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Si tira da solo la maglia per simulare il fallo

Per simulare un fallo in campo, il calciatore brasiliano Leandro Damiao si tira da solo la maglia. E’ accaduto durante la partita del campionato brasiliano di Serie A tra il Criciuma e Santos finita 3-0. Leandro Damiao, 25enne attaccante del Santos, cerca di trarre in in inganno l’arbitro tirandosi da solo la maglia sugli sviluppi di un calcio di punizione.

Leandro Damião

Psicologia per gli arbitri del pattinaggio

Di solito si pensa che gli arbitri che provano maggior stress sono quelli del calcio e dei giochi di squadra oppure si pensa alla eccessiva soggettività degli arbitri della ginnastica o del pattinaggio su ghiaccio in cui si deve valutare tecnica e espressività immuni dalle combine internazionali. Vi è però almeno un altro tipo di prestazione arbitrale estremamente complessa ed è quella del pattinaggio su pista. Ho conosciuto questi arbitri e svolgono un lavoro mentalmente impegnativo, poichè le infrazioni avvengono in frazioni di secondi e gli atleti continuativamente sono impegnati nel commettere infrazioni pur di vincere. La qualità della loro percezione, attenzione e memoria è continuamente sollecitata e su questa si basano le loro decisioni. Nel contempo si trovano a subire gli insulti dei tifosi e le contestazioni degli atleti. Il loro è un mondo veramente complesso  di cui nessun esperto si è finora occupato.

Perché è così difficile fare l’arbitro

Il lavoro arbitrale è sottoposto ad alcune regole non scritte del mondo del calcio e dello sport che tendono a mantenere sempre a un livello critico la percezione che i tifosi e il più ampio pubblico manifestano nei confronti di questa attività: Queste regole sono le seguenti:

  • Sino dagli albori dello sport è stato un fenomeno sociale in cui vi è sempre stata una simbiosi fra prestazione atletica e spettatori,  e va ricordato che i primi eventi di cui si ha conoscenza risalgono al 5.220a.c. Significa che gli spettatori hanno da sempre parteggiato per gli atleti che gareggiavano dividendosi per fazioni.
  • Il calcio è una versione ritualizzata della caccia, dove i giocatori sono i cacciatori, l’arma è la palla, la preda è la porta e l’arbitro è il giudice tribale su cui nessuno può interferire quando prende una decisione.
  • La decisione di un arbitro in favore di una squadra è contro gli interessi dell’altra. Ogni volta che l’arbitro comunica una decisione, metà dei giocatori, l’allenatore e gli spettatori  provano una qualche forma di disappunto. Questa è a ogni livello la natura del calcio agonistico.
  • Le reazioni dei calciatori all’assegnazione di una decisione per loro negativa sono significativamente influenzate dallo stile di comunicazione che l’arbitro mostra in quella situazione
  • La percezione di correttezza dell’agire arbitrale da parte del pubblico e dei calciatori è estremamente importante, però nel calcio questo tipo di percezione è altrettanto fortemente influenzata dalle aspettative e dal ruolo dei vari attori e possono essere tra loro molto diverse.
  • La percezione di correttezza dell’arbitro dipende da come i calciatori ne valutano il livello di competenza, l’indipendenza di giudizio  e il rispetto verso le squadre.

L’autogestione arriva sul campo di calcio

Da quest’anno i bambini di 8-10 anni che giocano a calcio sono arbitrati da un loro coetaneo. Lo spiega Maurizio Crosetti sula Repubblica di oggi. La partita che ha visto si è svolta a Torino e gli unici a protestare sono stati i ragazzi che dicono che non sempre gli altri si fermano quando viene fischiato un fallo e così l’azione dopo restituiscono la cortesia. L’effetto è stato comunque positivo, perchè i genitori non hanno protestato come invece fanno di solito e gli allenatori sono stati soddisfatti. Questa è la strada per responsabilizzare i bambini, che imparano a fare proprie le regole senza aspettare la decisone dell’adulto-arbitro. I genitori potranno al massimo bisbigliare le loro proteste, perchè come si fa a insultare un bambino e la partita si svolge in un clima più disteso e non litigioso. Speriamo che questa esperienza continui e non si smetta perchè magari andato via Gianni Rivera da presidente del settore giovanile del calcio arriva qualcun altro a cui questa dimensione del calcio non interessa.

Quando la presunzione è un ostacolo

La partita dll’arbitro Rocchi è stata ampiamente valutata in modo negativo. Non ha compiuto solo un errore ma una serie, dall’ammonizione iniziale alla convalida del goal dopo il rigore. Dal punto di vista mentale non sono errori dovuti alla velocità del gioco o al non essere posizionato in modo da potere vedere, perchè di errori di questo tipo se ne può commettere uno e non quattro consecutivi nell’arco di 30 minuti. Si tratta, a mio avviso, di un tipico errore di presunzione e di arroganza, a conferma di ciò Rocchi non si è mai consultato con i suoi collaboratori. Siamo, in questo caso, nella situazione opposta alla subordinazione psicologica, domina la componente autoritaria e si può cambiare il corso della partita con decisioni che si basano su comportamenti rigidi e dogmatici. Non è facile restare equilibrati quando il ruolo pone trabocchetti quali sono l’arroganza e la subordinazione, in questo caso Rocchi non c’è riuscito.

Buon lavoro agli arbitri

Si parla sempre della mente degli atleti e delle squadre, nonchè del ruolo di leader degli allenatori. In questo periodo d’inizio di molti campionati nessuno però si occupa di ricordare quanto sia importante la funzione dell’arbitro. Non c’è evento sportivo senza l’arbitro, il cui operare in modo efficace e giusto è indispensabile. Il giudice di gara è però sottoposto agli stress agonistici che vivono gli sportivi e anche per lui è necessaria un’adeguata preparazione psicologica, tale da sostenerlo nella gestione delle partite. Deve mostrare la sua professionalità attraverso comportamenti e scelte equilibrate, senza essere teatrale, senza mostrare familiarità e senza mostrarsi amico dei contendenti. Deve essere un leader sobrio che non subordina le sue scelte alla fama dei giocatori che arbitra o alla rilevanza della competizione. Ciò allo scopo di mostrare uniformità di giudizio e permettere al gioco di scorrere all’interno delle regole. Per fortuna, cominciano ad esserci anche arbitri donna che potranno permettere un’ulteriore crescita di professionalità di questo ruolo così significativo per lo sport agonistico.

L’arbitro facilitatore

Leggere Paolo Casarin è sempre un piacere e questa volta lo è stato ancora di più delle altre volte, perchè ha notato qualcosa che potrebbe indicare una controtendenza costruttiva in un mondo calcistico dominato da così tanti problemi. L’arbitro in Inter-Juve  “sembrava perdere il tradizionale e forse superato atteggiamento dell’arbitro per trasformarsi in un inedito facilitatore di gioco. In sostanza i 22 sul campo si sono arbtitrati da soli. “Ho pensato che Banti sia stato bravo nel non apparire, nel comprendere che c’era una grande voglia nei giocatori di rispettarsi e che perciò era stato giusto alzare l’asticella della comprensione”. I giocatori hanno fatto da soli, impegnandosi a non cadere in polemiche e a rispettarsi. Cose da marziani … non più i 100 falli di una volta, conclude Casarin. Un suggerimento: dare ai giocatori e alle squadre fallose e irrispettose la punizione di vedere 100 volte questa partita, scrivendo per altrettante volte su un foglio “E’ così che mi devo comportare”.
http://archiviostorico.corriere.it/2010/ottobre/06/Inter_Juve_rivelato_inutilita_dell_co_9_101006079.shtml