Archivio per il tag 'intensità'

Cos’è la perseveranza?

La perseveranza è

impegnarti con intensità e precisione

dopo che ti sei stancato 

di essere intenso e preciso

  • Tennis: impegnarsi a giocare un colpo in più
  • Tiri di precisione (calcio, rugby, basket, volley, baseball, tennis): dedicare extra time dopo l’allenamento
  • Tiro a volo, arco e tiro a segno: creare situazioni di stress tecnico e mentale in allenamento, restando concentrati sull’esecuzione
  • Sport di combattimento: ripetute con velocità e precisione sino a stancarsi mentalmente
  • Golf: mantenere sempre la propria routine pre-tiro per la durata allenamento o 18 buche
  • Endurance: impegnarsi con intensità a trovare energia fisica e mentale dentro di sé nei momenti di stanchezza e tenere il ritmo

Tennis: le pause mentali fanno perdere le partite

Mi sto convincendo che per molti giovani tennisti da cui sarebbe realistico aspettarsi prestazioni e risultati migliori di quelli che ottengono di solito, un fattore di miglioramento significativo risieda nel migliorare la qualità dell’allenamento. In larga parte non si tratta di fare cose diverse ma di esercitarsi con un’ intensità elevata e costante; la stessa che poi si vorrebbe mostrare in campo. In partita, si chiede ai tennisti di giocare in modo costante e adeguato al loro livello per un lungo periodo di tempo, mentre in allenamento questa richiesta è spesso assente. Allenatori e psicologi dovrebbero lavorare insieme per aiutare il tennista a colmare questa lacuna. La domanda è la seguente: “Come si può giocare concentrati per almeno 90 minuti,  se in allenamento non si raggiunge mai questo limite o se si accetta che vi siano delle pause in cui la concentrazione si riduce ai minimi termini?”

Se è vero che ci si allena per ripetere quanto appreso in partita, la ripetizione riguarda non solo la tecnica ma anche il sapere mantenere la concentrazione limitando al minimo le pause mentali, che invece in partita spesso rappresentano il principale ostacolo all’esecuzione del proprio gioco.

Juventus: dal baratro alla vittoria

La Juventus era aspettata alla prova di essere ciò che diceva di essere e non una squadra paurosa in Europa. La Juventus è dovuta arrivare sul bordo dell’abisso per conoscere il suo valore. La Juventus in questa partita è stata combattiva con continuità. Ora deve imparare a ragionare meglio come squadra. Dopo essere andata in vantaggio, era prevedibile che i greci avrebbero attaccato per ottenere il pareggio e, purtroppo, è esattamente ciò che è accaduto dopo appena due minuti. Ragionare con calma avrebbe permesso di prevedere questa reazione degli avversari e predisporsi a contrastarla. Anzi sino al secondo goal dell’Olympiacos la Juventus ha giocato ed è andata avanti ma in modo confuso. Poi è successo l’incredibile, la Juventus ha cambiato il suo destino perché alla combattività ha unito l’intensità e la convinzione che era possibile vincere. E questo ha fatto la differenza rispetto al primo tempo. Le prossime volte servirà trovare questa condizione mentale prima di essere a un passo dal baratro, perchè non sempre le altre squadre lo permetteranno. Un bel passo in avanti ma la mentalità europea ancora non c’è.

L’intensità nel judo: l’esempio di Tadahiro Namura

L’intensità in allenamento e in gara è una componente essenziale per diventare un atleta di livello mondiale. Questo video del judoka Tadahiro Namura rappresenta un esempio di come l’intensità si applichi in questo sport. L’intensità nasce dalla congiunzione di: velocità, precisione, volontà e attenzione. L’allenamento deve sviluppare in modo costante nel tempo queste abilità personali.

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Gli aspetti mentali dell’intensità

La componente mentale di un allenamento a intensità elevata si compone di almeno tre aspetti.

  1. Comprende le abilità mentali che l’atleta deve mostrare in quella determinata sessione e che deve avere e già sviluppate ad alto livello, altrimenti non potrà metterle in atto in modo continuativo nella sessione di allenamento che sta per cominciare.
  2. Comprende quelle esercitazioni  o loro parti in cui l’allenatore e l’atleta sono convinti che possono essere effettuate in maniera ottimale (ad esempio, per uno sprinter che deve correre 3x300m, probabilmente si prevede  che almeno il primo, pur se faticoso, sarà corso nel tempo previsto. Nel tiro a volo, un atleta esperto sa che 20 piattelli su 25 di solito li colpisce se mentalmente s’impegna al suo massimo. Lo stesso vale per il tennis, in cui una giocatrice sa come può giocare quando è totalmente concentrata sullo scambio che sta eseguendo).
  3. Comprende quelle esercitazioni o loro parti che determinano la qualità di quella singola seduta di allenamento. Ad esempio, sarà ottima se lo sprinter riuscirà a correre come previsto anche la terza ripetuta sui 300m, oppure se il tiratore colpirà più piattelli oltre ai 20 che sa colpire; per la tennista vale lo stesso discorso, si tratta di giocare bene anche se si sente stanca o se deve mantenere un livello elevato di qualità di gioco in una esercitazione più lunga e più impegnativa del solito.
Questi  sono a mio avviso gli aspetti psicologici che vengono messi in gioco quando l’allenamento richiede intensità fisica e mentale e si allenano solo in quei momenti.

“Non correre, cammina” anzi “Non camminare, corri”

Se sei un podista, probabilmente hai letto il sorprendente titolo apparso il 5 aprile sul Guardian: “Brisk walk healthier than running—scientists.” O forse, hai letto nello stesso giorno quest’altro su Health: “Want to lose weight? Then run, don’t walk: Study.”
Sono per caso ricerche condotte da due ambiti accademici rivali? Non esattamente. Ambedue gli articoli descrivono il lavoro dell’erpetologo e statistico Paul T. Williams del Lawrence Berkeley National Laboratory, che questo mese ha fatto qualcosa di particolarmente raro in ambito scientifico: ha usato gli stessi dati per pubblicare due scoperte opposte.
Leggi l’articolo completo su:

L’intensità in allenamento

L’intensità dell’allenamento significa provare quanto si è capaci a affrontare situazioni difficili, che possono essere simili a quelle delle competizioni. Molti atleti non si servono di questo sistema, i campioni sì. Un esempio, Giovanni Pellielo, vincitore di tre medaglie olimpiche nel tiro a volo in tre olimpiadi ora si allena nel suo campo senza alcuna tettoia che lo protegga dal sole. E’ l’unico in Italia a fare in questo modo; la ragione è che nelle gare internazionali non vi sono le tettoie che riparano dal sole, cambiando quindi la percezione. Per provare cosa significa, basta stare per mezz’ora (la durata di una serie nel tiro a volo) al sole cercando di mantenere un livello massimo di concentrazione quando vi sono al minimo 30 gradi e il piattello corre a 100km all’ora. Capito cosa si intende per intensità dell’allenamento?