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Chi è competitivo

“Portare a termine qualcosa di difficile. Padroneggiare, manipolare o organizzare oggetti fisici, esseri umani o idee. Farlo il più rapidamente e autonomamente possibile. Andare oltre gli ostacoli e mantenere elevati standard. Eccellere per se stessi. Rivaleggiare e superare gli altri. Incrementare la consapevolezza attraverso l’osservazione delle proprie esperienze di successo frutto del proprio talento.” L’ha scritto H.A. Murray nel 1938.

Queste parole le dedico agli atleti che hanno iniziato un nuovo quadriennio olimpico, che possano trovare il loro posto nel mondo dello sport.

Auguri e che la vostra tenacia e dedizione vi siano sempre amiche.

 

 

Ti alleni a gareggiare?

A partire da quando i giovani atleti hanno acquisito le abilità tecniche richieste dallo sport che praticano e sono diventati bravi nell’esecuzione delle azioni sportive specifiche, diventa importante allenarli a gareggiare. Sono questi gli obiettivi dell’allenamento che si svolge a partire dai 16 anni e che porterà alcuni a diventare atleti di livello internazionale.  Non bisogna infatti confondere l’acquisita maestria con la capacità di fornire prestazioni adeguate al proprio livello. Infatti, non è difficile incontrare giovani adolescenti capaci, bravi dal punto di vista tecnico ma scarsi in gara. Per questa ragione una parte dell’allenamento, che con l’accrescere dell’età diventerà sempre più significativa e ampia, deve essere dedicata a raggiungere lo scopo di insegnare all’atleta ad esprimersi al meglio in condizioni di confronto con altri atleti. Per primo l’allenatore non deve avere timore nel riconoscere che questo è uno scopo essenziale del suo lavoro e delle esercitazioni che propone agli atleti. Questo tipo di allenamento ha l’obiettivo di insegnare all’atleta a mantenere inalterata la qualità della sua prestazione in condizioni di pressione competitiva.

Si vince con l’ottimismo

Spesso mi sono chiesto perchè gli atleti di alto livello continuano a gareggiare pur sapendo che sono molte di più le gare in cui perderanno rispetto a quelle in cui saranno vincenti. Come superano questa frustrazione? La mia risposta è stata che questa convinzione si basa sull’idea che il futuro sarà migliore del passato e questo atteggiamento è noto come “il pregiudizio dell’ottimismo.” Per migliorare si può solo immaginare di poterlo fare e ciò conduce a ritenere che questo risultato possa essere raggiunto. Tale credenza in se stessi motiva l’atleta, come chiunque altro, a perseguire i suoi obiettivi. Inoltre questo modo di essere comporta una riduzione dello stress e questo aiuterà la persona a competere al suo meglio nei momenti di maggiore pressione agonistica. Quindi impegnamoci come i campioni a perseguire un approccio ottimistico alle difficoltà anche se ci potrebbe apparire un po’ irrealistico.