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Consigli per migliorare la propria produttività

La rivista Psychology Today ha chiesto a 15 psicologi americani di descrivere i “consigli” che si danno per essere produttivi e per battere la tentazione di rimandare (http://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201303/15-psychology-experts-share-their-best-productivity-tips).

Per quel che mi riguarda è molto importante iniziare bene la giornata. Quindi appena mi sveglio e prima di alzarmi ripasso mentalmente le attività da fare e mi organizzo mentalmente per affrontare quelle che sono più significative o anche quelle che sono più noiose. In modo da avere il timing di come trascorrerò la giornata. Dopo di che, prima di fare colazione, cammino tutti i giorni per mezz’ora e questo è per me un ottimo risveglio fisico e mentale. Tornato a a casa: colazione e si comincia a lavorare.

 

 

Prospettive di lavoro degli psicologi in USA

The request of psychologist will increase in US in next ten years, and from the United States Department of Labor we have the following information (http://www.bls.gov/ooh/Life-Physical-and-Social-Science/Psychologists.htm#tab-6).

“L’occupazione complessiva di psicologi è destinato a crescere del 22 per cento dal 2010 al 2020, più velocemente della media per tutte le occupazioni. La Crescita dell’occupazione varia a seconda della specialità.

L’occupazione in campo clinico, la consulenza e gli psicologi scolastici sono destinati a crescere del 22 per cento, più velocemente della media per tutte le occupazioni. Una maggiore domanda di servizi psicologici nelle scuole, ospedali, centri di salute mentale e dei servizi sociali, le agenzie dovrebbero guidare la crescita dell’occupazione.

La domanda di psicologi clinici e di consulenza aumenterà man mano che la gente continua a rivolgersi a psicologi per risolvere o gestire i loro problemi. Altri psicologi saranno necessari per aiutare le persone ad affrontare i problemi come la depressione e altri problemi mentali, il matrimonio e la famiglia, lo stress del lavoro, e la dipendenza. Psicologi saranno anche necessari per fornire servizi in relazione all’invecchiamento della popolazione, aiutando le persone ad affrontare i cambiamenti mentali e fisici che avvengono via via che invecchiano. Attraverso la ricerca e la consulenza, gli psicologi aiuteranno altri gruppi speciali, come i veterani che soffrono di traumi di guerra, sopravvissuti ad  altri traumi e le persone con autismo.

E’ anche previsto un aumento della domanda di psicologi nel settore della cura della salute, perché il loro lavoro con le squadre di medici, assistenti sociali e altri professionisti della sanità fornisce ai pazienti completi, trattamenti interdisciplinari. Oltre a trattare problemi di salute mentale e comportamentale, gli psicologi lavoreranno in squadra per sviluppare o gestire i programmi di prevenzione e benessere.

Poiché il numero totale di studenti cresce, gli psicologi scolastici saranno necessari per lavorare con gli studenti, in particolare quelli con bisogni speciali, difficoltà di apprendimento e problemi comportamentali. Le scuole si affidano anche agli psicologi scolastici al fine di valutare e consigliare gli studenti.

L’occupazione  degli psicologi in ambito irganizzativo è destinato a crescere del 35 per cento, molto più velocemente della media per tutte le occupazioni; per aiutare a scegliere e mantenere i dipendenti, aumentare la produttività e individuare i miglioramenti sul posto di lavoro”.

Secondo alcune indagini il compenso medio annuale di uno psicologo dello sport varierà tra $ 45.000 e $ 80.000 (http://psychology.about.com/od/careersinpsychology/tp/psychology-career-trends.htm).

“Non abbiamo psicologi ufficiali di squadra”

“Non abbiamo psicologi ufficiali di squadra, alcuni atleti li seguono a livello personale”. Questa è la risposta che il Coni ha dato a Gianni Riotta riportata nel suo articolo di oggi sul tema della preparazione mentale degli atleti (http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/olimpiadi-londra-2012/articolo/lstp/464554/). In modo spiritoso Riotta suggerisce che visto le baruffe del nuoto, lo psicologo forse sarebbe stato utile. Anche in questo ambito siamo fra gli ultimi. Gli psicologi dello sport li hanno le nazioni più forti: gli USA dal 1984 ne hanno quattro del comitato olimpico più altri che lavorano con le squadra, Lo stesso vale per la Gran Bretagna, per l’Australia. Psicologi lavorano anche con nazioni meno medagliate dal Brasile, a Cuba e all’Iran. Questo non vale per l’Italia, meno male che ci sono gli atleti che, consapevoli delle difficoltà che s’incontrano a gareggiare ad alto livello, cercano la collaborazione di un esperto per gestire in modo più efficace lo stress agonistico.

Psicologi a Londra

Nella top ten dei paesi più medagliati alle ultime olimpiadi l’Italia è l’unica nazione che non avrà psicologi dello sport come parte della squadra olimpica, vi sarà invece un folto numero di medici e di fisioterapisti. Personalmente riesco a seguire gli atleti con cui lavoro tramite Skype, sms e WhatsApp. Non è certo il massimo non essere presenti nel momento più importante e decisivo, ma questa è la situazione e fa capire quale sia l’apertura alla psicologia dei nostri dirigenti sportivi. Spero che l’elezione nel 2013 del nuovo presidente del Coni consenta anche un cambiamento di mentalità nei confronti della psicologia e soprattutto delle esigenze degli atleti in questo ambito. D’altra parte cosa ci si dovrebbe aspettare da un Istituto di Scienza dello Sport del Coni che non prevede un settore autonomo di psicologia dello sport, che non ha collaborazioni con l’Università su questi temi e che in tutte le attività della preparazione olimpica non prevede mai la preparazione psicologica come tema d’interesse da trattare con i commissari tecnici delle nazionali e dove nelle attività sulla ricerca del talento i posti sono occupati solo da allenatori e medici e fisiologi?

Orgoglio e grinta

Leggendo le parole di molti allenatori di calcio di questa settimana si evince dalle loro dichiarazioni che ciò che conta è l’orgoglio, mostrare di essere uomini, la grinta, litigare perchè talvolta fa bene alla squadra e così via. Non una parola su come dovrebbero giocare le loro squadre, sulla tattica e strategie di gioco, temi che non vengono più trattati. Se ne può dedurre che domina la logica del “non disturbate il manovratore”, per cui non vi dico come giocheremo perchè  (1) tanto non  capireste, (2) non sono disposto a parlare del mio lavoro tecnico con voi e (3) conta solo mostrare le palle. Scegliete voi l’opzione che preferite. E’ chiaro che questo atteggiamento spiega da solo perchè non vogliono sentire parlare di psicologi nel calcio, ci sono già loro con queste brillanti ricette.

2 psicologi al Chelsea

Due psicologi sono stati chiamati al Chelsea per capire le ragioni della sconfitta con il Napoli. Uno si occuperà dell’allenatore e l’altro della squadra. Riporteranno direttamente ad Abramovich. A quando la stessa notizia per una delle 13 squadre di Serie A che hanno più modestamente cambiato allenatore?

Psicologi che lavorano

Ieri sera su Super 3, è andata in onda un’altra puntata della trasmissione di approfondimento su tematiche legate al calcio giovanile nel Lazio. Tema della puntata è stato Corviale, dove lo sport è diventato negli anni strumento indispensabile nel recupero di un quartiere a lungo in difficoltà, troppo spesso emarginato dal resto della città e purtroppo anche dalle istituzioni. Sono intervenuti Pino Galeota, membro del Coordimento “Corviale domani” e Mauro Litti, psicologo della Federazione Italiana Giuoco Calcio del Lazio, per raccontare la realtà del palazzo più lungo del mondo senza luoghi comuni e senza ipocrisie. Ancora una volta quindi il calcio è stato solo il punto di partenza per affrontare tematiche che difficilmente riescono a conquistare le prime pagine dei giornali. Finalmente viene dato rilievo al lavoro degli psicologi (nella puntata precedente era intervenuta un’altra collega, Daniela Sepio). Era ora.

Psicologi dello sport sempre vittime?

La difficoltà a trovare lavoro è come ovvio una realtà, ancor più per quelle fasce professionali fra cui gli psicologi dello sport che non hanno ancora raggiunto una piena affermazione sul territorio. Sono però convinto che gli psicologi nello sport lavorino meno di quanto potrebbero per quello che considero sia un loro pregiudizio professionale. Consiste nel perseguire il miraggio di lavorare con atleti o squadre restringendo la loro ricerca solo all’ambito agonistico e escludendo altre opportunità. Dico questo perchè da anni sono riuscito a inserire lo psicologo nelle scuole calcio ma sono pochissimi coloro che ne hanno approfittato. Vuol dire proporsi con un programma magari a 20 scuole calcio per riuscire a ottenere delle collaborazioni magari con 4/5 di esse. Non si tratta di grandi cifre ma sommate tra loro potrebbero costituire un reddito iniziale interessante. La questione è che bisogna mostrare non solo competenze professionali specifiche ma anche possedere doti d’intraprendenza e imprenditorialità. Ne sono così certo che il prossimo 15 febbraio sarò a Firenze per promuovere l’attività dello psicologo dello sport, insieme a giovani colleghi, a un seminario per allenatori promosso dal settore giovanile e scolastico della FIGC della Toscana. Per farla breve, non lamentiamoci solo che non ci vogliono o che le società non intendono spendere, ma siamo consapevoli che esistono 7.000 scuole calcio, Siete sicuri che almeno il 10% (700) non possa rappresentare un’opportunità?

Accettare l’incertezza

Sono tempi incerti come tutti sappiamo e mi capita di ricevere mail da giovani psicologi che chiedono come si faccia a lavorare nello sport. Le risposte sono almeno tre. La prima. Bisogna sapere che cercare un lavoro fa parte del lavoro stesso, così come il lavoro sarà terminato solo dopo che si sarà stati pagati e non quando finisce la parte operativa del lavoro stesso. Ciò detto si lavora se si è in grado di attivare una rete di relazioni sociali abbastanza ampia che nel migliore dei casi permetta di raggiungere le principali realtà sportive situate nella propria area di residenza. Quindi è indispensabile chiedersi chi sono le persone che conosco e qual è il loro ruolo e secondo quali sono le organizzazioni sportive. La seconda. Il programma che si andrà a proporre deve essere costruito in modo da essere facilmente percepito come utile e vantaggioso da chi lo dovrà valutare Non deve essere il programma migliore che si è in grado di realizzare, non deve contenere tutto quello che si sa sull’area in cui si vuole operare, deve essere concreto, specifico e facilmente realizzabile. Deve essere organizzato in moduli che possono essere sviluppati in modo indipendente, così da garantirsi di poterne realizzare anche solo una parte. Inoltre, bisogna lasciarsi un margine per la negoziazione del costo del progetto, in pratica bisogna sempre chiedere di più, così da potere avere spazio per una riduzione. La terza. Non bisogna mai smettere di aggiornarsi, per chi vuole lavorare in psicologia dello sport significa leggere (molto in inglese) e essere parte della rete europea di giovani come l’Euroepan Network of Young Specialists in Sport Psychology  (www.enyssp.org) con cui scambiarsi esperienze e idee.

Il Motivatore

Se l’uso delle parole possiede ancora un senso, il Motivatore (inglesismo che non esiste nel vocabolario italiano) è colui che fornisce la motivazione, la passione, l’interesse per riuscire. E’ colui che agisce per motivare qualcuno a fornire determinati comportamenti. Mi sembra che questo approccio riveli una concezione passiva dell’essere umano che deve venire motivato da qualcuno altro. In psicologia è riconosciuto che gli individui si motivano da loro stessi e che gli altri sono importanti nel fornire delle ragioni per rafforzare modi di pensare e di essere già esistenti. Infatti la preparazione mentale a un evento è  un percorso di ampliamento della consapevolezza e di affinamento delle competenze mentali e sociali che permetterranno di affrontarlo in una condizione che per quella singola persona sarà quella ottimale. Inoltre i motivatori sono persone laureate in materie non psicologiche o non lo sono affatto che hanno scoperto di avere qualità psicologiche che li portano a influenzare altre persone e che hanno acquisito alcune tecniche psicologiche che spesso afferiscono alle PNL e all’ipnosi. Queste loro convinzioni gli permettono di essere certamente più aggressivi e propositivi rispetto agli psicologi. Per contrastare la diffusione di questo ruolo gli psicologi devono essere più visibili sul mercato del lavoro con proposte di qualità, devono essere percepiti come utili dai loro potenziali clienti, devono smettere di piangersi addosso e devono promuovere in modo incessante la loro professionalità.