Archivio per il tag 'scienza'

Stiamo concentrati sui nuovi dati e leggiamo

Nuova stagione agonistica, nuove sfide

Per tutti: leggiamo di più, molto di più, non accontentiamoci di ciò che sappiamo

Siamo increduli di quanto poco sappiamo

Non pensiamo di avere studiato già sin troppo

Stupiamoci con i nuovi concetti e dati che la scienza ci propone

12 riviste di psicologia dello sport e c’è chi ancora ignora il progresso di questa scienza

Quanti fra chi afferma che la psicologia dello sport non è fondata su basi scientifiche e continua a servirsi solo del proprio buon senso psicologico o di quello che ritiene valido per se stesso per allenare gli atleti.

Quanti fra dirigenti, allenatori, atleti e genitori scelgono per svolgere un programma di allenamento mentale un motivatore o un mental coach non laureato in psicologia perché tanto quello che conta è “fare tirare fuori le palle agli atleti” motivandoli con frasi da caserma.

Quanti pensano che lo psicologo è per i deboli, è una moda, è per quelli che hanno bisogno di una pacca sulla spalla e avere qualcuno con cui lamentarsi.

A tutti questi voglio fare sapere che nel mondo esistono 12 riviste scientifiche di livello internazionale che pubblicano ogni anno i risultati delle ricerche condotte in questo ambito della psicologia in tutte le università del mondo, fornendo un contributo enorme alla conoscenza  e allo sviluppo dei sistemi di allenamento mentale e allo sviluppo dell’atleta.

Ricordatevi che non potrete dire non sapevo.

Essere creativi richiede molto lavoro

Oggi un interessante articolo di Carlo Rovelli su Repubblica parla di cosa sia la creatività scientifica. Afferma che provenga dall’immersione totale nella conoscenza presente “Dal farla propria intensamente, fino a viverci immersi”. Addentrandosi nei problemi sino a trovare degli spiragli che nessuno ha notato sino a quel momento e aprire una porta verso una conoscenza nuova. In altre parole, le idee nuove vengono solo a chi ha lavorato molto. E’ l’affermazione che il premio nobel Subrahhmanyan Chandrasekhar esprime a Rovelli durante una cena “Per fare della buona fisica non è essere particolarmente intelligenti . Quello che serve, è lavorare molto”.

È strano, spiega Carlo Rovelli – ma forse la più bella descrizione di come funziona la scienza, e dei suoi tempi lunghi, l’ha data Platone, nella sua “settima” lettera, inviata a Siracusa ai familiari di Dione, quando descrive l’attività del vero “cercatore di verità”: «Dopo molti sforzi, quando nomi, definizioni, osservazioni e altri dati sensibili, sono portati in contatto e confrontati a fondo gli uni con gli altri, nel corso di uno scrutinio e un esame cordiale ma severo fatto da uomini che procedono per domande e risposte, e senza secondi fini, alla fine con un improvviso lampo brilla, per qualunque problema, la comprensione, e una chiarezza di intelligenza i cui effetti esprimono i limiti estremi del potere umano».

Lo stesso pensa Alain Connes, matematico, sempre riportato da Rovelli nel suo articolo: “Si studia, si studia, si studia ancora, poi un giorno, studiando, c’è una strana sensazione: «ma non, non può essere così, qui c’è qualcosa che non torna». Da quel momento, sei uno scienziato”.

Ognuno di noi dovrebbe riflettere su queste parole che da Platone a oggi si ripetono con convinzione, chiedendoci se talvolta le nostre delusioni e risultati al di sotto delle nostre aspettativee non derivano semplicemente dal non esserci preparati molto.

 

Il blog: The Sports Science

Ross Tucker e Jonathan Dugas, esperti in Scienza dello Sport, che vivono rispettivamente a Cape Town e Chicago analizzano in profondità gli eventi salienti dell’atletica leggera, ciclismo, tennis, Olimpiadi e il fenomeno doping.  Li possiamo leggere nel loro blog The Science of Sport. Sono convinti che la scienza senza l’applicazione non è nulla e pertanto il loro scopo è di fornire analisi delle prestazioni sportive in cui si evidenzi in che modo le conoscenze scientifiche supportano e permettono di spiegare i risultati degli atleti. Naturalmente si parla anche di doping e quindi di come la scienza può essere utiizzata per alterare le prestazioni. E’ un sito che fornisce molte informazioni in  maniera documentata, con lo scopo di avvicinare gli appassionati dello sport ai temi della scienza.

Vi lascio con un questionario di fine anno che hanno elaborato per evidenziare fatti salienti del 2012 per mezzo di domande relative agli sport e agli eventi di cui The Sport Science si è occupato: (http://www.sportsscientists.com/)

Il caso Pistorius

Pistorius, l’atleta che corre i 400m con le gambe di carbonio, è una domanda aperta al mondo dello sport. Sono felice per lui e le sue battaglie che rivoluzionano l’atletica mondiale. Su La Stampa di oggi Carlo Vittori dice cose sensate e probabilmente corrette. I muscoli delle gambe producono nello sforzo acido lattico , tendono a indurirsi e la mente deve imparare a gestire questi momenti, Sono problemi che Pistorius non avrà mai. Nel contempo è un messaggio positivo per quanti nelle sue condizioni non devono rinunciare ad avere una vita normale (questo se mi permettete la semplificazione). Quindi che fare? Gambe e carbonio non sono proprio la stessa cosa. E’ una questione di etica. Personalmente sono convinto che siamo di fronte a una questione che nessuno prima d’ora si era dovuto porre. L’ingegneria umana si svilupperà di molto nei prossimi anni mentre la muscolatura umana resterà per i prossimi millenni sempre la stessa. Per cui finché Pistorius lotta per il minimo olimpico va bene (partecipa, siamo democratici e non razzisti) ma quando la scienza migliorerà le protesi che fare? Quando, come dice Vittori, un braccio bionico lancerà un giavellotto a 100m, che faremo? Ai posteri l’ardua sentenza.

La cultura è un peso inutile

L’Italia ad personam esiste nello sport anche in positivo. Vuole dire che determinate attività, ricerche, iniziative vengono intraprese solo perchè vi sono persone che vogliono perseguirle, perchè sono dirigenti appassionati e competenti. E’ altrettanto vero che quando si stufassero ciò che hanno fatto non esisterà più. E’ il caso, ad esempio, di Mario Gulinelli l’animatore instancabile della più prestigiosa rivista italiana di scienze dello sport, SdS – Rivista di cultura Sportiva del Coni, che svolge questo lavoro editoriale da più di 30 anni, quando si ritirerà da questo impegno non vi è nessuno che è stato preparato a ricoprire lo stesso ruolo. Un classico esempio italiano: tolta la persona, persa la funzione. Già, forse la cultura non interessa. Non è possibile fare una pianificazione di persone da affiancare perchè imparino, mica a tradurre dal tedesco, ma piuttosto la filosofia, la ricerca delle innovazioni non per forza di lingua inglese, l’originalità del pensiero? La cultura sportiva forse non deve esistere, meglio spendere dei soldi per il doping o al massimo del positivo per i laboratori antidoping.