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Partecipa alla ricerca: la vita degli atleti durante il corona virus

La ricerca applicata è un aspetto importante per promuovere la professione dello psicologo.
In relazione a quanto stiamo vivendo in questi settimane, è rivelante conoscere come gli atleti stanno affrontando questo momento di lunga crisi mai vissuto sinora in queste forme estreme.
Qui sotto viene riportata l’invito a partecipare a questa indagine, tramite la compilazione di un questionario in rete.
Ciao a tutti,
Insieme ad un gruppo di psicologi ed esperti in psicologia dello sport stiamo indagando le conseguenze causate dal nuovo coronavirus (COVID-19) sulla quotidianità delle persone per le quali l’attività sportiva è fondamentale.
Abbiamo deciso di strutturare una ricerca per capire qual è l’impatto che la situazione attuale sta generando nelle vite di ALLENATORI e ATLETI maggiorenni.  Stiamo indagando non soltanto le vostre abitudini sportive, ma anche come state vivendo questo periodo, le emozioni e gli eventi stressanti che state provando, nonché le strategie che state mettendo in pratica per gestirlo al meglio.
Proprio per questo motivo ci serve il vostro aiuto, anzi, l’aiuto di tutto il mondo sportivo.
Infatti, vi invitiamo a completare il seguente QUESTIONARIO (compilabile anche da smartphone e tablet) e a diffondere questa iniziativa a più atleti, allenatori e società possibili. Sarà proprio grazie a voi che riusciremo a capire meglio come affrontare questa situazione e a costruire risorse per il futuro alla ripresa delle attività sportive.
Potete anche seguirci sulla pagina www.facebook.com/sportecovid
Grazie.

Pensieri per questi giorni: sentirsi uniti

I pensieri degli atleti ci possono essere utili per continuare a riflettere in questi giorni sulla nostra esperienza quotidiana. Pensare è utile per mantenere una mentalità orientata alla realtà non distruttiva o fatalista e neanche ottimista in modo superficiale. Queste interviste riguardano atleti che praticano la corsa in montagna e dimostrano l’importanza di sentirsi uniti, orientati verso il futuro seguendo le regole del presente. Si può leggere tutto il testo su World Mountain Running Association

“Con l’attuale crisi della COVID-19 che ha avuto un tale effetto sulle gare e sui corridori in tutto il mondo, abbiamo voluto raggiungere gli atleti di diversi paesi per vedere come sono stati colpiti e come stanno affrontando la situazione. Molti atleti nei paesi più colpiti, come l’Italia e la Spagna, sono molto limitati nella capacità di correre, mentre per altri le restrizioni principali sono la mancanza di allenamento di gruppo e ovviamente la mancanza di gare. Ma ovunque si trovassero gli atleti con cui abbiamo parlato, ciò che li ha uniti tutti è stata la sensazione che questa crisi serva a riflettere sul valore della corsa e che la supereremo tirandoci insieme e guardandoci le spalle a vicenda.

Francesco Puppi sente che è il momento di riflettere: “Ci manca davvero la routine di cui ci lamentiamo continuamente e che il virus ci costringe a ripensare? Quanto ci mancano gli amici, i parenti, le persone, in una società dove la nostra rete di relazioni si svolge in una piazza virtuale, dove le nostre connessioni ci danno l’illusione di un contatto umano, di un abbraccio? Il silenzio mi aiuterà a rispondere a queste domande che continuo a pormi”.

E se avevate l’obiettivo di una gara in particolare ed è stata annullata? I social media sono pieni di corridori arrabbiati che hanno visto cancellato le loro gare, ma gli atleti con cui abbiamo parlato hanno una visione molto più positiva della situazione. “Allenarmi ogni giorno fa parte del mio stile di vita ormai da 20 anni (wow, sto diventando vecchio!), quindi a prescindere dalle corse mi dedicherei ad allenarmi e ad allenarmi. Ciò che mi mantiene positivo è sapere che tutto il mio duro lavoro non è inutile. Quando arriva il momento di correre, puoi farlo con fiducia perché ti è stata data l’opportunità di concentrarti sull’allenamento in modo da essere il più preparato possibile. Pensate a questo tempo come a un semplice deposito in banca; forse non lo usate adesso, ma sicuramente vi sarà utile più tardi, quando farete il deposito, in autunno o l’anno prossimo”, dice Maria Dalzot.

Anche la stagione primaverile di Francesco Puppi (compresa la maratona di Rotterdam) è stata capovolta, ma lui è filosofico al riguardo: “non significa che tutto il lavoro che ho fatto sia stato sprecato. Sono ancora orgoglioso di quello che sono riuscito a fare, del grande sforzo che ho fatto in quelle settimane di 110 miglia, delle gambe doloranti, dei lunghi allenamenti. Dei miglioramenti e delle battute d’arresto che ho sperimentato in questo viaggio. Si tratta solo di ripensare ai nostri obiettivi. Continuare a correre perché questo è ciò che amiamo e ci fa stare bene, anche nelle situazioni peggiori. Questa dovrebbe essere la ragione principale”.

Max King vede le cancellazioni di gara come un’opportunità per fare altre cose: “Guardo al lato positivo della cancellazione di alcune gare per poter affrontare altri progetti, o per avere una buona base solida di allenamento per la stagione estiva delle gare, se riusciremo ad averla. Ci sono tanti modi per essere positivi e guardare al lato positivo quando una gara viene annullata. Certo, è un peccato, ma ci saranno presto altre opportunità”.

Ma come direttore di gara (della Bend Marathon recentemente annullata) chiede anche ai corridori la loro comprensione in questi tempi difficili: “La gente non capisce quanto sia difficile per un direttore di gara. Non ci viene data la possibilità di scegliere se annullare la gara e non sempre è possibile restituire i soldi a tutti e poter fare una gara l’anno prossimo. Siamo piccoli imprenditori per la maggior parte del tempo e abbiamo lavorato tutto l’anno per portare ai corridori un’esperienza unica. Non è come se tutto il lavoro e le spese fossero in un solo fine settimana. Credo che la gente debba capirlo”.

La risposta schiacciante che abbiamo ricevuto dai corridori che abbiamo contattato la dice lunga sulla nostra comunità. Nancy Hobbs sottolinea che dobbiamo guardarci le spalle a vicenda in questo momento difficile. “Una delle cose più importanti è fare il check-in con i propri amici corridori, è fondamentale sostenersi a vicenda”. Andrew Douglas avverte che “può essere facile diventare troppo ansiosi guardando i vostri feed dei social media con il volume di post sul coronavirus; così cerco di fare uno sforzo consapevole per limitare il mio accesso”. Prenderci cura di noi stessi e dell’altro ci aiuterà a superare tutto questo”.

Allenarsi in questi giorni difficili

In questi giorni non è sempre possibile allenarsi come si vorrebbe perché gli impianti sono chiusi, in molti sport è necessario allenarsi con qualcun altro e non sempre c’è questa opportunità, perché ci può essere un problema di difficoltà degli allenatori a inviare i programmi. Specialmente gli atleti più giovani rispetto agli atleti di squadre nazionali senior incontrano maggiormente queste  difficoltà.

A chi sta a casa vorrei dare qualche suggerimento per allenarsi comunque anche se in modo diverso da quello abituale.

  1. Stabilire obiettivi - E’ necessario avere degli obiettivi su cui orientare l’impegno quotidiano, in molti sport possono riguardare maggiormente la preparazione fisica e quella mentale, più semplici da effettuare a casa o in spazi diversi da quelli dell’allenamento abituale. Quindi stabilite cosa fare, quando e per quanto tempo.
  2. Preparazione fisica - Fatevi inviare dal vostro allenatore il programma di preparazione fisica da potere svolgere a casa. Seguitelo e scambiare con lui/lei i risultati, impressioni e difficoltà.
  3. Preparazione mentale - Usate questo periodo per dedicarvi maggiormente a questo tipo di allenamento. Si possono allenare 4 competenze psicologiche: ‘autocontrollo tramite la respirazione, la concentrazione sul compito e prestazione, l’immaginazione di parti delle vostre prestazioni, e avere un dialogo costruttivo con voi stessi. Fatelo quotidianamente, se lavorate con uno psicologo dello sport collaborate insieme alla realizzazione di questo programma che è bene svolgere su base giornaliera. Chi volesse utilizzare questo periodo per iniziare un lavoro di questo tipo può contattare uno psicologo dello sport o scrivermi attraverso il blog e gli risponderò.
  4. Video - Guardare video di prestazioni di altri atleti è utile per capire come affrontano le gare, i momenti di difficoltà, lo stile di gioco o altro che vi possa interessare. Guardate i video guidati da un obiettivo specifico e non da tifosi.

La mentalità di chi non rispetta le regole

“Finché respiro spero” diceva Cicerone, oggi lo potremmo tradurre in “finché c’è vita c’è speranza”, più brutale ma altrettanto vero. Il coronavirus colpisce proprio questa capacità che è alla base dei bisogni fisiologici e psicologici degli esseri viventi.  Si può non bere o mangiare per qualche giorno, ma non si può fare a meno di respirare neanche per qualche minuto se non siamo un campione di apnea subacquea. Una respirazione corretta è alla base dell’auto-controllo e gli stress della nostra vita quotidiana determinano come primo effetto negativo proprio problemi di respirazione. La paura ci fa bloccare il fiato, la rabbia  l’altera per permetterci di urlare contro qualcuno, la tristezza la riduce a un filo d’aria che entra ed esce e l’ansia ci fa respirare in modo affannoso e superficiale. Il respiro riflette il nostro livello di forma fisica e di benessere e uno degli effetti di questo nuovo virus è di bloccarlo e di rendere necessario in molti casi la respirazione assistita, pena la morte. Mario Garattini, fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha detto che “tutto dipenderà da noi, dalla nostra capacità di evitare il contagio. Atteniamoci alle disposizioni. Se tutti avessero stili di vita adeguati e ci fosse un’adeguata prevenzione, forse saremmo più resistenti”.

Questa consapevolezza, associata alla diffusione mondiale del coronavirus e ai suoi effetti devastanti dovrebbe avere sufficientemente terrorizzato le persone da non farle più uscire di casa, motivandole a seguire le regole che sono state diffuse e le cui attuazione è obbligatoria. Ciò nonostante migliaia di persone hanno continuato a viaggiare lungo tutto il paese e la polizia ha multato più di 2000 persone per violazione alle norme restrittive del decreto governativo. Quali le ragioni di questi comportamenti? Superficialità, approccio troppo positivo al problema, angoscia e scarsa abitudine a seguire le regole. La superficialità è una specie di pensiero magico, in cui si pensa che il corona virus sia un problema che riguarda altri, ad esempio anziani e malati, è un modo per proteggersi da sentimenti di tristezza nel breve periodo. Queste persone negano l’esistenza del problema e, quindi, mettono in atto dei comportamenti di fuga dalla loro realtà. Un secondo tipo di atteggiamento è delle persone che hanno un approccio non mediato dalla realtà e che è troppo positivo, come ad esempio chi pensava all’inizio della diffusione che era poco più che un’influenza. Sono individui che vivono nell’illusione di soluzioni positive a breve termine. Un po’ come chi inizia una dieta o vuole smettere di fumare ed è fiducioso di riuscirci solo per il fatto di avere preso questa decisione, sono forme di pensiero illusorio per cui ai primi ostacoli le persone rinunciano a seguire le nuove regole che si sono date perché è troppo difficile. Nel caso del coronavirus il problema si manifesta nella difficoltà a mantenere le regole del distanziamento fisico dalle altre persone e quindi si esce, si fa una passeggiata in compagnia e si porta i figli a giocare ai giardini. Simile negli effetti ma diverso nelle ragioni è l’approccio di chi prova angoscia nel restare a casa, si percepisce come prigioniero, si sente leso nelle sue libertà di movimento e vive questa condizione in modo claustrofobico. Per superarla trova l’unica soluzione nell’uscire fuori. Infine, vi sono coloro che vivono in modo reattivo alle regole, hanno un atteggiamento da eterni adolescenti in lotta contro le norme del mondo degli adulti. Hanno difficoltà a fare proprie le regole, che in questo caso sono obbligatorie, e a sviluppare un concetto pluralistico della convivenza sociale basata non solo sui propri diritti ma anche sui doveri nei riguardi della collettività.

Queste sono alcune possibili interpretazioni di comportamenti che in un periodo di crisi mondiale come quello che stiamo vivendo e di sconvolgimento della nostra quotidianità possono spiegare le azioni dei molti che sembrano non volersi adattare alle nuove regole.

I nostri obiettivi durante il coronavirus

In questo periodo ci troviamo ad affrontare situazioni totalmente impreviste che mettono dei grandi limiti alla nostra libertà. Come sappiamo sono necessarie per limitare la diffusione del coronavirus e per darci un’elevata probabilità di non esserne colpiti.

Per accettare queste nuove regole dobbiamo stabilire che il nostro obiettivo sia prendere sul serio il problema sanitario e desiderare di prendersi cura di se stessi e della salute delle altre persone.

Dobbiamo impegnarci al massimo a realizzare questo obiettivo e avere fiducia in quanto ci dicono di fare gli esperti e gli scienziati

Sviluppiamo nuove routine quotidiane, rendendole efficaci per questo nuovo tipo di vita che per molti riguarda la quarantena e per la maggior parte una riduzione della vita sociale lavorativa, scolastica e del tempo libero.

Dobbiamo imparare rapidamente a evitare qualsiasi distrazione ci venga proposta a questo nuovo stile di vita.

Manteniamo un dialogo con noi stessi costruttivo, poiché anche in presenza di queste limitazioni è più soddisfacente avere delle giornate organizzate sulle attività in cui siamo coinvolti piuttosto che deprimersi a causa della sfortuna di vivere questo periodo.

Cominciamo tutti a vivere seguendo questo approccio e riusciremo a essere più padroni del nostro tempo attuale e a capire nel profondo che queste limitazioni possono essere l’occasione per conoscersi meglio e scoprire altri modi di vivere.

Impariamo dagli opliti a restare uniti

Il termine oplita indica i soldati di fanteria pesante greca provvisti del caratteristico scudo chiamato oplon.

Durante l’ VIII secolo a.c. gli opliti in battaglia operavano in ranghi serrati costituendo un muro di metallo da cui spuntavano le lunghe lance e tale formazione fu tanto efficace che il ruolo della fanteria leggera, della cavalleria e dei carri da guerra, fu notevolmente ridimensionato in Grecia. La filosofia bellica dell’oplite si basava sulla moderazione e l’aiuto reciproco e non sulle gesta valorose di un eroe, non esistono infatti opliti nei poemi omerici.

Oggi dovremmo fare la stessa cosa, trovando coraggio nel restare uniti e andare avanti.

La falange oplitica, la (quasi) invincibile fanteria greca

Barack Obama: ascoltate gli esperti

Le caratteristiche del leader in questi momenti di stress per il paese

I veri leader diventano particolarmente importanti nei periodi di maggiore stress. Quello che stiamo vivendo, con la diffusione del coronavirus, è uno di questi momenti in cui chi ricopre ruoli di responsabilità acquisisce maggiore visibilità, deve essere percepito come autorevole e deve  prendere decisioni che siano utili al benessere comune, dimostrando comprensione della situazione del paese.

I leader sono individui che dovrebbero trovarsi abbastanza a loro agio nell’affrontare prove difficili quali sono quelle che mettono a rischio:

  • il benessere e la salute delle persone di cui hanno responsabilità diretta (nel caso delle aziende) o indiretta (nel caso dei rappresentanti delle istituzioni pubbliche, della salute pubblica e degli enti locali),
  • l’ambiente geografico e sociale nel quale svolgono la loro attività,
  • il senso di responsabilità sociale e i valori su cui si basa l’organizzazione che guidano e gli interessi di tutti quelli che la sostengono.
Deve quindi prendere decisioni in accordo con questi tre fattori, in accordo e condividendole con le istituzioni pubbliche e quelle per lui di riferimento. Ciò richiede al leader conoscenza specifica della realtà presente, capacità di collaborazione con i rappresentanti delle altre entità organizzative coinvolte, consapevolezza e senso di responsabilità del valore sociale del proprio lavoro in questi momenti, sapere spiegare il significato delle proprie decisioni e avere conoscenza dei risultati che s’intende raggiungere con le scelte intraprese.
Ogni leader deve fare scelte anche difficili sapendo che devono essere ispirate a mantenere unito il tessuto sociale di cui ha la responsabilità in relazione all’ambito in cui opera. In questi giorni non è sufficiente pensare di parlare, che già avrebbe evitato errori incredibili ad alcuni dei nostri leader politici e del calcio. Prima ancora viene: documentarsi e condividere le proprie idee con chi ha competenze e svolge un ruolo specifico sui temi della salute pubblica.
Questa non è teoria ma serve per per svolgere una leadership socialmente responsabile.

Il campionato andava interrotto

Le competizioni sono situazioni in cui squadre e atleti si confrontano con la garanzia che siano organizzate per permettere a ogni partecipante di gareggiare in un contesto pari opportunità per tutti. in caso contrario, al di là delle capacità espresse in campo dalle singole squadre qualcuna sarà facilitata e un’altra sfavorita dai cambiamenti operati nel contesto organizzativo.

In Italia a causa della diffusione del coronavirus la Lega Serie A e la Federazione Gioco Calcio si sono trovare nella situazione di dovere prendere delle decisioni in relazione allo svolgimento delle partite potendo scegliere fra diverse opzioni.

E’ stato deciso di rinviare alcune partite a metà maggio, nelle zone più colpite dal virus, e di permettere lo svolgimento delle altre. Non discuto della necessità di non farle giocare, perché avrebbero messo a rischio la salute dei cittadini di zone colpite, è una scelta che spetta ai dirigenti del calcio sulla base delle indicazioni degli esperti (ministero della salute).

Le scelte dei dirigenti del calcio di rinviare alcune partite, non garantiscono pari opportunità di svolgimento del campionato perché il livello di preparazione delle squadre che hanno oggi le squadre non è certo quello che avranno fra più di mesi, perché il vantaggio di essere in testa alla classifica o d’inseguire non sarà reale ma condizionato dall’attesa dei risultati delle partite rinviate, perché è molto probabile che le squadre coinvolte a maggio dovranno giocare un numero elevato partite che influenzerà le loro prestazioni, perché i risultati della coppe internazionali influenzeranno gli atteggiamenti in campo delle squadre.

A mio avviso, i dirigenti del calcio hanno preso una pessima decisione, facendo crescere ancora di più quel clima di sospetto che continua ancora a essere presente nel calcio italiano. Dovendo bloccare lo svolgimento di alcune partite sarebbe stato più opportuno, per garantire la regolarità dello svolgimento del campionato, sospenderlo per una o  più giornate sino a quando la situazione sanitaria non fosse ritornata su livelli di maggiore normalità.