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Gli errori degli arbitri

Inizia una nuova stagione agonistica, nel calcio come per gli altri sport di squadra, e gli arbitri svolgono un ruolo indispensabile per il corretto svolgimento del campionato. Ai direttori di gara non piace sentirsi dire che possono commettere errori per eccesso di arroganza personale e per eccesso di subordinazione nei confronti di squadre e giocatori. Non sto a parlare di incompetenza tecnica, perchè in questo caso lo sbaglio non è tanto dell’arbitro che mostra questa difficoltà, quanto piuttosto di chi lo ha designato per quella partita. Al contrario, anche l’arbitro internazionale più esperto può commettere errori dovuti a un eccesso di volontà d’imporsi o viceversa dovuti a una cautela eccessiva nei riguardi della squadra di casa, di quella più famosa o dei giocatori più importanti. Errori di presunzione o di soggezione nei confronti degli avversari si manifestano anche nelle squadre di alto livello, fanno parte di quei comportamenti in cui chiunque può cadere quando la tensione agonistica è molto intensa. La classe arbitrale e i suoi dirigenti non dovrebbero quindi negare errori di questo tipo, perchè possono manifestarsi anche nelle persone più competenti. Al contrario gli arbitri dovrebbero essere allenati a riconoscere quando questi atteggiamenti iniziano a manifestarsi nei loro comportamenti sul campo, così da correggerli immediatamente. Una regola che vorrei trasmettere agli arbitri è quella di non negare mai a se stessi un momento di difficoltà ma invece di riconoscerlo il prima possibile e cambiare il proprio comportamento in modo positivo.

Quando la presunzione è un ostacolo

La partita dll’arbitro Rocchi è stata ampiamente valutata in modo negativo. Non ha compiuto solo un errore ma una serie, dall’ammonizione iniziale alla convalida del goal dopo il rigore. Dal punto di vista mentale non sono errori dovuti alla velocità del gioco o al non essere posizionato in modo da potere vedere, perchè di errori di questo tipo se ne può commettere uno e non quattro consecutivi nell’arco di 30 minuti. Si tratta, a mio avviso, di un tipico errore di presunzione e di arroganza, a conferma di ciò Rocchi non si è mai consultato con i suoi collaboratori. Siamo, in questo caso, nella situazione opposta alla subordinazione psicologica, domina la componente autoritaria e si può cambiare il corso della partita con decisioni che si basano su comportamenti rigidi e dogmatici. Non è facile restare equilibrati quando il ruolo pone trabocchetti quali sono l’arroganza e la subordinazione, in questo caso Rocchi non c’è riuscito.