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Un percorso di calcio integrato per bambini con disabilità intellettive

Si tiene a Roma, il 25 novembre 2016, una giornata di studi dedicata al progetto “Calcio Insieme”, un percorso pilota di calcio integrato per bambine e bambini dai 6 ai 12 anni, con disabilità intellettive, in particolare quelli affetti da sindrome dello spettro autistico (ASD).

Il primo anno del progetto si è svolto nel periodo ottobre 2015 – giugno 2016 grazie alla Fondazione Roma Cares, espressione della responsabilità sociale dell’AS Roma, su proposta dell’Asd Accademia Calcio Integrato, in collaborazione con il CIP – Comitato Nazionale Italiano Paralimpico, della FISDIR – Federazione Sport Disabilità Intellettiva Relazionale e il sostegno della ASL Roma/1.

30 bambine/i sono stati coinvolti negli allenamenti, per un anno due volte a settimana, e tutti hanno mostrato dei miglioramenti pur nelle differenze delle condizioni di partenza e nei risultati ottenuti. Calcio Insieme è infatti un approccio di empowerment psicologico, relazionale, sportivo e motorio tramite il calcio, che ha individuato un modello didattico adeguato alle diverse esigenze dei bambini attraverso una ricerca da svilupparsi in tre anni.

La giornata di studio si tiene presso la sede del Consiglio Regionale del Lazio, in via della Pisana 1.301, Roma, a partire dalle ore 10:00. La Regione Lazio intende infatti divulgare gli esiti del progetto, valutandone anche l’impatto sul medio-lungo termine.

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione. Per avere informazioni e iscriversi contattare:

  • Email: egrassi@regione.lazio.it, vvolpi@regione.lazio.it
  • Tel.: 06 5168 8038 – 8269

 

Genitori e sport: quale ruolo?

Domani alla conferenza che terrò a Civitanova Marche sul tema del ruolo dei genitori nello sport parlerò di questi temi.

  • Promuovere lo sport nei giovani
  • Cambiare la cultura sportiva
  • Lo sport è un progetto a lungo termine
  • Cosa serve ai giovani per svilupparsi
  • Insegnare orientamento al compito per imparare a vincere e perdere
  • Il ruolo dei genitori in questo contesto

Il genitore nello sport risorsa o ostacolo?

Convegno dal titolo “IL GENITORE NELLO SPORT RISORSA O OSTACOLO?” che si terrà sabato 1° ottobre dalle ore 17.00 alle ore 19.00 circa presso l’aula magna del I.C. Leonardo Da Vinci di Civitanova Marche. Relatore prof. Alberto Cei . Il convegno nasce dall’esigenza di dirigenti e tecnici delle società sportive locali di riflettere sull’influenza dei genitori nell’attività sportiva dei propri figli nel tentativo di creare un’alleanza educativa. Negli ultimi anni il rapporto tra genitori e figli si è molto modificato, così come il grado di coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli. Le società sportive e gli allenatori si trovano spesso spiazzati da questa presenza, con cui non sono abituati a rapportarsi e, d’altro canto, anche i genitori spesso sembrano non saper dare dei confini chiari al proprio ruolo. Probabilmente i ragazzi, che si trovano al centro di questa sorta di triangolo, rischiano di essere confusi. Proprio da questo spaesamento nasce l’idea del convegno, in cui vorremmo provare a costruire insieme alcune “modalità di convivenza” e un’alleanza che ci aiuti ad essere per i nostri ragazzi i migliori genitori e i migliori allenatori possibili. L’incontro è rivolto a genitori, dirigenti e tecnici dei settori giovanili di nuoto e di altri sport, insegnanti  e appassionati di sport.

Elogio del camminare

Camminare è il primo desiderio di un bambino e l’ultima cosa che vorrebbe perdere un anziano. Camminare è un’attività che non richiede sforzi fisici. È la cura senza farmaci, il controllo del proprio peso senza dieta, ed è il cosmetico che non si trova in farmacia. È un rilassante senza pillole, una terapia senza psicanalista, ed è la vacanza che non costa nulla. Camminare è conveniente, non richiede particolari attrezzature, è adattabile ad ogni esigenza ed è un’attività intrinsecamente sicura. Camminare è naturale come respirare.

John Butcher, fondatore di “Walk21”

Lo stato ponderale del bambino risulta correlato con quello dei genitori. Infatti, quando almeno uno dei due genitori è in sovrappeso il 22,2% dei bambini risulta in sovrappeso e il 5,6% obeso. Quando almeno un genitore è obeso il 30,7% dei bambini è in sovrappeso e il 13,3% obeso. Questi dati del Ministero della Salute si riferiscono alla provincia di Modena, in molte altre Regioni il trend è ancora più negativo.

 

“Too Small to Fail” molto utile per genitori e adulti

Segui Too Small to Fail molto utile per genitori e adulti

Focusing. Creating. Cooperating. Communicating. These are all important skills children learn when we play with them! Through play, children learn how to problem solve, work together, explore physical movements, overcome challenges, and much more. Play helps children develop critical social-emotional and language skills that will help prepare them for success in school and in life.

As children’s first and best playmates, parents and caregivers play a powerful role in nurturing these skills from birth. Here are a few tips on how you can encourage learning through play:

  • Make the most of your time playing with your child. From they day they are born, children learn through the everyday moments they share with their parents and caregivers. Check out these helpful tips from ZERO TO THREE.

Keep a box of everyday objects like plastic bottles, empty containers or old clothes for dress up. These are great items to help children spark their imagination. Through creative play, children explore the world in their own way, which is important for learning and development. Check out Raising Children Network for fun creative play activities.

 

#Respect Silent Weekend

La Federazione di calcio inglese ha istituito il Respect Silent Weekend. Genitori e allenatori non possono parlare e discutere quando i bambini giocano e devono restare in silenzio. Possono però applaudire ed esprimere parole d’incoraggiamento.

Un codice di condotta per genitori

Per i canadesi il principale problema nello sport è rappresentato dai genitori (60%), seguito dalle difficoltà di accesso per alcune persone (48%) e dalla violenza (48%)

I bambini devono crescere e svilupparsi nel loro sport o attività fisica, in un ambiente di comunicazione positiva e di rispetto. Nel loro rapporto con i bambini i genitori dovrebbero osservare un preciso e corretto codice di condotta. Il codice che segue è tratto da un manuale sviluppato dal Centro Canadese per l’Etica nello Sport. E’ contenuto in un manuale per allenatori di comunità e contiene regole che se rispettate determinerebbero un grande passo in avanti nel ruolo svolto dai genitori nello sport giovanile.

  • Ricorderò che il mio bambino fa sport per il suo godimento, non per il mio.
  • Incoraggerò mio figlio a giocare secondo le regole e a risolvere i conflitti senza ricorrere all’ostilità o alla violenza.
  • Insegnerò a mio figlio che fare del proprio meglio è importante quanto vincere, in modo che il mio bambino non possa mai sentirsi sconfitto dal risultato di una gara.
  • Aiuterò il mio bambino a sentirsi ogni volta vincitore, rinforzandolo a competere in modo equo e con impegno.
  • Non lo metterò mai in ridicolo o urlerò in seguito a un errore o dopo sconfitta.
  • Ricorderò che i bambini imparano meglio con l’esempio.
  • Applaudirò le buone prestazioni dei calciatori della nostra squadra e di quella avversaria.
  • Non costringerò mio figlio a fare sport.
  • Non metterò mai in discussione in pubblico il giudizio o l’onestà dell’arbitro.
  • Sosterrò tutti gli sforzi per eliminare gli abusi verbali e fisici dalle attività sportive per bambini.
  • Rispetterò e mostrerò apprezzamento per gli allenatori che offrono il loro tempo per consentire l’attività sportiva del mio bambino, sapendo che ho la responsabilità di essere parte dello sviluppo di mio figlio.

Lo psicologo dello sport nella Scuola Calcio… è d’élite

La Federazione Italiana Giuoco Calcio era tra le uniche che imponeva la presenza di uno psicologo dello sport per tutte le società che volessero rendersi qualificate o d’elite, come vengono definite attualmente. Ora non è più cosi e questo passo indietro richiede un’altrettanta significativa reazione e organizzazione degli psicologi dello sport impegnati nel calcio giovanile. L’attuale comunicato ufficiale tra i requisiti a scelta indica: “Sviluppo di un progetto formativo continuativo nel corso della stagione sportiva, realizzato attraverso la collaborazione con uno “Psicologo dello Sport” di provata esperienza con specifica qualifica ed iscritto al relativo albo professionale, quale esperto dello sviluppo delle relazioni umane.

L’apporto di tale professionalità dovrà identificarsi nell’attuazione di progetti di supporto riferiti in particolare alle figure che partecipano al percorso educativo del bambino (staff, genitori, etc)”.

Lo psicologo sarà quindi una scelta opzionale delle società, non è più obbligatorio e allora, dovrà rendersi necessario. Lo psicologo clinico spesso s’improvvisa nelle società organizzando improbabili sportelli con i genitori che, però, con la psicologia dello sport non hanno niente a che fare. Allora cosa fa e cosa propone lo psicologo dello sport nella Scuola calcio per rendersi realmente uno strumento d’élite?

Attraverso la mia esperienza nel calcio giovanile posso definire alcune linee guida essenziali che caratterizzano un progetto di psicologia dello sport nella Scuola calcio, tra queste: l’adeguatezza del metodo adattato all’età delle bambine e dei bambini, al territorio e al contesto organizzativo; l’utilizzo di strumenti psicologici specifici; la continuità dei tempi, il monitoraggio e la verifica costante; la programmazione di obiettivi psicologici specifici, ma anche trasversali alle altre aree interessate (tecnica, tattica, motricità), la progettazione di interventi operativi che permettano il raggiungimento degli obiettivi condivisi.

Di seguito alcune proposte da sviluppare e adattare al contesto in cui si opera:

  • Formazione dei tecnici
  • Osservazione in campo, restituzione e condivisione di quanto rilevato
  • Riunione operative con i genitori precedute da un analisi dei bisogni, calendarizzate e svolte non secondo uno schema di insegnamento frontale, ma attraverso tecniche didattiche interattive
  • Progetti integrati, riguardanti tematiche chiave all’interno della società e del territorio
  • Laboratori operativi psicologo e tecnico
  • Studi-ricerca su particolari aspetti del calcio giovanile

Queste sono solo alcune delle tante proposte operative che uno psicologo può proporre all’interno di una scuola calcio.

In ultimo, vorrei ricordare sia agli psicologi, sia a chi si trova a collaborare con loro che uno psicologo dello sport nella Scuola calcio non può prescindere da un’attività fondamentale: scendere in campo. Un giorno, dopo aver ascoltato la mia esperienza, un responsabile di Scuola calcio mi chiese stupito: ma quindi lo psicologo scende in campo?

Lo psicologo dello sport scende in campo e non esiste professionista dello sport che non tocchi il rettangolo verde e questo è ancor più vero quando parliamo di bambini e di calcio.

Le attività che possono essere svolte sono molteplici e possono, se ben organizzate, incidere fortemente sull’andamento prestativo, organizzativo e relazionale della Scuola calcio. Se siete psicologi dello sport, o operatori (tecnici e dirigenti) di Scuola calcio, non esitate a contattarmi per approfondire gli argomenti affrontati.

(di Daniela Sepio)

Bambini messi fuori dallo sport dai comportamenti negativi dei genitori

Bambini di otto anni lasciano lo sport per colpa del  comportamento dei genitori. E’ quanto emerge da un sondaggio del Marylebone Cricket Club (MCC) e il cricket charity Chance to Shine. Sono stati intervistati 1.002 di 8-16 anni, il 45% ha detto che il cattivo comportamento dei genitori ha fatto decidere di non fare sport. L’84% dei genitori di quei bambini ha convenuto che il comportamento negativo ha scoraggiato la partecipazione dei giovani.

Nel sondaggio, il 41% dei bambini ha dichiarato che i loro genitori criticano le loro prestazioni. Il 16% dice che è accaduto frequentemente o per tutto il tempo – mentre il 58% dei genitori ha affermato che c’erano più urla da bordo campo.

Un bambino ha riferito di aver visto una madre distruggere un finestrino della macchina dopo che la squadra avversaria ha segnato, un altro che un papà ha colpito l’arbitro per aver fatto uscire suo figlio, mentre un genitore ha ricordato che è stata chiamata la polizia quando due genitori hanno iniziato a picchiarsi.

Gli allenatori di Chance to Shine hanno organizzato un programma estivo di lezioni basate sui concetti di sport competitivo e  fairplay  rivolte a 350.000 bambini in oltre 5.000 scuole statali come parte della campagna di MCC Spirit of Cricket.

L’allenatrice Kate Croce, che gioca per l’Inghilterra, ha detto: “Vogliamo che i bambini siano competitivi, ma c’è una linea che non deve essere superata, valida per i bambini e per tutti i genitori invadenti.”

Tre frasi su cui riflettere

Tre frasi di John Wooden per genitori, atleti e allenatori con cui confrontarsi:

“La cosa migliore che può fare un padre per i suoi figli è amare la loro madre”.

“L’abilità può portare al top, ma serve carattere per rimanerci”.

“Un allenatore è qualcuno che può correggere senza determinare risentimento”.