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La tenacia distingue i vincenti dai perdenti

Mi è stato chiesto quale sia la caratteristica psicologica decisiva per un atleta. La mia idea è che vi sono molte competenze che devono essere sviluppate da quelle di base (autocontrollo, immaginazione, dialogo interno costruttivo e imparare dalle esperienze) a quelle più avanzate che riguardano ad esempio la gestione dello stress agonistico e l’allenamento dell’attenzione a quelle relative allo stile di vita dell’atleta.

Ma in che modo si distinguono i vincenti dai perdenti? Da come reagiscono alla pressione agonistica, alle difficoltà e agli errori.

L’abilità psicologica che emerge in questi momenti è la tenacia; si può anche chiamare perseveranza, determinazione, resilienza. In pratica significa continuare a competere o allenarsi al meglio anche dopo un errore, quando si è stanchi, nei momenti di maggior stress in gara, quando si è consapevoli che bisogna fare assolutamente bene.

Le altre abilità psicologiche se non sono sostenute dalla tenacia si bloccano. Un atleta può avere un dialogo con se stesso costruttivo ma nei momenti decisivi se non è sostenuto dalla tenacia, il suo self-talk può diventare negativo. Un atleta sa a cosa prestare attenzione e come adattarla alle situazioni di gara, ma di fronte a un imprevisto può perdere questa abilità se non interviene la tenacia, che è la convinzione di continuare a gareggiare al meglio,.

La domanda è quindi: come e quanto spesso viene allenata questa abilità?

I bambini devono praticare sport diversi

Abilità + motivazione + attitudine = successo

L’abilità è cosa sei capace di fare.

La motivazione determina cosa fai.

L’attitudine determina quanto bene lo farai.

(Lou Holtz)

E ricorda che:

 

Scopo della consulenza psicologica nello sport di alto livello

  • Sviluppo/miglioramento competenze psicologiche atleti per affrontare le gare
  • Valutazione psicologica atleti
  • Consulenza per allenatori su aspetti specifici di loro interesse
  • Soluzioni problemi di singoli atleti che i tecnici non sanno più come fronteggiare
  • Collaborazione nella gestione del gruppo al di fuori allenamento
  • Consulenza psicologica ad atleti e allenatori durante la competizione
  • Gestione dello stress agonistico di atleti, tecnici e staff
  • Miglioramento benessere atleta e vita extra-sportiva

Nuovi ambiti del mental coaching

La componente  mentale dello sport non riguarda come di solito si crede solo l’allenamento tecnico o tattico. Questo aspetto ne è solo una parte anche se importante. Direi che il primo aspetto del mental coaching riguarda le regole della vita quotidiana di un atleta e quindi il suo stile di vita quotidiano. Alimentazione, sonno, amici e famiglia sono un aspetto significativo del successo. In molti sport, ad esempio, il controllo del peso è un aspetto essenziale alla base delle prestazioni e vivere in modo consapevole e positivo questa necessità favorisce il benessere dell’atleta. Una ricerca condotta dal Comitato Olimpico degli Stati Uniti ha evidenziato che famiglia e amici sono necessari al successo poiché forniscono sostegno economico, incoraggiamento e stabilità emotiva. Il secondo aspetto si riferisce alla componente mentale della preparazione fisica. Sentirsi in forma e pronti ad affrontare qualsiasi situazione atletica della propria prestazione è parte essenziale della fiducia in se stessi e viceversa. Infatti, la motivazione e la capacità mentale di resistere con efficacia alla fatica fisica e all’intensità dell’allenamento favoriscono la qualità delle sessioni di allenamento. Inoltre in molti sport si devono sviluppare delle abilità che prescindono dalle altre competenze tecniche e che sono però decisive per determinare il risultato. Penso al servizio nella pallavolo e nel tennis, ai tiri liberi nella pallacanestro, alle punizioni e rigori nel calcio, ai calci negli sport motoristici o nella vela. Queste situazioni vanno allenate mentalmente con accuratezza.

Ti alleni a gareggiare?

A partire da quando i giovani atleti hanno acquisito le abilità tecniche richieste dallo sport che praticano e sono diventati bravi nell’esecuzione delle azioni sportive specifiche, diventa importante allenarli a gareggiare. Sono questi gli obiettivi dell’allenamento che si svolge a partire dai 16 anni e che porterà alcuni a diventare atleti di livello internazionale.  Non bisogna infatti confondere l’acquisita maestria con la capacità di fornire prestazioni adeguate al proprio livello. Infatti, non è difficile incontrare giovani adolescenti capaci, bravi dal punto di vista tecnico ma scarsi in gara. Per questa ragione una parte dell’allenamento, che con l’accrescere dell’età diventerà sempre più significativa e ampia, deve essere dedicata a raggiungere lo scopo di insegnare all’atleta ad esprimersi al meglio in condizioni di confronto con altri atleti. Per primo l’allenatore non deve avere timore nel riconoscere che questo è uno scopo essenziale del suo lavoro e delle esercitazioni che propone agli atleti. Questo tipo di allenamento ha l’obiettivo di insegnare all’atleta a mantenere inalterata la qualità della sua prestazione in condizioni di pressione competitiva.

Gli errori possono essere i nostri migliori alleati

Chi vuole migliorare in qualsiasi attività dovrebbe essere consapevole che se vuole raggiungere questo obiettivo deve assolutamente imparare dagli errori. E’ una frase che viene spesso ripetuta da coloro che sono responsabili della formazione dei giovani, ma più raramente viene spiegato come fare e più spesso ho sentito dire da un allenatore “Tu non impari mai”. L’atleta ha due alleati importanti: le abilità che possiede e gli errori che commette, ambedue sono estremamente significativi per il suo miglioramento.

Tutti sono convinti che le abilità di un giovane rappresentino i suoi punti di forza, sono le competenze che mette in campo ogni che si allena o gareggia.

Ma gli errori possono essere considerati come alleati?

Certamente che sì! Poichè sbagliare è l’unico modo per allenarsi a uscire dalle difficoltà e per allenare l’attenzione e le emozioni a restare positivamente orientate al successo anche in quei momenti.

I giovani atleti e atlete vanno mentalmente educati ad assumere questo atteggiamento, senza il quale non potranno realizzare appieno il loro potenziale.

Imparare dagli errori: insegnamolo agli allenatori

Quanto è difficile imparare dagli errori, è la chiave del successo ma per molti è invece una palude in cui sprofondare sempre più sotto questo peso. Con facilità si pensa “Non dovevo sbagliare” anzichè “Cosa faccio per recuperare”. E’ vero che molti di noi da giovani hanno imparato in questo modo, come si dice ti hanno buttato in mare e chi ha imparato a nuotare è andato avanti va avanti mentre gli altri sono periti. Ma quanti ragazzi/e in questo modo hanno odiato lo sport, sono diventati poco fiduciosi verso di sé e probabili talenti si sono persi senza avere una prova di appello? La questione è comprendere se si vuole continuare in questo modo oppure se bisogna formare meglio gli allenatori dal punto di vista delle loro competenze psicologiche e relazionali, solo in sgeuito si potrà verificare chi/quanti sono quegli atleti e quelle atlete che nonostante un adeguato approccio psicologico da parte degli allenatori sono da orientare verso un’attività sportiva ricreativa e non agonistica.

Bayern-Juventus

Bayern-Juventus 2-0. La differenza è stata nella prontezza, velocità, pressing, rapidità, convinzione nei contrasti, pressing continuo su ogni giocatore avversario da parte del Bayern. Sono abilità tecniche o mentali o un misto di ambedue?

Le abilità mentali degli Olimpionici

Queste sono le abilità psicologiche che si riconosce chi vince una medaglia alle Olimpiadi:

  • Elevata motivazione e impegno
  • Livello elevato di fiducia
  • Avere obiettivi ben definiti
  • Autoregolazione delle emozioni
  • Avere routine ben organizzate durante la competizione
  • Competenze nel fronteggiare le distrazioni e gli eventi inattesi
  • Elevata concentrazione
  • Visualizzazione della propria prestazione