Archivio mensile per aprile, 2021

I fondamenti dell’allenamento psicologico

Per un allenatore e uno psicologo è importante comprendere quali sono le basi dell’allenamento psicologico.

Si tratta di rispondere alla domanda su quali aspetti si fonda il miglioramento mentale dei giovani. Direi che a partire da 14 anni si può introdurre un’attività centrata essenzialmente sull’educazione mentale allo sport. Lo scopo è duplice. Coloro che continueranno nel loro sviluppo come atleti iniziamo a sviluppare quelle abilità mentali che gli saranno necessarie mentre coloro che non seguiranno questo percorso specialistico avranno avuto comunque l’opportunità d’imparare abilità che gli saranno per sempre utili.

Con questo approccio siamo sempre nell’ambito dell’insegnamento di quanto serve imparare, dal punto di vista mentale, per imparare a gareggiare con efficacia o superare con successo situazioni impegnative (anche extra sportive).

  1. Autocontrollo - per migliorarlo si può iniziare imparando a eseguire dei respiri profondi, di base predispone a ridurre la tensione fisica e mentale, predispone alla concentrazione sui compiti dell’allenamento e all’uso della visualizzazione.
  2. Consapevolezza propriocettiva - Indispensabile per un atleta conoscere come ci si muove, quali sono le sensazioni da percepire, ad esempio durante il riscaldamento, sapere se come si pensa di muoversi corrisponde a come ci si sta realmente muovendo.
  3. Dialogo con se stessi - bisogna imparare a parlarsi in modo che sia utile e incoraggiante, in ogni situazione di allenamento e di gara. E’ semplice da capire ma difficile da praticare se non si vive in un ambiente orientato in questa direzione.
  4. Essere orientati al compito - Bisogna fare proprio il concetto che “miglioriamo grazie al nostro impegno”, in tal senso i feedback che ci diamo deve riguardare per primo la qualità dell’impegno e solo dopo il risultato.
  5. Visualizzare le azioni sportive - la ripetizione mentale della tecnica e tattica è indispensabile in ogni fase del processo di allenamento, per i principianti così come per gli atleti esperti.
Queste, mio avviso, sono le principali abilità da sviluppare nei giovani atleti all’inizio del percorso di formazione formazione psicologica.

 

 

 

 

 

 

10 regole per costruire la fiducia

Costruire la fiducia in se stessi anche in questo periodo di crisi sanitaria e di limitazioni alla nostra vita quotidiana è comunque sempre importante. Di seguito 10 regole da seguire per migliorare la nostra autostima.

  1. Pianificare i successi su base giornaliera
  2. Vivere con persone positive
  3. Rimani concentrato su ciò che puoi fare
  4. Chiedi a te stesso di distruggere le tue paure
  5. Costruisci una valutazione ottimistica delle tue prestazioni negative
  6. Sii il primo tifoso di te stesso
  7. Impegnati di più e persisti più a lungo nelle avversità
  8. Valuta le tue prestazioni con la mentalità di fare meglio la prossima volta
  9. Sii entusiasta del tuo presente e del tuo futuro
  10. Pratica quotidianamente l’autocontrollo

I pionieri della psicologia dello sport in Nord America

Gloria Balague, Daniel Gould and Glyn Roberts (2020) North American sport psychology pioneers. International Journal of Sport Psychology, 51, 456-479.

Articolo di grande rilevanza per chi voglia capire lo sviluppo della psicologia dello sport, scritto da tre protagonisti di questo sviluppo degli ultimi 40 anni.

La nostra rassegna della psicologia dello sport in Nord America fornisce un contesto per aiutarci a capire dove siamo oggi. In primo luogo, la psicologia dello sport ha una lunga storia con individui provenienti sia dal campo della psicologia che da quello dell’educazione fisica/cinesiologia. Andando avanti, è meglio guardare ai benefici che le persone formate in ogni area portano alla psicologia dello sport e non cadere in preda a discussioni su quale formazione sia la migliore. In secondo luogo, sia i ricercatori che i praticanti hanno contribuito a far progredire il campo fino al punto in cui si trova oggi. Ricercatori e professionisti devono rispettare i reciproci contributi e lavorare insieme adottando un orientamento dalla ricerca alla pratica e dalla pratica alla ricerca. Terzo, i pionieri che hanno dato i maggiori contributi alla psicologia dello sport hanno dedicato porzioni significative, se non tutto il loro tempo a questo ambito e hanno lavorato in modo coerente nel tempo. Quarto, anche se ci sono stati veri pionieri che hanno contribuito a far progredire il campo, dovremmo stare attenti a non cadere preda dell’approccio del grande uomo o della grande donna nella storia. Il campo è veramente decollato in Nord America quando un gran numero di ricercatori, accademici e consulenti hanno iniziato a lavorare nel campo, spesso con un certo anonimato. Infine, il campo è stato e sarà influenzato da eventi sociali e culturali più ampi, come le flessioni economiche, le guerre e le pandemie, così come i cambiamenti nelle organizzazioni educative e sportive (ad esempio, l’enfasi posta sulle borse di studio nelle principali università, la legislazione sullo sport sicuro per proteggere i giovani dai predatori sessuali). Coloro che si specializzeranno nel campo in futuro dovranno scoprire come tenere a mente i valori e le lezioni apprese dai pionieri che hanno permesso la crescita e allo stesso tempo adattarsi a questi grandi cambiamenti culturali e istituzionali.

I fattori dell’allenamento

I fattori che compongono l’allenamento.

  1. Durata - bisogna esercitarsi a lungo perchè corpo e mente si adattino in modo efficace allo sforzo da fare
  2. Intensità - rivela il desiderio di affrontare compiti impegnativi e reagire subito agli errori
  3. Frequenza - si deve ripetere, ripetere, ripetere e poi ancora ripetere. Per quanto tempo? Quanto basta.
  4. Recupero - bisogna sapersi riposare fisicamente e mentalmente. Non si può solo spendere.
  5. Pensiero - si deve riflettere per valutare il lavoro che si sta svolgendo. Per imparare ad apprezzare se stessi, essere grati a chi c’insegna. Capre come si può fare meglio la prossima volta.

 

 

 

 

Come imparare a migliorare

Imparare a gareggiare è una delle fasi dello sviluppo di un atleta.

Bisogna allenarsi a gareggiare. S’impara ad andare in bicicletta, andando in bicicletta. S’impara a scrivere scrivendo.

In altre parole, s’impara esercitandosi a fare qualcosa, che nel nostro caso è la gara. Solo l’esercizio, motivato (per chi lo svolge) e intelligente (per chi lo propone, l’allenatore) consente di raggiungere l’eccellenza. Tutti possediamo la capacità di esercitarsi, usiamola.

Dopo l’esercizio, bisogna sviluppare la capacità di auto-analisi. Si tratta di una riunione con se stessi a gara conclusa per chiedersi:

  • Quali abilità ho usato oggi?
  • Quali limiti ho superato?
  • Quali limiti devo ancora superare?
  • In cosa sono migliore?
Seguendo questo approccio s’impara a gareggiare.

Sei competitivo?

Un equivoco di cui sono vittima molti atleti è nel giustificare la loro prestazione in questo modo: “Ho perso però ho giocato bene”.

Tempo fa parlando con un atleta della vela mi sono sentito dire: “Sono partito bene, gli altri sono partiti meglio, comunque non posso dire di essere partito male”.

D’accordo ma è un atteggiamento sbagliato, in questo caso la questione non è tanto nell’interpretazione – partire bene o male – L’obiettivo deve essere quello di partire davanti, di competere fin dall’inizio con i tuoi avversari per questo scopo. Per me, ogni altro obiettivo è sbagliato.

Come ci ricorda Martin Seligman, quando diciamo che gli altri sono stati più bravi di noi, diamo una valutazione di tipo globale. Se fosse vera, tanto vale abbandonare la gara, tanto sono più bravi.

Dobbiamo allenare l’agonismo dei nostri atleti, seguendo quanto dice Rod Laver: “Non permettere mai a nessuno di pensare che sia facile fare i punti con te”.

Continuiamo questo approfondimento …

Coe s’insegna a gareggiare?

Imparare a gareggiare è una delle fasi dello sviluppo di un atleta.

Quindi la domanda è: “Quanto tempo dedichiamo in allenamento a sviluppare questa competenza? ma anche “In che modo utilizziamo i risultati delle gare per migliorare questo aspetto?”

E’ una domanda che si devono porre allenatori e psicologi se vogliono partecipare in modo efficace a questo processo di miglioramento dei giovani che allenano.

Sono domande che vanno oltre gli apprendimenti tecnico-tattici e quelli delle tecniche psicologiche che i giovani hanno imparato. Possono avere imparato molto ma non esser capaci di metterle in pratica durante una competizione.

Possono essere persone motivate e relativamente fiduciose, che si allenano con piacere ed efficacia, non hanno particolari conflitti con i loro allenatori e li ascoltano … ma non basta. A livello assoluto, ci sono atleti campioni del mondo del mondo che non sono mai entrati in una finale olimpica.

Pensateci … poi proveremo a ipotizzare delle risposte.

L’immaginazione in campo

Per cambiare serve tempo

Spesso mi viene chiesto da allenatori, dirigenti e atleti al termine della loro carriera di proporgli un percorso di autosviluppo.

La maggior parte delle volte le persone hanno un’idea molto generica di cosa s’intenda per autosviluppo. Per cui l’identificazione e la strutturazione degli obiettivi di miglioramento è già comunque una parte significativa di questo lavoro su se stessi.

Sempre in questa fase iniziale va chiarito un altro aspetto altrettanto essenziale che viene spesso trascurato e di cui non si ha piena consapevolezza: il tempo.

Significa parlare del tempo che servirà per ottenere gli effetti desiderati, imparare a utilizzarli e poi interiorizzare il concetto di miglioramento continuativo, quindi, di un processo di perfezionamento che non avrà mai una conclusione. La consapevolezza del tempo richiesto è importante poiché le persone pensano che sia sufficiente capire per mettere subito in atto il comportamento desiderato. Non sanno o non vogliono riconoscere che il cambiamento richiesto si deve adattare alla loro realtà quotidiana e deve tenere in considerazione le reazioni degli altri, le loro motivazioni e le aspettative. Di conseguenza, il fornire loro una dimensione temporale li aiuta a prendere consapevolezza delle difficoltà tipiche delle relazioni umane e di quanta applicazione serve per realizzare i propri obiettivi

Qui sotto riporto una tabella che può servire a comprendere il percorso di coaching all’interno del quale ci si dovrebbe inserire e le sue varie fasi.

Il vantaggio di giocare in casa persiste anche in assenza degli spettatori

Wunderlich F, Weigelt M, Rein R, Memmert D (2021) How does spectator presence affect football? Home advantage remains in European top-class football matches played without spectators during the COVID-19 pandemicPLoS ONE 16(3): e0248590.

Siamo abituati a pensare che gli spettatori sono la ragione principale del vantaggio di giocare le partite in casa. Questa ricerca mette in evidenza che l’effetto della mancanza del pubblico dovuto alla pandemia è minore rispetto a quello che ci saremmo aspettati.

Sono state analizzate più di 1.000 partite professionali giocate senza spettatori e più di 35.000 partite con spettatori prima della pandemia in campionati di calcio top di sei paesi – Spagna, Inghilterra, Italia, Germania, Portogallo e Turchia – durante le stagioni dal 2010/11 al 2019/20.
L’assenza di spettatori ha determinato una leggera diminuzione del vantaggio casalingo, misurato dal numero di gol e punti segnati. La differenza non è statisticamente significativa.

Nelle ultime 10 stagioni, con gli spettatori, le squadre in casa hanno vinto il 45%, quelle in trasferta ne hanno vinte il 28% mentre il 27%  sono state pareggiate.
Durante la pandemia, le squadre in casa hanno vinto il 43% delle partite, quelle in trasferta il 32% e i pareggi sono stati il 25%.

Nel complesso, lo studio evidenzia il ruolo di altri fattori dietro il fenomeno del “vantaggio di casa”, come la familiarità di una squadra con la propria struttura, così come la difesa del proprio territorio.

La fatica del viaggio è stata avanzata come spiegazione, ma è stata effettuata un’analisi separata che ha esaminato le differenze nei risultati prima e durante la pandemia tra le squadre amatoriali tedesche, che generalmente giocano all’interno della stessa città, ee è emerso che il vantaggio di casa è paragonabile alle squadre professionistiche che viaggiano molto più lontano.

Mentre le squadre non hanno sofferto molto nei loro risultati complessivi, ci sono state alcuni aspetti che si sono ridotti in modo significativo. Le squadre di casa hanno sperimentato una diminuzione statisticamente significativa nelle misure di dominanza della partita valutata nel numero di tiri. Inoltre, le squadre di casa hanno ricevuto meno sanzioni disciplinari rispetto alle squadre in trasferta.