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Nuove proposte per lo sviluppo dello sport fra i giovani

Aspen Institute propone un modello di sviluppo della pratica sportiva nei bambini e negli adolescenti basato sulle più recenti ricerche in questo ambito che ha lo scopo di incrementare il loro coinvolgimento nello sport. Intende cambiare la cultura sportiva centrata sull’avviamento precoce a un’unica disciplina sportiva e propone la validità di un approccio multi-sportivo anche per coloro che intraprenderanno la carriera sportiva. Questa iniziativa ha anche lo scopo di aumentare il numero di praticanti in modo continuativo che negli ultimi anni si sta riducendo in modo significativo. Il progetto, elaborato insieme alle più importanti organizzazioni sportive e aziende dello sport, si chiama Project Play – Reimagining Youth Sport in America.

 

Fig. 6 Physical activity has long lasting benefits that affect all aspects of a child’s life and last into adulthood. (Courtesy of Aspen Institute Project Play) [Citation]  

Mindfulness migliora la memoria degli adolescenti

A Randomized Controlled Trial Examining the Effect of Mindfulness Meditation on Working Memory Capacity in Adolescents

Quach, D., Jastrowski Mano, K.E., and Alexander, K. J. Adolesc Health, 2015.

E’ il primo studio che ha dimostrato l’efficacia della pratica di esercizi di mindfulness svolti per un breve periodo di tempo nel migliorare la capacità della memoria di lavoro. Lo studio ha coinvolto 198 adolescenti di scuole pubbliche nel Sud-Ovest degli USA che sono stati assegnati casualmente a gruppi di meditazione mindulness, atha yoga, o di controllo. I risultati evidenziano la rilevanza di studiare negli adolescenti interventi basati sulla minfulness dato che tali interventi possono migliorare le funzioni cognitive.

 

Ti alleni a gareggiare?

A partire da quando i giovani atleti hanno acquisito le abilità tecniche richieste dallo sport che praticano e sono diventati bravi nell’esecuzione delle azioni sportive specifiche, diventa importante allenarli a gareggiare. Sono questi gli obiettivi dell’allenamento che si svolge a partire dai 16 anni e che porterà alcuni a diventare atleti di livello internazionale.  Non bisogna infatti confondere l’acquisita maestria con la capacità di fornire prestazioni adeguate al proprio livello. Infatti, non è difficile incontrare giovani adolescenti capaci, bravi dal punto di vista tecnico ma scarsi in gara. Per questa ragione una parte dell’allenamento, che con l’accrescere dell’età diventerà sempre più significativa e ampia, deve essere dedicata a raggiungere lo scopo di insegnare all’atleta ad esprimersi al meglio in condizioni di confronto con altri atleti. Per primo l’allenatore non deve avere timore nel riconoscere che questo è uno scopo essenziale del suo lavoro e delle esercitazioni che propone agli atleti. Questo tipo di allenamento ha l’obiettivo di insegnare all’atleta a mantenere inalterata la qualità della sua prestazione in condizioni di pressione competitiva.

Lo sport: premio o punizione?

E’ inziata la scuola e molti genitori preoccupati del rendimento scolastico spesso tagliano lo sport. Il calcio è uno di questi. Allenamenti che saltano e pratica sportiva abbandonata, se il rendimento scolastico non va. L’attività fisica è considerata un premio e quindi, per abitudine educativa, utilizzata di contro come punizione.

“Mens sana in corpore sano” contiene in sé una profonda verità che diviene ancor più realistica se associata all’infanzia e all’adolescenza. Abituare il proprio figlio ad un’adeguata gestione tra scuola e sport è la strategia educativa vincente che punta sul senso di responsabilità, stimolando le capacità organizzative del bambino e del ragazzo. Il desiderio di essere puntuale al proprio allenamento stimola ad organizzarsi, a tirare fuori le proprie capacità gestionali. È importante per i genitori imparare ad utilizzare i desideri dei bambini e dei ragazzi come stimolo e non come fonte punizione,  questo al fine di ottenere risultati duraturi e non semplicemente associati al momento punitivo.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità  nel  “Global Recommendations on Physical Activity “ definisce per ogni fascia di età l’attività fisica consigliata. Tra i 5 e i 17 anni raccomanda: “almeno 60 minuti al giorno di attività moderata–vigorosa, includendo almeno 3 volte alla settimana esercizi per la forza che possono consistere in giochi di movimento o attività sportive”.

Questo interesse per l’attività fisica  durante l’infanzia e l’adolescenza conferma l’importanza dello sport  per la crescita fisica e psicologica delle nuove generazioni. Il primo passo da fare è imparare a non considerare lo sport come un capriccio del bambino, da utilizzare come premio e punizione, ma un aspetto fondamentale che va integrato nel percorso educativo del proprio figlio.

(di Daniela Sepio)

L’adolescente in campo: una sfida per l’allenatore

Quando gli allenatori si trovano alle prese con atleti adolescenti la loro capacità relazionale viene spesso messa a dura prova. La soluzione più frequentemente adottata è “fare l’amico”. In realtà anche quando le età cambiano e ci si sente quasi in dovere di cambiare livello relazionale,  la vera sfida è mantenere il proprio ruolo. L’allenatore-amico non serve, il tecnico deve invece applicare alcune regole, utili anche ai genitori,  che gli permetteranno di  aprire  la comunicazione con l’adolescente:

  • Stimolare la partecipazione attiva per facilitare i processi di attenzione e memorizzazione: fare esempi
  • Capire i bisogni di chi ascolta. La motivazione all’ascolto è fondamentale. quali messaggi lo catturano di più?
  • Ricercare i feedback. Non può esservi comunicazione senza scambio: il feedback è dunque uno step essenziale di questo processo.
  • Creare vicinanza: camminare tra  loro
  • Seguire i loro ritmi. Hanno l’abitudine a confrontarsi con messaggi che hanno le seguenti caratteristiche: velocità, movimento, colori, suoni, interattività. Messaggi che non presentino alcune di queste caratteristiche riducono l’attenzione e la motivazione all’ascolto.
  •  Usare il loro gergo
  • Utilizzare canali diversi (visivo, uditivo, cinestesico)
  • Essere concreti evitando l’eccesso di informazioni

Parallelamente esistono degli atteggiamenti che, al contrario,  sono in grado di interrompere qualsiasi possibilità di comunicazione con l’adolescente:

  • L’eccesso di informazioni
  • Dare giudizi e valutazioni negative senza indicare la strada per il cambiamento
  • Avere un atteggiamento di superiorità: “sono più grande e so come vanno le cose”
  • Mantenere una distanza fisica e psicologica
  • Tendere alla manipolazione e al controllo

Comunicare con i giovani è veramente una sfida. Rimaniamo spesso spiazzati di fronte alle loro domande, o ai loro silenzi. Hanno la capacità di smuovere molti vissuti profondi che vanno riconosciuti ed elaborati  per poter proseguire al meglio nel proprio ruolo di formatore.

(di Daniela Sepio)

La motivazione alle attività outdoor

I giovani che praticano attività all’aria aperta  sono motivati dal desiderio di trascorrere del tempo con la famiglia e gli amici. Mentre una parte degli adolescenti sono motivati ​​da godere del tempo con i propri cari, in questa fascia di età un numero maggiore è motivato dallo svolgere queste stesse attività outdoor. I giovani adulti sono motivati ​​dall’ esercizio fisico e molto meno motivati ​​dalla famiglia e dagli amici.
Cosa ti spinge a partecipare alle attività all’aria aperta?

 

Age 6-12 13-17 18-24
Be with family/friends 77% 69% 49%
Get exercise 66% 72% 74%
Experience excitement/adventure 54% 46% 52%
Develop my skills/abilities 51% 51% 43%
It is cool 45% 31% 18%
Be with people who enjoy the same things  41% 45% 25%
Keep physically fit 36% 55% 59%
Be close to nature 32% 30% 44%
Develop a sense of self-confidence 26% 31% 33%
Enjoy the sounds/smells of nature 26% 27% 39%
Observe the scenic beauty 22% 26% 43%
Gain a sense of accomplishment 22% 31% 39%
Get away from the usual demands 18% 34% 49%
Be with people who share my value 14% 22% 17%
Talk to new/varied people 12% 13% 11%
Experience solitude 5% 11% 26%

 

L’allenamento degli adolescenti

Jacques Commeres è il secondo allenatore della nazionale francese di basket e introduce il tema dell’allenamento degli adolescenti al Congresso che si tiene all’INSEP di Parigi. Secondo questo l’allenatore il basket è uno sport che richiede disciplina e creatività. Evidenzia che oggi giovani sono diversi da quelli che lui ha conosciuto quando ha iniziato la sua carriera. Evidenzia che l’impazienza dei giovani e il loro bisogno di essere sempre connessi può essere un problema poichè per sviluppare e confermare quanto appreso in allenameno bisogna avere del tempo anche dopo l’allenamento. Personalmente, penso che i giovani degli anni ’80 erano più ribelli di quelli di oggi e l’educazione permissiva era già un sistema molto diffuso fra i genitori.  Sono d’accordo in relazione al problema che la rivoluzione tecnologica che li ha investiti riduce la loro capacità di prestare attenzione per lunghi periodi di tempo e che devono essere allenati a scuola come nello sport ad affrontare i compiti con un impegno costante nel tempo e a restare motivati nello svolgimento di quei compiti ripetitivi che sono presenti in ogni attività.

 

L’allenamento mentale di un under15

Mi si è presentata l’opportunità di allenare mentalmente alcuni giovani under15 ed è molto interessante perché i ragazzi erano e sono  motivati a migliorare nel loro sport. Alla base del lavoro che abbiamo fatto insieme vi sono stati degli esercizi sul campo per fare capire qual è la differenza tra essere poco, abbastanza o molto concentrati su quello che si sta facendo. Esempio correre 30 metri alla massima velocità di cui si è capaci. Si può mettere i ragazzi su una linea e dargli il pronti.via, questa è una condizione in cui non si fornisce importanza alla concentrazione. Si può invece dire, “Ragazzi, sulla linea di partenza, concentratevi sui primi passi che farete e spingete più veloce che potete”, probabilmente in questo modo si alza la soglia attentiva a un livello almeno sufficiente. Se però si vuole che siano veramente concentrati si dirà ai ragazzi di immaginarsi la loro corsa, di sentire soprattutto la spinta del piede e di guardare solo davanti a sé, poi si farà praticare per qualche istante queste immagini mentali e subito dopo si darà il pronti-via. Ecco un esempio concreto di come allenare l’attenzione e si può adattare a qualsiasi sport. L’importante con i ragazzi così giovani è di fargli vivere delle esperienze pratiche in cui si evidenzi che l’attenzione, così come altre abilità mentali possono essere allenate direttamente sul campo.

Fare l’atleta o lo studente?

Sono stato invitato a parlare a un convegno che tratterà il tema di come conciliare durante la scuola media superiore le necessità dello studio con l’attività agonistica. La risposta è scontata, nel senso che un giovane deve riuscire in questo intento, poichè è indispensabile per il suo futuro che acquisisca quelle competenze culturali, metodologiche  e scientifiche/classiche/professionali che solo la scuola può offrire, indipendentemente dalla scelta dell’orientamento curriculare. Sto parlando non tanto di chi svolge un’attività a livello ricreativo, in cui può quindi scegliere la frequenza e l’intensità di partecipazione in funzione del tempo libero che è in grado di garantirsi ma di coloro che svolgono un’attività agonistica, che al contrario è regolata secondo ritmi e tempi che le sono propri e che sono contrattabili dal giovane in modo molto limitato. Fare sport agonistico e seguire un corso di studi impegnativo richiede un impegno totale che porta a escludere ogni altra attività in un contesto nel quale spesso gli insegnanti considerano l’altra attività come un ostacolo all’apprendimento. Una soluzione spesso tentata dai genitori e dalle società sportive e d’iscrivere questi giovani a scuole private o in istituti in cui vi è una più positiva considerazione dello sport. La fama e la popolarità del club sportivo (come nel caso di quelli di calcio) o il vivere in città di provincia possono essere fattori facilitatori. Nel nostro paese il sistema scolastico non si è mai interessato a come riuscire a coniugare questi due aspetti della vita, mentre per la musica vi sono i conservatori e il liceo artistico è un sistema per formare i ragazzi all’interno di un mondo che ha loro interessa. Un ragazzo o una ragazza devono quindi prevedere almeno tre ore di studio e altrettanto di allenamento; con l’aggiunta delle ore di scuola sono almeno 11 ore al giorno. A queste va aggiunto il tempo per gli spostamenti, minimo altre due ore al giorno (spesso sono di più per chi vive in una grande città). Sono pertanto 13 ore al giorno. A mio parere la questione sta in questi termini, chi non è disposto a seguire  questo tipo d’impegno, a mio avviso, dovrebbe lasciare lo sport. Perchè lo sport agonistico di alto livello è una carriera per pochissimi e in Italia non essendoci alcun supporto da parte delle istituzioni vige la regola della giungla, per cui pochi ce la fanno a dispetto dei tanti che periscono. Mi spiace essere così diretto ma non vedo altre soluzioni. I ragazzi e le ragazze devono acquisire un titolo di studio di scuola superiore ottenuto con il loro lavoro e non pagato dai genitori, perchè questo è indispensabile per il loro futuro professionale, se vi riescono coniugando insieme lo sport benissimo, altrimenti devono abbandonare lo sport inteso come possibile carriera e continuare questa loro passione a livello ricreativo. Le famiglie sono fondamentali nel sostenere i loro figli, soprattutto nell’insegnargli  a sviluppare una concezione realistica e non illusoria del loro futuro. I genitori non devono mai abdicare al ruolo di guida dei loro figli e figlie o pensare che il successo sportivo sarà la loro pensione.

Da grande vuoi fare l’atleta?

Mi sto rendendo sempre più conto che i ragazzi di 19/20 anni che sono atleti spesso non sono consapevoli di cosa comporti intraprendere questa carriera e soprattutto se quanto fanno è sufficiente per verificare se ne posseggono le caratteristiche. Ad esempio, un adolescente che si allena 15 ore alla settimana in un determinato sport individuale può aspirare con questo tipo d’impegno a diventare un giovane di livello internazionale? L’ho chiesto a molti ma in generale la risposta è: “Non so, io faccio quello che mi dice l’allenatore.” Con una carriera che se va bene dura 10 anni, come si fa a non sapere se ciò che faccio oggi è sufficiente (oltrechè valido) per raggiungere ciò che voglio? Altra domanda: “Hai 20 anni che vuoi fare? Vuoi continuare in questo modo che probabilmente ti permetterà di gareggiare a livello assoluto in Italia? O vuoi qualcosa di più?” La risposta il più delle volte è il silenzio. E allora: perchè gli allenatori non spiegano che con quel tipo d’impegno e di ore di allenamento si può raggiungere questo livello e invece, con un altro allenamento e più ore si può aspirare a un livello di prestazione superiore. Secondo me, non lo fanno semplicemente perchè non ci pensano e non per scelta o forse perchè temono di perdere quei pochi atleti che hanno. Quale che sia la ragione è comunque un peccato che si faccia così poco per rendere i nostri giovani più consapevoli di cosa comporti intraprendere la carriera di atleta. Anzichè ripetere il ritornello che sono pigri, perchè non cominciamo a pensare che forse si annoiano perchè non hanno davanti a loro sfide motivanti.