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One million arm: una storia di trasferimento di talento

Ho visto il film intitolato “One million arm” che narra la storia di un visionario manager US che intende scoprire talenti per il baseball in giovani che praticano altri sport. Si convince che l’India è il paese ancora meno sfruttato per questa ricerca e convince un ricco cinese a finanziare questa ricerca. Chi lancerà una palla di baseball a 80 miglia parteciperà a un periodo di allenamento e successivamente i due atleti migliori vinceranno un premio e si trasferiranno per un anno negli USA ad allenarsi. Al termine dell’anno i due atleti indiani non riescono a superare il provino organizzato con i migliori scout del baseball e l’impresa sembra fallita. Il manager però riesce a ottenere un finanziamento per un altro anno al termine del quale invece i due ragazzi riescono a convincere gli esperti con i loro lanci. Conclusione, sono stati i primi due indiani a giocare nella Major League.

Questa è una storia vera che racconta come la ricerca del talento sia a tutt’oggi ancorata a stereotipi scientifici troppo rigidi, che impediscono che storie come questa siano molto più frequenti. I britannici lo hanno capito da tempo e negli ultimi 8 anni hanno arricchito le loro nazionali di circa 100 atleti servendosi di un sistema come quello descritto nel film.

In Italia,  sto tentando di introdurre questo concetto da qualche anno ma le organizzazioni sportive sono rigide, i biomeccanici e gli allenatori ritengono che si debba sempre partire dai bambini e in sostanza ognuno si fa forte delle proprie sicurezze anziché provare strade nuove. Pazienza!

Alex Rodriguez: un altro caso di doping

Alex Rodriguez, giocatore di baseball degli Yankees, sospeso per 211 partite insieme ad altri giocatori sospesi per “solo” 50 partite sono un altro clamoroso caso di doping. Questa frode continua senza che apparentemente i giocatori si preoccupino delle sanzioni che possono colpirli. Sono ancora convinti della loro decisione di doparsi. Ecco alcune ragioni che continuano a motivarli a questa scelta.

  1. Desiderio di accumulare ricchezza – è possibile se le prestazioi sono eccezionali o sono percepite tali.
  2. Volontà di assumersi dei rischi – assumere decisioni che comportano rischi penali contando sulla scarsa probabilità di essere scoperti.
  3. Opportunità di frodare – Molti altri giocatori si sono dopati, è una pratica frequente e vi sono aziende che propongono prodotti che servono a questo scopo.
  4. Consapevolezza che i controlli sono inefficaci – La probabilità di venire condannati è scarsa e i grandi studi di avvocati costituiscono un’arma di difesa  fondamentale.
Baseball, Rodriguez in campo con la squalifica: i tifosi lo insultano

Il doping nel baseball USA continua a essere un grande problema

La commissione che decide quali siano i giocatori che devono entrare nella Hall of Fame del baseball non ha nominato alcuni fra i più vincenti giocatori della storia di questo sport per i loro problemi documentati con il doping (Barry Bonds and Roger Clemens).

Fra questi si è trovato anche Mike Piazza, che come ricevitore quando gioca nel ruolo di battitore ha ottenuto 396 fuori campo nella sua carriera, più di ogni altro ricevitore, per il dubbio che le sue prestazioni siano state influenzate dall’uso di steroidi, nonostante che Piazza non sia mai stato coinvolto ufficialmente in questioni di doping. Ma questo voto sta a indicare un sospetto sull’origine del suo record. Alcuni giudici hanno votato a favore di Bonds e Clemens perchè ritengono che questi giocatori avrebbero ottenuto i loro record anche se non avessero fatto uso di doping, mentre ritengono che Piazza non ci sarebbe mai riuscito se non si fosse aiutato con qualcosa.

(Leggi: http://www.nytimes.com/2013/01/10/sports/baseball/mike-piazza-falls-short-in-hall-of-fame-voting.html?ref=sports)

Sul doping è stato detto tutto: che trucca le gare, fa male alla salute e presenta un modello di atleta di successo che può distruggere la vita di molti adolescenti.

Consiglio la lettura anche di un altro articolo che mostra come la Hall of Fame del baseball sia composta anche da alcolizzati, bari, drogati, razzisti, figure non certo positive nonostante i loro successi sportivi.

http://www.nytimes.com/2013/01/09/sports/baseball/baseball-hall-of-fame-has-always-made-room-for-infamy.html?src=un&feedurl=http%3A%2F%2Fjson8.nytimes.com%2Fpages%2Fsports%2Fbaseball%2Findex.jsonp

Eri Yoshida: la prima giocatrice di baseball in un mondo solo di uomini

“Ci sono alcune professioni in cui le donne non sono solo sotto rappresentate e sottopagate. Sono completamente tagliate fuori. Così è con il nostro passatempo nazionale-baseball … Mentre scrivo questo articolo, nel corso dell’anno 2012, ci sono esattamente zero donne che giocano a baseball nella Major League. Ci sono zero allenatrici nella Major League di baseball, o nel management o fra i direttori generali …

Sembra sorprendente che nel 2012, così come troviamo donne in numerose società di Fortune 500 e in alcune delle posizioni più potenti nel governo, un importante datore di lavoro (Major League Baseball) vieti agli individui di ottenere posti di lavoro a causa del loro sesso. Onestamente, il divieto è quasi certamente inapplicabile a causa del Civil Rights Act del 1964, che vieta la discriminazione sulla base del “sesso” per i datori di lavoro con più di 15 dipendenti, ma non è chiaro se il divieto sia mai stato revocato.

Indipendentemente dal fatto che questo divieto deplorevole è stato “ufficialmente” rovesciato, l’effetto rimane lo stesso: non ci sono donne che giocano a baseball nelle leghe principali consolidati o lavorino all’interno del sistema.

Le donne che sognano di poter un giorno condurre i Clubs alla vittoria nelle world series o deve invece guardare alle leghe indipendenti, dove fanno però meno soldi, ricevono minore copertura stampa e hanno ancora meno possibilità di ottenere i loro obiettivi come nel campionato più importante.

Ma questo non ha fermato Eri Yoshida, che ora gioca per la Na Koa Ikaika Maui della North American Baseball League , con sede a Maui, Hawaii. Yoshida è una  knuckleball di 20 anni e ad oggi, è l’unica donna a giocare a baseball professionale in un campionato di baseball altrimenti tutto maschile. Dopo un debutto 2009 in Giappone (a 17 anni),  si è affermata sulla scena nel 2010 con i Chico Outlaws della Lega Baseball Golden … Trasferendosi ai Na Koa Ikaika Maui nel 2011, è diventata la prima donna in 13 anni a vincere una partita in un campionato altrimenti solo maschile. Quest’anno, è tornata con i Na Koa Ikaika Maui e pitching  …

(di Susan Gardner per www.dailykos.com/…/-Eri-Yoshida)