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Nello sport italiano vincono le donne

Lo sport italiano è sempre più dominato dalle donne, tennis, scherma, nuoto, atletica ne sono un esempio. E’ un fenomeno che riflette quanto accade nella società, infatti anche a scuola le ragazze ottengono risultati migliori dei ragazzi e nel lavoro è sempre più difficile limitarne il successo. Era ora che accadesse, finalmente il 50% del mondo non è più escluso.

Lo scarso controllo emotivo delle tenniste

Oggi ho assistito a una partita di tennis tra due ragazze numero 300 nel ranking mondiale che ha avuto il seguente punteggio: 6/2 0/6 e poi al 3° set 0/3, 2/4, 4/4, 6/6, 7/5. E’ un punteggio da manuale e frequente fra le tenniste che mostra lo scarso controllo emotivo delle due avversarie, di come si può perdere con facilità un set senza manifestare alcuna forma di reazione. Poi chi ha vinto il 2° set a zero e dopo 9 game vinti, commette due errori da cui non si riprende, permettendo all’avversaria di portarsi in parità e alla fine di vincere il match. Secondo coach e genitori questa difficoltà emotiva delle giovani tenniste è una difficoltà molto diffusa mentre è assolutamente assente una qualche forma di preparazione mentale. Il consiglio più frequente dei coach è quello di dire alle ragazze che giocando molti tornei impareranno a gestirsi in modo migliore, se non ci riescono passano a dire “con te non c’è proprio niente da fare”. Certamente non tutte possono diventare una campionessa, ma sono convinto che la maggior parte potrebbe migliorare se venisse allenata mentalmente. Il mio consiglio è che i coach comincino a collaborare con gli psicologi dello sport nella costruzione di programmi di allenamento che abbiano lo scopo d’insegnare alle tenniste ad acquisire una mentalità vincente. Oggi nemmeno più nel calcio l’allenatore è l’unico a lavorare con la squadra ma pur mantenendo la sua leadership lavora con una squadra di esperti, nel tennis al massimo c’è il preparatore fisico; un po’ poco per chi vuole raggiungere l’eccellenza.

Yasmina al-Sharshani, la golfista del Qatar

In Qatar, lo sport sa diventando sempre più importante non solo in campo maschile ma anche in quello femminile. Ora anche nel golf le atlete stanno trovando spazio. Yasmina al-Sharshani (26 anni), è una ragazza giovane e dinamica, laureata  in Sports Science all’Università del Qatar, rappresenta la sua nazione Tornei Internazionali di Golf e si sta allenando per Rio 2016. Ha detto: “ Le olimpiadi in Brasile sono la mia ambizione perchè il golf ne farà parte dopo 112 anni di assenza. Mi sto preparando per le olimpiadi e spero di avere l’opportunità di rappresentare il mio paese, il Qatar”.

Primavera è tempo di maratone

La primavera è tempo di maratone. Si è iniziato con quella di Roma la scorsa domenica e adesso vi sono Londra, Parigi, Boston, Berlino, Praga per citarne solo alcune. E’ una disciplina sportiva che raduna ormai centinaia di migliaia di praticanti ed è certamente la pratica individuale più diffusa fra le persone adulte. Cosa attira le persone a correre, probabilmente la facilità di accesso, avere amici che già corrono e farlo con loro, la possibilità di correre all’aria aperta e nei parchi, correre al ritmo e per la durata che si vuole, alternarlo con la camminata e quindi allungare a piacere il tempo dell’attività, potere scegliere quando farlo e variare gli orari in funzione del tempo libero. Un altro aspetto interessante è che è uno sport, la corsa, molto praticato anche dalle donne. Sembra un fatto quasi banale da ricordare ma invece non è sempre stato così. Infatti Kathrine Switzer (USA) è stata la prima donna a correre e a terminare la maratona di Boston del 1967, cinque anni prima dell’ammissione ufficiale delle donne. Partecipò alla gara come K.V. Switzer, così gli organizzatori non avrebbero potuto scoprire che si trattava di una donna. Durante la gara, riuscì a sfuggire al tentativo degli organizzatori di eliminarla. Corse 35 maratone e vinse la maratona di New York del 1974.

Ascolta Switzer rievocare la sua prima maratona:

http://www.youtube.com/watch?v=fOGXvBAmTsY

Tennis e dialogo con se stessi

Sto guardando molte partite di tennis e continua sempre a stupirmi quanto spesso le tenniste si parlano per insultarsi o per recriminare contro se stesse. E’ sufficiente sbagliare qualche palla per scatenare questo dialogo negativo con se stesse. Evidenzia quanto sia difficile mantenere l’autocontrollo e continuare a pensare in positivo durante le fasi in cui non si sta giocando bene. Tutti lo sanno ma questo continua a essere un difetto di molte tenniste. Mi sembra anche che venga fatto poco per resistere a questa tentazione, bisognerebbe fare una statistica relativa a quanti punti bisogna perdere per iniziare a trattarsi male. Per cambiare questo comportamento bisogna essere consapevoli di quanto possa essere negativo sul proprio gioco e di come, al contrario, il dialogo positivo può rappresentare un vantaggio. In secondo luogo, bisogna avere al proprio fianco persone positive e che insegnino alle tenniste a sviluppare un approccio più positivo al gioco.

Per i bianchi con bassa scolarità l’aspettativa di vita si sta riducendo

“Per generazioni di americani era un dato di fatto che i bambini vivono più a lungo rispetto ai loro genitori. Ma è ora evidente che questa tendenza duratura si è invertita per il paese  (USA) fra i bianchi meno istruiti, un gruppo sempre più travagliato la cui aspettativa di vita è scesa di quattro anni a partire dal 1990.
I ricercatori avevano già documentato che gli americani più istruiti avevano incrementato di molto la loro speranza di vita, ma ora i dati di mortalità mostrano che la durata della vita di alcuni fra gli americani meno istruiti  è in realtà diminuita. Quattro studi negli ultimi anni hanno identificato cali modesti, ma uno nuovo che ha analizzato separatamente gli americani privi di un diploma di scuola superiore hanno trovato una riduzione della speranza di vita per i bianchi  di questo gruppo. Esperti non coinvolti in questa ricerca hanno detto che i suoi risultati sono convincenti.
Le ragioni del declino rimangono poco chiare e i ricercatori offrono possibili spiegazioni, tra cui un picco di overdose  tra i bianchi giovani, più alti tassi di fumatori tra le donne bianche meno istruite, l’incremento dell’obesità, e un aumento costante del numero di americani che non hanno assicurazione sanitaria.
Il calo più evidente riguarda le donne bianche senza un diploma di scuola superiore, che hanno perso cinque anni di aspettativa di vita tra il 1990 e il 2008,  ha detto S. Jay Olshansky, professore di salute pubblica presso l’Università dell’Illinois a Chicago e  ricercatore principale dello studio, pubblicato il mese scorso (published last month) su Health Affairs. Lo studio ha rilevato che dal 2008, la speranza di vita per le donne nere senza un diploma di scuola superiore aveva superato quella delle donne bianche con lo stesso livello di educazione. Gli uomini bianchi privi di un diploma di scuola hanno perso tre anni di vita. L’aspettativa di vita per i neri e gli ispanici del livello con lo stesso livello di istruzione è invece cresciuto. Ma i neri su tutto non vivono tanto a lungo quanto bianchi, mentre gli ispanici vivono più a lungo dei bianchi e dei neri…. I cinque anni di declino per le donne bianche rivaleggia con la catastrofica caduta di sette anni per gli uomini russi negli anni successivi al crollo dell’Unione Sovietica, ha detto Michael Marmot, direttore dell’Istituto di Equità nella Salute a Londra … L’ultima stima relativa  all’aspettativa di vita per le donne bianche senza un diploma di scuola superiore era 73,5 anni, a fronte di 83,9 anni per le donne bianche con un diploma di laurea o più. Per gli uomini bianchi, il divario era ancora più grande: 67,5 anni per gli uomini bianchi con livelli bassi di scolarità  rispetto a 80,4 per quelli con un diploma di laurea o più “.

Notizie sulla squadra olimpica americana

Durante i prossimi giochi olimpici le donne americane avranno raggiunto un altro storico traguardo: per la prima volta nella squadra olimpica americana saranno più numerose degli uomini . Il comitato olimpico ha definito i partecipanti: sono 269 donne e 261 uomini. Michael Phelps, che ha già vinto 14 medaglie alle Olimpiadi, è uno dei 228 atleti che ritornano ai giochi. Fra questi, 124 hanno già vinto almeno una medaglia e 76 di loro sono campioni Olimpici. Questa volta l’atleta americano più anziano, Karen O’Connor, avrà 54 anni e gareggerà nell’equitazione,  mentre la più giovane è la nuotatrice quindicenne Katie Ledecky. Sono 53 i papà e 11 le mamme. Le Olimpiadi iniziano il 27 luglio e la squadra americana avrà atleti che gareggeranno in 246 gare. (Da:  http://sportsillustrated.cnn.com)

Le 150 donne che muovono il mondo

Le 150 donne senza paura del mondo: http://www.thedailybeast.com/features/150-women-who-shake-the-world.html

Boxe in gonna?

La boxe femminile farà la sua prima apparizione alle olimpiadi ai giochi di Londra. Ora la federazione mondiale di boxe vorrebbe obbligarle a indossare sul ring una gonna, questo allo scopo di “rendere il loro look sul ring più elegante e distinguerle ” dai maschi. Questa richiesta è stata interpretata, come ovvio, in termini di riduzione della donna pugile ha oggetto sessuale, riducendo la valenza del loro valore come atlete. E’ stata lanciata una petizione perchè questa regola non venga definitivamente approvata. Si può aderire andando su: http://www.change.org/petitions/tell-aiba-play-fair-dont-ask-female-boxers-to-wear-skirts

Muoversi insieme

Si parla spesso del Barcellona quale migliore squadra del mondo e dell’abilità dei suoi giocatori nel realizzare il suo gioco attraverso l’applicazione dell’idea base “prendi la palla, passa la palla.” Vi è però anche un’altra squadra che nel 2011 ha infiammato gli animi con il suo approccio al gioco del calcio. E’ la nazionale giapponese di calcio femminile che ha vinto la coppa del mondo di calcio contro ogni previsione, servendosi di un’altra visione: “Quando una si muove, tutte si muovono.”  Questo approccio è stato guidato sul campo dalla capitana Homare Sawa, 33 anni, giocatrice di calcio dall’età di 12 anni, in nazionale dalla età di 15 anni. I giornali l’hanno definita la regista suprema. E’ lei che ispira il gioco della squadra in ogni istante della partita con la stessa intensità, compresi i minuti finali quando anche le sue compagne sembrano essere troppo stanche. Sì, perchè la caratteristica di questa squadra è sapere giocare sino alla fine e anche se in svantaggio con la stessa qualità dei primi minuti, ed è proprio questa loro caratteristica che le ha permesso di superare le squadre più famose come la Germania, la Svezia e in finale gli USA. Correre e correre tutte insieme, soprattutto quando le avversarie non ce la fanno più.  Non ultimo Homare Sawa è alta  164 centimetri contro i 168 di Messi. Forse anche per questo il New York Times ha identificato il Barcellona e il Giappone femminile come squadre dell’anno.