo potrebbe essere svolto in modo migliore. Però c’è e si chiama Preparazione Olimpica che fornisce finanziamenti a progetti che hanno lo scopo di realizzare programmi che promuovono i nostri talenti nel mondo delle prestazioni agonistiche di livello mondiale.

Nello sport non ci sono pasti gratuiti: o vinci o perdi, sarà duro ma è così e devi combattere anche contro quelli che scelgono le scorciatoie: il doping. Nella politica la regola è invece diversa: si vota sulla promessa (toglieremo l’IMU, daremo posti di lavoro) e molti ci credono e si fiondano a votare per quel partito. I nostri partiti dovrebbero imparare dallo sport, finanziando idee e progetti che promuovono la competitività. Devono dire cosa vogliono fare per i giovani che sono disoccupati, per le aziende che non hanno credito dalle banche e che non sono pagate dalle banche e così via.

Lo sport ci insegna che le proposte devono essere percepite come semplici e realizzabili e non difficili e burocratiche. Ogni persona deve percepirle come realizzabili anche se non ha la raccomandazione, perché verrà valutato per le sue competenze e non per le amicizie. Competenze e imprenditorialità sono alla base della competitività. Familismo e raccomandazione sono invece le regole che conducono alla corruzione. I partiti devono decidere da che parte stare. Usino le regole dello sport e avranno la soluzione a questo dilemma, con la consapevolezza che si sta facendo di tutto, vedi doping, per distruggerlo.

Doping che in economia è un modo di procedere noto da tempo immemorabile, e che comporta il fare apparire per vero (ad esempio la riduzione delle tasse o i falsi in bilancio) ciò che nella realtà è falso. Vi prego non promettete ma dite quello che farete per aumentare la competitività dell’Italia, perché il problema non sono le tasse, ma come guadagnare i soldi per vivere in benessere.

(da http://www.huffingtonpost.it/alberto-cei/la-competitivita-e-assente-lo-sport-puo-insegnarla_b_2648227.html?utm_hp_ref=italy#comments)

Le regole del successo nel caso Amstrong

Circa 50 anni fa due illustri studiosi Jurgen Ruesch e Gregory Bateson parlando del significato del successo nella cultura nordamericana hanno scritto:

“Il fine giustifica i mezzi, e il successo assolve le azioni malvagie e disoneste. Se si profila una possibilità, essa viene automaticamente avvertita come una sfida, anche se rispondere a questa sfida potrebbe portare a trasgredire la legge; ma se un individuo viene colto sul fatto mentre si serve di scorciatoie illecite è considerato un fallito. L’importante quindi non è ciò che fa ma il fatto che gli altri gli permettono di farla franca” (La matrice sociale della psichiatria, 1976, p.136).

E più avanti:

“Il popolo americano possiede una ricca mitologia di persone che hanno ragiunto il successo: i miti di Ford, Rockefeller e Carnegie idealizzano la libera iniziativa e la possibilità della pesona povera di diventare ricca e potente. Questa ammirazione per il successo va però di pari passo con la condanna delle attività disoneste dei furfanteschi magnati dell’industria. Il pubblico è tuttavia pronto a chiudere un occhio sui discutibili modi di agire di una persona di successo se il suo comportamento è in seguito temperato da opere buone, offerte per beneficenza, stanziamenti per fondazioni e altre istituzioni pubbliche”. (p.137)

Quindi si truffa o nel caso di Amstrong ci si dopa perchè c’è l’opportunità. L’importante  è non essere presi e lui c’è riuscito per tutta la sua carriera. Ora per non essere considerato un fallito (e magari fallire anche finanziariamente) ha deciso di ammettere quanto aveva negato sino a quel momento. Non c’è nessun ravvedimento in questa confessione fatta nell’intervista televisiva, solo la constatazione pubblica di quello che ha commesso e di quanto la condanna gli è costata (75milioni in un giorno). Neanche i suoi sponsor sono stati interessati a sapere se era un ciclista pulito, perchè per loro ciò che contava era il ritorno dell’investimento (vedi articolo di Claudio Gatti: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-15/caso-armstrong-doping-213438.shtml ). Anche per loro l’importante è che il loro atleta vinca, se poi verrà scoperto potranno anche fare bella figura mostrandosi indignati.  Forse l’unico momento in cui Amstrong è in difficoltà è quando sta con i suoi figli a cui ha dovuto dare spiegazioni che coinvolgono gli affetti personali e verso i quali ha la responsabilità del padre che deve per primo seguire le regole se vuole che anche loro imparino a rispettarle.

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2013/01/21/news/i_miei_anni_con_armstrong_brutta_favola_del_ciclismo-50962378/?ref=HRERO-1