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I disturbi alimentari negli atleti di élite

Wells KR, Jeacocke NA, Appaneal R, et al. The Australian Institute of Sport (AIS) and National Eating Disorders Collaboration (NEDC) position statement on disordered eating in high performance sport. Br J Sports Med 2020; 54:1247–1258.

I disturbi dell’alimentazione negli atleti possono verificarsi in qualsiasi momento; sia che siamo causati da sfide nella vita dell’atleta, sia che si verifichino durante un periodo di prestazioni di successo. Sebbene vi sia una crescente apertura e supporto per i problemi di salute mentale nello sport d’élite, esistono ancora barriere all’identificazione precoce e al trattamento dei disturbi dell’alimentazione.

La vergogna, lo stigma e la paura di essere discriminati impediscono agli atleti di rivelare un comportamento problematico e di cercare aiuto, mentre la conoscenza limitata dei sintomi e la riluttanza a chiedere specificamente dei problemi alimentari ne inibiscono l’individuazione. È ampiamente accettato che la loro identificazione precoce e la gestione appropriata portino a risultati migliori. I disturbi dell’alimentazione hanno uno dei tassi di mortalità più alti tra tutte le malattie mentali, il che sottolinea l’importanza degli sforzi di prevenzione, della rilevazione tempestiva e del trattamento specializzato.

Tutti nel sistema sportivo hanno un ruolo da svolgere nel riconoscimento e nell’intervento precoce, e chiunque può indirizzare gli atleti a uno specialista.

È importante che tutto il personale coinvolto nello sport sia a conoscenza dei fattori di rischio e dei segnali di allarme che li contraddistinguono. Gli staff tecnici dovrebbe anche a chi rivolgersi per parlare delle loro preoccupazioni a riguardo di un atleta. Alcuni segnali di allarme possono manifestarsi precocemente (cambiamenti comportamentali), mentre altri, come le variazioni di peso, possono verificarsi più tardi nella traiettoria di sviluppo di queste patologie.

 

Nuovi ambiti del mental coaching

La componente  mentale dello sport non riguarda come di solito si crede solo l’allenamento tecnico o tattico. Questo aspetto ne è solo una parte anche se importante. Direi che il primo aspetto del mental coaching riguarda le regole della vita quotidiana di un atleta e quindi il suo stile di vita quotidiano. Alimentazione, sonno, amici e famiglia sono un aspetto significativo del successo. In molti sport, ad esempio, il controllo del peso è un aspetto essenziale alla base delle prestazioni e vivere in modo consapevole e positivo questa necessità favorisce il benessere dell’atleta. Una ricerca condotta dal Comitato Olimpico degli Stati Uniti ha evidenziato che famiglia e amici sono necessari al successo poiché forniscono sostegno economico, incoraggiamento e stabilità emotiva. Il secondo aspetto si riferisce alla componente mentale della preparazione fisica. Sentirsi in forma e pronti ad affrontare qualsiasi situazione atletica della propria prestazione è parte essenziale della fiducia in se stessi e viceversa. Infatti, la motivazione e la capacità mentale di resistere con efficacia alla fatica fisica e all’intensità dell’allenamento favoriscono la qualità delle sessioni di allenamento. Inoltre in molti sport si devono sviluppare delle abilità che prescindono dalle altre competenze tecniche e che sono però decisive per determinare il risultato. Penso al servizio nella pallavolo e nel tennis, ai tiri liberi nella pallacanestro, alle punizioni e rigori nel calcio, ai calci negli sport motoristici o nella vela. Queste situazioni vanno allenate mentalmente con accuratezza.

USA 1 obeso 3

La più recente indagine sullo stato di salute degli americani, apparsa sul Journal of the American Medical Association, ha rilevato che 1 su 3 è obeso o sovrappeso e e la proporzione fra i giovani è di 1 su 6. Non è aumentata negli ultimi 12 anni ma resta un problema piuttosto grave. In particolare il 35,7% della popolazione è obesa e lo è il 16,9% dei giovani sino a 19 anni. Neri e bianchi se maschi hanno circa la stessa percentuale, 38.8% i primi e 36,2 i secondi. Netta è invece la differenza a favore delle donne bianche (32.2%) rispetto alle donne nere (58.5%). Inutile ripetere quanto questa condizione sia dannosa per il benessere delle persone e come l’unica politica sia quella di aumentare l’attività fisica e ridurre drasticamente cibi e bevande ipercaloriche. Cerchiamo di non imitarli, perchè siamo da tempo su questa strada.