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Restare giovani. Che idea stupida

Restare giovani sembra oggi essere il desiderio di molti. Ancora una volta, così come succede nello sport, l’uso di farmaci sembra essere il modo più efficace per soddisfare questo desiderio. Quanto invece sia assolutamente necessario mantenere una mentalità flessibile, aperta alle innovazioni e orientata al cambiamento viene troppo poco sottolineato.

Il corpo deve essere sollecitato in modo efficace ma lo stesso vale per la mente. Altrimenti dominerà solo l’apparenza, “il fisico da spiaggia”, ma la mente sarà totalmente abbandonata. Sappiamo che si deve essere fisicamente attivi ma sappiamo anche che si deve essere mentalmente attivi?

Bisogna sviluppare una cultura sociale che integri questi aspetti, che nella realtà biologica di ogni individuo sono assolutamente la stessa cosa. Non esiste corpo e mente, c’è l’individuo che è composto di diversi sistemi che interagiscono continuamente per favorire l’adattamento e il cambiamento.

Il riscaldamento mentale

Molti atleti non hanno idea di cosa sia il warm-up mentale e pensano che basti riscaldare solo il corpo per essere pronti all’allenamento e alla gara. Il riscaldamento mentale guida la mente verso le attività principali che l’atleta dovrà svolgere durante la seduta di allenamento. Serve ad attivare la relazione fra fisico, mente (processi cognitivi ed emotivi) e motivazione. Quando si attiva solo il fisico il rischio è che non ci si senta motivati a svolgere quell’allenamento oppure che s’inizi senza avere raggiunto il livello di concentrazione necessario per lavorare con efficacia. Inoltre, permette di allenare il senso di responsabilità dell’atleta a mettersi in ogni sessione di allenamento nella condizione psicofisica migliore ed è un modo per dimostrare a se stessi che si vuole essere totalmente coinvolti in quello che si farà in quella giornata. Una domanda che dovrebbero farsi è: “Come faccio a sapere che sono pronto? E se non mi sento pronto come faccio per cambiare immediatamente questo atteggiamento che mi ostacola?”

L’allenamento mentale del Kendo per gli atleti

Le arti marziali orientali rappresentano un ottimo insegnamento per come uniscono in ogni gesto mente e corpo. Nel Kendo è espresso un concetto denominato con la parola Shikai che mette in evidnza quattro ostacoli mentali che devono essere evitati. Il primo è la sorpresa – se vengo sorpreso dal mio avversario vuol dire che non sono pronto a rispondergli -. Un secondo ostacolo è rappresentato dal dubbio – è quando sono indeciso su cosa fare in un determinato momento, l’azione rallenta o non mostra la sufficiente convinzione -. Il terzo ostacolo è la paura – l’avversario diventa un gigante e noi ci sentiamo insicuri e schiacciati dalla sua forza -. Il quarto è la confusione – non sono concentrato sul presente ma sono distratto dai miei pensieri o da quello che sta succedendo, perdo la fluidità dei miei movimenti -. 

Questi stati mentali che ostacolano il combattimento ovvero la prestazione sportiva sono vinti attraverso una condizione psicologica chiamata Heigoshin, che significa essere presenti a se stessi come d’abitudine, mantenendo la mente tranquilla. Questo tipo di allenamento è bene evidenziabile nelle scene del film L’ultimo samurai.

Cosa impariamo da Schumacher

Noi che crediamo nell’infallibilità del corpo e nella forza della mente siamo schiacciati dall’incidente di Schumacher e dalla sua condizione di stare lottando per mantenersi in vita. Non è certo la prima volta che questa nostra convinzione viene messa alla prova, E’ già successo centinaia di volte nel passato ma ogni volta ci convinciamo che non si ripeterà di nuovo e invece puntualmente ecco un nuova vittima. Non c’è niente di così pericoloso come coltivare la propria invincibilità, perchè viene sempre quel giorno in cui si supera quella linea che divide il rischio accettabile da quello inaccettabile e allora è finita.  A un certo punto bisogna esplorare altri ambiti, diversi da quelli del rischio fisico, altrimenti è solo questione di tempo, si deve uscire dal campo in cui il rischio fisico è il motore principale della nostra vita e scegliere un altro ambito di rischio, magari più mentale ma certamente non meno entusiasmante se si accetta questa logica. Bisogna sapere che prima o poi il fisico chiederà il conto e purtroppo può essere molto salato come la vicenda di Schumacher c’insegna.

Marion Bartoli lascia il tennis

A poche settimane dallo storico trionfo di Wimbledon, Marion Bartoli si ritira dal tennis. La 28enne francese lo ha annunciato tra le lacrime, ammettendo di non riuscire più a sopportare il dolore provocato dagli ultimi infortuni. «Il mio corpo sta iniziando a cadere a pezzi, sono riuscita a tenerli insieme passando attraverso il dolore durante Wimbledon», ha spiegato Bartoli al termine del match perso contro la rumena Halep. «Tutti si ricorderanno del mio titolo a Wimbledon. Nessuno di questa ultima mia partita», ha proseguito la francese – chiarendo come sia stata «una decisione difficile da prendere. Ho avuto la possibilità di trasformare il mio più grande sogno in realtà. E mi sono davvero spinta oltre i limiti estremi per farlo accadere. Ora, però – ha aggiunto – non riesco più a farlo».

E’ possibile giocare bene e commettere errori banali

Un lettore mi ha scritto chiedendo un commento:

“su una giocatrice di tennis come Francesca Schiavone che ha molto potenziale e che recentemente in molte partite quando guadagna poi dei punti si mette a fare degli errori da principiante come i doppi errori ed errori diretti ? Come è questo possibile?”

Premesso che non seguo le partite di Francesca Schiavone e quindi non ho un’idea precisa di quanti siano in percentuale questo tipo di errori e di quanto incidano sul risultato, si può fare comunque un ragionamento su questi tipi di errori.

Problemi fisici – Il tennis richiede una forma fisica ottimale altrimenti è difficile mantenere la qualità del gioco. E’ possibile giocare, quindi, bene alcuni game e poi commettere errori anche banali perchè il corpo si “prende una pausa” di recupero.

Problemi di concentrazione – La concentrazione è un altro aspetto la cui presenza deve essere costante durante ogni game ed è influenzata dalla forma fisica. Inoltre,  è influenzata dai pensieri e dagli stati d’animo che sviluppa l’atleta dopo un errore e che di conseguenza interferiscono con l’abilità a rifocalizzarsi sullo scambio successivo.

Problemi di tenacia – Una lunga carriera sportiva logora la tenacia anche dei campioni. Non è facile mantenere un’elevata volontà di riuscire, e di conseguenza cali di motivazione possono manifestarsi e ridurre la tenacia.

 

Prenditi cura del tuo corpo

Ieri ho pubblicato un articolo sull’importanza di condurre una vita sana tramite lo sport. Oggi voglio riportare una frase che ci spinga a riflettere su quanto sia necessario muoversi e condurre uno stile di vita fisicamente attivo.

“Prenditi cura del tuo corpo. E’ l’unico posto che hai per vivere.”

Jim Rohn (Conferenziere e autore)

Manutenzione del corpo

“Salire in montagna mi dà l’incentivo a mantenermi magro. Il corpo ha bisogno di una vocazione per curarsi la manutenzione. Il solo desiderio di una buona forma fisica non basta, ci vuole una felicità applicata. La trovo in montagna.” (Erri De Luca)