Archivio per il tag 'correre'

Camminare o correre per 15 minuti ogni giorno migliora la vita dei bambini

Facciamo così poco per promuovere il movimento fra i bambini che notizie come queste fanno subito il giro del mondo e colpiscono per la facilità con cui si potrebbe fare molto di più con poco.

Nel momento in cui nella scuola di Stirling, Scozia, si sente dire “Miglio del giorno”, i bambini posano la penna,  escono dalla classe e corrono intorno all’edificio scolastico.   Da tre anni tutti gli allievi hanno percorso, al passo o di corsa un miglio al giorno. Svolgono questa attività non sempre nello stesso momento, in modo felice e, a dispetto della crescita dell’obesità in Gran Bretagna, nessuno in questa scuola è sovrappeso.

Il miglio quotidiano ha migliorato la forma fisica dei ragazzi, il loro comportamento e la concentrazione durante le lezioni; questa attività, camminare o correre per 15 minuti, si sta diffondendo in molte altre scuole del paese.

(The Guardian)

 

Il mental coaching per l’ultramaratona di Lizzy Hawker

In previsione dell’ultramaratona del Passatore, l’ntervista a Lizzy Hawker, cinque volte vincitrice dell’Ultra Maratona del Monte Bianco ed è stata dentrice del record del mondo della 24 ore di corsa. (da The Guardian)

Cosa pensi ti fa correre bene l’ultramaratona? Hai qualcosa di diverso – o sei riuscita a connetterti a qualcosa che ognuno ha dentro di sé? La resistenza mi viene proprio naturale. E ‘sempre stato un modo di vivere – da prima di gareggiare e di correre le lunghe distanze. Anche quando ero un bambino ho preferito andare a piedi piuttosto che prendere l’autobus – in bici piuttosto che in auto. E ‘sempre stato lì. Questo è probabilmente diverso per la maggior parte delle persone. Nello sport ultra e di resistenza il lato mentale è davvero molto importante, e questo è anche parte di ciò che sono. Credo che siamo tutti alla ricerca di qualcosa nella vita – trovo qualcosa attraverso la corsa.

Qual è la cosa migliore per te della corsa? Penso proprio che sia il movimento – ma sotto il mio potere – e, naturalmente, mi piace la montagna. L’amore per la corsa è un po ‘diverso da quello, perché io corro ovunque mi trovi, che si tratti di asfalto o pista. Forse è il movimento fisico … e la libertà mentale.

Se qualcuno ti chiede un suggerimento, che dici?
Nelle lunghe distanze, è davvero quello di stare nel momento. Se lo puoi fare, e hanno la fiducia di correre una lunga distanza, allora i nostri limiti non sono mai dove pensiamo che siano. Ti rendi conto che si può andare al di là di quello che si pensava fosse possibile.

Quando si corrono queste enormi distanze si deve affrontare più volte ‘il muro’. Come si fa ad affrontarlo? Penso che sia questione di sapere che ci saranno momenti in cui ci si sente bene e ci saranno momenti in cui ti senti davvero, davvero non bene. E ‘una di quelle verità sulla vita – che niente dura, tutto è impermanente – quindi è solo sapendo che questi momenti negativi stanno per passare e si arriverà dall’altra parte e bisogna credere che sarà così.

Se ti trovi sulla linea di partenza di una gara di 24 ore è quasi inconcepibil pensare a quanto tempo sarai in movimento. Devi prendere momento per momento. E’ lo stesso in una gara di 100 miglia – se pensi al traguardo e sei solo all’inizio allora probabilmente non arriverai alla fine – ma se si prende passo dopo passo, tappa dopo tappa, poi ti rendi conto che è effettivamente possibile correre così lontano. Se ho una strategia di gara è solo per eseguire il meglio che posso, in qualsiasi punto della gara.

Primi paraplegici correranno la Maratona di Roma con esoscheletro

Carmine Consalvi e Nicoletta Tinti affrontano una nuova sfida sportiva: sono i primi paraplegici completi a partecipare alla Maratona di Roma, utilizzando un esoscheletro indossabile. Domenica 22 marzo, Carmine e Nicoletta percorreranno viale delle Terme di Caracalla, per un chilometro circa, mostrando come l’esoscheletro ha rivoluzionato la loro vita. L’iniziativa, patrocinata dalla Fondazione Santa Lucia di Roma, mira a far conoscere da vicino questa tecnologia, che promette di cambiare la vita quotidiana di tante persone oggi costrette in sedia a rotelle.

Recensione libro: Correre è una filosofia

Correre è una filosofia

Gaia De Pascale

Ponte alle Grazie, 2014, p. 188

www.ponteallegrazie.it

Mi è piaciuto il libro perché è un viaggio attraverso le molte ragioni ed emozioni per cui corriamo che alla fine lascia senza una risposta definitiva, poiché ognuno trova le sue personali motivazioni dentro se stesso. De Pascale illustra bene come questa azione apparentemente senza senso, “corro perché mi piace” è infatti la risposta che i runner forniscono più di frequente quando qualcuno gli chiede “perché corri”, sia invece radicata nel profondo dell’essere umano sino dalle sue origini. Il libro ci porta a spasso dalla mitologia cinese, a quella greca e dei nativi americani mostrando come la corsa svolgesse una funzione culturale importante. Corsa e libertà è un altro tema forte del libro. Un segno di libertà per chi sta in galera, come il campione Henry Rono accusato ingiustamente di rapina che riesce a correre quasi sul posto all’interno della cella, estraniandosi da quella situazione di segregazione. O come Cavallo Blanco, giovane californiano, “malato di corsa” in paesaggi estremi, a cui diedero questo soprannome i Tarahumara, popolazione indiana del Messico in grado di correre decine di chilometri ogni giorno con ai piedi dei sandali con una suola ricavata dalle gomme dei camion. Corsa anche come riscatto è quella di Marco Olmo, il grande ultramaratoneta italiano che ha sbalordito il mondo con le sue imprese podistiche. E corsa come necessità biologica poiché il nostro antenato Homo Sapiens è stato definito in termini di long distance runner, per cacciare e scappare dagli animali. Questo libro parla di queste storie e di molte altre in modo piacevole e documentato, lasciando al lettore la libertà di scegliere la definizione di corridore che per se stesso preferisce.

Obama e Biden: jogging alla Casa Bianca contro l’obesità infantile

Il presidente Barack Obama e il vice presidente Joe Biden sostengono la campagna Let’s Move di Michelle Obama facendo del jogging all’interno della Casa Bianca durante una pausa dal lavoro. Il video è di supporto alla campagna contro l’obesità infantile.

Kathmandu Marathon – E’ come correre fumando una sigaretta

“Sabato scorso, il mio amico Richard e io siamo stati abbastanza coraggiosi a correre la maratona di Kathmandu, o meglio, la mezza maratona, fare l’intera distanza in questo traffico folle sarebbe stato suicida …
Si è svolta nel più classico stile Kathmandu! Quando sono arrivata per registrarmi alle 5.30 del mattino. Sabato scorso – ero già in ritardo di mezz’ora – la persona che avrebbe dovuto prendere i miei dati era introvabile. “Sarà qui in un minuto”, ha detto il direttore di gara, Nilendra Shrestha, che si era assunto il compito coraggioso di organizzare la maratona nella capitale nepalese per la settima volta di fila.

Più di 6.000 corridori avrebbero dovuto partecipare alla manifestazione, composta dalla maratona, una mezza maratona e una-fun-run 5 km, tuttavia, molti degli aspiranti deve avere dormito troppo,  dato che lo stadio – la partenza della gara – non sembrava molto affollato.

“Ogni anno vogliamo bloccare le strade, ma qui non è possibile. Non abbiamo strade alternative e i nostri cittadini e autisti non sono ancora abituati a queste cose “, ha spiegato Shrestha, che un tempo viveva in Germania e e ha vissuto la Germania Ovest degli anni 80. “Beh, è ​​certamente molto più facile fare una cosa del genere in Europa.”

Devo fare tanto di cappello agli organizzatori; perchè mettere insieme un evento come questo in Nepal deve essere un incubo. La partenza doveva essere alle 6 del mattino, sembra molto presto in relazione all’oraro delle maratone in Europa, ma qui a Kathmandu è l’unico modo per avere la possibilità di battere il traffico. Beh, questo è quello che pensavo. Da buona e puntuale tedesca, sno andata alla partenza alle 5,58, però, ma non c’era nessuno. Nessuno era pronto per iniziare alle 6 del mattino. ‘Vabbe’, ho pensato e sono nuovamente ritornata dentro lo stadio, dove le persone stavano ancora chiacchierando, registrandosi, facendo stretching o semplicemente chiacchierando”.

(Di Billi Bierling, giornalista e alpinista, contnua a leggere l’articolo completo sul suo blog)

It's still fun though!

 

“Non correre, cammina” anzi “Non camminare, corri”

Se sei un podista, probabilmente hai letto il sorprendente titolo apparso il 5 aprile sul Guardian: “Brisk walk healthier than running—scientists.” O forse, hai letto nello stesso giorno quest’altro su Health: “Want to lose weight? Then run, don’t walk: Study.”
Sono per caso ricerche condotte da due ambiti accademici rivali? Non esattamente. Ambedue gli articoli descrivono il lavoro dell’erpetologo e statistico Paul T. Williams del Lawrence Berkeley National Laboratory, che questo mese ha fatto qualcosa di particolarmente raro in ambito scientifico: ha usato gli stessi dati per pubblicare due scoperte opposte.
Leggi l’articolo completo su:

Dopo il terrore di Boston, come riprendere a correre insieme?

La maratona è un evento sportivo che unisce le persone, spettatori e atleti, nel desiderio di trascorrere una giornata di festa. Per molti correre la maratona è la realizzazione di un sogno, è l’espressione della loro vitalità, un’impresa carica di significati personali che in quella di Boston si uniscono alla celebrazione del Patriot’s day, l’inizio della guerra d’indipendenza delle colonie americane dall’impero britannico.

Leggi l’articolo su: http://www.huffingtonpost.it/alberto-cei/dopo-il-terrore-di-boston-come-riprendere-a-correre-insieme_b_3092934.html?utm_hp_ref=italy

   

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=pgYY5UrBcOs

 

 

 

Primavera è tempo di maratone

La primavera è tempo di maratone. Si è iniziato con quella di Roma la scorsa domenica e adesso vi sono Londra, Parigi, Boston, Berlino, Praga per citarne solo alcune. E’ una disciplina sportiva che raduna ormai centinaia di migliaia di praticanti ed è certamente la pratica individuale più diffusa fra le persone adulte. Cosa attira le persone a correre, probabilmente la facilità di accesso, avere amici che già corrono e farlo con loro, la possibilità di correre all’aria aperta e nei parchi, correre al ritmo e per la durata che si vuole, alternarlo con la camminata e quindi allungare a piacere il tempo dell’attività, potere scegliere quando farlo e variare gli orari in funzione del tempo libero. Un altro aspetto interessante è che è uno sport, la corsa, molto praticato anche dalle donne. Sembra un fatto quasi banale da ricordare ma invece non è sempre stato così. Infatti Kathrine Switzer (USA) è stata la prima donna a correre e a terminare la maratona di Boston del 1967, cinque anni prima dell’ammissione ufficiale delle donne. Partecipò alla gara come K.V. Switzer, così gli organizzatori non avrebbero potuto scoprire che si trattava di una donna. Durante la gara, riuscì a sfuggire al tentativo degli organizzatori di eliminarla. Corse 35 maratone e vinse la maratona di New York del 1974.

Ascolta Switzer rievocare la sua prima maratona:

http://www.youtube.com/watch?v=fOGXvBAmTsY

La voglia di farcela

Dal libro di Finn “Nati per correre” emerge che la caratteristica dominante per diventare un atleta in Kenia sia: la voglia di farcela. E’ questa che fa da locomotiva per tutte le altre. Questa idea ci deve fare riflettere perchè troppo spesso noi come genitori, insegnanti o allenatori pensiamo invece che non sia il risultato di una cultura in cui il giovane cresce ma quasi un regalo che è toccato a qualcuno. Mentre attribuire alla cultura in cui si vive la possibilità di stimolare questa dimensione personale vuole dire conoscere la risposta all’abbandono dei giovani dallo sport ma anche dalla scuola.

Non è solo una questione personale di ogni ragazzo e ragazza, dipende da  come è organizzato il nostro ambiente sociale. Se in Kenia vi è una cultura della corsa radicata e pervasiva, come facciamo a sviluppare in Italia una cultura dello sport ma anche dello studio così significativa? Quali sono i modelli da emulare che trasmettiamo ai giovani? Perchè se non agiamo per rispondere a questi quesiti non riusciremo mai a integrare insieme la necessità dell’impegno e della dedizione con l’abbondanza dell’offerta di percorsi scolastici e sportivi.

Potere scegliere fra più percorsi è senz’altro positivo ma diventa inutile se non è unito al desiderio di farcela. In caso di mancanza si saltella da una scuola a un’altra, chi può paga un diploma in una scuola privata oppure abbandona del tutto la scuola. Ma se i ragazzi non sanno scegliere o non s’impegnano la responsabilità è di chi organizza la scuola e dei genitori che non sono bravi educatori.