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Come riprendere le attività a settembre?

Difficile prevedere con certezza come inizierà il nuovo anno sportivo ma anche come sarà l’inizio dell’anno scolastico e il rientro nelle aziende. Abbiamo però alcuni punti fermi:

  • chiunque non segua le regole può trasformarsi in un’arma di diffusione del Covid-19
  • molti non seguono le regole se sono lasciati liberi di comportarsi come credono
  • questa consapevolezza aumenta in chi le segue preoccupazione e ansia nel futuro
  • non possiamo vivere nell’attesa che tutto ritorni come prima perché è falso
  • dobbiamo essere consapevoli, invece, che le nostre vite e il nostro modo agire quotidiano saranno diversi
  • stiamo vivendo un’occasione di cambiamento da costruire insieme nel nostro ambiente e non da negare
Dobbiamo quindi:
  • comprendere quali sono i nostri obiettivi
  • sviluppare idee, progetti e azioni adeguati al momento che stiamo vivendo
  • fare meglio e in modo diverso e non fare come prima
  • considerare la tecnologia come un mezzo indispensabile per raggiungere i nostri obiettivi
  • mai smettere di aggiornarsi, inteso come processo continuativo e non occasionale
  • aumentare la nostra rete sociale e professionale per aumentare l’impatto delle nostre attività
  • mantenere un elevato livello di comunicazione interpersonale, condividendo scopi e azioni
  • mantenere il distanziamento fisico ma ricercare la prossimità intellettuale
  • sapere che sarà difficile e impegnativo ed è per questa ragione che ci stiamo preparando
  • essere consapevoli che il risultato non sarà garantito, ma d’altra parte questo valeva anche prima!

 

W i servizi online offerti dalle palestre.

I primi a reagire con un nuovo modello di utilizzo dei servizi offerti dalle palestre a seguito del coronavirus sono i giovani sino a 20 (Generazione Z).

“… l’industria dello sport affronta la fase 3 completamente trasformata dalla digitalizzazione: per 8 giovani su 10 sotto i 20 anni (la cosiddetta Generazione Z), l’uso di piattaforme per accedere a strutture e corsi ha migliorato notevolmente la fruizione di sport e oltre la metà di loro (53%) si trova meglio nel proprio club da quando è possibile pagare da mobile. A rivelare questo trend è una ricerca dell’Osservatorio Sportclubby, piattaforma per prenotare corsi, campi e servizi dedicati a qualsiasi tipo di sport, che monitora più di 650 strutture e trainer e oltre 250.000 utenti attivi in Italia”.

Lo sport in palestra è sempre più digitale.

“Nell’ultimo mese, per esempio, è raddoppiato rispetto al 2019 (+95%) il numero di realtà che hanno digitalizzato i propri servizi e pagamenti grazie a Sportclubby e le prenotazioni nei singoli centri sportivi sono cresciute del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”.

I benefici di questa evoluzione digitale secondo una ricerca condotta dal’ Osservatorio Sportclubby su 680 sportivi italiani attivi:

  • Per 2 persone su 3 è notevolmente migliorata la comunicazione da parte dei club, per cui è più facile rimanere sempre aggiornati su quello che succede nella propria palestra.
  • Ad apprezzare il nuovo approccio sono soprattutto i giovani tra i 20 e 35 anni (71%), da sempre abituati a informarsi prevalentemente online.
  • Anche l’accesso ai corsi, alle attività e alla prenotazione dei campi è migliorata rispetto a prima che il club utilizzasse l’app: ad affermarlo sono il 66% degli intervistati, tra cui pesa soprattutto il cluster degli under 20 (80%).
  • Oltre la metà degli sportivi (53%) si trova molto meglio ora che abbonamenti e tesseramenti presso il proprio circolo sono gestibili da mobile e questa soluzione piace abbastanza anche a un ulteriore 30% di utenti.
  • Ad apprezzare di più le tessere digitali sono i giovani nella fascia 20-35 (59%), mentre dai Gen Z potrebbe arrivare un segnale per un cambio di rotta riguardo ai programmi di loyalty. Se tra i poco soddisfatti si registra soltanto un 17% di risposte, la concentrazione sale infatti decisamente tra i più giovani (25%).
  •  La quarantena ha restituito tempo per lo sport ai più impegnati, offerto forme di workout online (anche gratuite o a prezzo contenuto), con l’opportunità di raggiungere nuovi utenti rispetto ai soli tesserati. Con il ritorno alla normalità, però, molti hanno messo l’allenamento in secondo piano.
  • Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio Sportclubby su oltre 650 centri sportivi italiani, tra chi faceva sport regolarmente durante l’ultimo mese del lockdown, collegandosi a video corsi in streaming, più di un terzo (36%) oggi ha smesso di allenarsi. Questa fetta di utenti pesa , come detto, per un 29% di prenotazioni in meno registrate nei singoli club rispetto a prima, ma costituisce anche un bacino “dormiente” che sarà possibile fidelizzare e recuperare con operazioni in chiave big data.

Corona virus e mentalità: una battaglia persa

Ora comincia la fase dell’autocontrollo. C’è stato un caso di covid in un torneo internazionale di golf, lo stesso è accaduto ad Adria nel torneo promosso da Djokovic, dove un finalista è risultato positivo. Nel calcio ci sarà un quarantena blanda nel caso in cui il virus colpisse un calciatore o altri membri della squadra. Segnali piccoli ma negativi, che ci spingono a vivere in apnea, come in attesa.

Segnali sempre di segno negativo e più rilevanti vengono dall’Italia. Vi sono dati statistici che dicono che il numero dei positivi non sta scendendo come previsto, probabilmente a cause di comportamenti inadeguati di parte della popolazione. E ciò aumenterebbe la probabilità di una seconda ondata in autunno. Secondo una ricerca condotta dall’Università Cattolica il 41% degli italiani non sembra disposto a vaccinarsi contro il Covid. Al momento solo pochi milioni di persone di persone hanno scaricato l’App Immuni. Sono soprattutto le persone tra 35 e 59 anni (con il 48%) a dichiarare di non volersi vaccinare, si tratta anche di un gruppo trasversale in relazione alle professioni che unisce operai e imprenditori, dipendenti e professionisti. Sono accomunati da un profilo psicologico in cui prevale un atteggiamento “fatalista”, “individualista ed egoista” e che non percepiscono il valore della responsabilità sociale. La ricerca ha messo in evidenza che rispetto a marzo, è diminuito l’autocontrollo della popolazione a rispettare le regole, sono aumentati i comportamenti disfunzionali ed è diminuita la disponibilità emotiva a continuare a rispettarle.

Pertanto, queste persone mostrano una difficoltà a integrare il ritorno alla normalità nell’ambito di regole che non siano quelle abituali ma che implicano la consapevolezza del ruolo sociale di ognuno nei riguardi della gestione della propria salute e la responsabilità verso la comunità in cui si vive. Questi atteggiamenti disfunzionali sono quelli usuali che le persone utilizzano per giustificare a se stessi comportamenti che in modo evidente sono negativi per la loro salute, basta pensare ai problemi legati al fumo, all’alimentazione e alla sedentarietà, solo per ricordare quelli più comuni nella nostra società. L’approccio fatalista (“Non morirò certo io di tumore perché fumo” o “Tanto si deve morire di qualcosa”) e quello individualista (“Dicano quello che vogliono a me piace fumare” o “La vita è la mia e faccio quello che mi pare”) sono nemici della vita sociale e dell’autocontrollo personale. Ci troviamo di fronte, quindi, alle reazioni che le persone manifestano di fronte a quei problemi che richiedono soluzioni che si sviluppano nel lungo periodo e non si concludono in modo rapido. Non sono reazioni diverse da quelle che hanno utilizzato in passato ma sinora coinvolgevano prevalentemente solo se stessi. A questo approccio si deve aggiungere che accalcarsi in una piazza per divertirsi con gli amici produce immediatamente emozioni positive mentre rispettare le regole del distanziamento fisico per mantenersi in salute produrrà solo nel tempo un effetto positivo. In sostanza, questi comportamenti sono rinforzati dai benefici immediati che determinano e che superano i costi e le conseguenze nel tempo.

Serve un cambio di mentalità poiché ora è completamente diverso e le ricadute delle nostre azioni hanno effetto sulla salute degli altri con cui entriamo in contatto. La differenza risiede nella pandemia che coinvolge l’intera società, che ha messo a dura prova la vita quotidiana di tutti e continua ancora a cambiare le regole della convivenza sociale e del lavoro. Tutto ciò richiede una soluzione collettiva, che riduca drasticamente i comportamenti disfunzionali ed è tutto il paese che dovrà muoversi attivamente in questa direzione.

Atletica e allenamento dopo coronavirus

Continua la diffusione dei 10 obiettivi per allenarsi con successo e piacere.

Ora è stato pubblicato sul sito online della FIDAL e Centro Studi.

 

Linee guida per affrontare l’assenza delle gare

*Un rapporto recentemente prodotto dal gruppo di lavoro Covid-19 Sport and Exercise Psychology Working Group per conto della Divisione di Sport e Psicologia dell’Esercizio della British Psychological Society ha evidenziato tre aree prioritarie con cui sostenere gli atleti.

Mi sembra veramente di grande utilità per psicologi, allenatori e dirigenti per avere degli spunti di riflessione sul lavoro con gli atleti e su come affrontare le problematiche che non si sono di certo chiuse con la possibilità di allenarsi. Infatti, si tratta ora di affrontare un lungo periodo di allenamento totalmente diverso da quello abituale e mai affrontato. Inoltre, oltre alle problematiche connesse alla salute, l’altro stress rilevante da gestire in questo periodo  riguarda l’incertezza per il futuro. Le persone non sanno quando potranno tornare a condurre la vita abituale e ciò è causa di ansia.

         1. Salute mentale e gestione dell’incertezza

Con molti eventi e competizioni posticipate a tempo indeterminato, senza una conferma certa di quando alcuni riprenderanno, è probabile che questo possa causare agli atleti una notevole quantità di stress.

Se gli atleti faticano a far fronte allo stress, con il tempo è probabile che questo abbia un impatto negativo sulla loro salute mentale, soprattutto se non cercano sostegno o iniziano ad adottare misure proattive per gestire il loro benessere.

Ci sono diverse strategie psicologiche di successo che gli atleti possono utilizzare per affrontare lo stress o gestire la loro salute mentale. Queste strategie possono anche essere efficaci per aiutare a vivere i momenti d’incertezza causati dal coronavirus:

Controllare il controllabile:

  • Concentrarsi su ciò che è sotto il nostro controllo (ad esempio: fare esercizio e allenarsi in sicurezza, vedere le opportunità di sviluppo e crescita personale, mantenere la distanza fisica ma mantenere le interazioni sociali).
  • Accettare che alcune fonti di incertezza siano al di fuori del nostro controllo (ad esempio: quando gli eventi sportivi saranno ripresi, quando le restrizioni di distanziamento fisico saranno eliminate).
  • Accettare che i sentimenti associati allo stress e all’ansia siano risposte normali all’incertezza.
  • Mantenere un senso di prospettiva (ad esempio: date le restrizioni di isolamento, potrebbe non essere possibile mantenere i livelli “tipici” di fitness).

Gli atleti tendono a preferire strategie di coping “focalizzate sul problema”. Tuttavia, questo approccio potrebbe non essere efficace se la fonte dello stress è al di fuori del nostro controllo. Pertanto, raccomandiamo agli atleti di dare priorità alle strategie che affrontano ciò che è sotto il loro controllo e di imparare ad accettare ciò che è fuori dal loro controllo.

Concentriamoci sulle nostre risposte all’incertezza

  • Praticare la respirazione profonda
  • Utilizzare immagini rilassanti
  • Impegnarsi nella consapevolezza o nella meditazione
  • Ascoltare la musica
  • Sviluppare routine per connettersi con la famiglia, gli amici, i compagni di squadra o gli allenatori su come i nostri sentimenti
  • Scrivere regolarmente pensieri, sentimenti e preoccupazioni
  • Di fronte a fonti di stress al di fuori del nostro controllo, è meglio concentrarsi sulla regolazione delle proprie emozioni piuttosto che sull’incertezza stessa.

Utilizzare distrazioni utili

  • Allenarsi o fare esercizio (nell’ambito delle linee guida sociali di distrazione)
  • Fare una passeggiata in uno spazio verde – dove possibile (è stato dimostrato che questo riduce i livelli di stress)
  • Inizia un nuovo hobby a casa
  • Fai un’attività con i membri della tua famiglia
  • Guardate la televisione (ma diffidate dal guardare ripetutamente troppe notizie legate a Covid-19)
  • Partecipa a un quiz virtuale
  • Ascolta un podcast
  • Evitare i promemoria di eventi sportivi cancellati

La ricerca ha suggerito che, quando non è in grado di competere e di allenarsi con gli altri atleti, la distrazione e l’elusione possono essere un modo efficace per affrontare lo stress per alcuni sportivi.

       2. Mantenimento dei legami sociali

Covid-19 ha portato a grandi cambiamenti nel ritmo della vita quotidiana e nel modo in cui manteniamo i legami sociali e il senso di appartenenza. Gli atleti hanno una forte identità professionale, creata, in parte, dal tempo trascorso all’interno della struttura organizzativa dello sport e dalla socializzazione con gli altri membri.

Sentirsi in contatto con gli altri ed essere parte di gruppi che percepiamo come positivi e significativi è benefico per la nostra salute psicologica e il nostro benessere.

Pertanto, è importante che gli atleti considerino quanto stretta o ampia sia la loro rete sociale in termini di relazioni personali e professionali, e con chi vogliono e devono mantenere la comunicazione con, dentro e fuori lo sport:

  • I membri della famiglia
  • Amici
  • I coetanei nello sport
  • Coaching dello staff e gestione

Mantenendo aperti i canali di comunicazione e programmando collegamenti regolari con individui o gruppi chiave, sarà più facile sollevare difficoltà prima che diventino più problematiche.

Attualmente, nel nostro lavoro con squadre sportive d’elite e singoli individui, abbiamo scoperto che la programmazione delle chatroom del caffè online è un modo semplice per mantenere la comunicazione insieme alla condivisione dei problemi e delle preoccupazioni quotidiane, mantenendo al tempo stesso un senso di divertimento e di “battuta” da spogliatoio.

       3. Motivazione e definizione degli obiettivi

Molti sportivi avranno iniziato quest’anno immersi e concentrati su obiettivi ad alte prestazioni che possono aver rappresentato il culmine di anni di dedizione e impegno.

L’impatto del coronavirus e l’annullamento e la sospensione delle gare e degli allenamenti fanno sì che questi obiettivi non siano più una presenza e una forza trainante quotidiana; e per molti, quest’anno, sono ormai irraggiungibili.

L’improvvisa perdita di questa opportunità di raggiungere i nostri obiettivi, combinata con l’isolamento, le restrizioni sui movimenti sociali, l’esercizio fisico e l’allenamento, può portare a significativi problemi di salute mentale.

L’adozione di strategie e l’aggiustamento o il reinserimento di obiettivi alternativi possono migliorare il benessere attraverso l’aumento della sensazione di autocontrollo.

Creare una struttura quotidiana e obiettivi alternativi per il benessere

  • Creare nuovi social network e mantenere i contatti
  • Il benessere fisico, ad esempio il sonno, l’alimentazione e il Pilates, per citarne alcuni
  • Sviluppo personale come l’apprendimento di una nuova abilità o l’inizio di un hobby

Molti atleti trovano che l’uso di un diario riflessivo sia un modo utile ed efficace per registrare i loro progressi, ma nella situazione attuale tali diari possono essere utilizzati per rivelare preoccupazioni e ansie.

L’atto di scrivere i problemi può essere una tecnica efficace per aiutare a gestire le preoccupazioni e le preoccupazioni.

Riorganizzare e rielaborare gli obiettivi

Mentre gli atleti guardano al futuro, potrebbero anche pensare di prendersi un po’ di tempo per definire o ridefinire gli obiettivi di padronanza. Gli obiettivi di padronanza sono quelli che si concentrano sul miglioramento di sé stessi (migliorare le proprie capacità, avere una visione del perché del miglioramento), aiutano a mantenere la motivazione e possono fornire un senso di scopo mentre ci si muove verso la nuova normalità.

È importante sottolineare che quando ci poniamo degli obiettivi, che si tratti di strutturare la nostra giornata o di padroneggiare gli obiettivi per aiutarci ad andare avanti, dobbiamo ricordarci di essere realistici, usare la nostra rete di supporto per aiutare a raggiungere gli obiettivi e non avere paura di raggiungere la nostra rete sociale per consigli e feedback.

In definitiva, l’isolamento di COVID-19 è un periodo incerto e stressante per molte persone, compresi gli sportivi d’élite e i professionisti. La capacità di affrontare lo stress dipende in gran parte dalla nostra capacità di avere una mentalità flessibile, oltre che dall’impegno e dall’adesione ad alcuni dei principi basati sull’evidenza di cui sopra.

Le attuali avversità possono anche offrire un’opportunità per riflettere e contemplare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, le aspettative di vita, le priorità e gli obiettivi.

*Questo blog è stato scritto da: Dr. Jamie Barker, Senior Lecturer in Sport and Exercise Psychology, Loughborough University e il Covid-19 Sport and Exercise Psychology Working Group della British Psychological Society’s Division of Sport and Exercise Psychology.

 

 

 

I dati dello stress da coronavirus

Da una ricerca condotta in Italia, Spagna e Regno Unito emerge che la percentuale di popolazione la cui salute mentale è a rischio a causa di vari fattori di vulnerabilità socio-economica è del 41% in Italia, del 46% in Spagna e del 42% nel Regno Unito. Le problematiche di salute mentale sono legate a vari indici di misurazione, tra i quali stress, ansia e depressione per l’incertezza sul futuro economico e occupazionale, per le difficili condizioni di vita, spesso confinate in spazi ristretti e condivisi con bambini dei quali occuparsi mentre si svolgono mansioni lavorative da “remoto”, cioè nell’abitazione stessa.

La ricerca è stata finanziata e condotta da Open Evidence, spin-off della Universitat Oberta di Catalunya (Uoc), in collaborazione per la raccolta dati con Bdi Schlesinger and Group e per il disegno sperimentale e l’analisi dei dati con ricercatori di varie università (Università degli studi di Milano, Uoc, Universidad Nacional de Colombia, Università degli studi di Trento, Glasgow University). «Ci siamo riproposti di coprire un’area finora poco esplorata, non sanitaria né strettamente economica» spiega il direttore della ricerca Cristiano Codagnone (co-fondatore di Open Evidence, e docente presso l’Università degli studi di Milano e la Uoc). «Siamo sorpresi di quanto sia elevata la vulnerabilità psicologica riscontrata – continua Codagnone – anche soltanto usando uno degli elementi che servono a testarla, ovvero la depressione. Considerando anche gli altri, ci accorgiamo che il livello di stress psicologico è molto elevato e il rischio di essere contagiati di gran lunga inferiore rispetto a quello di avere problematiche di tale tipo».

Gli obiettivi di questo lungo periodo di allenamento

Recentemente ho scritto un blog intitolato  ”Ritorno al campo, come ci si allena senza gare?” in cui chiedevo:

Oggi, quali aspetti vanno allenati, gli stessi di sempre con le stesse modalità oppure sarebbe più funzionale a questo periodo allenarsi mentalmente in modo diverso, dedicando più tempo alla stabilizzazione di competenze alle quali di solito viene dedicato meno attenzione (e.g., fra le altre respirazione per le diverse situazioni di allenamento, gestione della pause, approccio iniziale all’allenamento, consapevolezza propriocettiva, aspetti mentali del warm-up), perché la maggior parte della preparazione mentale è orientata a rispondere alle esigenze del calendario delle competizioni?

Stabilire obiettivi. Avere nuovi obiettivi è necessario, poiché questo periodo di allenamento è stato e continuerà a essere molto più lungo dell’abituale. Gli atleti devono considerare questo periodo come un’opportunità per continuare a migliorare. I loro obiettivi non cambieranno ma la tempistica di questi obiettivi dovrà essere adattata alla mancanza di gare.

Essere resilienti e tenaci. Sapersi adattare a questo momento della carriera si basa su queste due competenze psicologiche, più che mai indispensabili per mantenere un livello motivazionale elevato durante gli allenamenti. La rapidità e la qualità dell’adattamento avrà un impatto notevole su come si comporteranno in futuro. Resilienza e tenacia rispetto a come i loro concorrenti stanno reagendo e affrontando. Se riescono ad adattarsi meglio dei loro avversari, allora torneranno a fare sport meglio preparati.

Usare il tempo con saggezza. Ora vi è molto tempo,  molto di più di sempre. Dovrebbe essere usato come opportunità per lavorare su quelle abilità che di solito sono più trascurate o su cui non sono stati in grado di lavorare in precedenza. Per esempio, l’importanze delle pause nel proprio sport per recuperare energia fisica e mentale e rifocalizzarsi sull’immediato futuro, sviluppare un training dell’attenzione e migliorare nella gestione dei propri stress e momenti negativi.

Condividere. E’ sempre importante avere accanto delle persone con cui condividere i sogni e le paure, gli obiettivi e gli ostacoli sul percorso, le conquiste e gli errori. Il distanziamento fisico non deve comportare una distanza psicologica dalle persone che per gli atleti sono importanti.

Per saperne di più scrivimi!

Cosa ho imparato in questi ultimi due mesi

In questi giorni di rallentamento del lockdown in cui vivevamo mi sono chiesto cosa avessi imparato, cosa mi portasse con me come esperienza di questi 2 mesi.

Contatti interpersonali vs comunicazione digitale

La vicinanza interpersonale con le persone, non mediata dalla tecnologia, è una necessità per noi mammiferi abituati a condurre una vita sociale quotidiana e fondata sul contatto fisico immediato. Questo periodo ho capito che nessuna comunicazione solo digitale può sostituire questo bisogno, che è sempre stato soddisfatto dagli esseri umani.

Al contrario, però, ho potuto anche pienamente diventare consapevole che la comunicazione online e la facilità del suo accesso rappresentano dei fattori con un impatto straordinario sul lavoro e la vita relazionale. Il digitale agisce nella direzione di regalarci una maggiore disponibilità della risorsa di cui soffriamo maggiormente la carenza: il tempo. E’ un risparmio che ha un effetto anche sul nostro benessere quotidiano, riducendo gli stress dovuti a uno stile di vita in cui gli spostamenti richiedono troppo del nostro tempo.

Per il futuro, dobbiamo valorizzare la cura dei rapporti interpersonali tramite la vicinanza fisica ma nello stesso tempo il digitale rappresenta il sistema più efficace per gestire in modo migliore meno time consuming la complessità della vita professionale.

Equilibrio e definizione delle priorità fra benessere e lavoro

In queste settimane di lockdown benessere personale e necessità professionali si sono intrecciate in modo più evidente rispetto all’usuale organizzazione temporale delle nostre giornate. Lo sforzo di adattamento è stato molto significativo poiché ci siamo trovati a vivere una condizione non prevista e non programmabile in precedenza. Basti pensare alla difficoltà di molte famiglie divise tra l’organizzazione lavorativa dei genitori e gli impegni scolastici online dei figli. In un futuro che si presenterà sempre più digitale sarà necessario trovare un equilibrio fra la vita privata e il lavoro, fra gli stress quotidiani e il benessere.

Lavoro in presenza e lavoro a distanza

Nel mio lavoro con gli atleti e con professionisti di altri ambiti professionali è stato necessario adattarsi a questa nuova soluzione – a distanza – soprattutto nel capire e nel fare comprendere che il lavoro insieme non era “qualcosa in attesa di riprendere nel modo abituale” ma era il modo migliore per allenarsi mentalmente e per prepararsi alle prestazioni in un modo certamente diverso ma non per questo meno efficace. L’atteggiamento mentale di fare qualcosa “in attesa di” è stato molto diffuso e ci è voluto un po’ di tempo prima di accettare un modo diverso di pensare. Attualmente le persone con cui lavoro sono convinte che questo periodo ha permesso loro di diventare consapevoli di aspetti delle loro prestazioni e dell’importanza dello sviluppo di determinate abilità che non avrebbero mai raggiunto, poiché sarebbero stati troppo coinvolti nello svolgimento della stagione agonistica.

Motivazione e allenamento durante il coronavirus

Oggi seminario online all’Università su temi di attualità.

Partecipa alla ricerca: la vita degli atleti durante il corona virus

La ricerca applicata è un aspetto importante per promuovere la professione dello psicologo.
In relazione a quanto stiamo vivendo in questi settimane, è rivelante conoscere come gli atleti stanno affrontando questo momento di lunga crisi mai vissuto sinora in queste forme estreme.
Qui sotto viene riportata l’invito a partecipare a questa indagine, tramite la compilazione di un questionario in rete.
Ciao a tutti,
Insieme ad un gruppo di psicologi ed esperti in psicologia dello sport stiamo indagando le conseguenze causate dal nuovo coronavirus (COVID-19) sulla quotidianità delle persone per le quali l’attività sportiva è fondamentale.
Abbiamo deciso di strutturare una ricerca per capire qual è l’impatto che la situazione attuale sta generando nelle vite di ALLENATORI e ATLETI maggiorenni.  Stiamo indagando non soltanto le vostre abitudini sportive, ma anche come state vivendo questo periodo, le emozioni e gli eventi stressanti che state provando, nonché le strategie che state mettendo in pratica per gestirlo al meglio.
Proprio per questo motivo ci serve il vostro aiuto, anzi, l’aiuto di tutto il mondo sportivo.
Infatti, vi invitiamo a completare il seguente QUESTIONARIO (compilabile anche da smartphone e tablet) e a diffondere questa iniziativa a più atleti, allenatori e società possibili. Sarà proprio grazie a voi che riusciremo a capire meglio come affrontare questa situazione e a costruire risorse per il futuro alla ripresa delle attività sportive.
Potete anche seguirci sulla pagina www.facebook.com/sportecovid
Grazie.